Dal blog di  L'Antro Atomico del Dr. Manhattan copio e incollo questo link

Quarta elementare. San Giuseppe Jato. Unico anno in cui nonno Pino ha provato a ritornato a vivere dove era nato. Nonno Pino sbatte fuori a giocare me e mio fratello ma io sono innamorata di Holly e Benjie e lo guardo dalla finestra di una bambina di nascosto. La socialità mi apparteneva ancha allora 😅.


mercoledì 18 aprile 2018

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Captain Tsubasa (2018), il remake di Holly e Benji - episodio 1

Captain Tsubasa 2018 episodio 1 recap
Oltre a Megalo Box (ne parliamo presto), stai seguendo il remake di Captain Tsubasa, l'anime che ri-racconta tutta la storia di Holly e Benji ripartendo da zero, dalla categoria minchietti volitivi delle elementari con le gambe corte (qui meno corte). Partita in Giappone due settimane fa, Captain Tsubasa è una trasposizione piuttosto fedele dell'originale. Però con i dribbling ai motorini, Roberto Sedinho bastonato dalla polizia perché è uno stalker ubriacone, giustamente, e Benji Price che lancia le magarìe come Oronzo Canà. Holly no, uguale, il sorridente pistola di sempre. Ce n'era insomma per un Riassuntone™ del primo episodio? Avoja [...]

