Malo (Massimiliano Agarico) #artista #scrittore #disegnatore

Vi presento un mio amico, scrittore emergente, di indubbia bravura.
A mio avviso, un mix di Bukowski e oscar wilde.

Bhe, questo giudicatelo voi...

Bio:

Mi chiamo Massimiliano Agarico, nato a Vigevano il 03/10/1969, e vivo a Vigevano (PV), in via Rossini 14.
Ho avuto l'immensa fortuna di entrare nella vita di Cinzia e Sara, pur se per troppo poco tempo. E pure di Tashi, un dolce sacchetto di peli di trenta chili. Disoccupato dal 2012 al 2015, ho sbarcato il lunario con lavori ssltuari: commesso, custode, assistente veterinario in diversi allevamenti, imbianchino.
Grafico pubblicitario e illustratore per passione, che continua imperterrito a usare solo matita e Bic. Amante dei film di Nolan, Del Toro, Tarantino, Kubrick, Burton, Lynch e Greenaway, di letture come la Divina Commedia e la Tempesta di Shakespeare, eppure piacevolmente attratto da Seta, di Baricco.
Il lavoro mi ha portato nel tempo a girare e conoscere l'Europa a grandi linee. Soprattutto la Spagna, che amo e ho usato come sfondo per diverse storie, soprattutto Maison di Monde.
Mi diletto nello scrivere aforismi e pensieri (pochi per la verità) che poi inserisco nei manoscritti, nati in un primo momento come sceneggiature e rimasti poi per una quindicina d'anni in un cassetto.
Anche Maison du Monde era una sceneggiatura che un carissimo amico mi ha consigliato di riscrivere sotto forma di romanzo da inviare ad alcune Case Editrici della Lombardia.
Il Ciliegio ha risposto positivamente, regalandomi anche la possibilità di illustrarne la copertina.
Nel 2017 ho raggiunto la finale del torneo letterario della Mondadori IoScrittore con il secondo manoscritto: L'equilibrio della sabbia.
Già terminati ci sono anche noir e thriller psicologici come Un ultimo momento - La forma della sabbia (piccole poesie di plastica) - Il viaggio, il libro e la farfalla.
Ci sono poi alcuni racconti brevi dello stesso genere.

Avendo sempre amato il cinema, per costruire e muovere i singoli personaggi all'interno delle storie, ho cercato di fare come registi e attori: mi sono sono immedesimarsi fino a diventare il personaggio stesso, per scoprire o inventare man mano chi è, come si muove e come ragiona.
Le atmosfere sono costituite da desideri, amore, senso di fallimento, rabbia e paura che vivono insieme nelle anime dei personaggi, e che prendono forma dopo essere state partorite nei loro sogni e pensieri più intimi e nascosti.
In ogni storia, gli eventi iniziali sono quasi sempre scioccanti, avviando un effetto domino che si protrae sino alla fine, mentre gli ambienti provano a restituire leggermente il sapore dell’epoca in cui sono incastonate le storie.
Nel caso di Maison du Monde per esempio, tutto è legato a sogni sempre più reali e all'immaginaria locanda presso la quale tutti dovranno rendere conto.
Sinossi de IL VIAGGIO, IL LIBRO E LA FARFALLA (Il lato oscuro)
 Cosa accadrebbe collegando le polverose strade di Tlaquepaque a quelle umide di Parona lomellina e i folli personaggi di questi luoghi antipodali incrociassero gli sguardi centrifugandoli in un anfratto inesplorato dei loro cervelli?
   In un mondo normale non dovrebbe esistere nulla per cui valga la pena morire o uccidere, tantomeno un libro. Quello inseguito disperatamente dai nostri personaggi però, è totalmente diverso da qualsiasi altro tomo. Qualcosa che ai più resterà incomprensibile, almeno fino alla fine.
   Spalla a spalla insieme ai protagonisti si viaggerà lungo un confine talmente pazzesco - tra spazio e anima, sogni di libertà e prigionie - che il più delle volte la follia verrà oltrepassata.
   La lettura ci trasporterà dalle fitte nebbie lomelline fin sotto il cocente sole del deserto messicano, entrando e uscendo continuamente da realtà e anima, per scoprire che anche questi labili confini saranno una sorta di unione tra paradiso e inferno senza poter capire da quale parte si trovino l'uno e l'altro.
   L'aspetto essenziale è che, come in ogni storia che si rispetti, ci sarà comunque il momento cruciale della morale e della resa dei conti. Un momento particolare e intenso che non sarà necessariamente la fine. Un momento ben definito durante il quale gli sguardi di tutti si incroceranno non si sa dove: forse appena al di là di una sottile e immaginaria linea di confine. Oppure poco al di qua.
   Potrà essere che lungo il tortuoso percorso, per brevi istanti, azioni e parole dei personaggi sgorgheranno dal cuore per abbracciarci e sorriderci, ma il più delle volte, purtroppo, questo accadrà soltanto per prenderci continuamente a calci nel culo e pugni nello stomaco, fino alla fine.
   Quindi armatevi di attenzione e pazienza, ma pure di coraggio e di un non trascurabile pelo sullo stomaco, coscienti del fatto che dopo essere stati sbeffeggiati, non vi sarà permesso comprendere nulla. Almeno fino alla fine.

