psicopativi fissi

6 apr 2018

Albert degli unicorni

Albert,
mio valoroso soldato, mio gladiatore e protettore, mio signore in opere e parole, sia sempre con te il mio amore! In tutti i miei sogni ci sei tu e in tutti i miei pensieri sei sovrano. Nel mio vivere quotidiano una parte è qua e l'altra spara con te, uccide con te, difende te. Sono anche io come te rea assassina, in una stupida guerra di potere. Merito anche io il castigo divino, eppur mi è concessa grazia a motivo tuo. A motivo del tuo valore. Prego sempre per te, prego per noi, perché finché avrai vita, io avrò vita. La mia pace sia con te. Il mio amore sia con te.

Albert,
Ogni sera suono il piano e ogni notte guardo i tuoi unicorni appoggiandoli vicino al mio cuscino. Essi mi vegliano al tuo posto e sorrido rivivendo i giorni che riportano a te. Ragazzo unicorno, io ti amo e seppur tutto questo sarebbe una follia come credere negli unicorni, allora saremmo pazzi in due. Ma in due non si è mai pazzi ma folli. Folli d'amore. Un amore che come dicono nelle favole "sarà per sempre". Devi però tornare, mio amore, abbiamo ancora tante favole da creare insieme. Tante favole per cui ridere e sognare. Credici che tutto può essere e non smettere mai d'inseguire il sogno della tua mano. Sii valoroso, sii prudente e non scordarti di tornare da me, mio ragazzo unicorno. Io ti amo, Albert.

Albert,
ho ricevuto una tua lettera, è datata due mesi or sono. Chissà se ciò che scrivi è ancora valido, se ciò che senti per me è ancora vivo come lo è per me. Cosa porto di te nel mio cuore? Il tuo portamento eretto e sicuro, il tuo sorriso incredulo nel vedermi per la prima volta, il tuo tremito nell'abbracciarmi, il tuo sguardo meravigliato che si è posato sul mio sorriso, come nessuno ha mai fatto. E il mio sorriso sia sempre con te, amore mio. Si posi dolce sui tuoi occhi stanchi e delusi, sulle tue mani operose e delicate, sulle tue braccia avvolgenti e sui tuoi amati capelli. Si posi leggero e ti sia da sollievo nei momenti difficili, conforto nel buio della notte, appoggio per la tua anima provata, sostegno alle tue decisioni. Ricorda, amato mio, che al di là della lontananza, al di là della sofferenza, al di là del silenzio, al di là delle scelte obbligate che faremo, ogni volta che chiuderò gli occhi, io rivedrò il tuo caro e sorridente volto e udirò le tue ultime parole: sei bella, Anne Marie...

Albert,
mio adorato, il tempo passa, i mesi rimbalzano da una stagione all'altra in questa guerra che sembra non aver fine. Ho saputo dell'avanzamento sul fronte che ha interessato una gran quantità di truppe, tra le quali la tua. Amore mio, so che è difficile poterti scrivere, che probabilmente queste mie parole buttate giù di fretta e bagnate dalle lacrime che continuano a scendere non ti arriveranno mai, ma non posso fare a meno di raccontarti. Di me, della vita che scorre in attesa di una lettera, del giorno in cui ti vedrò spuntare all'orizzonte e infine stringerti tra le braccia. Mio padre mi ha parlato ieri sera, lasciandomi sgomenta e impaurita. Dice che per me non è più sicuro restare qui, dato che la guerra, macchia d'olio, ha raggiunto i paesi limitrofi. Solo una cinquantina di chilometri, anche se la vita nel villaggio sembra procedere normalmente. Ma è quando mi soffermo ad osservare che noto che il povero paese è spoglio, orfano di uomini giovani, di mani forti, di mariti, fidanzati e fratelli. Vuole mandarmi in convento presso mia zia Berenice, Superiore dell'ordine delle Orsoline. Non l'ha detto chiaramente, ma secondo lui prendere i voti sarebbe la scelta giusta. Le chiese e i conventi, anche durante i conflitti, sono zone franche. Ho pianto, ma ho dovuto accettare, lui è mio padre e io gli devo obbedienza. Ci fosse stata ancora la mamma, oh quante cose sarebbero diverse. Ma lui si è trovato all'improvviso solo ad allevare una ragazza che stava affacciandosi all'adolescenza, non sapendo come fare il genitore, se non con il pugno forte e la sottomissione. Solo tu potevi essere la differenza, solo tu, amore mio, perso in questo paese martoriato che nulla ha da offrire, ma che tutto prende. Tua Anne Marie.