Siamo a Tokyo. A Tokyo? Eh. Palazzoni di periferia, senza Kamen Rider che si picchiano. Dieci anni fa, Tsubasa Ozora è un bambino con la capaabomba tipica del pargolo nipponico e gli zoccoletti gialli taglia 5 tipici di Peter di Heidi. Il suo migliore amico è un pallone, e tra i due c'è già grande feeling:
 si noti la classe, l'atleticità da opossum impagliato. 
Ma quel giorno lì il dramma, come in una giornata qualsiasi dello svizzero signor Rezzonico, era in agguato: un camion sta per investire il piccolo Tsubasa (in Sicilia Tsuvasa-vasa). E anziché frenare, il camionista si aggrappa al clacson e suona come un disperato, come il macchinista di un treno in corsa coi freni rotti. Ché mica può fare venti secondi di ritardo sulla tabella di marcia, oh, chi c'è c'è, chi finisce sotto finisce sotto.
I genitori di Tsubasa urlano disperati, due maschere di terrore pucciate in un tripudio di lineette nere e viola, perché temono per la vita del loro figlio minchione e perché sanno che tra dieci anni saranno identici e vestiti pure uguale. Sigla! 
E infatti. Dieci anni più tardi, il padre è in giro per nave con le sue corna importanti e Tsubasa e la mamma MILF si sono trasferiti a Nankatsu, nella prefettura di Shizuoka. Dove OVUNQUE, OVUNQUE si vede un Fujiyama gigante che vegliava su di te, come un mademoisello anno qualsiasi.
Esattamente come nell'originale, Tsubasa lascia la madre MILF in compagnia degli operai, ché dove c'è gusto non c'è perdenza, e parte in esplorazione del quartiere con il pallone ai piedi e la divisa da, boh, club di Topolino. MA QUALCOSA NON VA. A differenza della Fujisawa/Nankatsu dell'anime dell'83, qui la sua presenza non influisce"sulla conformazione morfologica del luogo, deformandone le strade in virtù del noto principio fisico del montarozzo di Charlie Brown". Male, molto male.
Scopriamo subito dopo che Tsubasa non è uno spettro, in quanto quel giorno il camion non lo ha ucciso. A salvarlo, il pallone e una botta di culo talmente pazzesca che barbaradurso ci faceva un servizio strappalacrime con le canzoni dimmerda di jovanotti in sottofondo che minimo ammazzava una ventina di vecchie a casa davanti alla TV abbracciate a un fotoritratto di Albano sulla copertina di gente.
E lui va, il sorridente pirla che non idolatra più la foto degli Azzurri campioni del mondo dell'82 tutti uguali a dei Predolini coi baffi. Va, palleggiando davanti al Monte Fuji e tra i petali di sakura, ché si è trasferito ad abitare in una calamita da frigo del Giappone.
Va e dribbla, dribbla tutto. Passanti, signore deformi che contemplano un muro con il loro cane mostro, 
 motorini della tomos (perché?), bottiglie, maniglie, porte, cani, mondi.
 Palleggia così tanto, Tsubasa da Tokyo, che gli si rimpicciolisce il pallone.
Questa è la scuola della Nankatsu, con l'immancabile Fuji sullo sfondo, che per via di una distorsione otticospaziotemporale manifestatasi nello sfastidio grave dei disegnatori, cambia dimensioni e prospettiva clamorosamente ogni cinque secondi, anche in luoghi a pochi metri di distanza l'uno dall'altro.
TIPO. Il campetto in cui è in corso la sfida tra Benji, Bruce e quegli altri, stavolta, non è il solito campo nel letto del fiume dove alla prima piena muoiono tutti annegati, ma un campo da calcetto in sintetico e circondato da una recinzione. Dice che si sono civilizzati.
Qui Genzo Wakabayashi (Benji) è sì il capocumpa della Shutetsu FC (nei nomi farlocchivintaggi del vecchio cartone Saint Francis, in omaggio al mulo parlante che faceva miracoli), ma stavolta i cloni con la faccia da cretini sono vestiti di amaranto anziché di viola. E sul cappellino di Benji c'è scritto solo W e non W Genzo, contrazione - ricordiamolo - del suo vero nome di battesimo, WinGenzo. 
La fazione opposta è guidata dalla nostra cara pippa nucleare, Ryo Ishizaki (Bruce Harper).
Genzo e i suoi lasceranno il campetto agli scappati di casa della Nankatsu solo se uno dell'assortita cumpa di debosciati portata da Ryo riuscirà a segnargli almeno un gol da fuori area. Uno. Con qualunque tipo di palla o pallone.
Tanto il portiere ha lanciato a protezione della sua rete un sacro rito propiziatorio di origini sconosciute
Parte così la disfida di Brucetta, ché il piccolo Beppe Bergomi ha portato seco liceali di ogni tipo, raccattati in tutti i club sportivi della sua scuola, dal rugby alla scalaquaranta. 
Segue la serie di paratone pazzesche dell'originale, mescolate ad alcune aggiunte clamorose. Si parte dal pallone ovale respinto di suola
 e si prosegue con quello da pallamano bloccato in tuffo.
 E ancora: pallavolo (soocare!),
 tennis (stocaz*o!),
 do-you-like-basketball (ciupate, Nankatsu!).