Pezzo liberamente tratto dal romanzo

L'EQUILIBRIO DELLA SABBIA, di Massimiliano Agarico.

«Il nostro piccolo angolo di prato appena tagliato sapeva ancora di fresco, sotto quei piedini scalzi che correvano felici, e le piccole infinite gocce di rugiada appese agli steli d'erba esplodevano a ogni passo senza rumore né dolore, riflettendo la luce del sole dentro i suoi grandi occhi scuri. Occhietti furbi, che non perdevano di vista nemmeno per un istante quella massa informe fatta di cartaccia, Vinavil e nastro adesivo che rotolava veloce davanti a lui.
E poi quel sorriso. Dio quel sorriso. Giuro che toglieva il fiato a guardarlo bene.
Il nostro piccolo Milo aveva cinque anni ancora da compiere mentre inseguiva a mille all'ora quell'improbabile palla sudicia, ed era felice.
Ogni giorno lo era, anche prima di svegliarsi, con gli occhi ancora chiusi, sognando quel mito di Pelé, tutto contorto in una di quelle sue impossibili posizioni che avrebbero ucciso qualsiasi adulto e con quell'orrenda, inseparabile palla che odorava di erba e di terra ammuffita, sempre ai piedi del suo lettino di legno. Sempre. Fino a quando arrivò il giorno in cui il suo cuore troppo grande si fermò senza alcun motivo, e i suoi occhietti vispi non si aprirono più.
Nemmeno quando in preda alla disperazione Iolanda lo prese in braccio e piangendo cominciò a scuoterlo al limite della violenza.
E per la miseriaccia, come darle torto? Io avrei fatto lo stesso probabilmente, non so. So solo che involontariamente gli ruppe quel piccolissimo ossicino cervicale lasciandoci tutti senza risposte, lasciandoci senza sapere se col defibrillatore dell'ambulanza avrebbero potuto salvarlo. Un dubbio troppo grande e importante da poter accettare.
Sì, avrei sicuramente fatto lo stesso, ma avrei voluto farlo io.
Avrei desiderato provarlo soltanto io tutto quel senso di colpa e quel vuoto dentro, perché mi odio ogni stramaledetto giorno per non riuscire a perdonarla.
Da quel momento discutiamo ogni giorno per cose futili sapendo che dentro ognuna di esse si nasconde il nostro piccolo Milo. Ma va bene così, perché il giorno in cui non ci sarà più nulla per cui litigare, ognuno se ne andrà per la sua strada. E io non voglio. Io la amo.
La amo e la odio.
A casa abbiamo lasciato la sua cameretta intatta, con quell'improbabile palla sporca accanto al letto disfatto e le lenzuola stropicciate che profumano ancora di lui. Ogni tanto poi, in orari impossibili e di nascosto uno dall'altra, entriamo a sederci per ricordare, e piangere anche, di uno straziante dolore che col passare del tempo si è mescolato sempre più a una sottile, stranissima, incomprensibile felicità. Forse perché la gioia di averlo avuto anche solo per poco tempo è cosi infinitamente più grande del dolore per la sua perdita che vale la pena di soffrire fin quasi a non respirare più, fin quasi a toccare lo strapiombo che separa la vita dalla morte.
È però anche vero che a volte sarebbe meglio non ricordare proprio nulla, specialmente quando poi diventerebbe quasi impossibile sopravvivere al dolore di quel ricordo».
           
