Il mistero del giallo di Van Gogh

Tu sei il mio colore giallo.


Il giallo di Vincent Van Gogh: un destino sbiadito.
La popolarità del pittore non conosce declino, ma il colore dei suoi quadri mostra i preoccupanti segni di una reazione chimica che potrebbe portare la tinta dei ‘Girasoli' a spegnersi lentamente. Al lavoro per evitarlo, un gruppo di ricercatori europei.

Un destino sbiadito minaccia i più celebri capolavori di Vincent van Gogh: un particolare fenomeno di degradazione rischia di spegnere il colore giallo cromo utilizzato dall'artista in alcune delle sue più riuscite e apprezzate opere. Per evitarlo, è al lavoro da qualche tempo un gruppo di ricercatori europei appartenenti all'Istituto di scienze e tecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Istm-Cnr), al Dipartimento di Chimica dell'Università di Perugia, ai Dipartimenti di Chimica e Fisica dell'Università di Anversa, all'Università di Tecnologia di Delf (TUDelft) e all'Esrf (European Synchrotron Radiation Facility) di Grenoble, in collaborazione cvon il Van Gogh Museum di Amsterdam. Gli importanti risultati raggiunti ad oggi dal team di ricerca internazionale sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Analytical Chemistry.

"La problematica è nota da tempo. Le varie sfumature del giallo, tipiche della vibrante pittura di Vincent van Gogh e di molti altri impressionisti come Seraut,

Pissarro, Manet e Reinoir, sono a rischio", spiega Costanza Miliani, ricercatrice dell' Istm-Cnr e coautrice dello studio. "I gialli a base di cromato di piombo (giallo cromo), a dispetto della bellezza e intensità delle tinte, sono caratterizzati da una scarsa stabilità chimica e fotochimica che si manifesta nel tempo con un marcato imbrunimento".

I pittori del diciannovesimo secolo furono immediatamente attratti dalle possibilità espressive dei pigmenti di nuova formulazione, che vennero introdotti sul mercato grazie all'evoluzione della chimica di sintesi. In particolare, l'utilizzo da parte di Van Gogh delle nuove, luminose, sgargianti tinte rappresenta una tappa importante nella storia dell'arte. L'artista scelse deliberatamente colori in grado di trasmettere emozioni, piuttosto che impiegarli in modo realistico. Una novità assoluta per l'epoca, che peraltro non sarebbe mai stata possibile senza le grandi innovazioni nella produzione di pigmenti compiute nel XIX secolo. Fu appunto grazie alla vivacità di nuovi pigmenti industriali quali il giallo cromo che Van Gogh - lasciata la nativa Olanda per la Francia, dove strinse amicizia con artisti che condividevano la sue idee innovative - ebbe modo di raggiungere, ad esempio, l'intensità della sua celeberrima serie dei Girasoli.

Purtroppo alcuni di questi pigmenti 'moderni' hanno mostrato nel tempo una maggiore reattività rispetto agli agenti atmosferici come luce, temperatura e umidità, rispetto ai materiali naturali dell'arte tradizionale, che invece furono selezionati empiricamente nel corso dei secoli dagli antichi maestri.


In specifico, il problema del giallo cromo è limitato agli artisti del XIX secolo, dal momento che - data la sua tossicità - entro la prima metà del secolo successivo il pigmento venne definitivamente soppiantato in favore di nuove alternative. Tuttavia, per preservare l' opera di van Gogh e quella di molti suoi contemporanei così che anche le generazioni future possano goderne appieno è necessario risolvere con urgenza il 'mistero' dello sbiadimento.

Il team di ricerca internazionale è dunque riuscito a svelare i primi segreti della complessa reazione chimica responsabile di tale degradazione grazie al dispiegamento di un impressionante serie di strumenti di analisi, affrontando il problema con le stesse avanzatissime procedure utilizzate per analizzare la scena di un crimine. "Non mi risulta che nulla del genere sia mai stato fatto per un dipinto ad olio", commenta Joris Dik, dell'Università di Tecnologia di Delf.
Mediante l'impiego di un fascio di raggi X di dimensioni microscopiche è stato così possibile determinare che la reazione chimica si produce nello strato estremamente sottile dove la pittura incontra la vernice, innescata dalla penetrazione di pochi micrometri della luce del sole.


Per risolvere un rompicapo vecchio di quasi 200 anni, i ricercatori hanno affrontato congiuntamente la questione utilizzando un approccio in due fasi: in primo luogo, raccogliendo campioni provenienti da tre avanzi di tubi di pittura storica. I campioni sono stati invecchiati artificialmente per 500 ore utilizzando una lampada UV. Un solo campione, estratto da un tubo di vernice appartenente al pittore fiammingo Rik Wouters (1.882-1.913), ha mostrato rilevanti segni di imbrunimento: nel giro di tre settimane, la tinta originariamente giallo brillante era divenuta color cioccolato. Tale campione è stato preso quindi come miglior candidato per essere sottoposto a sofisticate analisi spettroscopiche.In una seconda fase, gli scienziati hanno applicato gli stessi metodi di indagine a campioni originali di pittura prelevati da due dipinti di van Gogh, Vista di Arles con iris e la Banca della Senna, entrambi in mostra al Van Gogh Museum di Amsterdam.


