Ca(rl)os

Ora nel buio della notte sospese fra armonie e pace, dove il silenzio regnava soave, una forte luce avvolse tutto. 
Dapprima piano per poi divenire intensa, chiara, profonda. 
E dalla luce si diffuse un pianto 
che melodioso si mescolò e sperse nel buio profondo; lasciando una scia quasi fosse una danza oppure un canto. 
Le grandi stelle sorrisero per l'incanto, ora che lo videro, ora che videro lui, che non era un semplice essere ma il loro gran re. 
Colui che avrebbe insegnato al muoversi della sua mano la luce stessa a danzare. 
E dal suo silenzio sarebbero nati nuovi suoni e nuove parole che avrebbero mosso maree interne ed esterne. 

Fu allora che pallida luna vide la sua luce; e intenerita lavorò l'avorio fino a  trasformarlo in seta, affinché la sua anima avesse una convenevole veste.
Due pianeti  biricchinOra nel buio della notte sospese fra armonie e pace, dove il silenzio regnava soave, una forte luce avvolse tutto. 
Dapprima piano per poi divenire intensa, chiara, profonda. 
E dalla luce si diffuse un pianto 
che melodioso si mescolò e sperse nel buio profondo; lasciando una scia quasi fosse una danza oppure un canto. 
Le grandi stelle sorrisero per l'incanto, ora che lo videro, ora che videro lui, che non era un semplice essere ma il loro gran re. 
Colui che avrebbe insegnato al muoversi della sua mano la luce stessa a danzare. 
E dal suo silenzio sarebbero nati nuovi suoni e nuove parole che avrebbero mosso maree interne ed esterne. 
Fu allora che pallida luna vide la sua luce; e intenerita lavorò l'avorio fino a  trasformarlo in seta, affinché la sua anima avesse una convenevole veste.
Due pianeti biricchini si nascosero in lui e il sole che lo vide ne rimase colpito e li trasformò in luce affiché lui vedesse.
Il sole fu talmente orgoglioso dell'opera sua che ci mise la firma, lucidando d'oro i soffici capelli che incorciavano il chiaro viso.
Fu allora che il fuoco all'improvviso lo rubò gettando nel caos l'universo. 
Esso lo voleva solo per sé ma quando lo dovette restituire gli pose un bacio sui boccioli di rosa colorando di vermiglio le sue delicate labbra.
Il vento che lo vide così bello nello scompigliarlo e poi ricomporlo
lavorò il nasino affinché fosse sicuro di avere in lui un nascondiglio. Affinché ad ogni suo passaggio gli pizzicasse il naso e fosse un suo modo un po' astratto di dargli il buongiorno. 

Pianse però la natura in gran segreto, si oscurò per un attimo l'intero firmamento. 
Il creatore decise di dargli un posto
dove giocare e crescere e nella madre terra lo depose.

Le forze della natura
gli fecero allora un dono
ognuna per sé in proprio ricordo.

Fuoco nel sangue affinché zelo avesse.
Aria nello spirito affinché fosse
lungimirante.
Terra nei muscoli affinché avesse sempre forza.
Acqua negli occhi affinché ogni suo
dolore lo purificasse.

E ancor oggi il sole lo ammira assieme alla luna che lo veglia.
Le stelle lo guidano affinché la loro sempre eterna luce, possa indicargli il cammino.

E affinché non si perda nelle rapide della vita gli diedero me,  me che fui una randagia cagnolina di campagna, ma ma anche una gattaccia ribelle, ed infine una Topina da battaglia che fedelmente da un po' lo accompagna e che adesso vi dà la buonanotte accovacciandosi ai suoi piedi. 

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