Il cuscino parlante

  

colonna sonora del simpatico e anche un po' disperato Ruggero

Mettimi un cuscino in faccia ma amami!

 Io, me medesima mi accingo con un fiorato pigiamone pre-vecchiaia a immettermi sotto la mia coltre di coperte. Che non solo terrà fuori gelo e qualsivoglia rumore ma perfino razionalizzerà l'ossigeno fino a un beneamato nirvana pre-morte.
Sotto l'audace consiglio del web ho comparato un cuscinotto singolare che è in grado non solo di parlare ma anche di abbracciare e di farsi abbracciare senza il rischio che lo sfilamento del braccio ormai esangue e del tutto contratto del nostro eventuale partner ci ribalti per terra.  E non lo dico per dire!
Ormai del tutto pronta al sonno, chiudo gli occhi e abbraccio il mio cuscinotto o lui abbraccia me. E lentamente parte una musichetta e una voce mi dice: “Buonanotte, bocciolo di tutti i boccioli, dormi serena che io su di te veglio”. 
“Il tuo cuscino, acuta ragazza” risponde lui con la sua bella voce. 
“Come ti chiami?” chiedo io artigliando il morbido braccino del cuscino che non è certo tosto come l'originale. Ma forse è meglio ... cervicale insegna. 
“Sono il tuo cuscino” ripete lui.
“Ti chiami sono il tuo cuscino? Un po' lungo come nome... Posso chiamarti G?”. 
“Era dunque quello il mio nome...” dice lui con una nota ironica nella voce. 
“Chiudi gli occhi e soprattutto taci che ho da dirti un sacco di cose stanotte...”
“Anch'io, anch'io…” dico riaprendo gli occhi.
“Mi si scaricano le batterie, vengo prima io…” dice lui seccato.
“Ah ecco, però non è giusto!”
Sospiro del cuscino. Adesso anche i cuscini parlanti sospirano! 
“Dunque io ti amo, ti ho sempre amato fin da quel primo giorno...”
“Sei sicuro di quello che dici?” lo interrompo io.
“Certo Nina, hai imperversato sulla mia memoria per quattro ore... me lo ricordo sì, quello che hai registrato.”
“Non lo dicevi come … come volevo io” rispondo con il muso.
“Posso andare avanti? Temo che ci voglia tempo. I miei due giga di spazio li ha riempiti tutti” dice il cuscino come se non mi avesse nemmeno ascoltato. Che a questo punto mi sembrava davvero il mio ex. 
“Una vita non può stare in due giga” replico offesa e ostinata.
“Forse sì se lasciassi parlare pure l'altro…” mi risponde lui con quella voce odiosa da prendere un fiammifero e bruciargli tutta l'imbottitura che ha dentro.
“Parla ... e domani non voglio commenti da parte tua!” a quel punto più che rilassata mi sento un po' ansiosa. Respiro e aspetto che inizi di nuovo la melodia. Uno strepitio esce sommesso dal cuscino come se stesse lottando per muovere la mano e darmela in testa… pure! Questo cuscino non sa fare il suo lavoro.
Inizia la musichetta anche se mi scappa la pipì, aspetto e ascolto… 
“Quel primo giorno che ti vidi così splendida e magra con quella tua nuova gonna comprata al mercato. No voglio dire da Prada. Comprata da Prada... Prada... Cancella cancella cancella! Oh come cavolo si cancella sta roba. Oh aspè mi squilla il cell ... Ciao Aury … Sì sì il cuscino è pronto ahahahahhahahha uguale uguale a lui... ahahhahahha”. “Noooooooooooooooooooooooooooooooo” grido prendendo per la gola il cuscino. 
“Ma che registri” m'infervoro come una iena mentre lui mi ripete parola per parola la conversazione con la mia migliore amica.
Niente panico! Ho rimesso a posto G e fatto la pipì, bevuto il succo e stalkerato già che c'ero sui social.
Ora sono di nuovo a letto. Non è successo niente, è solo passata un'ora e mezza e io non sto affatto dormendo...
Lui inizia di nuovo mentre io cerco di ammazzare una zanzara e nel mentre sta terminando la frase che io e solo io sarei la sposa perfetta, l'anima che le stelle hanno voluto congiungere … e gli do uno schiaffo e il cuscino si trova una zanzara spiccicata sulla faccia ricamata. 
Una zanzara piena di sangue. Sembra una scena di c.s.i, inquietante! Ragiono se è il caso di girarlo ma poi mi abbraccia male ed essere abbracciata da uno che ti dà le spalle mi sa molto di esorcista. 
Lo rimetto in posizione giusta e siccome fa freddo non voglio alzarmi e allora sputo sulla manica del pigiama e cerco di levargli la scena del crimine.
Ora è posto. Lo risistemo e lui conclude l'epocale frase che senza di me non dorme.
A me scappa uno sbadiglio. 
Lo avvinghio e nel mentre lui mi dice che ogni cosa che scrivo è pura poesia per lui e … 
Mi scappa un rutto che persino il cuscino s'imbarazza e si blocca. 
Oh mamma che vergogna.
Tutto tace nella stanza poi io grido: “The show must go on” avvampata di vergogna e lui lentamente parte parlandomi della luce degli occhi, la lucentezza dei mie capelli, la turgidezza delle labbra.. Praticamente un'altra donna. Ma fa niente! 
Mi legge interi brani di Le pagine della nostra vita e io ascolto ipnotizzata mentre i miei occhioni si riempiono di lacrime verso una realtà comunque diversa.
Allora afferrò il cuscino e gridò: Perchèèèèèèè noooooo, mentre lo strangolo e penso già a come ferirlo meglio, dal cuscino proviene una voce isterica che grida: “Cos'è quello un coltello? Nina se lo fai tra noi è finita! Finita! Finita!”
Ok, è davvero finita! Ripongo il coltellaccio nel cassetto e poggio la mia testolina nel volto sfigurato del mio cuscino parlante. Per stanotte credo non mi parlerà più, forse domani sì e domani sicuramente sarà un altro giorno. Buonanotte a tutti. Smuak!! 
“Chi parla?” chiedo non essendomi ancora abituata al nuovo oggetto del mio letto. 
“Che coincidenza…” dichiaro aprendo gli occhi e fissando il cuscino dipinto in sembianze umane”.
 