"I preziosi micro-campioni originali in sezione stratigrafica sono stati prelevati dai dipinti Banks of the Seine (1887) e View of Arles with Irises (1888), che mostrano in modo evidente l'alterazione del giallo di cromo", precisa Costanza Miliani. "Sono state utilizzate le tecniche µ-XANES (micro X-Ray Absorption Near Edge Spectroscopy), µ-XRF (micro X-Ray Fluorescence), EELS (Energy Electron Loss Spectroscopy), micro-FTIR e micro-Raman. L'analisi dei dati ottenuti ha permesso di dimostrare che l'annerimento è legato alla riduzione del Cromo VI a Cromo III. In particolare il Cromato di piombo (PbCrO4) degrada formando Ossido di cromo (Cr2O3.2H2O) come principale prodotto di degrado, accompagnato da altri composti del Cr(III) come solfati o acetati idrati. Inoltre, è stato dimostrato che queste specie di degrado di Cr(III) sono confinate in un sottile strato di spessore pari a 1-2 microns e che la loro formazione è catalizzata dalla presenza nello strato pittorico di ioni solfato".






Le indagini spettrometriche hanno anche mostrato che la riduzione a Cr(III) è particolarmente evidente in presenza di composti chimici contenenti bario e zolfo. Sulla base di questa osservazione, gli scienziati ipotizzano che la tecnica di Van Gogh di miscelazione dei pigmenti bianco e giallo potrebbe essere la causa del degrado del suo colore giallo.


"Il fascio di raggi X utilizzato per le analisi, 100 volte più sottile di un capello umano, è in grado di rivelare processi chimici su aree altrettanto minuscole. Questa possibilità apre prospettive del tutto nuove anche per storici dell'arte e conservatori", sotolinea Marina Cotte, ricercatrice dell'Esrf (European Synchrotron Radiation Facility) di Grenoble e del CNRS / Musée du Louvre.



I ricercatori puntano adesso a comprendere le possibilità di rallentare il processo. Infatti non tutti i dipinti di van Gogh hanno subito la stessa alterazione, ad esempio nella serie dei Girasoli la versione conservata presso la National Gallery di Londra mantiene le tonalità vibranti del giallo non alterato mentre la versione del van Gogh Museum di Amsterdam presenta un marcato viraggio al marrone. "I nostri prossimi esperimenti sono già in cantiere. Ovviamente, vogliamo capire quali condizioni favoriscono la riduzione di cromo, e se c'è qualche speranza di riportare i pigmenti allo stato originale nei dipinti in cui il degrado è già in atto.", riassume Koen Janssens dell'Università di Anversa.


"Questo tipo di ricerche è fondamentale per avanzare le nostre conoscenze sull'invecchiamento delle pitture e su come sia meglio conservarle per le generazioni future" commenta Ella Hendriks del van Gogh Museum di Amsterdam.


Nel frattempo i risultati suggeriscono, per una triste legge del contrappasso, di proteggere le pitture dagli UV, cioè proprio da quella luce solare per la cui celebrazione furono dipinte.




I suoi dipinti sono tra le opere più preziose del mondo, ma molti di questi stanno lentamente svanendo.

Gli scienziati hanno risolto uno tra i più grandi misteri di Vincent Van Gogh.

Le sue tele sono “vittime” della scelta errata di pigmenti usati nella sua pittura.

I ricercatori dell’Università di Anversa, Belgio, hanno capito il motivo per cui la vernice rossa, ottenuta con pigmenti di minio, in molti dei dipinti di Van Gogh si sta trasformando in bianco e si sta dissolvendo.

Sono stati trovati campioni contenenti il plumbonacrite, un minerale a base di piombo che reagisce con l’anidride carbonica dell’aria.

Sarebbe questa la causa della trasformazione dei colori, da rosso a bianco ma anche da giallo a marrone.


Al fine di trovare una spiegazione, gli scienziati sono ricorsi ai raggi-X.

Hanno preso un minuscolo campione di pittura dallo stagno del dipinto ad olio “Covone sotto un cielo nuvoloso” (1890) e hanno utilizzato i raggi per analizzare la composizione dei pigmenti.





Lo stagno era originariamente caratterizzato con colori rosso audaci che avevano lo scopo di dare l’impressione di foglie autunnali.


Tuttavia, nel tempo, le foglie sono diventate prima grigie e poi bianche, assumendo l’aspetto delle nuvole del cielo.


I ricercatori, il cui lavoro è pubblicato sulla rivista Angewandte Chemie, hanno usato una tecnica nota come diffrazione di raggi X di polveri.

Hanno scoperto che al centro del campione, la pittura era ancora rosso vivo, perchè il pigmento originale era stato protetto dall’aria mentre il colore è cambiato più vicino alla superficie.





Il minio è stato utilizzato da gran parte del mondo dell’arte come pigmento pittorico relativamente stabile, quindi l’idea che si stesse dissolvendo ha sorpreso molti.

In realtà, il pigmento rosso nel loro campione era ricoperto da uno strato di plumbonacrite e, intorno a questo, biacca (bianchi di piombo), idrocerussite e cerussite.

Secondo i ricercatori, la luce solare ha fatto in modo che il pigmento rosso originale venisse convertito in plumbonacrite, che a sua volta reagisce con l’anidride carbonica dell’aria per formare i cristalli bianchi.

Probabilmente, le impurità nel pigmento originale di minio, possono aver azionato la degradazione.





I risultati potrebbero aiutare i tentativi futuri per ripristinare i dipinti di Van Gogh ai loro colori originali, consentendo agli scienziati di capire quali pigmenti sono stati utilizzati.

I musei possono anche aiutare a rallentare la dissolvenza modificando l’ambiente in cui vengono conservati i dipinti di inestimabile valore.

Commenti

  1. Forse l'artista invece di bere il colore giallo da contenitore lo assumeva direttamente dai suoi dipinti.
    Per questo ora sono meno gialli.
    Ciao Anna.

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    1. bhe Empiricamente, i suoi quadri erano parte di lui... e quindi tecnicamente potresti aver ragione 🙄

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