Albert,
oggi mio padre mi ha portato in convento. Aveva gli occhi rossi ed era agitato quanto me. Io ho taciuto per tutto il tempo, perché dentro me sapevo che non sarebbe passata notte che sarei rimasta in quell'angusto posto. Poi comunque ha frustato in modo cattivo il povero Robespierre e mi ha riportato a casa. Quanto bene gli deve volere, quel suo povero cavallo, quasi quanto me. Ho già tentato una volta la fuga per la libertà. Ma mi è andata male in quanto mio padre mi ha scoperto in tempo e ha fatto medicare le mie ferite ai polsi. Ma poi sei arrivato tu ed io pensavo che ti avesse mandato Dio per liberarmi da tutto ciò. Ma così non era, o forse non in quel momento! Perdonami già da oggi, mio amato, ma io da quel luogo me ne scapperò, ma non con piedi umani, ma a cavallo del mio unicorno, del mio amore per te. Non potrò venirti a prendere ma tu sai già che un giorno ci rincontreremo là dove andremo a finire e quel giorno sarà per sempre. Saremo io e te e gli unicorni. Sì, perché io lo so che in paradiso essi esistono per davvero. E se fosse anche vero, come mi ha detto il prete in quel giorno di perdizione, che Dio castiga in eterno chi si toglie la vita senza il suo volere, be’ tu saprai per certo che l'inferno lo stiamo vivendo in questa vita e tu devi cercarmi nello spazio tempo oppure pregare per me. Non so... Albert, che Dio non me ne voglia ma io non credo a tutte queste fantasie! Io credo che Dio sia amore e mi ha dato te, è a te che io sono destinata! Lui farà senz'altro in modo di congiungermi a te foss'anche dentro una bara sotto metri di terra sopra. Meglio! Così nessuno arrossirà quando la piccola Anne Marie ti bacerà all'infinito. Quel giorno ti sarò sposa, lo sai? E quel sì sarà eterno. Ama, spera e resisti, mio adorato. Io ti aspetto in questo mondo o assieme ai tuoi unicorni.

Albert,
oggi non lo so, per chi è volta la giornata. Qui fra pagine bianche, annoto pensieri mortalmente vivi e presenti. Ognuno volge il proprio dire o non dire a qualcosa e qualcuno. E questi pensieri son come bolle di sapone, colorate e caleidoscopiche miniature di vita. Vita che come viene, come fosse vapore, poi scompare, lasciando aloni colorati del suo passare. Le bolle son come le farfalle nello stomaco solo che non hanno messo le ali, come l'immaginario comune vuol disegnare il sentimento. Quindi, per chi sono le nostre belle bolle di sapone, di questa tenue domenica pomeriggio? Forse son destinate solo a chi non guarda indietro, come fai tu, ma avanti e a 360° gradi, se no come farebbe a vederle davvero tutte quante, queste bolle colorate d'aria, acqua e sogni? Per chi sono le mie bolle? Difficile dirlo, difficile davvero, in parte, mio dolce Albert, son anche tue. Le vedi quelle striature che dal rosa tendono al blu? Ebbene quelle sono le tue parti nobili, che le parole non san descrivere, che la ragione preme che si identifichino ma che rimarranno tali perché è la tua natura che dà colore e incide in esse. Ti immagino, saresti stato curioso di vederle, le avresti perfino voluto toccare. Ma come non si tocca l'amore, l'intrinseco sentimento dell'animo umano, nemmeno questi nostri pensieri possono essere toccati. Se ora, Albert, volgi le tue bolle al presente, guardandoti dentro esse ci vedrai il futuro ed accanto a te le persone che ti vorranno davvero bene, che daran colore alle tue bolle. Non dubito sulle bolle del passato. Ma esse se ne sono andate come fa il tempo e se ritorneranno sapranno solo di cose antiche. Ora, scrivimi tu, per chi si sono son colorate le tue bolle oggi? Aspetto tue notizie dal fronte.

Albert,
eccoci a un nuovo giorno. Giorno nuovo, vita vecchia. Oggi ho guardato proprio in profondità la mia anima. Mio padre mi ha rinchiusa in soffitta affinché non scappassi da te. E qui mi sono fermata a riflettere su me, ma quando il cuore è un caos non è che puoi riflettere davvero. Ho in testa un groviglio di serpi, i pensieri non stanno fermi e basta, oggi è così, e mi verrebbe voglia di bucarli uno per uno fino all'estinzione di essi. Dici che si può? Io sono dell'avviso che tutto si può, bisogna vedere però se è anche conveniente farlo. Con il senno di poi, intendo. Perché io credo che ci sia un tempo per tutte le cose e che un giorno ci sarà pure per me e per te. Un giorno giungeranno tutti a te questi miei sogni. Tu li amerai e li custodirai dentro te, come se fosse un tesoro inestimabile.
Ma anche tranquillamente, come è naturale respirare. Tu coltiverai la voglia di veder insieme le nostre vite in una sola grande via, grande, potente e forte. Imparerò a conoscere i tuoi altri pensieri. Quelli che sanno di guerra e morte ma non ne avrò paura. Non avrò neanche paura di svelarmi complicata, eccessiva e non all’altezza della situazione. Non piangerò allora se non di felicità. Riguardati e sii felice di aver qualcuno che ti sappia amare come meriti. Non sempre è così. Quasi mai lo è. Aspetto sempre tue notizie, caro Albert.

