psicopativi fissi

9 apr 2018

L'acrobata


Amore, fra il pubblico pagante degli astanti ripercorro la mia vita. Qui in questo filo blu cielo sospeso di me, cresce l’attesa che di me sarà. Il silenzio mi avvolge e la paura solidifica le mie gambe. Ma l’anima lo sa che solo saltando nel buio il mio sole ancora rivedrò. Dall’altra parte fra il fumo dei pensieri della gente e la nebbia dell’ansia intravedo l’altra me che ad attendere sta. Una me sorridente. Libera e felice.
Tu mi guardi perplesso, io intravedo il tuo sguardo fra la folla. Esso mi grida: “fermati, pazza incosciente. Dammi tempo e ti raggiungerò”. Ma non ti ascolto, non ascolto più i tuoi occhi parlare e le tue labbra tacere. Laggiù dove sei c’è troppo rumore per me. Troppa gente in posa che aspetta il mio salto. Hai troppa compagnia per sapere che cos’è l’abbandono e il vuoto. Io non sono che una poesia senza nome.
Non conosco i pensieri della gente, abbarbicata al mio essere da sempre me medesima. Da qui, al di fuori di tutto, sento il mio cuore che mi spinge a rischiare. Ed un passo farò nell’ignoto che c’è davanti a me. Per un attimo ricorderò te, il tuo viso e le tue espressioni. Sentirò ancora il rumore della tua anima che si muoveva in me. Sentirò anche però il momento che se ne uscì ed io rimasi attonita da quel dolore. Incapace di qualsiasi gesto. Rimasi zitta e fuori sincronia perfino in me. Ma se dovessi ora cadere, di me diranno, son sicura: Non era che una ragazza. In verità ero molto di più. Ero te e me insieme. Due anime, che si curavano. Avevo molte più vite in me che in nessun’altro essere vivente.
Da qui la realtà non conta più, non ha più peso. Nemmeno io sento l’assillo del mio peso. Otto grammi, ecco, questo è l’intero peso quassù. Qualunque promessa da qua sarà vera e assoluta. Qualunque per sempre sfiorito rinascerà a nuova vita. Da qua mi chiamerai “amore” tutte le volte che vorrai. Da qua ci saranno abbracci mai disperati ma sempre desiderati. Da qua ogni ferità non avrà più valore e da essa non uscirà null’altro che otto grammi di felicità per ciascuna ferita.
Amore, adesso perdonami questa bugia più grande di noi ed attendimi perché fino in platea ad atterrare io verrò. E in quel dunque afferrandoti le mani mi ricorderò che io quaggiù valore non ho. Se non in te.

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“Vorrei avere avuto più fiori che cicatrici nel cuore.
Ma alla fine si è ciò che la vita t'insegna ad essere.”

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