Person of interest #citazione e #articolo sul perché guardarlo...

Adoro Person of interest perché ti viene a insegnare che è vero che nessuno ti verrà a salvare ma è altrettanto vero che ti dà anche la speranza di credere ancora che qualcuno lo faccia.
Ed è questa speranza, essa stessa,  che poi ti salverà.
(Anna Piediscalzi)

Cultura nascosta^^

“L’unica cosa che resta di me è il suono della mia voce. Avremo vinto? Oppure perso? Non lo so. Ma in ogni caso è finita. Quindi voglio raccontarti chi eravamo.”

Indagare le radici letterarie di Person of Interest è molto interessante nell’ottica di una revisione completa della serie. Le numerose citazioni costituiscono quasi una bibliografia di riferimento, un completamento dei personaggi, forse un omaggio alle fonti.

Harold Finch è colui che ha con i libri il legame più profondo. La sua impresa creatrice e la sopportazione del conseguente destino di infelicità, ha il suo prototipo nel Frankenstein di Mary Shelley: Victor e Harold, con le dovute differenze, sovvertono l’ordine naturale delle cose in nome di un bene superiore, vivono un rapporto ambiguo con la loro creatura, sopravvivono soli e attanagliati dal dubbio sulle conseguenze dell’evoluzione inaspettata di ciò a cui hanno dato vita.

“L’incertezza è il tuo abisso personale” dice Greer a Finch (POI 3×22), cogliendo l’essenza della natura di Harold lacerata al punto da essere bloccata dal rigido codice etico imposto alla Macchina e a sé stesso. I dialoghi con Nathan, Root e con la stessa Macchina, che raggiungono i punti di speculazione filosofica più alti dell’intera serie, mettono a nudo le motivazioni di tanta paura di agire: il potere insito nel possesso di informazioni, i rischi connessi ad un’eccessiva indipendenza dell’AI, la limitazione del libero arbitrio a causa dell’ “incubo alla Orwell” (POI 1×2) in cui Finch ha trascinato il mondo.



“Non vi è alcun dubbio che sotto tutte le manifestazioni di questo tribunale (…) si nasconda una grande organizzazione (…)”, che mantiene funzionari corruttibili con lo scopo di “far arrestare persone innocenti e nell’istruire contro di esse una procedura insensata (…)” Quest’affermazione tratta dal Processo di Kafka, il cui volume compare in POI 1×18, riassume ottimamente la sorte di coloro che si sono imbattuti nell’AI, condannati a morte senza sapere il perché. Per esempio, questo è il caso di Peck (POI 1×22), al quale infine Finch rivela la verità (John sfoglia Delitto e Castigo mentre discutono di lui), di Casey in RAM ( POI 3×16), puntata flashback nella quale anche Reese, Stanton e Shaw vengono inconsapevolmente in contatto con il codice della Macchina segnando il proprio destino, ma anche delle vittime nelle fosse comuni di Samaritan.

Paragonando La Macchina a un virus Harold si autodefinisce il “paziente 0” (POI 1×21): sparisce quindi inscenando la propria morte, come il protagonista di Our Mutual Friend (Dickens, POI 1×18), cambiando identità’ talmente spesso da dimenticare veramente chi è. “Only the Paranoid survive” dice Finch a Reese all’indomani dell’attacco hacker di Root, citando l’omonimo libro di Andrew S. Grove. E forse, tutti i suoi cognomi “ornitologici” sono tratti da Peterson Field Guide to Easter birds.

Non è un caso che la prima base operativa del Team sia una biblioteca dismessa e che l’indicazione della metropolitana arrivi da un libro New York Underground: An Illustrated History of Subterranean Engineering (Ruth Weaver). John scopre che la Macchina invia i numeri servendosi del Sistema Decimale Dewey, ovvero del codice di catalogazione dei libri (Poi 2×01): la letteratura è il principio di funzionamento dell’AI, che attinge potenzialmente dall’intera memoria del sapere umano, dalla spinta misteriosa che ha guidato ogni singolo autore a riempire un volume per la posterità, che però dimentica o forse, è subdolamente costretta a farlo. “Il declino della Società Occidentale” (POI 1×01), ecco come Harold definisce il taglio di fondi, che non permette alle biblioteche la sopravvivenza.

Luoghi che non esistono sono rifugio per persone inesistenti: come Finch, anche Reese, Root, Shaw, Elias sono fantasmi, agiscono nella realtà con la consistenza della fiction da cui sembrano tratti. “Noi camminiamo nel buio. Noi siamo il buio” (POI 1×14- 2×18): ombre cui è possibile sovvertire le regole a fin di bene, lavorare a fianco dell’autorità, impersonata in parte da Carter e da Fusco, ma in modo fluido, adattando la legge alla necessità. Così Harold suggerisce a Leon la lettura del “Codice penale della città di New York” (POI 2×07), ma nello stesso tempo afferma “chiedi all’autorità e sarai considerato pazzo” (POI 1×22).