Willy il cojote Vince!


 
Ivine e il suo cuscino - #actofhumanity


 
Richard Matheson - Sogno a occhi aperti 

film completo
 
La principessa del sogno (Positivo)




Quando sognare ad occhi aperti diventa disfunzionale: il fenomeno del Maladaptive Daydreaming

È un’esperienza comune quella di perdersi nei propri pensieri ogni tanto, lasciando vagare la nostra mente e distraendoci momentaneamente dal mondo che ci circonda.

Sognare a occhi aperti è un comportamento umano comune. La nostra capacità di sfuggire mentalmente al presente può essere non solo una fonte di piacere ma può anche offrire numerosi vantaggi. Ad esempio, aiutarci a pianificare eventi futuri, risolvere dei problemi, alleviare la noia o fornire un antidoto alla solitudine. O anche fungere da stimolo per aumentare la nostra creatività.
La fervida immaginazione, come anche la capacità di immergersi in sogni a occhi aperti, rappresentano dunque un’esperienza normale. Ciò che rende disfunzionale questa attività è quando diventa difficile da controllare e quando il tempo speso in queste fantasie va a compromettere il funzionamento della persona nei vari domini di vita. In questi casi si parla di Maladaptive Daydreaming (MD).

Che cos’è il Maladaptive Daydreaming?
Il Maladaptive Daydreaming si riferisce all’attività di fantasia compulsiva in cui una persona sperimenta regolarmente sogni ad occhi aperti che sono così intensi e vividi (Somer, 2002) da occupare una quantità eccessiva di tempo e tali da interferire con la capacità di funzionare nella vita quotidiana.

È una forma di dipendenza comportamentale caratterizzata da un forte bisogno di immergersi in queste fantasie (Pietkiewicz, Nęcki, Bańbura & Tomalski, 2018). Per questo chi soffre di MD può provare fastidio o rabbia quando questa attività non è permessa o viene interrotta.

