L'asta della vanità

Fin da piccolo a Massimo Savana era stato affibbiato il nomignolo: il Savonarola. Per quella sua voglia di bruciare le eresie del mondo a suo uso e consumo. Sulle prime era stato Savanarola tratto dal suo cognome Savana ma non troppo in là era stato cambiato in Savonarola per via del carattere. Figlio di una potente lobby della Milano bene era cresciuto a party e intrighi di corte che avevano accresciuto di molto il suo potere d'acquisto di beni e anime.

Era alto e magro e usava portare un neo finto che mascherava una piccola ciste sul suo bel viso.
Amava sempre portare cappelli da dandy e aveva un promiscuo modo di vestire. Il Savonarola era circondato da molte donne ma non aveva mai amato nessuna, come Olimpia, una sua amica d’infanzia, nemmeno sua madre.
Aveva una voce carismatica ed un cervello affilato.
Il Savonarola aveva due migliore amici che ero uno all'estremo dell’altro. Silvio Briga nato da una combinazione altamente tossica tra sua madre Codette italo francese di alto borgo e di credo massonico e suo padre Pino Briga di famiglia mafiosa. Il Briga aveva ambizioni religiose e politiche. Le sue messe iniziavano sempre bene ma poi trascendevano sempre in orge. Il Savonarola non vi prendeva mai parte poiché da una parte era ateo e dall'altra fobico sull'igiene. E nelle messe del Briga di pulito non c'era mai niente, manco lui. Sempre troppo sfatto per lavarsi e cose del genere. Cosa li univa? Il potere. Il Briga da lunedì al venerdì era un cane lavorativo; vorace e cattivo. Nel giro degli affari veniva anche chiamato il Bridge. Perché era l'unico in certo casi che poteva farti incontrare la gente più disparata, proprio come un ponte che collega isole lontane fra loro.
L'altro amico era un chimico di una casa farmaceutica. Era pluri laureato e s'intendeva di genetica e micro robotica. Il suo nome era Alberto Lucarelli. Era di aspetto algido ed etereo. Il Briga ne era invidioso ed innamorato al tesso tempo. Ma a differenza del Briga Lucarelli era una brava persona; forse come tutti i ricercatori solo affamato di conoscenza e gloria. Ma Lucarelli aveva solo due cose che a Savonarola potevano importare. La sua lealtà, fatta di ricordi e infanzia e la sua fidanzata madame Olimpia Montalbano. Figlia del portinaio di casa Savana. Olimpia faceva impazzire Il Savonarola per tutte le volte che gli aveva detto no. Fin da piccoli. Olimpia era l'unica donna che Il Savonarola avesse mai baciato.

Era accaduto nella tarda adolescenza. Olimpia sta cercando di imparare ad andare in bici con un vecchio rudere. Lui sulle prime l'aveva spiata e poi derisa pubblicamente. Lei era caduta e si era messa a piangere. Allora lui era accorso da lei. Aveva guardato i suoi grandi occhi pieni di tristezza e tutto quel sangue fuoriuscire dalla ferita. Senza pensarci aveva preso il suo sciarpino di seta e vi aveva avvolto la ferita. Lei aveva ringraziato e poi sospirando aveva detto di essere un’incapace.
Lui aveva scosso la testa e aveva detto: "Holly con queste tue mani vincerai il mondo" e l'aveva baciata. Non un bacio carnale ma un bacio vero di quelli che si danno poche volte nella vita; e solo alle persone che ti apparteranno per sempre. Olimpia si era emozionata ed era scappata via lasciandogli in ricordo il rudere che lui aveva fatto buttare dal garzone di casa. Ma appena era rientrato in casa, sua madre che aveva visto tutto gli aveva lavato la bocca con il sapone delle mani e poi lo aveva baciato lei. I baci della madre non erano mai materni e nemmeno le sue carezze. Non più di una volta si era ritrovato disteso nella sua cameretta mezzo svestito dopo vari bicchieri di vino bevuti con lei e le sue amiche e con un vivido ricordo dell'odore della pelle della madre sulla sua. Non aveva ricordi di quel che succedeva in quei momenti se non un frammento che gli era rimasto incastrato nella mente che ogni tanto si riproponeva in sogno come sottofondo di incubo. Il seno che la madre gli porgeva e le botte del padre. Che a dire il vero non aveva mai sfiorato il suo figliolo né con le botte e né con l'affetto. Era troppo preso a far quattrini e intrighi vari.
Era cresciuto così il Savonarola; imitando il padre e disprezzando la madre.
Aveva visto Lucarelli, suo compagno di università innamorarsi e frequentare Olimpia e poi un bel giorno lei gli aveva detto sì. A quella notizia il Savonarola aveva fatto una faccia strana, lui che era una maschera di cera nelle emozioni. Allora il suo ex compagno gli aveva chiesto se trovava da ridire che lui frequentasse la figlia del suo portinaio. Il Savonarola aveva risposto che poteva fare quel che voleva ma poi aveva cambiato abilmente conversazione.

Con il Briga aveva creato a suon di quattrini un social dal nome inusuale IO.me che non differita molto dagli altri social tranne che per una peculiarità: ogni venerdì cascasse il mondo, avveniva un’asta o più di una, ma non di oggetti ma di persone. In cui gli utenti, consapevolmente e legalmente si mettevano a "disposizione" per svariate attività. Si andava dalle cene di famiglia o ad insegnare questa o quella attività, fino al matrimonio vero e proprio. Ed ogni utente aveva i suoi parametri che potevano essere da solo attività al più ambiti all inclusive dove potevi farci, per quel periodo scelto ed offerto dall'utente, quel che volevi. Gli utenti firmavano un contratto vero e proprio e chi non faceva ciò che prometteva veniva cancellato a vita. Ma chi invece eccedeva poteva anche essere formalmente perseguito per legge.
Le aste venivano scelte dagli utenti tramite il classico cuoricino che ne segnalavano il gradimento. Potevi avere anche 100k di follewers ma se uno aveva anche solo un cuoricino più di te l'asta la faceva lui non te. Gli utenti dal lunedì al venerdì non facevano altro che mettessi in mostra per perorare la loro persona o causa.
Il Savonarola e il Briga potevano anche sì mostrare favore mettendo il loro simbolo che era una Carona che simboleggiava il loro benevolo benestare. Fra il popolino chi aveva una corona era un piccolo dio e di conseguenza faceva sempre le sue aste.
Se il Briga ci sguazzava per le sue celebrazioni massoniche, il Savonarola prendeva le distanze occupando solo un ruolo marginale ed economico. Anche a Lucarelli era stato offerto il posto di socio di minoranza ma lui aveva rifiutato parandosi dietro elucubrazioni socioculturali e soprattutto morali.
Il IO.me ebbe un’ascesa poderosa sul mercato piazzandosi ad un buon posto in borsa. Tramite il social Il Briga sciacquava e riciclava parecchi soldi sporchi. Per fortuna di entrambi delle tasse se ne occupava il Savonarola ed il social sotto l'aspetto giuridico ed economico era senza macchia.
L'app d'ordinanza era scaricatissisma e più e più volte venivamo menzionati nei vari Tg.
Gli fu proposto perfino un film ed un libro ma entrambi i soci per motivazioni diverse rifiutarono.

