ll capitan maggiore

 «Cerco una svolta nella vita, dottore, nella mia carriera di combattente. Mi può aiutare?»

Il dottore strofinandosi la barbetta mi rispose: «Mi parli di sé…»

«Io, Caporal Maggiore dell'esercito intimo di sua altezza reale. Trovo quartiere nella parte bassa della Regione di Em. Un piccolo stato, ma di dimensioni moderate. Al secolo fui giovane recluta, molto ben addestrata da sua altezza reale con l'ausilio del dipartimento di Man. Ma, dopo la notte del 15 agosto dove combattei con coraggio ed eroismo penetrando la foresta vichinga per cercare il signor G. (spia in incognita sotto mentite spoglie) mi dovettero promuovere a Generale unico di tutti i distretti. Ma, sempre quell'anno persi la battaglia e la regione vichinga passò al nemico. Chi era il nemico? Un po' tutti e nessuno. Tutto ciò che si contrapponeva alla guerra e al salvataggio del signor G. Persi per cause sconosciute a me, ma sua altezza reale mi retrocesse lo stesso a Capitan Maggiore e da quella volta non si batte chiodo. Ebbi periodi di depressione intervallati da veloci giri di valzer provenienti dal web. Ma, ciò che mi fece perdere definitivamente la voglia di rialzarmi non fu la guerra con la vichinga, ma un'altra guerra con una gattaccia, rognosa e insopportabile»

«Mi parli di questa gatta» disse il dottore, con gli occhi fissi sempre su di me.

«Dunque, stavo bene quando d'improvviso ce la ritrovammo davanti, dal vivo, in carne e ossa, e il Re fu gentile con lei, mentre io gli gridavo - fai qualcosa non lasciarla andare via - ma niente, il Re se la fece scappare e io ci rimasi male e mi ripromisi più severità nei miei interventi. Il mio Re era troppo impegnato e si dimenticò di lei e smise pure di occuparsi di me, se non a livello empirico. Ma, io dottore sono un soldato valoroso! Che me ne faccio dell'empirico? Ho bisogno di coccole, di sapore, odore, di essere considerato. Ecco il punto!»

«Non si sentiva considerato dal suo Re?»

«No, nemmeno un po'! Ma, sa come è la vita, mi rassegnai comunque, al solito tram tram da pensionato, anche se pensionato non ero. Ero ben peggio. Ero fidanzato! Poi il mio Re era un tipo difficile da soddisfare, e se lo era lui, pensi come potevo essere io. Sono un tipo romantico. Io voglio l'atmosfera, voglio essere celebrato, amato, desiderato»

«Oggi giorno? Auguri!» ridacchiò il dottore.

«Certo! Ma, torniamo alla guerra. Perché una guerra ci fu, ma fredda. Sì, perché la gattaccia rognosa aveva conquistato il cuore e la mente del mio Re, ma non voleva concedere udienza a me valoroso Caporal Maggiore. O meglio ancora peggio il mio Re non voleva chiedere a lei udienza per me. Capisce lo sconforto? Perché? Ora mi deve dire perché? Allora sa come reagii? Mi intromisi sottilmente, ma costantemente! Non lo feci dormire, né mangiare. Chiesi aiuto anche ad altri membri del dipartimento affinché mi dessero una mano. Gli feci venire dei gran mal di testa. Perché a quel punto mi fu chiara una cosa: io l'amavo»
«Lei si era innamorato della gattaccia?» mi chiese il dottore perplesso.

«Certo! Io la dovevo avere. Nonostante i suoi diversi difetti»

«Quali difetti?»

«Che non mi chiedeva udienza...»

«E poi?»

«Che non mi concedeva udienza supplicandomi...»

«Non le sembra di esagerare?» mi chiese il dottore, che a quel punto mi prese il dubbio che non avesse capito il problema.

«Io volevo tornare a essere Generale o perfino Imperatore, ma senza lei ero un semplice guardiano del farò!»

«Forse del faro…»

«No! Dottore proprio del FARO'! Perché lui mi prometteva sempre, ma non faceva mai niente!»

«Capisco! Quindi solo per far carriera?» disse il dottore pensieroso.

«Noooo! Io volevo una vita con lei, volevo divertirmi, lavorare insieme, avere figli… No magari avere dei figli anche no! Anche se vederli correre fuori ed arrivare alla base era una cosa che valeva una vita. La gattaccia non si rendeva conto della sua bellezza. Del suo sorriso, della sua splendida chioma nera. Stava sprecando la sua vita e il suo senso di vita»

«E come si è evoluto dunque il vostro rapporto?» domandò il dottore, prendendo appunti.