Articolo sul debutto: 








MAISON DU MONDE
(Mamihlapinatapai)

INTRODUZIONE
La “Maison du Monde” è un punto d’incontro,
un’accogliente locanda senza luogo e senza tempo, un
crocevia immaginario attraverso il quale prima o poi ognuno
è obbligato a passare. Ai suoi tavoli e nelle sue stanze si
tirano somme del passato, si confessano segreti, errori e
paure, si evade dalla realtà.
Volendo ci si può fermare anche solo per riposare un po’, per
riflettere o semplicemente chiacchierare con gli altri ospiti
davanti a un bicchiere di buon vino.
Non esistono problemi di tempo alla Maison du Monde, ci si
può fermare solo un momento oppure chiedere una stanza e
viverci eternamente, né tantomeno sarà un problema trovare
la locanda, perché è in ogni città, in ogni quartiere, in ogni
angolo; e se proprio malauguratamente non ci riuscissimo,
prima o poi sarà lei a trovare noi.
Qui la realtà e il sogno si incontrano con il bene e il male e
mescolandosi, inevitabilmente, iniziano prima a confondersi
e poi a fondersi tra loro, fino a rendersi indistinguibili e
indissolubilmente legati. Oppure chissà, restano soltanto
vicini tra loro, così vicini da sfiorarsi senza però mai toccarsi,
divisi da un invisibile confine, sottile e delicato quanto un
filo di trasparente seta. Ma questo si potrà scoprire leggendo
senza fretta.
Entrate quindi anche voi, prego, alla “Maison du Monde”.
Non ve ne pentirete o, perlomeno, non ve ne dimenticherete.

Incipit


PRIMO PERCORSO
LA GRAMIGNA DI SANTIAGO

(Mamihlapinatapai)
Mamihlapinatapai è una parola o una frase che non esiste.
Più precisamente esiste ma non ha senso pronunciarla
perché è più un pensiero, un’emozione che si trasmette
semplicemente attraverso uno sguardo.
Mamihlapinatapai, in un antico e quasi dimenticato dialetto
cileno, significa: “Guardarsi negli occhi sperando che l’altra
persona si offra di fare ciò che entrambi desideriamo
ardentemente ma che nessuno dei due ha il coraggio di
fare”.
Chi non ha avuto un pensiero simile anche solo per un
istante, anche una sola volta nella vita?
Forse un pensiero nato durante uno di quei momenti in cui
desideravamo ardentemente offrire o ricevere un sentimento
dolce, un’emozione forte, un bacio o un semplice abbraccio,
senza mai avere però il coraggio di esporci e di fare il primo
essenziale passo.
Questo sentimento universale è insito nel cuore di ogni
essere umano e si manifesta nei rapporti tra genitori e figli,
tra coniugi, amici, fidanzati e persino sconosciuti; è
un’emozione che di solito finisce accuratamente ritirata in un
cassetto della memoria segreto e intimo, perché la maggior
parte delle volte termina in un soffio, un sussurro di
rimpianti che è meglio non ricordare più.
Amanda questa emozione la viveva ogni giorno e la
trasmetteva a tutti gli sguardi che incrociava lungo la via, come una supplica inespressa. Era una ragazza che sorrideva
a tutti, anche solo con gli occhi, nel quartiere povero di
Barcellona che l’aveva vista nascere e crescere, e che
possedeva l’innata bellezza della semplicità.
L’orfanotrofio di Sant Andreu probabilmente sarebbe
rimasto la sua casa per sempre, il suo castello fortificato,
almeno fino a quando non avrebbe trovato un principe
azzurro disposto a liberarla, perché con i suoi quasi quindici
anni era ormai troppo “vecchia” per un’eventuale adozione.
Sorrideva a tutti Amanda, ma quando la sera si ritrovava
sola nella sua stanza a fare la somma tra il suo breve passato
e il suo incerto futuro, piangeva. Piangeva la sua disperata
tristezza in maniera quasi gentile, con un silenzioso e
discreto coraggio.
La nostra giovane cenerentola sognatrice era in attesa della
vita e della morte insieme, senza sapere quale dei due angeli
sarebbe passato per primo a prenderla, e questo la
angosciava profondamente, le toglieva il respiro ormai da
mesi. E poi quel terribile ricordo.

...Continua...

Maison du monde











Commenti

  1. Non capisco come ti possa piacere Baricco e non nominare l'Odissea.
    Buona domenica.

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    1. Non mi piace Baricco, ma ho sempre una seconda possibilità da dargli conservata.
      E dell'ossidea Non so cosa dovrei dirti, a parte che l'ho letta ed è in me.
      Credo comunque che un Malo farà strada quanto e più di entrambi.
      Per quel che conta, a mio avviso, è nel genio, non in quando è stato scritto la preziosità di un opera. È in quel che ti lascia dentro.

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