E rimasero così; in quell'effetto bolla di cose da fare e disfare, finché Lucarelli non fece cadere la prima tessera di un domino di una lunga fila di azioni e reazioni taciute, nascoste e disattese. Caddero nel tempo di un niente tutte le tessera di una vita. Caddero sotto l'annuncio del prossimo matrimonio di Lucarelli con Olimpia.
Il Briga fece lo strafottente anche se non ne fu tanto lieto. Da anni aveva mire non meglio identificate su Lucarelli in cui il suo matrimonio non era contemplato. Il Savonarola non disse nulla bevendo il suo Martini ma dentro sentiva l'acido corrodergli l'anima.
I rapporti con Olimpia si erano fatti difficili in parte perché lui non sapeva come amarla. Non voleva amarla. Era troppo rozza e goffa. E in parte perché la madre gli remava contro in ogni senso. E ad un certo punto Olimpia aveva preso le distanze da quel suo farla sentire sempre inferiore. Il caso volle che la sera dopo, Il Savonarola incontrasse Olimpia. Era ubriaco e la notte era scesa più buia del solito.
Lei stava rientrando e lui era seduto nei gradini della dependance.
«La mia dolce Olimpia. Sono tutto un fuoco per te» gli disse lui sprezzante.
Ma lei lo ignorò e lui ancora più odioso disse: «Mia madre dice che gli manca una tovaglia non è che ne hai fatto il vestito da sposa?» era una frecciata velenosa in ricordo di un evento in cui la madre l’aveva licenziata come governante perché diceva che la stoffa della gonna che si era cucita proveniva da una stoffa riposta per una tenda. Non era vero ma per la madre del Savonarola era essenziale sbarazzarsi di lei. Gli fu concesso di abitare nella dependance del padre fino al matrimonio. Olimpia si irrigidì e gli rispose: «Dì a tua madre di bere meno vino» l'allusione era precisa così che Il Savonarola arrossì umiliato.
«Ti ho detto di non parlare di cose che non sai...» gridò lui. Olimpia tacque non era stato suo volere essere così cattiva.
Il silenzio li avvolse e mentre lei cercava le chiavi per aprire lui le venne vicino e abbracciandola da dietro le disse: «Perché Lucarelli e non io» allora lei mormorò: «Perché lui sa amare e tu no» e dandogli uno strattone chiuse la porta e lui stette con la testa appoggiata alla sua porta per un periodo imprecisato.
Una sera, qualche giorno dopo il lieto annuncio e l'incontro con Olimpia, Il Savonarola e il Briga discussero un piano che avrebbe cambiato la vita di tutti.
Essenziale per entrambi era che il portinaio morisse, così che Olimpia non avesse nessun appoggio di tipo morale o economico. Il Briga aveva più volte proposto di fare fuori Lucarelli ma Il Savonarola aveva rifiutato e non per sentimentalismo. Lucarelli gli serviva come piatto freddo da servire come vendetta alla fine del suo show.
Decisero di rapirlo, lo avrebbe preso in consegna Il Briga.
Al portinaio avrebbe pensato il Savonarola. Prima cosa andava licenziato così che avrebbero supposto che la causa del suicidio fosse la depressione per l’allontanamento dalla famiglia in cui aveva lavorato per parecchi anni. La motivazione sarebbe stata la morte prematura di sua madre. Sì, avrebbe deposto la testa di sua madre in favore della sua vendetta. Infondo era un circolo che si chiudeva, lo era sempre stato.
Quel giorno suo padre era a casa, e vagava per la casa con la sua giacca da camera di stile inglese e il giornale sotto braccio.
Quel giorno pure suo padre avrebbe ricevuto una lezione di vita dal suo figliolo così ben addestrato da lui stesso.
Sua madre era in preparazione per la cena, il Savanarola si intrufolò nella stanza e la guardò per un momento allo specchio incipriarsi il muso da cagna. Il suo perfetto muso da cagna in perenne calore.
Il Savonarola strinse i pugni e fece sentire la sua presenza. Ella si voltò e lo guardò radiosa e sorpresa allo stesso tempo.
Lui gli disse solo: «Madre preparati per stasera ci sarà molto vino»
Lei non colse le inflessioni della voce di lui e arrossì di piacere, supponendo di essere sempre lei stessa, la preferita da suo figlio.
La cena fu molto silenziosa, solo il tintinnio della cristalliera e della porcellana del servizio di piatti rompeva ritmicamente il silenzio. La moglie sul finire chiese al marito se sarebbe uscito, ormai aveva bevuto abbastanza vino per rompere la rigidità del suo apparire. Il marito le disse che sarebbe uscito dopo cena. Il Savonarola finse di bere e di sorriderle.
Quando il marito se ne uscì, la madre si fece tenera come sempre in quelle serate. Lui si mise sul consueto divano facendo finta di appisolarsi per il troppo vino e le si avvicinò con la sua vestaglia di seta semi aperta. Sempre lo stesso registro, solo che quella sera Il Savonarola era sobrio. Lui non fece niente come al solito fece tutto lei che da tenera divenne lasciva fino a divenire incestuosa.
Ad una precisa ora però un uomo chiamò il padre e lo pregava di tornare a casa propria. La porta di casa sarebbe stata aperta così che il padre non avrebbe dovuto suonare o far rumore e avrebbe visto la moglie con il figlio.
Così avvenne e la reazione del padre fu violenta quanto prevedibile. Il Savonarola si sentì scrollare dal padre ma finse di essere svenuto. Sentì il padre imprecare contro la moglie che non sapeva più come giustificarsi. Una pistola posta da sempre sul camino, ora era stata ingrassata e caricata direttamente dal Savonarola. Era sul tavolino lucida e cattiva come non mai. Il prenderla e sparare contro la moglie fu un tutt’uno. Allo sparo fece finta di rinvenire e vide il padre tremare per quello che aveva fatto. Si guardarono per un lungo minuto in silenzio poi il padre si voltò e uscì di casa. Entro pochi minuti uomini in nero si sarebbero presi cura del cadavere e la colpa sarebbe caduta sul portinaio.
Anche Il Savonarola uscì di casa e si rifugiò nella casa sull’albero con una cassa di Don Perignon con cui avrebbe festeggiato il lutto tanto desiderato.
Il giorno dopo la polizia, come le prove portavano a credere, iniziò ad indagare sul portinaio come unica pista. Cameriere pagate dissero che avesse una tresca con la madre. Il portinaio cercò di dimostrare che era innocente e si addolorò parecchio di quella accusa infamante. Purtroppo quella sera Il Savonarola aveva fatto in modo che fosse libero da impegni, infatti il brav’uomo era in casa propria quella sera che si vedeva la tv. Aspettò con estasi il momento in cui Olimpia sarebbe corsa da lui per cercare di essere aiutata. Ma ciò non avvenne e questo rese il Savonarola ancora più famelico.
Il Briga intanto aveva chiesto a Lucarelli di accompagnarlo in un viaggio d’affari e Lucarelli sebbene all’inizio avesse rifiutato, poi accettò poiché il Briga gli aveva detto che in quel posto, un’isola africana, esisteva un fossile antichissimo e siccome lo voleva acquistare per un suo qualche museo, Lucarelli lo doveva aiutare a scoprirne l’autenticità. Come ricompensa lo avrebbe aiutato economicamente per il matrimonio con Olimpia. In pratica gli offriva il suo Yacht con cui fare il giro del mondo e un piccolo e prezioso monile per Olimpia. Quando Lucarelli chiese al Savonarola se fosse il caso di fidarsi del Briga, lui gli rispose che non correva nessun pericolo. In effetti la sua permanenza in quell’isola serviva solo dal tenerlo lontano da Olimpia. Il Savonarola aveva un’idea precisa sulla sua vecchia amica e non si sarebbe sposata se prima non l’avesse messa in atto. Se mai gli avrebbe permesso di sposarsi.
Alberto era partito con il Briga sebbene Olimpia non fosse contenta della cosa ma dall'altra parte era un'occasione sia professionalmente che economicamente importante per lui. Purtroppo il difetto principale di Alberto era la troppa buonafede nel prossimo, era sì un difetto ma anche la qualità che maggiormente l'aveva attratta in lui. Essere così amico del Savonarola invece gli aveva giocato contro. Stava pensando a questo quando vide che avevano tirato fuori i cani. Era andata nella casa padronale a impacchettare tutti gli abiti di sua madre, come loro volere. Ma ci aveva messo più tempo del previsto. Il figlio o il padre si dovevano esser dimenticati di lei. Nello scendere le scale vide l'amico riverso sui gradini. Era ubriaco e le parve che stesse piangendo. Cercò di riportarlo sul divano.
«Oh Max sei caduto?» Chiese preoccupata Olimpia.

Max ... da tanto di quel tempo non sentiva quel nome... Per tutti era divenuto il Savonarola ... Ma non per lei...infatti a pronunciarlo era ancora lei... pensò lui.
Il Savonarola vide i suoi occhi lucidi poco distanti dai suoi, erano grandi, talmente grandi in cui si sarebbe potuto nascondere a vita dai suoi incubi. Le sue mani invece erano piccole ma veloci, mani piccole che l'avrebbero facilmente curato e quelle labbra... quelle labbra che lo avevano assassinato più e più volte con le parole o semplicemente al solo guardarle...

«Caduto o buttato che importanza ha Holly? Sono solo nella vita...»
Gli occhi di lei si inumidirono e questo gli fece capire che stava facendo centro.
«Sei quel che fai Max, niente di più e niente di meno...» rispose Olimpia.
Al Savonarola scappò una leggera risata... Per un attimo si era dimenticato che la mente di Olimpia era più impenetrabile del suo cuore.
«Parlami ancor delle tue speranze Olimpia» chiese allora in un soffio di sincerità.

