Io non dormo



 Io non dormo. Non voglio dormire. Ci provo per la sola incontrovertibile verità che non posso farne a meno. Prima però mi stravolgo di vita e poi di musica che rilassa e prepara la mente.
Ma ciò che viene dopo non è mai bello come ciò che spererei arrivasse.
L'altro mio cuscino non è vuoto, ci dorme un anima a cui ho promesso avrei dato cura e sostegno. Anche quest'anima aveva promesso di esserci ma in effetti non c'è. Non può esserci non vive qua con me. Ma ha un posto e lei lo sa, che il suo posto è lì accanto a me.
Chiudo gli occhi e immagino il caos che regna a colori spietati, poi li riapro e vedo il buio.
Il buio avvolge tutto, anche la mia vita. Copre tutto come un manto che cancella chi io sono, e mi presenta ciò che vorrei essere. Chi vorrei essere. Resta un fatto, già, che io quell'uomo non lo conosco, lo vedo di sfuggita, gli sento battere il cuore, fremere l'anima e bagnare gli occhi di pianto. Ma non gli ho mai dato la mano, non ho mai toccato il suo viso, che son sicuro assomigli al mio. Esso, io lo so, è felice, ha in una mano la verità e nell'altra il proprio destino. Destino non scritto ma voluto, desiderato, scelto e protetto. Non ha paura egli degli eventi e della gente. Sorride a chi gli è accanto, anche perché chi gli è accanto ne è la causa, l'artefice.
Colei che gli dorme accanto ogni notte la bacia come se fosse l'ultima.
Forse anch'egli non vuol dormire ma il suo è un non dormire diverso dal mio, e un non dormire ebbro di cose da fare disfare finire o semplicemente di cose da sognare insieme.
 
Amara la vita.
Sorridere alla felicità e sapere che questa non è tua.
Oh gentile protagonista di questa storia!
Hai cuore, coraggio, anima, talento e sai amare.
Il cuscino tuo è occupato da sentimenti grandi, prendine consapevolezza: hai l'amore.
Nessuno te lo può togliere, neanche chi riesce a viverlo solo negli attimi rubati al tempo.

Quelle frasi le avevo scritte lungo gli orli del letto. Frase per frase. Parola per parola. Tutto in corsivo piccolo nella circonferenza del mio letto. Come una protezione che sapeva di mistico. Scriverlo quel primo giorno mi aveva fatto dormire. Ma ora non bastava più. Ormai il suo ricordo è diventato polvere. Ma io so ancora scorgerla nei riflessi e nelle ombre di questa stanza. Al buio certe volte la chiamo ma non arriva mai a salvarmi.

Il buio mi è diventato più cattivo, più avido di vita, sempre di più. Cerca in me un risarcimento d'affetto e anni che credo non sia riuscito a dargli o meglio che gli ho negato, che ho negato a me. Nella vita ho ricevuto tanto e altrettanto ho dato, ma forse non nella stessa qualità o quantità. Io questo non lo so. Non ho a chi domandarlo senza dover spiegar cose che neanche io capisco o voglio sapere davvero. Allora mi bendo e guardandomi allo specchio senza potermi vedere domando al mio riflesso le cose che vede in noi, in me.
Le cose che vorrebbe cambiare. Esso mi ascolta attentamente, e risponde con una voce vagamente femminile. E' pungente e caustico l'amico, ma dannatamente sincero. Mi piace dal profondo e penso diventeremo amici. So che mi vuole bene e ha piacere di capirmi e conoscermi, e io pure. Mi sento vulnerabile in questo tipo di notti ma io lo so che non c'è mano che mi protegga più della mia stessa mano o forse c'è, forse ho solo creduto che ci fosse. Ma in queste notti, in tutte queste mie notti, in cui parlo a me stesso è come se l'avessi accanto, e dicesse a lui quello che mi deve dire. Vorrei che gli insegnasse a farmi dormire davvero ma non può. Anche lei ha i suoi limiti, le sue vicissitudini, i suoi margini taglienti dove non mi sono mai spinto, ma ne ho scorso i dettagli nei suoi molti tagli all'anima.
 
Un riflesso, solo un tenue riflesso rimandato dallo sguardo con cui mi guardo, con cui mi penetro mi rimanda aspetti appena esplorati, sensazioni che colgo ancora in superficie dolorose, ma tenui e accoglienti mi chiamano, mi accarezzano ma mai, sento che mai, esse consentiranno il mio riposo sereno e chiudo gli occhi, abbasso il sipario, ultimo atto.
Tendo le orecchie per sentire le voci del giorno ritornare nella mente.
Le caccio e favoleggio su un domani.
Prendo i colori e dipingo le ore che verranno. Non dormo, veglio sul buio.

Solo Ieri

Solo ieri ti avrei preso la mano mia principessa dalle labbra scarlatte. 
Coi tuoi neri ricci avrei fatto lacci per cucirli al cuore 
e non perdermi nei labirinti della vita. 
Solo ieri ci sarebbero state danze musiche e tavole imbandite. 
Un vinello rosso rubino e chiacchiere rubate al destino. 
Solo ieri avrei catturato tutti gli azzurri 
che la natura concede 
per essere un principe che non ti debba mai chiedere perdono. 