La maggior parte dei soggetti con MD, infatti, trovano difficile ridurre o smettere di sognare a occhi aperti, alla stessa stregua di altri comportamenti di dipendenza (Soffer-Dudek & Theodor-Katz, 2022).

Il MD comporta una profonda immersione in fantasie vivide e prolungate caratterizzate da trame elaborate ricche di personaggi in azione. Tali fantasie sono vissute come realtà anche se le persone sono consapevoli del fatto che non si tratti di qualcosa di reale bensì di un prodotto della loro mente.

Gli individui si sentono come sopraffatti dalla necessità di continuare la fantasia e dunque possono sentirsi fuori controllo e impotenti. Alcuni di loro usano movimenti ripetitivi (ad esempio, girano in cerchio, camminano avanti e indietro, si dondolano nel letto) al fine di indurre un profondo stato di concentrazione di cui hanno bisogno per entrare nel loro mondo immaginario.

Talvolta la musica costituisce un fattore che facilita l’ingresso in questi mondi fantastici.

Gli stati emotivi associati
I sogni ad occhi aperti possono estendersi per ore e diventare così dettagliati e realistici che una persona può provare emozioni intense e autentiche quando si immerge in essi.

Le persone che manifestano il Maladaptive Daydreaming, quando entrano nel loro sogno a occhi aperti, si disconnettono dal mondo che li circonda e ne diventano completamente assorbiti. Ciò al punto da dare voce ai personaggi che abitano nel sogno o recitarne il comportamento.

A tal proposito possono preferire trascorrere il tempo da soli con l’unico scopo di poter sognare ad occhi aperti in maniera indisturbata così da non provare vergogna in presenza di altre persone.

Col tempo la persona si rifugia per buona parte delle sue ore di veglia in questi sogni a occhi aperti che sottraggono sempre più attenzione e tempo rispetto alla vita reale, arrivando a interferire potentemente su molteplici aspetti della vita quotidiana.

Anche se le persone che soffrono di Maladaptive Daydreaming possono scivolare nei loro mondi fantastici inconsapevolmente – per esempio quando cercano di concentrarsi su altro – di solito entrano in questi sogni volontariamente. Riferiscono infatti di avere la facoltà di immergersi in qualsiasi momento per poter continuare la storia.

I loro mondi infatti sono caratterizzati dalla continuazione attraverso più episodi: spesso tornano allo stesso scenario e agli stessi personaggi per anni, con personaggi che invecchiano e si evolvono nel tempo.

Conseguenze del Maladaptive Daydreaming
A causa della natura totalizzante e coinvolgente dei loro sogni ad occhi aperti, le persone con Maladaptive Daydreaming costruiscono realtà alternative e immaginarie a discapito del loro funzionamento individuale e sociale.

Sebbene infatti questa attività sia vissuta come gratificante nel breve periodo, può evolversi in un’abitudine che richiede diverse ore al giorno chiusi nel proprio mondo interiore arrivando a ostacolare il proprio benessere (Bigelsen, Lekrfeld, Jopp & Somer, 2016).

Nonostante il forte impulso a sognare ad occhi aperti, le persone generalmente si sentono male emotivamente dopo averlo fatto: provano emozioni di vergogna e colpa per il tempo occupato nelle fantasie e sperimentano angoscia a causa della perdita di controllo sull’attività.

Le persone che soffrono di MD spesso scelgono di immergersi nelle loro fantasie piuttosto che trascorrere del tempo con gli altri e l’assorbimento nel sogno a occhi aperti per molte ore al giorno è tale da impattare negativamente sullo studio e sul lavoro (Bigelsen et al., 2016).

Spesso si ha pure la compromissione del riposo notturno o di un’alimentazione regolare: impegnandosi in continue fantasie per lunghi periodi di tempo senza riuscire a interromperle, infatti, il soggetto mette da parte anche i propri bisogni fisiologici.

Le conseguenze del MD sulla vita di un individuo possono essere così gravi che Soffer-Dudek e Somer (2018) hanno mostrato che quasi la metà del campione di soggetti con MD era disoccupato e oltre un quarto aveva tentato il suicidio almeno una volta nella propria vita.

