I dolori della giovane Topina bilingue!

Illustrazione di Stefano Colferai
La mia profonda invidia per le persone bilingui non è un mistero: quando la mia professoressa di inglese mi interrogava sui tempi verbali, quando cercavo di imparare la corretta grafia di “qu’est-ce que” (no, non ci sono ancora riuscita) e, più recentemente, quando mi sono ritrovata a dover pronunciare alcuni impossibili vocaboli in tedesco… la domanda era sempre la stessa: “Perché non sono bilingue, maledizione?”

È anche vero che da italiana, nata in Italia da genitori palermitani… non ho avuto molte possibilità.
Io le lingue le imparo con estrema lentezza ma certe volte sogno ad occhi aperti e mi immagino ad essere una bilingue!!E da bilingue mi immagino di far questo tipo di discorso tra me e le mie molte me... e anche voi!
Penso che ci sono ancora dubbi riguardo alla nozione di plurilinguismo: alcuni sostengono che si ottenga solo sottoponendo un bambino a due – o più – lingue fin dal momento della sua nascita (ancora meglio, durante la gestazione), altri invece ritengono che corrisponda più semplicemente alla padronanza perfetta di più di un idioma.
Una delle poche certezze ottenute in seguito ai numerosi studi effettuati riguarda l’evoluzione del processo di apprendimento che, con l’avanzamento dell’età, da intuitivo diventa deduttivo. Per dirla con altre parole… Sì, è molto più naturale imparare le lingue se si comincia da giovanissimi.

Anche se oggi, da adulta, posso dire di parlare abbastanza bene due lingue oltre all’italiano, tipo il palermitano e l'inglese confuso e il mio rispetto per i bilingui è rimasto immutato: da piccola li annoveravo nella schiera delle creature mitologiche assieme a unicorni e centauri; da grande ho iniziato a importunarli con domande alle quali avevano già sicuramente risposto molte altre volte.
“Maaaa… in che lingua pensi?”
“Maaaa… in che lingua dici le parolacce?”
“Maaaa…. in che lingua sogni?”
“Maaaa… in che lingua hai voglia di mandarmi a quel paese?”

E così via.

Potete immaginare il mio disappunto quando ho scoperto che essere bilingui non è tutto rose e fiori.
“Sì” mi dicevano cercando di sbarazzarsi di me “è sicuramente un vantaggio ma… “
Ma?!?


“… non so mai in che lingua litigare”

“Con il tedesco mi viene meglio ma mia mamma è americana e pretende che con lei io parli solo ed esclusivamente inglese. Fa finta di non capire oppure sfodera un accento così stretto e marcato, che io non so mai come rispondere perché colgo solo un quarto di quello che dice. Inoltre, quando litighiamo… mi corregge.
Riesci a immaginarti qualcosa di più fastidioso?”
“… traduco cose che non esistono”

“Ogni lingua possiede espressioni e modi di dire che non possono essere tradotti, non hanno una corrispondenza negli altri idiomi, oppure semplicemente… non rendono.
Mi è capitato di confondermi, di guardare il cielo e dire “oh, guarda, piovono gatti e cani” (“It’s raining cats and dogs”) oppure, di una cosa molto facile, spiegare candidamente che si trattava di una fetta di torta…” (“It’s a piece of cake”)
“… sono sempre lo straniero”

“Non se ne viene fuori: quando sei bilingue, i francesi ti dicono che sentono l’accento tedesco e i tedeschi che sentono quello francese. Inoltre, quando i tuoi amici teutonici – ad esempio – discutono di Nouvelle Vague, tu verrai interpellata come massimo esperta anche se l’ultima volta che sei andata al cinema ancora non c’era il sonoro. Viceversa, se l’argomento di discussione è l’idealismo hegeliano oppure l’influenza della teoria economica marxista sull’assetto mondiale…”
“… mi fanno sempre domande stupide”

“Maaaa… in che lingua pensi?”
“Maaaa… in che lingua dici le parolacce?”
“Maaaa…. in che lingua sogni?”
… tutti mi trattano come se fossi uno strano esperimento genetico, mi chiedono di dire cose in questa o quella lingua oppure di tradurre in tempo reale un film non sottotitolato. Mi chiedono se mi confondo; pensano che sapere bene due lingue significhi necessariamente essere in grado di tradurre qualunque cosa; in qualche caso, concludono dicendo che sì, sarò anche un poliglotta, però non potrò mai avere un livello alto in nessuna delle due lingue. Contenti loro…”
“… non so mai per quale squadra tifare”

“Essere bilingue significa appartenere a due diverse culture e trovarsi a metà tra un paese e l’altro. Questo non è assolutamente un problema, anzi. Le difficoltà serie le incontri quando le nazionali dei tuoi due paesi si affrontano nella finale dei mondiali di calcio. Allora sì che diventa un problema!”

Che dire?
Questi svantaggi – se così li vogliamo chiamare – vengono certamente superati dai lati positivi: parlare bene più di una lingua, specialmente al livello dei madrelingua, è davvero…“una figata pazzesca”!
(e a questo punto, se avete colto la citazione cinematografica, mi aspetto anche i 92 minuti di applausi per la Topina!!)

Commenti

  1. Imparare la lingua è una vocazione.
    Io sono negato. Non conosco nemmeno l'italiano, solo il pescarese.
    Ciao Topina.

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    1. Ci vuole il cervello predisposto. Mia figlia lo ha. È un portento nelle lingue.
      Io Mi sento molto dislessica.

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  2. Ho sempre studiato solo inglese a scuola, e lo conosco abbastanza bene.
    Di recente mi sono iscritta ad un corso di francese, ma non è ancora partito. Spero inizi presto. Piacerebbe anche a me conoscere almeno due lingue straniere.

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    1. Le lingue sono importanti. Aprono diversi mondi.
      Anche io spero di imparare abbastanza bene l'inglese tanto da poter leggere i libri in inglese.

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