Lei rimase perplessa a fissare i suoi occhi neri non riuscendo a giudicarne l'onestà. Allora lui la baciò, un bacio lieve ma che poi divenne più intenso e lei si irrigidì fino a spingerlo via e gridargli: «Tu non vuoi speranza ... Tu vuoi solo corrompermi...» allora la risata di lui si fece sprezzante e avvicinandola ancora a sé disse: «Un giorno ti giuro che sarei tu a ricercare me e sarà questo il tuo inferno Holly» e poi la spinse via con odio. Aveva amato migliaia di corpi femminili ma nessuna di esse aveva mai voluto baciare sulle labbra, tranne lei, tranne quelle schifosissime labbra di lei. La guardò da capo a piedi per trovarne un solo difetto ma tutti quello che vide non erano altro che cose che con il tempo aveva imparato ad amare.
«Vattene Holly!!» gridò e dicendo così svenne e si risvegliò in camera sua con una pezza bagnata sulla fronte. Lei era lì, vicino al camino che lo contemplava completamente persa nei suoi pensieri. Il Savonarola ebbe l'insensata voglia di prenderla buttarla sul letto e fargli passare tutte le sue fisse ma poi semplicemente non seppe muoversi e rimase lì a guardarla impotente. Nella sua mente passarono diversi pensieri uno più maligno di un altro per nascondere il dolore cocente che gli provocava. Poi decise di alzarsi aveva da fare alcune cose in ufficio quando un lancinante dolore gli fece lanciare un urlo. Evidentemente si era rotto una costola e questa gli stava bucando un qualche tessuto. Olimpia gli fu accanto ma lui ancora una volta la spinse lontano da sé ma nel momento che stava cadendo, di nuovo lei lo sorresse e lui sospirando gli scappò: «Ma io non posso aver bisogno di te Holly. Tu non lo capisci...» Lo rimise a letto e chiamò il medico che lo voleva ricoverare ma il Savonarola fece in modo che tramite il padre fosse allestiti a casa una stanza con un'infermiera e un dottore che passava giornalmente. Il padre chiese a Olivia di badare al figlio e lei non seppe dire di no.
«Non sei obbligata Olimpia» disse il Savonarola truce.
«Ma noi siamo amici» disse lei togliendogli una ciocca dal viso.
«Io non ho amici Holly»
«Max forse non ti è stato semplicemente insegnato ma puoi imparare ad avere fiducia»
«Io ho fiducia in te ma tu non puoi esser mia amica... Perché io ti amo... ma finisco per distruggere sempre ciò che amo» La fronte gli scottava, Olimpia non sapeva se era il delirio che lo faceva parlare così ma ciononostante quando lui le prese la mano lei se la lasciò tenere nelle sue. Poi lui chiuse gli occhi e lei rivide il ragazzo che per molto tempo aveva amato. Gli stessi occhi, le stesse labbra, le stesse mani ma non lo stesso Massimo. Adesso era divenuto il potente Savonarola e non sarebbe passato troppo tempo che esso avrebbe di nuovo sovrastato il fragile Massimo e di conseguenza le avrebbe spezzato di nuovo il cuore. Per istinto di sopravvivenza Olimpia gli lasciò la mano e prese il telefono. Aveva voglia di sentire Alberto, per sapere se stava bene e come andavano le cose con il Briga. Ma era irraggiungibile. Quest'idea dell'irraggiungibilità la disturbava. Si sentì come se per la prima volta lui l'avesse davvero abbandonata.
Olimpia non amava Alberto per la sicurezza o il suo animo puro. Lo amava perché era lui. Perché sapeva essere tante cose e tutte sapevano di cose buone. Poi Alberto aveva avuto il grande merito di averla allontanata senza saperlo dal Savonarola che era in Massimo. Le aveva inconsapevolmente salvato la vita. Solo che il giorno che il Savonarola lo avesse saputo sarebbe finito male, anche se era il suo migliore amico.
Quando si svegliò Olimpia gli chiese dove fossero sbarcati di preciso il Briga e Alberto. Già a questa domanda il Savonarola divenne di cattivo umore e disse che non lo sapeva. In verità lo sapeva benissimo ma gli urtava dirglielo. Il gelo fra loro era tornato agli standard naturali ma il Savonarola si prese il lusso di sorridere entro breve la polizia avrebbe arrestato il padre. Lo sapeva perché il detective che svolgeva le indagini era sul suo libro paga da parecchio. Al momento avrebbe lasciato che arrestassero il vecchio portinaio ma poi in carcere lo avrebbero ucciso con calma e senza conseguenze.
Il detective arrivò un pio d’ore più tardi, e lo sguardo stralunato di Olimpia per il Savonarola non aveva eguali. La ragazza non si dava pace, andò con il padre e poi tornò a casa. Poi tornò in questura con un avvocato loro amico ma non ci fu nulla da fare. Fino al processo sarebbe dovuto rimanere in carcere, ammesso che ci sarebbe arrivato al processo.
Ma Olimpia non gli diede il piacere ultimo in quanto non andò da lui quella sera a vegliarlo ma si rintanò nella propria casetta dicendo che non stava bene. Il padre del Savonarola fu molto più che indulgente con Olimpia sentendosi tutti i senti di colpa addosso. Infatti gli remò contro offrendo alla ragazza una cospicua donazione camuffandola con una finta affezione che non provava per la ragazza stessa e dicendole anche che per lui, il padre di Olimpia, era innocente. In poche parola la consolò, cosa che aveva in mente di fare il Savonarola stesso. Maledisse il padre ancora una volta e pensò che in futuro il padre o si metteva per qualche motivo contro Olimpia o sarebbe stato messo out pure lui.

