fuori dalla finestra del mio Io e della mia casa

Io guardo.
Io guardo fuori dal mio essere è vedo sbarre, sottili come ragnatele ma dure come diamanti. 
Ci vedo la mia vita che mi attraversa, insensibile, incostante, essa avanza anche quando non sono in me, non ci sono come persona. Ella continua per mandami poi il conto con un retrogusto di chi si è perso il senso.
Una finestra nell'anima, sono i miei occhi, troppo mobili e trasparenti per non lasciar trasparire il male o il bene. Troppo sensibili, troppo fragili per catturare tutto quello che c'è da catturare. Cosa vedono essi? Un mondo difficile, tanta sofferenza, ma anche cose bellissime come la natura se stessa, il bel volto di chi ti ama, quello caro di chi ti vuol bene.
Vedo sulle prime strati ghiacciati di delusioni, neve trasformata in ghiaccio a protezione di chi ci sta dentro. Infatti oltre la coltre c'è il manto morbido della neve che diventa sia ossigeno che acqua fresca. 
Ci sono tutte le mie idee da un lato che guardan tutte le mie paure dall'altro lato. I sogni che giocano a nascondino con le speranze ma non vincono mai perché aspettano i tempi giusti per divenire grandi e lasciare l'anima senza che questa divenga fragile a motivo loro.
Poi sotto, mezzi addormentati ma non troppo ci sono i desideri, quelli veri e assieme a quelli più articolati e fantasiosi. Essi non parleranno mai di se stessi, non rivolgon parola alcuna ma intrepidi sanno muovere le mie mani quando meno me lo aspetti.
Poi più su troviamo i sentimenti artistici, quelli che non capisci davvero ma che fanno scorrere il sangue nelle vene e trovano ragione d'essere solo ammirando altra arte, solo aspirando alla perfezione. Ma più su del sentimento artistico c'è quello amoroso, che guerriero combatte ogni giorno il suo doloroso percorso. Protegge e dirige, controlla e stabilisce i suoi protetti, i suoi cittadini innocenti.
Poi ancor più su si sale alla fede, alle speranze pure, che non giocano, rimangono in attesa mentre hanno cura di rimanere all'altezza di ciò che lo spirito vuole ma la carne non può accettare. 
Poi ancor più su ci sono le regole di una vita, quelle insegnate, quelle innate, quelle che se infrante ti fan sentire persa, quelle che cerchi d'infrangere per farti sentire viva.
Sopra le regole troviamo i ricordi, alcuni spezzati, altri intatti, tutti in camere ben designate.
Le più belle immagini, i più bei volti, le più belle scene immaginate o davvero svolte, le più belle parole, tutto e ancora più di tutto dentro la stanza più bella, quella dei sentimenti nobili, quella che puntualmente rischia di venire rasa al suolo dalla realtà pesante. Quella che più contraddistingue chi sono e sempre più spesso tengo al buio e serrata da tutti.
Poi c'è il mondo fuori, fuori dai miei occhi, che troppo spesso perde di fascino perché inquinato e bugiardo. Le umane realtà sono sempre interessanti ma non quando esse ti toccano e quel tocco non è cosa buona e i sentimenti che evocano son nocivi. Però ci sono i tocchi bellissimi dei gesti d'affetto, delle anime pure e senza inganni nel cuore. Quelli ti rigenerano e capisci che voler bene non è poi così sbagliato come spesso ti fan credere.
Così a lavoro, così per le vie della vita, degli interessi e degli amici. Così sempre.
Cosa vedo dalla mia finestra? Dalla cucina la vita dei miei vicini, dissimile alla mia eppure infondo uguale. La dirimpettaia, una prostituta che si è messa in proprio, ma che è molto meglio e molto più onesta di altre belle donne in città, o di mezzo web.
Invece sopra di me, un africano e suo figlio, il padre limitato ma tranquillo, il figlio intelligente ma insofferente alla vita che fa e desideroso di spaccar il mondo come tanti giovani, se non proprio tutti. Poi sotto di me c'è la parrucchiera, punto di riferimento nel bene e nel male. Con pregi e difetti annessi e connessi.
Dalla camera da letto vedo invece la vita di chi ha tutto eppure non ha capito niente della vita. Villone eccezionale con personaggi animaleschi e penosi. Una fotografia di questa generazione, di questa società che aspira al meglio solo che non ha capito cosa sia davvero il meglio e sceglie solo ciò che altri hanno pensato lo fosse, ma che non lo è davvero. 
Ogni tanto vedo quello che non c'è ma che spero ci sia, che un giorno ci sarà davvero.
Sono i momenti buoni, quelli che poi mi portano a scrivere, quelli che mi portano a continuare a vivere.
Poi c'è un'altra finestra, quella che c'è e non c'è ed è quella virtuale, in cui mi affaccio ogni giorno, dico la mia, mi arrabbio e qualche volta sogno.
Lì c'è gente bella, vedo gente bella, gente simile a me, gente totalmente diversa da me. Gente che m'ispira empatia per la loro incapacità di esser grandi, gente da cui vorrei imparare molto. Gente da cui ho imparato anche se non ho detto grazie. Gente che ho imparato a voler bene, che per me è tanto, io che se non vedo non amo. Io che son fatta di pelle e sensazioni per me il virtuale non ha fondamento eppure ha un’anima, caotica se vogliano, ingarbugliata, anarchica ma un’anima vera e complessa. Un’anima che sta prendendo sempre più il controllo generale, tante volte in peggio e da cui tante volte vorrei scappare.
La mia finestra web, è fatta comunque soprattutto da gente che merita sia di essere letta, e sia a cui si deve e vuol scrivere. La mia pagina web è fatta di gente come me che ogni giorno spera che ci sia un giorno migliorare. Nella mia finestra ci siete voi, anche tu che leggi. Grazie di tutto cuore.

Commenti

  1. Ma che post soave e bello, complimenti Anna e grazie per quelle speciali parole che riservi a tutti noi, amici tuoi, anche se di un mondo parallelo. Serena notte.
    sinforosa

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    1. Di niente. Grazie a voi di esistere.

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