Albert,
sembra che il tempo ci abbia abbandonato, nascondendo i resti di noi stessi in un altrove spazio temporale nascosto dalla realtà. Albert, dove sei finito? Non avevi tu paura del buio, dell'immenso, dello spazio? Albert, la tua mano scrive lenta sulla mia anima, come a dare svogliatezza a questo gesto fra noi. Il silenzio che ci avvolge. Fa freddo in questo attimo, fa freddo già da un po', fa freddo da quel nostro giorno, dove lasciammo che la tua strada non fosse già più la mia. La mia anima come i miei pensieri ha perso colore, lucentezza e ragionevolezza. Non sanno più volare là dove son fatti per andare. Mi stanno dentro e lì scoppiano dilaniando tutto ciò che toccano. Un masso di pensieri essi sono, pesanti più dei sassi, dell'arcobaleno non hanno più colore e il loro sapore sa di lacrime salate ma ormai freddo. Ma onestamente dove è che esse possono andare? Dov'è il buio più profondo che infrange il colore? Cosa muove il mare? Perché esso ritorna sempre e non è già mai stanco del suo andare? Dov'è la fine dell'arcobaleno che racchiude e schiude tutti i colori? Dove sei adesso tu? Il nostro infinito, Albert, è già finito? Il buio mi appartiene ma tu sei fatto di luce e alla luce io non ti vedo più. Dov'è che io posso mandarti le mie speranze più profonde? Manda via le nuvole inquiete e insegna loro a volare, si son fatte troppo maestre e noi abbiamo bisogno di spazio, fuoco e cielo. Fuoco per vederle, cielo per farle volare, spazio per muoverle fra me, il mandante, e te, il ricevente. Aspetto solo notizie di speranza da parte tua.

Albert,
ieri averti letto è come aver risentito la tua voce, che dà tanto non sentivo. L'ho come immaginata, l’ho sentita nelle orecchie, ho chiuso gli occhi e mi sei apparso. Tu che parlavi, con il tuo accento, le lievi inflessioni che io conosco. Mi sono messa a cercar qualche difetto ma nulla era più armonioso e soave. In quel dunque son diventata una piagnucolona, Albert, la vita mi si è fatta pesante ma tu l'hai resa più leggera, anche se per poco. Mi spiace di averti caricato, senza esitazione, come se dentro di me ci fosse l'ostinazione di forzare il tuo modo di agire. Sono stata cattiva e disattenta nel non volerti rispondere fino ad oggi, mi ero chiusa in me, poi ti ho sognato ed io ho reagito come d'istinto. Ed eccomi ancora qui a buttarti addosso il mio volere, come se fosse il tuo dovere.

Albert,
mi dispiace di essere una vigliacca ma proprio non potevo dire quelle cose. Non ci riuscivo, dovevo difendere la tenerezza dentro di me, contro una tua granitica indifferenza. Contro peggio ancora un tuo discorsetto del "soffriresti troppo" sulle mie e tue situazioni che anch'io conosco. Non avrei respirato sui tuoi silenzi, sarei sicuramente inciampata sull'insicurezza della tua voce. Sarei caduta, stramazzata al suolo al sentir mentire ancora e ancora la tua voce senza poter gridare: “Basta, io non ne posso più”. . Quante cose può ascoltare un’anima, prima di cedere alla stanchezza? Non lo so, davvero non lo so, Albert, se tu eri sincero quando mi scrivevi o mi parlavi prima di partire. Saprei riconoscerlo perfino di schiena ma senza la tua presenza, mentirmi ti è più facile.