La mattina dopo si alzò e camminava anche abbastanza bene, se non fosse per quel dolore costante al torace. Fece una smorfia di dolore e si accorse che lei lo stava finalmente a guardare, allora evidenziò sempre di più il malore fin quando lei corrugò le sopracciglia e gli andò vicina.
Gli chiese che avesse e lui farfugliò cose false, allora lei gli mise una mano sulla fronte ma era fresca e poi tasto il torace per vedere di che tipo di dolore sosteneva di sentire. Disse che magari erano le intercostali oppure aveva dormito male. Insomma pareva convinta che non avesse niente. Forse perché lei lo conosceva fin troppo bene e fosse percepiva quando stava male in modo grave.
Per indispettirla chiese: «Chissà come stanno quei due...»
«Oh stanno benone» rispose lei.
«Come?? Sei riuscita a sentire Alberto?» Lei lo fissò per qualche minuto seria e allora il Savonarola fece un passo indietro e cambiò la espressione aggiungendo: «Volevo dire che aveva capito che era una zona off line per i cellulari. Il Briga non si è fatto sentire con me...»
«No per il grande Alby» disse lei trionfante con un sorrisetto. Il Savonarola divenne una maschera di ghiaccio mentre dentro macinava veleno. Doveva stare attento con lei, che era sospettosa e intuitiva.
«Quindi quando tornano i due?» chiese con noncuranza.
«Non lo so di preciso. Il Briga si è rotto una gamba ballando su un pavimento bagnato. Comunque Settimana l’altra vado a trovarli. Tanto tu sei guarito» Disse lei contenta.
«E tuo padre?» chiese lui sempre più rigido e controllato.
Olimpia lo squadrò e poi disse: «Mio padre è innocente e presto uscirà di prigione. L’udienza è fra due mesi però… quindi mi pare ovvio che un paio di settimane posso anche concedermele per andare dal mio fidanzato... O no Massimo Savana tu che ne dici?» era il tono che preludeva l’arrabbiatura ma il Savonarola con lei era troppo sé stesso e a un certo punto esplose per primo e disse con odio: «Questo lo dici tu piccola figlia di un portinaio assassino» allora lei gli diede uno schiaffo e gli disse di non ripetertelo più. A quel punto il Savonarola si inebriò di eccitazione e odio e la prese per i capelli e si portò il suo viso vicino al suo: «Quello che dico io è legge» ma non fece in tempo a darle un bacio che lei gli diede una ginocchiata che lo prese sotto la fasciatura, così che cadde indietro lasciando la presa.
«Prova a mettermi di nuovo le mani addosso Max, che quello a finire male sei tu!! E sappi che da oggi non vengo più!» detto questo prese la via della porta e lo lasciò lì sul pavimento confuso e arrabbiato. Il Savonarola capì in quel momento che non sarebbero tornati più come prima, lui e Olimpia. Si era reso conto che il suo sentimento per lei si era trasformato o semplicemente era peggiorato o deteriorato e questo cambiava di nuove le carte in tavola. Olimpia doveva esser sua e a quel punto un piano lo pervase fino a farlo ridere da solo.
Il Savonarola decise di partire con Olimpia, sebbene lei non ne fosse entusiasmata. La convinse ad usare il suo jet privato per far prima. Lei rimase meravigliata da quel piccolo gioiellino con le ali. Non era un modello standard ma era stato creato su richieste precise e ne godette di questo primariamente l’estetica e il confort. Era il fiore all’occhiello di suo padre, quel jet. Era il stato il sogno infranto del padre poterne pilotare uno un giorno. Poi la vita aveva scelto altro per lui e il jet era rimasto al figlio. Nella cabina letto, piccola ma essenziale vi era un vetro in cui potevi guardare le stelle se viaggiavi di notte. Ovviamente fece alloggiare lì Olimpia e lui si mise nella camera dei servitori, che in quel viaggio non c’erano. C’erano solo lei, lui e il pilota.
Infatti il Savonarola poco prima della sera, andò da lei con una bottiglia di vino e delle vivande. Aveva una tuta e i capelli scarmigliati dalla doccia. Lei stava leggendo e quando alzò gli occhi vide il suo viso attento per portare tutto in equilibrio e il sorriso che poi le regalò. A quel sorriso non si poteva dir di no. Era un sorriso sincero. Si misero a mangiare sul letto come quando erano piccolini e c’era ancora quella tata buona che gli faceva fare tutto quello che volevano.
Iniziò così a parlare infatti: «Ti ricordi tata Benettini? Lei avrebbe approvato questo elemento» cioè il mangiar sul letto.
Olimpia rise ed era convinta del vero ma poi aggiunse: «Ma tata Ruth no!»
«Ah quella no. Era la sorella scema di Hitler ma non meno inquietante! Lo sai che l’ho vista che amoreggiava più volte con il giardiniere e il garzone del fruttivendolo?» continuò lui.
«Ah davvero? Io con il portalettere e il fornaio» risero insieme. E scivolarono da un ricordo e un altro fin quando nel firmamento non spuntarono le stelle e la luce diminuì anche nella stanza.
Lui le disse all’orecchio: «Non possiamo vivere su questo jet e dimenticarci di tutto e tutti? Io e te e il mondo da visitare…»
«Non si vive di soli sogni Ma» disse lei poco convinta.
«Ma se due sognano la stessa cosa, questa diventa un bi-sogno!» replico lui fissandola attraverso il vetro rosso del bicchiere.
«Max non scapperai lo stesso dai tuoi demoni anche se viaggiassimo senza mai fermarci»
«Ma avrei te» a quelle parole lei non rispose fissando la volta celeste sul soffitto. Poi si guardarono e lei disse piano: «Allora dimmi perché ho questo dubbio, che certe volte e quasi certezza, che sia stato tu a mandare in galera mio padre? Io non so come sia morta tua madre ma so che tu c’entri qualcosa… lo so perché non sei più il mio Max … ora sei…»
«Non lo dire Holly. Non tu…»
«Centri qualcosa Max?»
«Non sono stato io Holly… mi devi credere…» disse lui con le guance accalorate.
«Materialmente no…» sospirò Olimpia. Poi tacquero e a lui un certo punto fissando il muro disse: «Holly ti ricordi dopo quel momento che siamo stati intimi cosa ti dissi anni addietro? Che da quella sera il cuscino era il tuo. Ed è ancora così. Quella sera Holly non abbiamo fatto sesso, né carezze né baci… tu mi hai tenuto la mano. Mi hai dato amore con la tua presenza. Eri come adesso, distesa e immobile ma la tua mano teneva la mia ma quella volta Holly tu credevi in me… mi dispiace vedere che adesso non più…»
Olimpia non rispose e lui tornò nell’altra stanza. Ma poi la notte ebbe i suoi soliti incubi materni e a quelle urla non poteva non soccorrerlo. Essendo urla sincere di paura e lacrime in quel momento succedeva che lui non la volesse, la respingeva perché nel suo subconscio era come se respingesse la madre. Era in un angolo dell’esigua stanza, che più che una stanza sembrava una cella. Tremava e ansimava e stava per arrivare a picchiare la testa contro il muro pur di far cessare tutto. Olimpia sedette accanto a lui e lo abbracciò senza dire niente e gli tenne la mano, che piano piano smise di tremare. Gli occhi erano ancora fissi su quella scena immaginaria ma le labbra si erano ridistese. Il corpo si era fatto meno teso.
In quello strazio tante volte Olimpia aveva provato pena per lui ma poi ne combinava una e la pena passava. Adesso che lo vedeva uomo ma ancora vittima dei suoi demoni, davvero non sapeva che fare. Si addormentarono così per terra e tenendosi la mano.
Si svegliarono anche così e Olimpia pensò con vergogna che fosse la cosa più intima che potesse fare con Max. Sentì quasi di aver tradito Alberto. Intanto il Savonarola se la rideva ridisegnandosi un piano di conquista. Ma in un lampo il sorriso scomparve e bevendo il succo chiese: «Ma perché eravamo per terra? E perché io non ricordo nulla dopo che sono tornato in stanza?» Il silenzio di lei diede conferma ai suoi sospetti sugli incubi ma fu un ulteriore conferma che aveva bisogna per forza di Olimpia per vivere.
Scesero dal jet e si avviarono con vari spostamenti verso il luogo dove stavano il Briga e Alberto. Erano in alta montagna con tanta vegetazione e pericolosi dirupi. Appena li videro furono stupiti quasi allarmati dalla visita, soprattutto del Savonarola.
L’accampamento era minimo con minimo confort. Il Savonarola decise che il piano andava inscenato al più presto. Nel mentre Il Savonarola parlava con il Briga, Lucarelli abbracciò e baciò Olimpia.
Alberto era contento di vederla, in compagnia del Savonarola un po’ meno. Ultimamente l’amico era cambiato ulteriormente e soprattutto nei confronti di Olimpia. Aveva intravisto certi sguardi che poi abilmente camuffava mentre lei passava per caso da casa loro. Erano guardi disperati di amore mal gestito. Sapeva che Massimo ne aveva subite tante per trasformarsi nel Savonarola ma in gioco a quel punto c’era Olimpia e lui l’amava tanto. Olimpia era il suo futuro anche se non aveva tante cose da dimenticare, sapeva che con Olimpia sarebbe stato felice. Ma a prescindere dalla propria felicità sapeva che con il Savonarola sarebbe stata infelice, ed era questo che non poteva e non voleva permettersi, l’infelicità di lei. Anche lei ne aveva passate tante e meritava pace, non di certo i demoni del Savonarola.
Alberto sapeva che una volta sposati doveva allontanarsi da lui, anche a costo di ritrovarsi al polo nord a parlare con i pinguini.
Quella sera mangiarono in nome degli ospiti pesce pescato il pomeriggio e patate cotte sulla brace annaffiando il tutto con il vino rosso. Di normale mangiavano meno quando erano sul campo per le ricerche ma visto che gli ospiti erano giunti fin lì bisognava fare qualcosa di un po’ meglio. Il Briga ringraziò non so quante volte il Savonarola che lo avesse salvato dall'integerrimo boy scout Alberto Lucarelli. Anzi pretese di essere portato via, per via della gamba e per via che se doveva passare altro tempo con Lucarelli, uno dei due sarebbe morto. In verità quell’astio era tutto frutto dell’astinenza da bella vita del Briga. L’ultima volta che aveva festeggiato in quel luogo, si era rotto una gamba e non si era manco divertito. In compenso Lucarelli aveva trovato tante cose da poter guardare al microscopio.