Ma per non farsi mancare nulla e aumentare il tasso della sfida, visto che siamo nel Duemiladiciottimo, gli tirano addosso di tutto. Tipo DISCHETTI DA HOCKEY e forse pure qualche bicicletta del club di ciclismo.
Tipo che a un certo punto, visto che si saranno rotti chiaramente i cojoni di questo tizio col berretto che para tutto, ti chiedi se proveranno a ucciderlo con un giavellotto. 
 E in effetti ci provano. Ah, ecco. 
 Ma il sorridente pistola dice che vuole batterlo.
Lo dice a Ryo e a una delle cinquanta diverse sagome del Fuji sullo sfondo. 
Il cartello di metà episodio ci dice intanto che il piccolo Ozora è alto 145 cm, pesa 39 kg, è nato il 28 luglio e di corpo va abbastanza regolare. 
È il momento della grande sfida gerryscotta: arrampicatisi su una collina lontanissima, Ryo mostra a Tsubasa la casa di Wakabayashi. Perché invece di andare a citofonare e dirci Oh, ti sfido, caghella, come ogni bravo cristiano shintoista, 
Tsubasa deve esplodere il suo pallone con sfida vergata a uniposca e farlo piovere dalla stratosfera. Se no non vale.
La sfera vola a centinaia di metri d'altezza, formando una sua personalissima scia chimica, 
forse in virtù della quale vediamo un falco pellegrino accompagnare in volo il pallone di cuoio.
E siccome come simbolismo giustapposto non bastava, c'è anche la gigantografia della faccia da pirla. E il monte Fuji, certo. Mancano solo i fuochi d'artificio e Mario Merola che piange ricordando che il calciatore nun sa scorda a mamma.
Il pallone si abbatte dallo spazio profondo sulla casa di Genzo/Benji, che però, DILUSIONE, non è più unariproduzione in scala 1:1 della Reggia di Caserta, ma una più modesta magione da 726 stanze. C'è crisi.
Pure qui, "il pallonemissile finisce ovviamente DRITTO tra le braccia di Benji, nel giardino di casa sua. Ché se ci metti solo la potenza, senza la precisione, sono buoni tutti, senti". Sullo sfondo, sotto al Fuji, il punto di partenza del tiro, giusto a quei trenta chilometri di distanza.
Genzo, che come Tsubasa è più alto della controparte minchietta dell'originale e predilige il rosso all'arancione, suda freddo. Come Freddy, il suo allenatore cieco con il collo alto da cantante esistenzialista francese. Qual è il vero nome giapponese del personal trainer di Genzo? Boh, chi se ne sbatte. L'importante è che il messaggio di sfida è stato recapitato al suo destinatario con una praticissima cannonata di collo da 30 km:
 "Imbattibile 'sta bella meenchia, firmato Tsubasa"
Il noto maniaco ubriacone Roberto Hongo (Roberto Sedinho) ha seguito la cannonata, teletrasportandosi a casa di Genzo, e viene scambiato da questo per un maniaco stalker e giustamente chiamano la polizia. Roberto diventerà in carcere la fidanzata di uno yakuza di Osaka chiamato Peppino Yamada. 
Tsubasa e Ryo intanto fraternizzano, dividendosi un lemonissimo davanti a un conbini. 
Ma sulla strada del ritorno incrociano Genzo, l'allenatore e Roberto. Genzo, lievissimamente contrariato, restituisce il pallone al suo proprietario con un tiro fortissimo, accompagnato dalle parole "LA SFIDA FAGLIELA A TUA MADRE, QUELLA BUCCHI...". Ma non si sente bene, sta passando un autobus.
Come trentacinque anni fa, Tsubasa stoppa di SUOLA, e quando il pallone torna giù, 
lo calcia al volo di collo. In una posa molto, molto più eroicodinamica di quella vintaggia. E con meno calzettoni con risvoltino alla Antongiulio:
La sfida è lanciata. E Genzo/Benji suda. E Tsubasa/Holly ride, ché tanto a lui sai che frega, è un deficiente. Fine dell'episodio. Lallalaralalla sempre un cacchio.
E Sanae/Patty? E il giovane minorato Arthur Foster? E perché Bruce non pulisce i cessi di famiglia? Ma soprattutto, perché non si gioca più su un asteroide? I tempi cambiano, le leggi della fisica, come noto, pure. Ora: nelle due sigle, quella di testa e quella di chiusura, si vedono tutte le vecchie glorie di Holly e Benji. 
Che tipo solo per questa posa degli amici scalciaculi del giostraio dell'est Mark Lenders bisognerebbe continuare a seguire tutta la serie, 52 puntate e tutto.
O non vogliamo forse salutare il ritorno di Ken Wakashimazu (Ed Warner), il portiere che prende a calci in culo i pali della porta, e quelli muti? E allora. Allora sapete che c'è? C'è che potresti anche metterti d'impegno per cercare diRiassuntonizzare il maggior numero di episodi possibile di questo remake.Uno a settimana, come ai bei tempi diSaint Seiya Omega, almeno finché ce la fai.
Buttateci un numero di condivisioni ragguardevole per questo post, se vi è piaciuto, è partiamo con la serialitade: un Riassuntone™ a settimana, come se piovessero attrezzi sportivi e ginnici a caso nella porta di Genzo. Tanto quello para tutto. Vi garba?

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