Solo ieri ma anche oggi 
avrei voluto far scelte diverse 
avrei voluto giurare fedeltà alla tua casata facendola diventar la mia. 
E non è dove non ti porterei che erra il pensiero. 
Dalle lande alle metropoli, la mia mano avrebbe trovato la tua. 
Sempre. 
Il mio pensiero per te oggi è delicato e intimo 
ma tu irrompi con slanci e gesti e vorrei contenerti. 
Vorrei specchiarmi in quel pensiero 
e sapere di esser pronto di aver un posto 
dove poter farti vivere la favola che meriti. 

Ma oggi è oggi ed è il frutto del mio ieri dove tu non c'eri.   
  
Avrei voluto dedicarle questi miei ultimi versi. Li ho creati in una di quelle sere dove la notte scendeva piano e non avevo paura perché sapevo che la luce era con me e se non con me, almeno abbastanza vicina da scacciare tutti quei demoni che nella mia stanza volteggiavano e dalle sbarre del letto mi chiamavano. Il demone più brutto ero io. Sono sempre stato io il nemico più infimo di me stesso. Lei mi diceva sempre che ero luce e siccome non conoscevo il buio mi faceva paura. Forse era vero ma molto più spesso penso di essere stato un prodotto lordo del buio stesso e la luce che ella vedeva, fosse stata la propria su di me riflessa. Solo un riflesso di lei proiettato su di me. Questo mi fa piacere e paura allo stesso tempo. Ci ho provato a darle la mano, ma credo che ci sia più amore nell'amarla da lontano che nello starle accanto e poi vedere sciupare tutto quanto. Soprattutto per colpa mia. Non me lo perdonerei, molto di più di quanto non mi perdoni già questa sua assenza volontaria. Sopporterei molto meglio, se il buio ritornasse ad avere i suoi occhi e avvolto in lei tornerei a essere amato.
Ho commesso troppi errori, soprattutto verso me stesso. Ho intrapreso troppe strade per altre persone che poi mi han lasciato solo a vagare cercando di tornare indietro. Ora sono stanco.
Per questo non sogno più, non mi riesce di fare dei bei sogni. Perché non ho speranze che mi portino lontano. L'ultima mia speranza aveva i capelli ricci come lacci e labbra rosse come il sangue. Aveva la lingua più velenosa della vipera stessa e occhi come la notte. Sì, ma quella buona che spero sempre che mi vegli da lontano. Si appoggiava sul quel mio cuscino e mi parlava senza che io fossi bendato e ogni notte mi raccontava una storia e qualche volta mi sgridava. Poi abbassava gli occhi e mi diceva dormi, e io realmente dormivo.

Lì dove è stata perduta 

Un giovane imprenditore di successo, Cristofer, vive una vita superficiale fino a quando una grave
malattia e un viaggio lontano lo spingono a una trasformazione radicale. “Lì dove è stata perduta"
è un'esperienza cinematografica che invita il pubblico a scoprire il vero significato della vita.

colonna sonora
Giancane - Non dormo più


Mezzanotte e sei, mi butto dentro al letto
Sento arrivare l'upside down
L'una e sette, sguardo fisso sul soffitto
È un'altra notte, un altro round

Vorrei costruire una pistola che
Metta in circolo melatonina
Per curare il mio incessante stato di jet lag
Almeno fino a domattina

Dopamina che non dormo più
Non dormo più
Non dormo più
Non dormo più

Fumo un po', mi siedo sul divano e
Guardo il telefono alle tre
E fumo ancora un po' e mi spengo piano piano
Ma Spotify ce l'ha con me

Vorrei costruire una pistola che
Mi trasporti in altre dimensioni
Dove non ci sono io e non ci sei te
Ma neanche tutti 'sti campioni

Che coglioni, io non dormo più
Non dormo più
Non dormo più
Non dormo più

Esco un po' e vago da solo in un bar
È un'altra notte che no, non passerà
È un'altra notte in cui non dormo e chissà
Se c'è almeno un posto nel dream-hotel

Non dormi la notte, hai l'ansia che ti fotte
Non dormi la notte, la notte ti fotte
Tu non dormi la notte, hai l'ansia che ti fotte
Non dormi la notte, la notte ti fotte e tu

Non dormi più, no non dormirai mai più
Non dormi più, no non dormirai mai più
Non dormo più, no non dormirò mai più
Non dormo più
Non dormo più



Credits
Writer(s): Giancarlo Barbati Bonanni, Giancarlo Barbati
Lyrics powered by www.musixmatch.com


Audiopoesia con download

Insomnia- Cardarelli


Audiolibro
INSOMNIA - Romanzo di Stephen King pubblicato nel 1994. Direttamente collegato con la saga della torre nera, il libro racconta lo straordinario cambiamento che avviene nel protagonista, Ralph Roberts, a seguito di un'insonnia cronica manifestatasi dopo la morte della moglie. Esso imparerà ad usare e controllare poteri paranormali, che gli permettono, tramite la visione di "auree colorate", di captare lo stato d'animo e di salute delle persone e di "rubare" parte di queste auree altrui per ottenere maggiore energia e rinvigorimento.


Commenti

Post più popolari