La grandezza di G e l'importanza di A

 Ognuno ha la sua lettera.

La mia è la lettera G.
Perché tutto ciò che amo inizia con la G.
E va a braccetto la lettera A.

 

Questa lettera fu introdotta nell'alfabeto latino intorno al 230 a.C.: essa — come anche Y e Z — non è di origine etrusca, bensì venne creata, secondo la tradizione, dal console Spurio Carvilio Massimo Ruga, con l'aggiunta di una sbarretta verticale alla preesistente C (derivata dal gamma, Γ, dell'alfabeto greco) per distinguere dal suono sordo [k] il suono sonoro [ɡ] (la lingua etrusca, a differenza del latino, non aveva queste due consonanti in opposizione fonologica). Fino allora i Romani usavano la C per entrambi i suoni, e tale uso si ritrova in alcune abbreviazioni mantenute anche in epoca classica e post-classica: ad esempio, C. e Cn. per i praenōmina Gaius e Gnaeus rispettivamente. (Le grafie Caius e Cnaeus, al pari dell'italianizzazione Caio usata in riferimento a personaggi dell'antica Roma, sebbene si possano trovare perfino in libri scolastici di storia antica, sono filologicamente errate).

nello sci

Il supergigante, detto anche brevemente Super-G, è una specialità dello sci alpino. Si tratta di una gara in cui gli sciatori sono tenuti a passare attraverso una serie di porte disposte sul tracciato, come negli slalom, ma la lunghezza della pista, la distanza tra le porte, il raggio di curva e la velocità di percorrenza sono maggiori rispetto allo slalom gigante o allo slalom speciale, unendo quindi le caratteristiche dello slalom gigante a quelle della discesa libera. Si possono raggiungere velocità di punta di oltre 120 km/h, perciò viene ritenuto una disciplina veloce, come la discesa libera, e viene in genere disputato sulle stesse piste usate per le discese. A differenza della discesa libera, nel Super-G non vengono effettuate prove cronometrate prima della gara.

Per la Scienza

si sente spesso parlare di forza “g”, ma che cos’è esattamente?

Occorre cominciare con una lezione di fisica. La forza g, intesa in modo classico, è l’accelerazione che subisce un corpo quando è lasciato libero di muoversi in caduta libera in un campo di gravità. Se vi buttate da un balcone, ad esempio (cosa che sconsiglio), subirete una forte accelerazione gravitazionale, una forza g, appunto, verso il basso. Semplice, no?

La forza g si misura in metri per secondi al quadrato, e cambia a seconda della posizione in cui ci si trova sul nostro pianeta. Un g, tuttavia, equivale mediamente a 9,80665 m/s².

Il simbolo deve essere scritto con minuscolo per distinguerlo dalla costante gravitazionale che compare nell'equazione di Newton. Quando si valuta per esempio l'effetto di accelerazioni importanti su persone e strutture, per esempio nei terremoti, è un'ottima consuetudine rapportare il valore ottenuto con questo valore standard esatto.

Ogni punto materiale attrae ogni altro singolo punto materiale con una forza che punta lungo la linea di intersezione di entrambi i punti. La forza è proporzionale al prodotto delle due masse e inversamente proporzionale al quadrato della distanza fra loro:

F = G \frac{m_1 m_2}{r^2}\ ,

dove:

F è l'intensità della forza tra le masse,

G è la costante di gravitazione universale,

m1 è la prima massa,

m2 è la seconda massa,

r è la distanza tra i centri delle masse.

Da qui si capisce tutta la grandezza di essere una G!


G come un numero perfetto

una triade di vita, di morte e di amore. 

G come l'amore 

G come la speranza 

G come l'essenza: 

gioia, gioco, grandezza.





Tutte le basi concrete di vita del mondo si poggiano sulle A.
La A che tutto crea e mantiene in vita. 
La A delle Api, degli Alberi, di Aria, dell'Argento, dell'Amore e dell'amicizia, dell'anima, dell'arte... 
e di molto altro ancora.


