Il Dandy

Era l'amore della mia vita. Era tutto per me. 
Poi cosa sia vero e cosa sia falso...
chi lo sa! Ma infondo che importa?
Eccolo qui... il  mio Dandy.

Era mattina, il sole faceva capolino dalla finestra quanto bastava per darmi il buongiorno.
Lui era seduto in cucina, con le gambe lunghe accavallate che leggeva dall’ipad le notizie del giorno sorseggiando il suo caffè. Con le sue dita magre che invece di suonare un pianoforte sfioravano pagine digitali. Aveva gli occhi socchiusi di quando era attento in qualcosa, ma non tanto a leggere, forse aspettava il mio arrivo.
Mi presento in cucina, con i miei capelli arruffati e il viso rilassato, gli poggio una mano sulla spalla, dandogli un bacino sulla sua deliziosa testa, sfoltita dall'età. Io adoro i suoi capelli mentre lui li odia. Lo abbraccio da dietro e lui con una mano ricambia mentre mi fa
una battuta ironica.
Una battuta che sa di pizzicotto per vedere se tutto questo è davvero reale o solo frutto della sua immaginazione. Sa di buono e la sua pelle è morbida anche se non si è fatto ancora la barba.
Gli chiedo il caffè, mentre mi lamento che se n'è bevuto mezza caffettiera e lui abbozza un sorriso compiaciuto. Allora mi siedo accanto a lui e gli chiedo di darmi le notizie, le news. Lui m'ignora e continua a leggere il suo ipad. Io bevo the e poi caffè e lo fisso.
Allora lui alza gli occhi al cielo e sfodera una battuta.
Gli rispondo con una battuta che lui non capisce mai subito, ma lo diverte il poterci pensare dopo, con calma. Ovviamente le mie battute sono sempre stupide.
Poi mentre mi alzo per posare la mia tazza, lui smette di leggere e mi guarda intenso e con quella voce da doppiatore televisivo mi chiede cosa farò oggi. Io ne approfitto per togliergli dalle mani l’iPad e mettermi sulle sue gambe e abbracciarlo. Gli rispondo: «Quello che vuoi, divano? La domenica è nostra. La mia copertina sei tu»
Lui ridacchia a quell'espressione. Lui che aveva la voglia di vivere di un ragazzino, che la vita la prendeva a morsi per intera. Anche il suo modo di amare era simile al suo modo di vivere. Prima faceva sesso, come se il nostro amore dovesse finire di lì a poco, come se non ci fosse un domani, con quell'ansia che rendeva sacro ogni gesto. Poi con più calma rifacevamo l'amore, con i suoi gesti lenti come a non voler mai finire. E infine di nuovo sesso quello che ti leva forza, ti rende vivo, quel tipo di sesso che disconosce ogni sentimento e vive sulla punta della lingua ogni respiro e gemito. Lui era così prima, ti levava i vestiti dandoti piacere e poi ti levava la pelle per guardarti l'anima. Uomo intenso sì lui, fragile però, come sono fragili, le cose belle, le cose preziose. Fragili dentro mentre nella realtà delle cose era più coriaceo di un diamante, appunto.
Amava le parole, le mie parole, le amava così tanto che se avesse potuto in qualche maniera risucchiarle da me, risucchiarmi anima e fantasia, beh avrebbe gettato in angolo il corpo e si sarebbe fatto di me ogni santo giorno, senza nulla più chiedere alla vita.