Cause del Maladaptive Daydreaming
Sebbene ad oggi non sia indicata in letteratura una causa specifica del MD, alcune teorie suggeriscono che il Maladaptive Daydreaming possa essere una strategia utilizzata per far fronte a emozioni e situazioni negative (Pietkiewicz et al., 2018; Somer & Herscu, 2017; Vyas, Shaikh, Rana & Pendyala, 2023).

Pensiamo per esempio alla situazione di un bambino esposto a esperienze traumatiche multiple e/o croniche, come la trascuratezza o l’abuso. Un modo per sopravvivere a quella situazione, non potendo cambiare la realtà in cui vive, può essere la capacità di creare, attraverso la fantasia e l’immaginazione, un mondo più sicuro in cui rifugiarsi, che gli permetta di alleviare il dolore della vita reale.

Ecco che il sognare a occhi aperti potrebbe nascere come una strategia di autoregolazione interna volta a creare un mondo interiore di conforto che permetta di fronteggiare una realtà difficile.

Può capitare poi che quella strategia, inizialmente nata allo scopo di fronteggiare un’avversità, diventi il modo predefinito di reagire più avanti nella vita. Cosicche la persona continua a usare quella attività anche se la fonte del trauma magari non è più presente. A quel punto quella strategia può avere conseguenze disfunzionali per la persona.

Uno studio di Somer, Abu-Rayya e Brenner (2020) ha analizzato le risposte di 539 adulti con Maladaptive Daydreaming e hanno rilevato che il 69% dei soggetti usava le proprie fantasie per distrarsi da ricordi dolorosi, mentre l’87% usava la fantasia per aiutare a regolare emozioni difficili.

È importante sottolineare che non tutti coloro che attraversano esperienze traumatiche diventano affetti da MD e allo stesso modo non tutte le persone con MD hanno subito traumi dello sviluppo.

Sebbene dunque il MD possa essere una strategia di fuga da una realtà difficile, negli ultimi anni sta diventando evidente che l’eccessivo sognare ad occhi aperti può diventare di per sé patologico e rappresentare un problema significativo per la persona.

Inquadramento diagnostico del Maladaptive Daydreaming
Attualmente il Maladaptive Daydreaming non è ancora riconosciuto come disturbo all’interno del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5-TR, APA 2022). Non esiste una definizione ampiamente accettata o dei criteri diagnostici per questo disturbo (Somer, Soffer-Dudek, Ross & Halpern, 2017).

Ciononostante esiste uno strumento di misura self-report composto da 16 item (Maladaptive Daydreaming Scale, MDS-16), costruito appositamente per valutare il MD, che è stato validato in lingua italiana (Schimmenti, Sideli, La Marca, Gori & Terrone, 2020).

Soffer-Dudek e Theodor-Katz (2022) hanno studiato la prevalenza del Maladaptive Daydreaming in Israele e hanno rilevato che circa il 2.5% della popolazione generale di adulti in Israele ha riferito di averlo sperimentato.

Alcuni ricercatori sostengono che il Maladaptive Daydreaming sia un disturbo distinto che dovrebbe essere incluso autonomamente nel DSM (Schimmenti et al., 2020; Theodor-Katz, Somer, Hesseg & Soffer-Dudek, 2022; Thorburn, 2022). Altri suggeriscono che sia una manifestazione di un altro disturbo sottostante, come ad esempio un disturbo d’ansia o un disturbo ossessivo-compulsivo (Pietkiewicz et al., 2018; Salomon-Small, Somer, Harel-Schwarzmann & Soffer-Dudek, 2021). Anche un disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) (Bigelsen et al., 2016) o un disturbo dissociativo (Soffer-Dudek & Somer, 2022).

Questa mancanza di consenso rende difficile per i ricercatori studiare questo fenomeno e per i clinici rende difficile la diagnosi e il trattamento. Di conseguenza le persone con MD possono essere diagnosticate erroneamente e trattate per altre psicopatologie, invece di ricevere un trattamento specifico per la loro condizione clinica (Bigelsen et al., 2016).