Il Savonarola acconsentì e decise di porre in essere il suo piano. Visto che c’era il vino ne mise molto nel bicchiere di Olimpia e fece finta di berlo anche lui. Ad un certo punto Alberto visto che Olimpia era giunta al limite di sopportazione alcolica disse basta al Savonarola mettendo una mano sul bicchiere di Olimpia. Era la prima volta che Lucarelli si metteva così nettamente contro il Savonarola. Il Savonarola disse: «Oh Alberto non essere così schiavo delle tue chiusure lascia che si diverta Olimpia»
Il Briga ne fu subito interessato. Lo sguardo dei due perse definitivamente l’affetto che lo aveva sempre contraddistinto. Poi Lucarelli visibilmente scocciato senza replicare si alzò da tavolo e prese per mano Olimpia chiedendogli di fare una passeggiata. Lei acconsentì un po’ turbata.
La portò in una radura vicino ad un lago ed un boschetto che dava su un crepaccio. La luna era alta e il sentiero si vedeva ancora bene, anche se Lucarelli aveva una torcia con sé.
Una volta arrivati le mise le mani sul viso e la guardò attentamente imprimendone tutti i particolari sotto quella speciale luce lunare.
Le disse: «Io non so parlare d’amore e forse non te l’ho saputo molto dimostrare Olimpia ma credimi se ti dico che sei la cosa più importante della mia vita. Io non ho tante cose da offrirti e mi pento di esser venuto qui per la mia sete di ricerca scientifica. Io non mi fido di quei due…» parlava in fretta e la voce gli tremava un po’ dall’emozione.
Lei chiuse gli occhi e lo abbracciò stretto. Ma lui sciolse l’abbracciò e la baciò con tutta la passione che aveva tenuto nel suo cuore fin da allora. Disse ancora: «Sposiamoci e scappiamo»
«Ma il processo di mio padre?» balbettò lei.
«Ma perché credi che il Savonarola lo lasci in vita prima che scoprano la sua innocenza?? Tuo padre è spacciato Olimpia» lo disse in modo grave e stanco, trattenendo quasi le lacrime.
Ma ad Olimpia non piacque quello che sentì e rispose: «Max non ucciderà mio padre. Alby ma che cosa dici? Non eri suo amico??»
«Lo ero fin quando non è morta sua madre. Poi casualmente son venuto qua… ho sbagliato ad accettare, avevo rifiutato ma poi ho pensato a… tante cose… Olimpia io ti amo»
Olimpia era agitata e arrabbiata e guardava in modo disperato Alberto, in cuor suo sapeva che aveva ragione ma ammetterlo l’avrebbe separato definitivamente da Massimo.​ Dai cespugli comparve il Savonarola con lo sguardo truce e pieno d’odio per Lucarelli. Lo spinse gridandogli del traditore. Lo spinse in una direzione ben stabilita. Quella vicino al crepaccio.
Olimpia gridava di fermarsi, ma ben presto Alberto iniziò a difendersi prendendolo a pugni così che Il Savonarola si gli si buttò addosso e ruzzolarono giù andando a sbattere lungo il crepaccio. Al limite di esso e fuori vista di Olimpia, Il Savonarola strisciò e prese Alberto per il bavero e gli disse: «Ti ho amato come un fratello» poi con una spinta si rotolò giù per il crepaccio. Le grida di Alberto fecero eco in tutta la vallata. Corsero dal Savonarola che era svenuto. Quando rinvenne disse che non sentiva più le gambe e che Alberto lo aveva spinto giù. I dottori non seppero stabilirne la causa ma si adoperarono per ricoverarlo urgentemente. Il Savonarola gridò che voleva tornare a casa e alla fine così fecero. Erano tutti scioccati dall’incidente ma soprattutto Alberto che non capiva quale macchinazione avesse portato il Savonarola a quel gesto tanto grave e le accuse dopo.​ Lo capì dopo poco, quando volle Olimpia al suo capezzale e come aiutante per ogni cosa che faceva. Si piazzò sulla carrozzella e si faceva portare ovunque. Olimpia non gli seppe dire no quando fin subito sul jet iniziò a pretendere che lei si occupasse di lui.
Alberto cercò di mantenere la calma e cercò un dialogo con lei, cosa che gli venne negata. Sapeva che non poteva credere a ciò che lui andava raccontando ma ciò nonostante lo proteggeva comunque.
Una volta a casa cercò di nuovo il dialogo, Olimpia era intenta a preparare la stanza attigua al quella del Savonarola quando entrò Alberto e disse senza preamboli: «Possiamo parlare santo cielo Olimpia di quello che è accaduto?» allora lei si fermò di colpo e lo guardò severa e disse: «Allora dimmelo tu cosa è successo visto che lo sai...» aveva le mani suoi fianchi e gli occhi di ghiaccio.
«Io non lo so … ma so che è stato lui a rotolarsi giù… e poi mi ha dato la colpa»
«E perché mai lo ha dovuto fare?» gridò lei turbata.
«Ma possibile che non ti accorgi che mente??! Mi credi capace di questo? E poi perché? Appunto! Lui ti vuole…»
«Sei ridicolo! La gelosia ti ha invaso il cervello. Vattene…» ma Alberto si avvicinò e l’abbracciò e le disse all’orecchio: «Io ti conosco e so che non avresti potuto dirgli sì e per questo che non lo avrei mai fatto. Ha iniziato lui e finito lui… e probabilmente sta pure fingendo la paralisi. Facci caso ti prego Olimpia. Se mi ami facci caso...» Olimpia crollò sulla spalla di Alberto e pianse. Pianse perché la fine di tutti questi sospetti avrebbe portato solo una verità, che il Savonarola aveva vinto e Max era morto per sempre.
Alberto tornò a casa ma Olimpia decise comunque di restare. Avrebbe affrontato il Savonarola a tempo debito.​ Era mattina e Olimpia non aveva dormito molto. Troppi pensieri gli giravano in testa, pensieri spiacevoli che avevano un solo nome: Il Savonarola. Doveva scoprire la verità sull’innocenza o no del Savonarola e ancor prima in cuor suo temeva anche per la vita del padre in prigione. Se avesse fatto arrabbiare l’amico, il padre in prigione sarebbe morto entro il fine settimana. Il timore e la rabbia l’aggredivano a fasi alterne e non poteva neppure contare sul sostegno di Alberto. Anzi Alberto, al momento doveva starne fuori. Anche per una sua protezione.
Così decise di lasciare Alberto. Lo lasciò al telefono e si negò continuamente al cellulare e alle sue visite. Il Savonarola non sapeva bene come interpretare questa situazione inaspettata che si presentava ma di per certo non lasciava che l’entusiasmo lo pervadesse. Troppe incognite gli sfuggivano dal conto. Ciononostante era una buona occasione per portare definitivamente Olimpia dalla sua parte. Di scagionare il padre di lei, per intenerirla, non se ne parlava. Il piano originale andava portato avanti. Voleva che Olimpia finisse sul suo social e voleva essere lui a comprarla a vita. Voleva essere il suo padrone. Se non poteva più avere il cuore di Holly, avrebbe ottenuto il corpo di Olimpia, anzi la sua intera vita. Purtroppo a questo punto, il Savonarola sapeva che se il padre moriva, lei sarebbe stata libera da lui In qualche modo immaginava che non sarebbe stato facile dominarla, anche grazie alla rendita del padre. Non poteva più ridurla in rovina perché suo padre l’avrebbe sempre aiutata.​
Allora pensò a come usare l’ex fidanzato di lei, contro di lei. Sapeva che si erano lasciati ma era essenziale creare una rottura nei sentimenti di entrambi. Entrambi dovevano credersi nemici, almeno fin quando non avrebbe portato a compimento il suo piano. Nel mentre studiava il piano, si faceva accompagnare ovunque. Arrivare al punto d’intimità che si era creato sul jet, non era possibile perché lei era un gatto di marmo in quel senso. Il Savonarola sentiva che Holly non si fidava di lui. Sapeva anche che per riconquistare la sua fiducia non sarebbe bastata una vita di dimostrazioni. Questo era un tormento ma anche il fuoco che alimentava il piano maligno che aveva in serbo.​ Il Briga quella sera organizzò un mega party e Olimpia dopo qualche pressione accettò di accompagnare il Savonarola. Era una serata dalla temperatura lieta. Gli invitati erano tutti in maschera. Il Savonarola odiava le feste e i balli e soprattutto le donne che bevevano vino. Tutte tranne Olimpia. Lei era la più morigerata di tutte. Forse anche per questo l’amava. Ma quella sera invece non sembrava sé stessa. Era tormentata. Forse dal fatto che Alberto, invitato dal Savonarola era in seducente compagnia. Fatto sta che stava bevendo più del solito e il Savonarola lo capiva dalle guance rosse di lei e dal suo non riuscire a stare ferma sui piedi. Si muoveva in continuazione.
Il Savonarola le chiese di portarlo al laghetto, poco distante dalla villa principale​. Lei poco convinta acconsentì. Ma non prima che vedesse la seducente amica di Alberto, baciare Alberto appassionatamente davanti a tutti. Era una recita quella della ragazza ma né Alberto né Olimpia lo sapevano. Alberto la respinse subito ma ormai Olimpia era stata portata via dal Savonarola. La cercò ma nel salone non vi era traccia. Percorse il bosco ma senza risultato fin quanto qualche ragazza schiamazzando non citò un laghetto e allora decise di provare là. Il lago era calmo e sotto la luce lunare quasi argenteo. Olimpia ne era conquistata. Erano sulla riva, seduti sull’erba. Le stelle sopra la loro testa quasi sembrava che danzassero una luce tutta loro. Il vino e la scena appena vista avevano agitato l’animo di lei e in qualche maniera questo dispiaceva al Savonarola. Era una delle cose non sapeva spiegarsi. Questo soffrire anche per lei nonostante il piano che aveva in mente. Ma quella sera non vi erano piani nella testa di lui e lanciando sasseti sulle acque le disse: «Non devi più bere Holly. Fallo per me»
«Io non faccio bel niente per te» fu la riposta di lei.
«Mio Dio Holly allora mi odi davvero così tanto?» disse lui dispiaciuto dal tono di lei.
«Non ti odio Max. Non credo che riuscirò mai a farlo. Nonostante tu ce la metta tutta per riuscirvi» lo sguardo di lei era sul lago e quello di lui su di lei.
«Sei l’unica persona sai che non mi odia. Perfino io certe volte conto i minuti che mi separano dalla morte stessa. Ma poi mi vieni in mente tu. E riesco a respirare e perfino qualche volta a dormire. Tu sei la mia ragione di vita e di morte. Se tu me lo chiedessi io tornerei a esser Max e non il mostro di cui mi dipingono, compreso te» Olimpia taceva e non lo voleva guardare. Sapeva già dal tono che quello che parlava era Max e che se lo avesse guardato avrebbe finito per credergli.