Del resto è proprio il lato oscuro del governo che assolda Reese e Shaw. “Per il mio Paese ho lasciato il mio Paese e ucciso ovunque mi mandassero. Per questo mi hanno definito un mostro. Anche nell’anima più nera continua a battere un cuore.” Le parole di Ulrich (POI 1×08), ex spia il cui destino profetizza quello di John, riassume perfettamente la viltà del tradimento subito. La disumanizzazione del reo, il quale perde il suo posto nella società civile, persino il suo vero nome e quindi il primo mattone della sua identità è un tema molto caro a tanti autori dell’Ottocento. John si sofferma spesso a riflettere sul suo io (POI 1×1,1×20, 2×12, 4×22) e il dolore che irrompe diventa nei suoi occhi pura poesia.

Se Reese non fa mistero del suo anelito alla vita normale (POI 1×14; 1×17), Elias è orgoglioso di essere qualcosa “di più antico” della civiltà. Il boss che si ispira al codice d’onore dei legionari romani, porta il nome di un profeta biblico sterminatore, come lo è lui nei confronti degli altri capi mafiosi. L’amicizia con Finch passa anche attraverso i libri: The Invisible Man (POI 4×4) è il suggerimento di Finch per Elias nel mondo di Samaritan e Cielo rosso quello con cui il boss ricambia il favore affinché Harold (etimologicamente “comandante dell’esercito”) vinca i suoi dubbi.

Camaleontica è invece Root, l’interfaccia analogica della Macchina, il personaggio più irrequieto e assoluto nella sua fede.Nella concitazione che segue la morte di Carter, rinchiusa nella gabbia di Faraday improvvisata in biblioteca mostra a Harold il libro che li conduce ad Arthur Claypoole, il creatore di Samaritan: “False Gods: Phenomenolgy of Modern Society” (PoI 3×11). Un titolo che sposta il piano delle battaglie finora condotte ad una dimensione divina, che la comparsa della Bibbia (POI 3×14) non può che rafforzare.

Del resto Greer non fa mistero della natura mitica e mistica del suo aberrante intento: “Ti ricordi dei Titani? Gli antichi Dei? Temevano così tanto i nuovi Dei, i loro stessi figli, che li mangiarono. Tu lavori per gli Dei antichi, Kara. E loro ti hanno tradito” (POI 2×13). Greer, convinto dell’inettitudine del genere umano, asseconda semplicemente il volere di Samaritan, nel cui nome, che rimanda alla parabola del buon Samaritano di evangelica memoria (Luca 10, 25-37), è l’essenza della sua missione soccorritrice, esposta magistralmente in POI 4×22 e 5×06 priva però del profondo impianto etico – filosofico che sostiene la creazione di Finch.

Forse se l’attivazione fosse avvenuta per mano di Arthur questa parte non sarebbe stata perduta: l’epitaffio con cui Claypool ha sepolto il backup della sua AI è un’intensa citazione di Addio alle Armi(Hemingway, POI 3×12), il cui protagonista vive una vicenda per molti versi speculare a quella di John Reese.

Samaritan è razionalità pura, la Macchina oltre alla ragione possiede lo strumento del sentimento, di cui ha imparato la potenza nel corso delle sue molte rinascite. Ecco che quindi il ritorno in. exe (POI 5×12) di Ragione e Sentimento (Jane Austin, POI 2×21), il libro dove Harold nasconde l’anello di fidanzamento per Grace nel primo giorno di vita della Macchina e da cui trae la password per attivare il virus ICE-9, ha un senso da ricercare oltre il titolo, nell’impianto culturale che lo sottende, nella meccanicistica concezione di Hobbes (Homo Homini Lupus) opposta alla possibilità di redenzione attraverso l’esperienza artistica che eleva l’animo umano.

In questa carrellata esemplificativa non si può dimenticare quella prima edizione di Asimov masticata da Bear (POI 2×2), quasi a dire che nel potente impianto di questa storia i libri hanno importanza o forse no: ma non si può resistere alla bellezza dei filoni chiusi e di quelli che, nella loro irrisolutezza, racchiudono il fascino della possibilità, a quel c’era una volta…che nel finale La Macchina sembra suggerire, lasciando lo spettatore libero di immaginare.

Citazioni per episodi:

[Prologo di ogni episodio della prima stagione]Siamo sorvegliati. Il governo dispone di un sistema segreto, una Macchina, che ci spia ogni ora, di ogni singolo giorno. Lo so, perché l'ho costruita io. Ho ideato la Macchina per prevenire atti di terrorismo, ma vede ogni cosa. Crimini violenti che coinvolgono persone comuni, persone come voi. Crimini che il governo considera irrilevanti. E poiché loro non avrebbero agito, decisi di farlo io. Ma mi serviva un socio, qualcuno con le capacità per intervenire. Le autorità ci danno la caccia, lavoriamo in incognito. Non ci troverete mai. Ma che siate vittime o carnefici, se esce il vostro numero... noi troveremo voi. (Harold Finch)

Episodio 1, La macchina della conoscenza.