«Appena me ne facevo una ragione, la incontravamo per caso, all'inizio sembrava lo facesse apposta, ma via via gli incontri si diradarono e rimasero quelli per "sfiga" dove ogni volta rimanevo vittima del suo splendore. E questo mi faceva arrabbiare! Poi non solo era bella, ma pure di spessore, rispondeva al Re e il Re si arrabbiava e arrabbiandosi lui, io mi inebriavo sempre di più. Sognavo giorno e notte di perforare ogni sua difesa e deforestando la zona, di conquistarla. Il pensiero che potessero farlo altri era un altro problema che mi assaliva. Mi diedi all'oblio, ma non esisteva una oblio perenne che mi permettesse le normali manovre di vita. Né a me né al Re. Il Re doveva dichiararsi punto e basta!»

«E lo fece?»

«Chiesi l'aiuto del cuore di battere più forte in sua presenza. Ma niente. Allora cercai di annebbiargli la mente sempre davanti a lei, ma con questi due era tutto perduto. Allora cercai di buttarmi fra le fresche frasche di un’altra giovane beltà»

«E il Re lo fece? Tradì la sua gattaccia? Si mise con un’altra?»

«Che cos'è il tradimento se non state nemmeno insieme? Se non ci si prende cura a vicenda!? Sì, il Re si convinse che per dimenticarla o non darle sazio doveva agire in tal senso...»

«Ah!!» commentò il dottore, che mi parve abbastanza deluso dall'avvenimento. 

La cosa mi fece arrabbiare quindi gli dissi: «Non è lei che deve rimanere deluso! Bensì io che dovetti incontrare gente dall'intimità promiscua e tendenzialmente malata. Loro non mi amavano come mi avrebbe amato la gattaccia. Con loro non avevo nessun conto da regolare. Il Re mi usava, ma non mi promuoveva perché non c'era trasporto, non c'era passione. Non conquistavo niente. Tuttalpiù venivamo conquistati, saccheggiati e indeboliti e soprattutto ci allontanavamo di molto dal sogno della mia vita»

«Che sarebbe stato?»

«Divenire Imperatore, come le ho già detto. Desideravo la certezza che nei lunghi inverni avrei avuto un posticino caldo e un po' umidiccio dove potermi muovere in libertà»

«Mi scusi Caporal maggiore, ma il suo Re l'amava questa gattaccia o no?»

«Penso di sì, ma la guerra era una cosa complicata e c'erano molti avvenimenti e cose che non facilitavano o permettevano la conquista. Negavano l'espansione e di conseguenza la proibivano anche a me»

«E lei vi amava?»

«Certo! Chi non ci avrebbe amato? Ma, sa come son le donne o le nazioni? Dicono una cosa ne fanno un'altra. Pensano a una cosa, ma ne vogliono un'altra»

«Credo che sia giunta la diagnosi…»

«E qual è?» chiesi quasi emozionato alla soluzione che mi prospettava il dottore.

«Deve star tranquillo e seguire il corso della natura, tutto si compirà secondo gli eventi. Comunque, andranno le cose lei non ne avrà il controllo e quindi tanto vale rilassarsi e ammirare il panorama attuale»

«Fare il Caporal Maggiore a riposo?» chiesi sbigottito.

«No! Il Caporal Maggiore che ama la vita e il suo susseguirsi senza carriere o battaglie a tutti i costi. L'amore è una cosa facile se lo vivi con semplicità e soprattutto con ironia. Lei si immischia troppo negli affari del suo Re. Lo deve lasciare stare affinché egli sappia ciò che fa. Vedrà che se starà tranquillo, probabilmente il Re prenderà una decisione ufficiale accontentando tutti e pure lei»

A quelle parole ben dette, mi chiusi in me stesso, pagai la parcella e me ne andai non deluso bensì ben propenso a fare ben altri piani, tipo conquistar il mondo e aspettare con freddezza il tempo dell’addio della fidanzata perfetta che poi male non era e augurarmi il ritorno della nostra vera padrona. Perché in fondo fare viaggi che ci rende saggi e fare sogni che ci fa vivere meglio.
Per ora è tutto. Passo e chiudo (la zip!)


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