«Guardami Holly» Il Savonarola le prese la mano ma lei non si mosse, tranne il fremere del piede di lei, che gli fece capire a lui che era turbata.
Allora mise la testa nel suo grembo e per un attimo Olimpia lo guardò e le loro mani si intrecciarono.
Il Savonarola allora disse: «Ti amo Holly» e le labbra di lei tremarono e quelle di lui alzandosi sui gomiti arrivarono alle sue. Sfiorandole con delicatezza fin quando quelle di lei non si protesero su quelle di lui. Chiusero entrambi gli occhi ma dalla viuzza un’ombra si mosse e pose fine al momento.
Era Alberto dallo sguardo folle di gelosia. Si avvicinò a loro tremante di rabbia e gridò: «Ecco perché mi hai lasciato!! Per quel mostro senz’anima»
«Non è un mostro senz’anima!!» replicò lei ma poi aggiunse: «E tu che ti baci in piena sala!! Che mi dici tu sull’onesta di cuore?»
«Mi ha baciato lei!!» Alberto era in difficoltà sotto le accuse di lei.
Poi ci fu un momento di in cui i loro sguardi s’incrociarono ed entrambi rimasero senza parole. Il Savonarola pensò bene di porre fine al litigio e a quel momento di calma e chiamò il suo autista per farsi portare a casa con Olimpia.
Nel mentre spuntava l’auto nera Alberto disperato gridò: «Non salire con lui Olimpia. Ti prego…»
Lei lo guardò ancora un po’ ma gli diede le spalle e salì in macchina con il Savonarola. Alberto crollò a terra con le lacrime. Questo non sfuggì a Olimpia ma mentre stava ancora guardando il Savonarola le prese la mano ma lei sciolse la presa.
Allora il Savonarola disse: «Mi hai difeso Holly. Stasera, come allora mi hai difeso. Appena mi hanno attaccato mi hai difeso. Volevo dirti solo grazie» Poi tacque in parte commosso e infastidito da sé stesso e in parte per studiare le reazioni di lei.
Anche Olimpia tacque. Era destabilizzata dal vino, da Max e da Alberto. Era in guerra con sé stessa e il proprio istinto. Perché aveva difeso subito Max? Perché lo aveva baciato? Perché era gelosa di Alberto in quella maniera così folle? Troppi sentimenti sul fuoco. Olimpia sentì il desiderio di scappare lontano da tutto e tutti. Solo l’idea del padre la faceva restare.
Il Savonarola dovette rinunciare ad ogni ulteriore approccio perché arrivati a casa, Olimpia si chiuse in camera e non ne uscì fin al mattino. Ed anche dopo fu distante e pensierosa. Invece il Savonarola era tutto sommato soddisfatto da come stavano andando le cose. Si chiese se era il caso di portare a termine il piano a quel punto, visto che Olimpia stava per cedere, quando seppe che invece Olimpia aveva lasciato casa sua ed era andata a stare da una sua amica. Al telefono gli comunicò che per ragioni sue non voleva più abitare con lui e né vederlo.
Al telefono le disse allora lui: «E forse una colpa amarti Holly?» lo disse con la voce che tremava.
Allora lei in modo freddo rispose: «Sì, se sei il Savonarola» e riattaccò. Cosa le aveva fatta cambiare così? Nel suo studio vide l’amara realtà. Qualcuno aveva piazzato una microtelecamera o un qualcosa che lo avevano ripreso più volte alzarsi dalla carrozzina quando lei non c’era. E sempre quel qualcuno aveva fatto avere il video a Olimpia. Sembrava che avessero bypassato la videosorveglianza e l’avessero usata contro di lui. La sua stessa videosorveglianza per riprendere lui. Solo una persona poteva osare tanto: Lucarelli!! Con quella trovata aveva sottoscritto la sua sentenza di morte ma non prima di averlo fatto molto soffrire. Molto lentamente. Ma prima di Lucarelli, veniva Olimpia. Non sarebbe scesa la notte se la testa di lei non era sul suo piatto pronta per essere divorata. Mentre meditava sul piano di vendetta, dalla prigione gli fecero sapere che il portinaio era stato scarcerato sotto cauzione e non sapevano dove fosse finito.
Ma il Savonarola non si lasciò andare troppo all’ira. Assoldò due detective per scoprire dove fosse stato portato. Rimaneva da capire chi lo avesse aiutato. Olimpia con i soldi di suo padre? Lucarelli??
L’istinto gli diceva che il portinaio infondo era marginale, la cosa importante in quel momento era portare Olimpia ad iscriversi sul suo social. Chiamò due della narcotici e casualmente in casa dell’amica fu trovata della droga. Furono arrestate entrambe e tenute in gabbia ma poi Olimpia fu rilasciata ma l’amica no. Rischiava grosso perché le accuse si moltiplicarono e spuntarono dal nulla dei morti alla droga collegati. Ma come prevedibile Olimpia non tentò minimamente di contattare il padre ovunque fosse. Questo per tenerlo lontano da lui. Ovviamente. Pateticamente.
Il Savonarola non pensava ad altro che al piano che aveva ideato e al momento esatto in cui si sarebbe resa conto che qualcuno l’aveva iscritta su IO.me sotto la categoria: pronta a tutto.
Era una categoria recentemente creata e inserita all’interno dell’app, e ovviamente nessuno sano di mente vi era entrato perché un conto era sposarsi e al massimo divorziarsi nei peggiori casi, un conto era mettersi in vendita come una schiava. Tra l’altro con vincoli precisi e ben stabiliti messi in evidenza. Dopo che fu iscritta, bastò farle terra bruciata attorno e così il Savonarola fece. Tempo una settimana Olimpia si ritrovò da sola, e legalmente in vendita su di un social.
La notizia che una ragazza si era messa in vendita sui social fu data alla stampa e arrivò al tg tempo un niente. Così che Olimpia seppe dalla televisione di un bar che era proprio lei la ragazza schiava sui social.​ Era stata una settimana terribile, piena di problemi e situazioni complicate. La sua amica in galera, il suo conto misteriosamente congelato. Senza telefono perché le era stato rubato assieme ai documenti e in pratica a tutto ciò che possedeva. Lontana dai suoi affetti aveva visto la sua immagine in tv in cui si diceva che era disposta a tutto!! La collera verso il Savonarola l’aveva spinta fin sotto casa sua ma la residenza Savana era al momento disabitata. Ma non si era data per vinta ed era andata nel suo ufficio dove la vigilanza l’aveva cortesemente fatta uscire dal palazzo in cui non era presenza gradita. Era andata alla polizia a denunciare l’accaduto ma sembrano tutti sotto paga del Savonarola. Olimpia si rifiutava di piangere ma delusione dopo delusione qualcosa s’incrinava in lei e il suo animo indomito tremava. Ma il colpo di grazia doveva ancora arrivare. Anche questo arrivò dal tg il mattino seguente. A quanto si dissero, la ragazza si era dovuta iscrivere per salvare il padre da una malattia rara, che necessitava di un antidoto che solo una casa farmaceutica aveva. Casa farmaceutica che tanto per gradire era dei Savana. L’immagine del padre in un letto di ospedale la lasciò scioccata per diversi minuti. Quando andò all’ospedale effettivamente lo trovò lì. Pallido e con una flebo e senza conoscenza. Due guardie vegliavano sulla porta della stanza. I dottori non vollero esprimersi troppo. Dissero che molto probabilmente aveva preso il virus in galera. Olimpia invece immaginava che il virus era opera del Savonarola.
Quindi non aveva altro che giocare per salvare il padre e per farla pagare al Savonarola?? Olimpia suppose di sì ma lo avrebbe fatto a modo suo!
Così Olimpia si fece coraggio ed entrò su quel social. Si era collegata da un internet point. Le sembrò il mercato del pesce e della frutta con tutta quella gente in mostra ma vi vide anche un utilità in tutto ciò. Giudicare gli altri non le era mai interessato. Entrò nella sua pagina, dove per ironia non aveva l’accesso. Nel suo account capeggiava una sua foto da ragazzina. Giusto per rimanere nel tema era triste. Quella foto l’avevano vista in 12900 visitatori. L’ira le salì di nuovo lungo la spina dorsale. Proposte per lei ve ne erano 22. Non poteva mancare, accanto al suo nome, oltre i visitatori e gli smile di approvazioni e quelli negative, il simbolo della corona per indicare che al momento era la favorite dai creatori dell’app. Aveva appena tre smile di approvazione, ventisette di tristezza e quattro negativi. Per entrare dovevi registrarti, e per ovvi motivi dovevi dare una serie di dati personali, carta d’identità o patente. Sembrava tutto della massima serietà. Quasi commovente se non sapesse, che quasi certamente il Briga rivendeva sotto banco tutte quella serie di informazioni che i suoi algoritmi raccoglievano. Dietro innocui test o giochini si nascondevano una serie di software in grado di carpire quasi la totalità della personalità che vi accedeva. C’erano intere società che vivevano di questo. Questo glielo aveva detto Alberto una volta, quando le aveva parlato del social di cui il Savonarola voleva farlo diventare socio minoritario.
Olimpia entrò con i dati della madre. Un fattore positivo era che poteva guardare le proposte degli altri e valutarle e anche commentarle. Uno le offriva il suo elefante in India se accettava, lui la sposava ma come obbligo doveva sfornare almeno tre figli nel giro di cinque anni. Un altro la voleva per un suo, non meglio identificato filmetto a basso costo. C’era persino una madre superiora che la voleva con sé e per il suo convento dalla dicitura strana: convento di Sant’anna degli ultimi giorni. Il profilo della donna non sembrava appartenere ad una donna religiosa. E avanti così fra gente normale e disturbata, per tutti i ventisette offerenti all’asta. Stava per inserire se stessa, quando apparve un’altra offerta da un utente anonimo al pubblico che le offrì la libertà se avesse vinto. Olimpia non sapeva chi fosse e cosa nascondeva dietro la sua proposta. La probabilità che fosse il Savonarola erano alte. Inserì la sua che con suo orrore rimase ignorata. I cuori erano alti per l’indiano con l’elefante e la sua storia strappalacrime e per un padre che aveva diciassette figli e cercava la madreserva per aiutarlo in casa. L’uomo doveva anche avere delle perversioni sui capelli perché li nominava in continuazione. Quindi era il pubblico che eleggeva la proposta migliore?? Era il sedicente popolino che acclamava la proposta che le avrebbe con ogni probabilità rovinato la vita?? Non c’era un qualche tipo di bug capace di modificare i consensi verso la sua proposta?? Pura follia. Già chi si iscriveva era già disperato di suo perché allora alimentare tale disgrazia con un qualcosa di peggiore? La Speranza. Questa era la risposta che le venne in mente. Ma in lei in quel momento non vi erano speranze alcune. Fece il refresh della pagina e vide che l’anonimo aveva aumentato i consensi ma non erano poi molti in confronto a ventinovesimo che le offriva amore. Quello era il Savonarola di sicuro perché accanto ai consensi apparve la corona dei creatori dell’app. E sicuramente per un effetto standby dove vi erano molti consensi la maggioranza pareva buono mettere i propri. In questo modo, dopo l’incipit forzoso, non c’era bisogno di inserire nessun tipo di malware. Ci pensava già il popolo ad essere il malware stesso.​