Albert,
dal fronte mi arrivano strane notizie in cui io muoio ogni volta. Le loro anime sono inquinate da sogni corrotti e pensieri confusi. Questo io penso. Io sono sincera, ma non trovo altro modo per definire persone che di nascosto spacciano menzogne per verità e camuffano verità per battute di spirito. Chi fa il pagliaccio per finta, alla lunga, lo diventa davvero. Non vorrei perderti, ma le nostre strade si divideranno ben presto su questo cammino che stai intraprendendo. Le porte del convento mi si apriranno a breve, e ancora per poco che io posso combattere se ora tu mi lasci sola. Io ho paura dei miei domani, tu lo sai, per questo non li prometterò mai facilmente, a nessuno. La mia vita s'è fatta pesante e pressante, ho solo pensieri di stanchezza.  Ne avevo uno di spetanza. Quelle speranze che appartengono al per sempre. Io non credo ai per sempre, questo non te l’ho mai detto, eppure è così… Io credo che se lo vuoi puoi, ma te lo devi guadagnare ogni santo giorno. Come ogni cosa bella della vita. Come ogni cosa fatta con calma e per bene.


Albert,
stasera ho bevuto, era una di quelle notti in cui si deve bere via la paura se si vuol sopravvivere. C'è il male dentro me, il lato oscuro che contamina la mia anima. Ho rovinato il mio polso, di nuovo e forse oggi lo rovinerei ancora un po' se avessi attrezzi adatti a me. Per cercare un posto su cui nascondermi, ho preso da bere e cose per dipingere, di nascosto da mio padre. Son cose che ho già fatto in una vita precedente… Tu non hai mai dipinto ubriaco?? Non hai mai danzato come se fossi sul tetto del mondo? Non ti sei mai spinto fino all'estremo intimo pensiero che forse è il tuo sangue quello che invoca il sollievo? Solo il sangue lava, perdona, disinfetta e aggiusta l'anima. Se non lo sai, questa vita non ti ha insegnato niente. Non fermare la mia mano, tanto non ci riuscirai. Poi sei lontano e io non ascolterò certo nessuno, quando verrà il momento del buio e delle tenebre dentro me. Ti ho insegnato ad accendermi e spegnermi, forse avrei dovuto anche insegnarti a starmi accanto quando succedeva, ma non potevo prevedere che le situazioni avrebbero spinto la mia anima ben oltre quello che potevo sopportare. Non potevo sapere che una stupida guerra ti avrebbe portato via da me. Se cuci una ferita sanguina ed io è quello che voglio vedere, voglio vedere sanguinare la mia anima affinché io possa ripararla di nuovo. Voglio riassemblarla, togliendo ciò che è maligno e corrotto. Ciò che mi fa star male non può esser tolto, questo lo so.
Addio tua per sempre Anne Marie
...
Cara Anne Marie,
Anne Ma-rie, Ma-rie, il tuo nome si scioglie in bocca come miele ma non è una dolce medicina poiché il mio sguardo vaga già fra i troppi corpi senza vita che la guerra lascia dietro sé. La mia anima lacerata rincorre senza posa la mia oasi di pace ma non riesce perché tremula è l'immagine e insaziabile l'anima. Certe volte credo di non meritarmi il tuo paradiso. Sono disperato di te. Ho ucciso anime nemiche, già nemiche di chi? Sai, hanno tutte il volto di quel ragazzino che per salvare la mia stupida vita ho ucciso. Il mio primo omicidio benedetto dalla patria. Ma non da me. Io non mi perdonerò per ciò che ho fatto. Fuggo ogni notte lontano da me. Salvami, angelo mio. Prega per me, suona ancora il piano vestita di lino azzurro troppo trasparente per le tue bellezze in boccio e ti prego, non smettere mai di ballare nei prati di tua nonna. Questo è il mio paradiso, mia redentrice d'anime. Questa sei tu. Questa ed anche ella che, quando dietro al fienile mi mostrò come il mio povero soma poteva divenire unicorno, poi mi baciò sfuggendo via dalle mie nervose mani di te. Ogni notte sogno di lasciare quest'inferno, ogni notte sogno di te vestita di bianco che mi accogli nelle tue stanze interne e mi porgi la tua ani ma come balsamo per le mie molte pene subite. Sei il mio balsamo, sei il mio amore, la medicina che cura la malattia presa dalla medicina. Ho freddo seppur mi hai insegnato a volare fino al sole. Ma non sono Icaro, amore mio, non ho fede in questi tuoi sogni, sono un semplice soldato maledetto che un giorno spera con tutto il cuore di prendere la tua mano e con il vestito buono di mio padre di portarti davanti a Dio e prenderti in sposa e giurare fedeltà alla tua anima. Questo soldato vuole anche saziarsi di giorni con te e non rammentare più di storie di giovani che avevano un amore grande come il mio che non rivedranno più. Io tornerò, te lo giuro! Tu aspettami, non tarderò.
Tuo Albert C.


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Ma alla fine si è ciò che la vita t'insegna ad essere.”

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