Quando trovi quell'unica persona che ti mette in comunicazione con il mondo, diventi un uomo diverso, un uomo migliore. Quando quella persona ti viene portata via, che cosa diventi allora? (John Reese)
Finch: Otto milioni di persone... Sa cosa hanno in comune tra di loro? Nessuna sa cosa le riserva il futuro. A New York, ogni 18 ore una persona viene uccisa. Alla fine di questa giornata, una di queste persone se ne sarà andata.
Reese: Le cose brutte capitano tutti i giorni. Non si può impedirlo.
Finch: E se invece si potesse?
Le ho offerto un lavoro, signor Reese, non ho detto che sarebbe stato facile. (Harold Finch)

Stagione 2

Episodio 16, Morte apparente

Il mondo sembra uguale a dieci anni fa, ma, guardando bene, è diventato davvero molto strano. È iniziata una lotta invisibile. (Harold Finch) [a Sameen Shaw]

Stagione 3

Episodio 17, Il Chip

Questo è il problema degli umani. Se ne stanno lì fermi sperando che qualcuno sistemi le cose, ma non è così. Nessuno lo farà. L'universo è infinito e caotico e freddo. E non è mai esistito alcun piano. Almeno non fino ad oggi. (Root) [a Harold Finch]
Io le ho solamente dato la vita, è stato dopo che le ho insegnato l'importanza delle persone che la macchina ha cominciato a volerle aiutare. Vorrei fare lo stesso con lei se me lo permette. (Harold Finch) [a Root]

Episodio 23, Deus ex machina

La Macchina non è riuscita a salvare il mondo, ma mi ha detto come proteggere le uniche sette persone che potrebbero farlo. Ho bendato uno degli occhi di Samaritan. I sette server principali che ho collegato alla scheda madre gli faranno ignorare le nostre sette nuove identità. Quando tutto il mondo intero è osservato, schedato, archiviato e numerato, l'unico modo per sparire è apparire, nascondendo la nostra vere identità all'interno di una vita apparentemente ordinaria. Non sei più un uomo libero, Harold. Sei solo un numero. Diventeremo queste nuove persone. Se non lo faremo, ci troveranno e ci uccideranno. Mi dispiace, Harold. So che non ho fatto abbastanza. Molte persone verranno uccise. Persone che forse avrebbero potuto aiutarci. Tutto sta cambiando. Non so se la situazione migliorerà o se andrà sempre peggio. Ma La Macchina mi ha suggerito di dirti una cosa prima di dividerci. Qualche tempo fa tu dicesti a John che una volta che era stato aperto, il vaso di Pandora non poteva più essere richiuso. Voleva che ti ricordassi come finisce la storia. Quando tutto si è concluso, e il peggio è passato, c'è solo una cosa che rimane nel vaso di Pandora: la speranza. (Root) [a Harold Finch]

Stagione 4

Episodio 11, L'opzione giusta

Sì, sì, è scacco matto. In poche ore sei diventata un maestro, ma sappi che incontrerai giocatori molto più abili di me... e più furbi. Mi hai chiesto di insegnarti a giocare e l'ho fatto. È un esercizio mentale utile, nel corso degli anni molti studiosi ne sono stati affascinati, ma a me non piace giocare e sai perché? Perché è un gioco nato durante un periodo molto violento quando la vita non contava niente e si pensava che alcune persone valessero più di altre come re e pedoni. Io non credo che qualcuno valga più di un qualcun altro. Non ti invidio per le decisioni che dovrai prendere. Un giorno io morirò e non saprai con chi parlare, ma c'è una cosa che dovrai ricordare sempre: gli scacchi sono solo un gioco e le persone non sono pezzi: non puoi attribuire più valore a qualcuno piuttosto che a un altro, non a me, ne a nessuno. Le persone non sono pezzi che si possono sacrificare. Sai, io credo che tutti quelli che guardano il mondo come se fosse un gioco meritino di perdere. (Harold Finch) [a La Macchina]

Episodio 14, Colpevole

Dott.ssa Campbell: Ha perso tante persone care e non parla mai di nessuna di loro, vero? Perché si difende?
Reese: Forse è colpa del mio mestiere. Col lavoro che faccio la privacy è diventata ormai... un'abitudine.
Dott.ssa Campbell: Magari è il momento di cambiare rotta.
Reese: Ma le abitudini servono a proteggerci.
Dott.ssa Campbell: Da cosa?
Reese: Dalla vita. Dal corso degli eventi. Dal fatto che ogni volta che ti affezioni a qualcuno poi...

Stagione 5

Episodio 13, Fine programma

Mi hai creata per prevedere le persone. Ma per farlo, devi prima riuscire a capirle veramente [...] E alla fine ho scoperto che il momento che spesso contava di più, il momento in cui dimostravano davvero chi erano, era l'ultimo della loro esistenza. (La Macchina) [a Harold Finch]

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