storia della lettera A



L'evoluzione grafica e quella fonetica della lettera hanno seguito parzialmente percorsi differenti fino all'epoca fenicia. Le origini del segno "A" possono essere rintracciate in un geroglifico egizio rappresentante una testa di bove, poi riadattato e stilizzato, non prima di 3500 anni fa, in un alfabeto proto-semitico al nuovo stile di lettura, ma anch'esso rappresentante lo stesso soggetto. Il suono allora corrispettivo non era quello che conosciamo oggi, ma una consonante detta colpo di glottide [ʔ], usata nella lingua semitica. Successivamente col passaggio all'alfabeto fenicio, imparentato con quello semita, il segno grafico venne ulteriormente stilizzato, sino a renderlo simile all'odierno ma orientato con la punta a sinistra e verso il basso, imitando così il muso dell'animale e le corna. Fu in quest'epoca che la lettera, pur mantenendo il valore fonetico del colpo di glottide, assunse il nome di "aleph", con ph che non si pronunciava come la f ma come la p in inglese [pʰ], dal nome della prima lettera dell'alfabeto ebraico, che ancora significa «testa di bove» e da cui deriveranno gli altri suoi nomi e il valore fonologico odierno.
I Greci elaborarono il loro alfabeto da quello fenicio, col bisogno, però, di apportarvi alcune modifiche in quanto loro, a differenza dei Fenici, avevano una lingua in cui le vocali hanno un valore distintivo ben preciso, così dovettero trovare un simbolo per il suono vocalico centrale aperto [a], rappresentato presso loro dalla lettera "alfa", riadattando la aleph fenicia proprio perché iniziante con quella medesima vocale.
Esempio di capolettera.
Il valore fonetico è finalmente quello odierno, e anche il segno grafico di oggi è grossomodo quello di quel tempo; i Greci ebbero bisogno di modellare due diversi segni per indicare la medesima lettera, uno maiuscolo, ottenuto orientando l'aleph fenicia verso l'alto, e uno minuscolo, probabilmente sempre da un riarrangiamento della lettera, non più modificandone l'orientamento ma la forma dei tratti essenziali attraverso delle linee tondeggianti.
I Greci usavano inoltre la lettera "A" nelle monete greche antiche, ed aveva il significato di Argo, Atene, Antiochia.
Le lettere così formate si sono poi trasmesse attraverso l'alfabeto etrusco a quello latino, e grazie ai Romani diffuso in gran parte del territorio occupato dall'impero con il nome attuale "a" corrispondente al semplice valore fonetico della vocale.

Da qui si comprende tutta la basilare importanza di essere A!!


 film completo
Forza G (1972)

Audiolibro con download


Audiopoesia


G caro e insostituibile G
ho fatto l'impossibile. 
ma non c'è gloria
non c'è più scampo
non c'è vittoria.

Lascia la mia mano
se vuoi andare vai 
cammina da solo 
lo puoi fare
Va.

Va dove il vento ti guiderà, il sole t'illuminerà
le nuvole ti proteggeranno.
Guarda lontano 
ti ho amato tanto
ti ho tanto aspettato.
 
Aspetta
voltati un attimo, solo un attimo
fammi respirare, fatti guardare.
G impara ad amare
fissa su di me il tuo sguardo 
ancora un momento si, un ultimo 
eterno assurdo momento.


colonna sonora
“Lettera a G” è dedicata a un cugino di Ligabue, chiamato Gianni, presente anche in un racconto di Fuori e dentro al borgo, morto dopo una malattia. 
Ligabue gli scrive una lettera per ricordare gli anni dell'infanzia passati insieme.

Se ti scrivo solo adesso un motivo ci sarà
non è mica san Lorenzo
non ci sono stelle matte
su 'sta piccola città
non ci sono desideri da non dire come tempo fa
il destino ha la sua puntualità
hai lottato come un uomo con la brutta compagnia
che non eri mica stanco
che nessuno mai è pronto quando c'è da andare via
hai pregato bestemmiando per la rabbia per tutta l'agonia
per le scelte che stava facendo Dio
non ci sono più i petardi
e nemmeno il diario vitt
le bambine occhiate in chiesa sono tutte quante spose

sono tutte via da qui
non si affaccia più tua madre alla finestra a urlare "tòt a cà"
non c'è neanche più la tua curiosità
dove sono le ragazze che sceglievano fra noi
e dov'è la nave scuola che hai confuso con l'amore
e forse lo era più che mai
non c'è più la pallavolo e i tuoi attrezzi non c'è più l'hi-fi
non ci sono più tutti quanti i tuoi guai
quando hai solo diciott'anni quante cose che non sai

quando hai solo diciott'anni forse invece sai già tutto
non dovresti crescer mai
se ti scrivo solo adesso è che sono io così
è che arrivo spesso tardi
quando sono già ricordi che hanno preso casa qui
non è vero ciò che ho detto: qua c'è tutto a dire che ci sei
fai buon viaggio e poi poi riposa se puoi.

LIGABUE, LUCIANO
Lyrics © Warner/Chappell Music, Inc.


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