Amore. Come pensava Massimo che vincerla forzatamente su di un social potesse portare amore? No, in tutto questo Massimo non c’entrava se non per disperazione. Il Savonarola che era in lui stava spopolando. Ormai aveva superato il confine del non ritorno. Il Massimo in cui aveva riposto i sogni di una vita non esisteva più. Rifece il reflesh e vide che l’anonimo stava recuperando terreno minuto dopo minuto con il minimo degli sforzi. Era senza dubbio, a quel punto, una battaglia a colpi di software. Che l’anonimo fosse Alberto? Questo pensiero la fece quasi sorridere, quando all’ennesimo refresh vide che l’anonimo era stato bannato dal sito con la dicitura fake o persona dannosa. Ma possibile che in tutto questo lei non sapesse salvarsi da sola?? Olimpia si sentì una perdente, come molte volte si era sentita nella sua vita. Solo che a quel punto arrivava chissà come un Massimo o un Alberto a salvarla. Forse era questo il punto pensò Olimpia prima che una mano dietro di lei le facesse capire che il suo turno era finito già da un bel po’. Uscì dall’internet point più depressa che mai. A malincuore prima passò dall’ospedale e poi se ne tornò alla casa paterna, nella maledetta residenza Savana. Il padre era come lo aveva lasciato. Non sapeva neppure che razza di virus gli avevano iniettato. Solo il Savonarola lo sapeva ma non solo non glielo avrebbe detto ma anche nel caso di vittoria, non era neppure sicura che lo avrebbe curato davvero. Forse la preferiva sola al mondo. Quasi sicuramente la preferiva sola e disperata, dipendente da lui. Come lui. Questo pensiero la folgorò. All’improvviso seppe dove trovare il Savonarola: nella casa sull’albero.
La sera stava scendendo quando salì i pioli della casetta di legno. Appena comparve nell’uscio una voce le diede il benvenuto dicendo: «Ci hai messo un bel po’ per trovarmi. Stai invecchiando Holly»
«Forse perché avrei saputo dove trovare Max, ma stavo cercando il tuo l’alterego e quindi…»
«Stavi cercando l’alterego ma hai trovato Max…»
«Non l’ho trovato e tu lo sai. Sganciami da quello schifo di social e cura mio padre!! Non è così che si tengono le persone. Non ti ho saputo insegnare niente quando stavamo insieme?» a quella risposta non rispose e non la guardò negli occhi, rimase seduto come se nessuno avesse parlato. Allora Olimpia gli si parò davanti e gli disse: «Questo è un gioco ad eliminazione. Sta attento che se muore mio padre tu lo seguirai velocemente. E non credere che comprarmi su di un social sia il male maggiore che tu mi possa fare. Il maggiore tu me lo hai fatto divenendo il Savonarola» a quel punto il Savonarola gli diede uno schiaffo e gli gridò di non chiamarlo con quel nome. Le mise le mani nella faccia ma lei non abbassò lo sguardo e continuò dicendo: «Sei quello che fai Max, non quello che pensi di essere. Per questo alla fine ho scelto Alberto e tu lo sai… e lo sceglierò sempre perché lui potrà anche sbagliare, magari in qualche occasione mi farà star male, ma mai come te. Consapevolmente come te» lui a quelle parole la spinse per terra e aveva gli occhi iniettati di sangue. Olimpia sapeva che non era più lui, era come se fosse dentro i suoi incubi. Doveva calmarlo ma non sapeva come fare. Ogni azione sarebbe stata registrata in maniera del tutto inaspettata. Mentre lui le portava le mani sul collo, Olimpia pensò disperata a qualcosa che dentro di lui, gli ricordasse chi era. Allora iniziò a canticchiare una canzoncina che da piccolo cantavano. Aveva la voce sgraziata e roca ma qualcosa in quelle parole fece breccia mentre l'ossigeno in lei iniziava a mancare, e lui mollò la presa e si rese conto di quello che stava facendo. Allora urlò e scappò via dalla casa sull’albero.​
Olimpia non seppe se respirare di sollievo o farsi prendere dall'ansia per lui. Una parte di lei lo avrebbe voluto inseguire ma l'altra sapeva che era del tutto inutile al momento.
L'unica cosa positiva era che aveva lasciato il pc aperto. Adesso avrebbe potuto entrare nel suo account. La chiusura dell’account era stata rifiutata dalla macchina del social. Non era prevista nessuna elemina offerta. Vide che Alberto in versione anonima era stato bannato diverse volte ma era riuscito ad entrare comunque e stava scalando i consensi. Olimpia a quel punto poteva solo stare a guardare chi dei due alla fine la spuntava. Era solo una questione di tempo. Il Savonarola comunque era stato rallentato forse dal diverbio con lei ma ora stava ritornando a crescere là dove si era nascosto oppure era proprio il software che lavorava per lui. Con determinazione frugò nel portatile di lui. Con angoscia disinstallò parecchi programmi sperando di beccare quello che faceva aumentare I consensi. Magari non era neanche in quel pc quel programma malefico. Cercò su Google i nomi per capire a cosa servissero in modo veloce. Un occhio era sempre su numero di consensi che non smetteva di crescere e uno sui programmi da eliminare. Fin quando all’apice della disperazione nel cancellare un programma non spense e riavviò il pc. In quel preciso momento l’asta finì. Lo capì dal rumore di un timer del cellulare collegato al pc. Il cellulare​ del Savonarola!! Forse bastava usare quello!! Ma non lo aveva notato fin quando non aveva suonato. Con tremore si collegò al sito del social e rimase stupefatta quando scoprì che ad averla vinta all’asta era stato quello con elefante!
Si mise a ridere per non piangere. Sul suo account si sbloccò l’aerea dei messaggi. Perché in tutto il periodo dell’asta la persona che si dava all’asta non poteva comunicare con gli altri utenti.
L’utente dell’elefante si fece immediatamente vivo e Olimpia gli scrisse e prese appuntamento con lui. Avrebbe fatto finta di partire con lui e poi sarebbe sparita.
Olimpia gli diede appuntamento in piazza ad un orario in cui era affollata. Scese dalla casa dell’albero sopraffatta da tutto quanto. Non aveva trovato cura per il padre. Era stata venduta legalmente via social ad un sedicente indiano con un elefante e non aveva idea di che fine avessero fatto Alberto e Massimo che per inciso stava per strangolarla solo qualche ora fa.
Ogni cosa si sarebbe risolta si disse. Ma prima di ogni questione, andava risolta quella del Savonarola, una volta e per sempre. Gli avrebbe detto che sarebbe partita per l’India e poi sarebbe sparita per sempre. Avrebbe chiesto anche ad Alberto se volesse seguirla. Ma con lui o senza di lui se ne sarebbe andata via con il padre.
Ad ogni modo sarebbe andata via.
Dove si poteva trovare un Savonarola dopo la casa dell’albero? Nel suo ufficio. L’ultima volta si era fatta cacciare perché era troppo arrabbiata per ragionare correttamente. Questa sarebbe andata meglio. Infatti quando arrivò nello stabile, prese la via degli addetti delle pulizie e poi seguì le scale fin sopra gli uffici manageriali. Quello del Savonarola era l’ultimo e dava nell’angolo destro del piano. Quello sinistro era del padre. Quel giorno gli uffici erano stranamente vuoti. L’unica luce proveniva dall’ufficio del Savonarola.
Olimpia entrò nell’ufficio con cautela ma nemmeno quando chiuse la porta lui si girò a guardare chi fosse entrato. Forse lo sapeva già, s’immaginò Olimpia. Era nella terrazza che guardava la città illuminata dalle luci della notte, lo trovò lì, immenso nei suoi pensieri. Con imbarazzo Olimpia dovette interrompere quel silenzio. Gli disse: «Max, sono venuta a salutarti. Partirò con l’indiano con l’elefante e poi si vedrà… io non so da dove cominciare Max ma so che avrei tanto da dirti…»
«Zitta Holly!!» disse lui secco. Poi riprese dolcemente, sempre senza guardarla: «Io… non ho mai saputo come pormi a te. Non ho mai saputo come amarti, perché non ti volevo amare, non volevo amare né te, né me, né nessun’altro. Ma eri la luce che mi diceva che qualcosa di buono nella vita c’era. Io non volevo che ti guastassi come ero guasto io. Ti volevo così… pura. Poi Alberto ti ha portato via da me. Ti ha salvato da me e io anche in quel momento non ho saputo tenerti come meritavi di essere tenuta. Tutta questa scena del social era un disperato bisogno di tenerti con me. Ma io non posso tenerti Holly. Ora l’ho capito. Io devo lasciarti andare ...andare per sempre. Un ultima cosa prima di dirti addio… Tu Holly mi ami come sempre?» detto questo salì sul muretto della balconata e finalmente la guardò con gli occhi lucidi e rossi. Stava attendendo una risposta. Olimpia sgranò gli occhi e cercò di avvicinarsi ma lui la fermò facendo un segno con la mano.
«Rispondi Holly!! Puoi dirmi no se è questo che senti»
«Credo di sì» disse lei spaventata dall’evolversi di quella situazione.
«Credi o ne sei certa?»
«L’essere qui non è già una risposta?» Olimpia abbassò gli occhi e il Savonarola sorrise e poi disse: «Sii felice con Lucarelli!! Nel cassetto della scrivania c’è la mia confessione per l’omicidio di mia madre e la cura per tuo padre. Scusami tanto Holly per tutto quanto…» e poi cadde giù con la delicatezza di un angelo, seguito dal grido disperato di Olimpia.
Olimpia ridiscese in volata l’intero grattacielo ma quando arrivò il corpo era già attorniato da gente che chiamava l’ambulanza. Olimpia si gettò sul corpo piangendo e i barellieri fecero non poca fatica a staccarla dal corpo morto dell’amico.