Lui era forte con il mondo ma tenero con me, tornava a casa con quella bella espressione imbronciata e mi porgeva i palmi, con un bacio sul capo. Una resa della giornata, seduto nella poltrona, e io lo ascoltavo togliendogli i guantoni virtuali e suturandogli le ferite reali dell’anima. Un consiglio, un abbraccio, una sua battutaccia, la mia rispostaccia, la doccia e la sera si avviava al suo concludersi. La notte con la sua musica, che nemmeno ascoltavo perché già dormivo, il suo dolce assopirsi e il suo frenetico risvegliarsi, destandomi continuamente. Ma la cosa più bella era quando lo guardavo dormire, e mi sembrava di essere sveglia e dormire allo stesso tempo. Questo era lui ma di più. Lui era molto di più, più di quanto io riuscissi a scrivere. Lui viveva in molte cose, ormai diventate mie per usucapione. In tutti i suoi libri, in tutta la sua musica eccellente, nel suo modo dandy di vestirsi. Non aveva il solito stile compassato, ma grande gusto e guai a criticarlo! In realtà a lui sarebbe stato bene pure un costume da giraffa. Se glielo avessi detto mi avrebbe guardato fisso esclamando: «Aaaaaaaah donne! pensate solo a quello!» e mi avrebbe canzonato con un sorriso beffardo ma compiaciuto. Malefico. A lui piaceva anche vestire me! Sì, indubbiamente gli sarebbe piaciuto gestirmi completamente, ma si sa come sono gli uomini e gli lasciavo una piccola speranza di potermi assoggettare, piccola quanto farmi vestire per poi farmi svestire sempre da lui. Una piccola bambola sexy. Non gliel'ho mai detto che ci godevo un sacco, se no avrebbe perso di fascino tutta la cosa. Lui era in apparenza rigido, ma in realtà era un cioccolatino di cacao purissimo, io al contrario ero tenera fuori e rigida dentro. Ci appartenevamo ma entrare in quelle che io definivo le mie stanze interne non era una passeggiata tranquilla. Fortuna che a lui le tempeste piacevano e sapeva tenermi al guinzaglio quanto bastava per dominare i miei elementi. Ma tutti, proprio tutti, non glieli feci mai conoscere.
Avevo sempre il timore che si stufasse di tanta complicanza e poi vedere il suo sguardo stupito quando raggiungeva una delle mie dimensioni e si rendeva conto di con quanta forza io lo respingessi indietro, era una cosa tutta da vivere. Un gatto offeso che si lisciava il pelo e studiava la sua prossima mossa.
Dopo vari tentativi gli lasciavo in intendere che ci avesse preso. In realtà no, ma che questo rimanga un nostro segreto. L'amore tracotante d'orgoglio era una gratifica più che giustificata che mi andavo a meritare. Dopotutto l'amore è una sentimento semplice se la te lo sai
meritare.
Io sono una maestrina! A me è sempre piaciuto l'ordine, il pre ordine, il gestire e lo spiegare qualsiasi cosa. Io che ho un'anima zingara e confusionaria. Lui invece ha sempre amato buttare all'aria il mio ordine. Lui che era l'essenza dell'ordine e della puntualità.
Senza pensare però che trasformando l'ordine in caos gli elementi si sarebbero mischiati lasciando intravedere nuovi dettagli che avrebbero reso l'ordine ancora più perfetto. A lui questa mia dote di saper cadere sempre in piedi lo faceva morire. Penso che l'input dell'innamoramento gli sia arrivato proprio per la sua ansia di predominio e di rendermi la vita difficile, ha sempre avuto ciò che voleva, certo ansie e dolori tutti ce li abbiamo, anche lui. Ma un abbraccio come si deve non lo aveva mai ricevuto. Di quelli che ti ritrovi a casa e sai che lì in quel minuscolo spazio vitale trovi la consolazione di tutte le pene. Lui che nel suo lavoro cane mangia cane, dove l'estetica è la virtù di ogni potere, non sapeva che l'amore si poteva anche ricevere senza un perché apparente. Iniziò così con un mio gesto gentile e affettuoso e proseguì con litigi fuori dai denti. Era distratto e apparentemente ingrato. Io ero invece per lui inopportuna maleducata e oscenamente sexy. Questo suo non poter mettermi al mio posto scatenava desiderio e curiosità ma anche un filo d'odio. Quel suo piacermi dal di dentro mi metteva terrore e scappare o litigare era la cosa migliore che riuscissi a fare. Mi rendeva nervosa e il mio nervosismo partoriva le idee più idiote che mi fossero mai venute in mente.