Maladaptive Daydreaming e ADHD
Alcuni autori si sono posti il problema se il Maladaptive Daydreaming fosse una forma di ADHD dopo che alcuni studi (Bigelsen et al., 2016; Somer, Soffer‐Dudek, & Ross, 2017) avevano riportato tassi elevati del disturbo da deficit di attenzione e iperattività in campioni di persone con MD. Contrariamente a questi studi, Theodor-Katz et al. (2022) hanno trovato un’incidenza significativamente più bassa di Maladaptive Daydreaming tra gli adulti con ADHD.

Se fossero stati trovati tassi simmetricamente alti di MD tra il gruppo di soggetti con ADHD non ci sarebbe stata giustificazione per sostenere il MD come disturbo separato dall’ADHD. L’asimmetria trovata in questo studio (20%–23% di MD nel gruppo di pazienti con ADHD, rispetto al 77% di ADHD rilevato in precedenza all’interno del gruppo di persone con MD) fornisce prove a sostegno del fatto che il MD risulta un disturbo separato dall’ADHD.

L’ipotesi clinica è che il deficit di attenzione nel gruppo di soggetti con Maladaptive Daydreaming rappresenti un effetto collaterale, secondario rispetto al problema principale legato all’immergersi in fantasie e questo spiegherebbe perché molti soggetti con MD presentano anche ADHD ma non il viceversa.

Trattamento del Maladaptive Daydreaming
Le opzioni terapeutiche proposte per il Maladaptive Daydreaming sono ad oggi limitate per due motivi. La prima ragione è che si tratta di un fenomeno relativamente nuovo e poco conosciuto, essendo stato coniato da Eli Somer solo nel 2002. La seconda è che, non essendo stato ancora riconosciuto come disturbo nel DSM, poco spazio è stato dato a valutare l’efficacia di interventi appropriati.

In uno studio recentemente pubblicato, Herscu, Somer, Federman & Soffer-Dudek (2023) hanno descritto lo sviluppo e l’efficacia di un programma di intervento online di auto-aiuto di 8 settimane per il Maladaptive Daydreaming.

Questo programma includeva tecniche di mindfulness e compiti di automonitoraggio del tempo quotidiano trascorso nelle fantasie. Un’altra componente chiave del programma prevedeva l’aumento della motivazione dei soggetti a partecipare agli esercizi quotidiani.

Lo studio di efficacia
Un campione di 557 persone è stato assegnato casualmente a tre gruppi: un primo gruppo di intervento prevedeva psicoeducazione, aumento della motivazione, mindfulness e automonitoraggio; il secondo gruppo si è sottoposto all’intero programma di intervento del primo gruppo, fatta eccezione per l’automonitoraggio e infine il terzo gruppo (controllo) non ha ricevuto alcun intervento, se non l’indicazione di fare del proprio meglio per ridurre il MD.

I risultati dello studio hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo nei primi due gruppi. Circa un quarto dei partecipanti del primo gruppo di intervento hanno mostrato indici normali del loro funzionamento quotidiano, mentre i partecipanti al gruppo di controllo non hanno mostrato miglioramenti in nessun aspetto e il loro Maladaptive Daydreaming è rimasto invariato.

I risultati di questo trial mettono in evidenza due strumenti che possono essere efficaci nel trattamento del Maladaptive Daydreaming: l’utilizzo di un diario di automonitoraggio che descriva i momenti in cui la persona quotidianamente si immerge nelle sue fantasie e che permetta di evidenziare gli stimoli attivanti, e l’uso di tecniche di mindfulness o di radicamento al momento presente come strategie per fronteggiare la difficoltà di attenzione e la disconnessione dalla realtà circostante propria del Maladaptive Daydreaming.

Altri interventi utili
Ricostruire la storia della sintomatologia permette di riconoscere il ruolo e la funzione che il MD ha avuto nella storia della persona e, laddove il MD rappresenti una strategia di coping di esperienze traumatiche del passato, il processo di elaborazione di quelle esperienze potrebbe rendere meno necessario il ricorrere al MD.

Sviluppare un’immagine di sé più positiva, accrescere o sviluppare le abilità sociali e la fiducia necessaria per interagire nel mondo reale può essere un ulteriore obiettivo terapeutico nei soggetti con MD.






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