Seduta nella camera dell’obitorio, solo il ticchettio dell’orologio dava vita alla stanza. Nel silenzio dei passi e poi un uomo le si sedette accanto. Le prese la mano ma non parlarono. Il loro discorsi erano fra cuore e cuore. Di anima in anima. Olimpia strinse la mano di Alberto.

In piazza Olimpia attendeva l’arrivo dell’indiano. Gli avrebbe detto che non partiva e che non lo avrebbe sposato. Gli avrebbe detto che il padre aveva bisogno di lei e che stava guarendo. Gli avrebbe detto che era innamorata di un ragazzo di nome Alberto. Gli avrebbe detto un sacco di cose… se non che… appena se lo ritrovò di fronte smise di pensare e iniziò a sorridere.
«Pensavi davvero che ti lasciassi sposare da un indiano con un elefante via social?»
«Ero venuta appunto per dirti che non ti avrei sposato, lasciando a malincuore il tuo amato elefante, ma avevo qui qualcuno a con cui tenevo di stare…»
«Tuo padre? Come sta?»
«Meglio. Ma non era lui… cioè anche lui… ma una promessa è una promessa…»
«Quindi mi sposi anche se non andremo in India e non faremo tre figli in cinque anni?»
«Certissimamente ti dico»
«Certissimamente?»
«Certissimamente»
Poi Olimpia abbracciò Alberto e lui la strinse forte a sé e in quel preciso momento capì che anche lei aveva trovato la sua luce che le avrebbe sempre fatto capire che al mondo qualcosa di buono sempre ci sarebbe stato nonostante tutto.






Commenti

  1. Io facevo il tifo per Savonarola.
    Racconto bello ma dispersivo.
    Ciao Anna.

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    1. 😅. Io amavo entrambi come Olimpia.

      Dove si disperde troppo? Magari lo posso migliorare ^^

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    2. Anna, non è facile accorciare. Dovrebbe ridursi alla metà.
      Non è che un sta leggendo un romanzo, nel blog l'utente si annoia.
      Bacio.

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  2. Devi accorcia' se no la gente se perde... ;)

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    1. Vedrò di accorciare, solo un pochino però in favore dei più pigri...

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