Lo stuzzicavo ma poi lo rimettevo al suo posto. Lui si offendeva ma subiva un po' il mio fascino e questo lo irritava ancora di più. Volevo le cose fatte bene, lui aveva paura non era educato al corteggiamento. Andava edotto. Un genio ribelle era. Andammo avanti sospesi in un soffio di niente finché un giorno un suo collega non s'interessò a me e a lui venne una crisi di gelosia da megalomane. Quel giorno cambiò tutto fra noi.
Lui accusò il colpo, anche se aveva una presenza di spirito che neanche un presidente riusciva a tenere. Con il suo collega non ci sarebbe stato mai niente ma ovviamente non fu così che a lui invece lo descrissi per messaggio.
Gli scrissi cose da sedute spiritiche che lo indussero però a rivedere i suoi sentimenti. Almeno ne prese atto. Sul dunque non cambiò niente, sul pratico iniziammo a parlare molto affettuosamente.
Se non che io andai in vacanza e lui fu di nuovo irretito da una sua ex, una di quelle classiche che appena si accorgono il proprio ex che appare interessato a un'altra si rifanno vive per ributtarli nel baratro di un nuovo dolore. Sì, la piattola che tutte vorremmo vedere
almeno una volta nella vita bruciare viva. Io in vacanza gli avevo preso un bracciale e aspettavo ansiosa di regalarglielo, senza sapere che quel giorno le cose sarebbero andate di male in peggio. Lo chiamai per vederlo, lui rispose che era occupato anzi si comportò proprio male, sfoderando una vena sadica mai esibita.
Un incubo che poteva mettere la parola fine. Se la fine fosse dipesa da me. La scivolata gli costò cara, si troncarono le conversazioni e a lui iniziai a mancargli molto. Tipo quando avete moltissima fame e da lontano vedete un panino imbottito. Sì, proprio così, quel tipo di fame, una fame dell'anima che ti fa rivedere tutti i tuoi concetti di vita. Ovviamente il sesso con la sua ex non bastava più perché ora aveva un altro tipo di fame da soddisfare.
Prese a farmi le imboscate, giusto per lanciarmi il messaggio io esisto. Io portavo avanti il mio orgoglio con resistenza, comunque ritenevo che non poteva passarla liscia. Finché una sera lo trovai davanti al portone di casa. Aveva un completo pantalone e quell'adorabile camicia bianca. Mi spiazzò tanto coraggio tutto insieme. Nel lampo di un fotogramma pensai a come uscire illesa da quell'incontro tanto insperato. Aveva in mano una rosa rossa gambo lungo e non disse una parola fin quando non aprii il portone.
Dopodiché mi attirò a sé, molto velocemente e mi baciò dapprima tenero per poi diventare ardito e profondo. Quel tipo di bacio che solo Kandinskij saprebbe scomporre in mille forme diverse tra loro. A regimi simili la mente si arrese e diventai cera nelle sue mani. Ma lo fermai e gli diedi la buonanotte scappando in casa, tutta rossa ed emozionata.
Poi il nulla per una settimana, finché mi arrivò un invito tramite messaggio per la sera dopo. Ci andai convinta a fermare quella follia, finché non avesse messo a posto la sua vita. Lui mise a posto me. La cena fu divertente ma dopo lo fu di più. Andai da lui anche per una sorta di curiosità e mi trovai a mio agio, lì fra le sue braccia, dove tutto era al proprio posto. Mettendomi le mani tra i capelli mi sfiorò il collo, poi iniziò a baciarmi non smettendo più. Mentre mi sbottonava la camicetta lo guardai e mi sorprese il suo sguardo emozionato, ancora più del mio. Fu allora che presi coraggio e lo attirai a me. Il domani poteva aspettare. Quella sera c'eravamo solo io e lui, fu come se i giorni seguenti non esistessero. Gli addii e i ritorni. Terminammo con un "a domani" che sapevamo non sarebbe arrivato ma finimmo tempo dopo con un "ti amo" detto con tutta la fame di chi da allora non ha più toccato altra anima e ha fame solo di essa.



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