psicopativi fissi

13 apr 2018

Un libro che a quelle come me può piacere... (Tratti dal mio Amazon kindle)

Finalmente un punto di vista tutto al femminile verso la più ostica delle discipline scientifiche: la Fisica. Niente formule o teorie incomprensibili ma tanta ironia e spiegazioni alla portata di tutte le donne curiose di sapere perché il tacco 12 è decisamente più scomodo di una zeppa, come mai le diete devono sempre fare i conti con la termodinamica, per quale motivo gli schermi a cristalli liquidi e al plasma sono più delicati dei vecchi televisori e tante altre questioni quotidiane piene di scienza. In questo libro perfino lo shopping con le amiche diventa l’occasione giusta per scoprire le meraviglie della Fisica: Monica Marelli è una divulgatrice di grande talento che vi farà scoprire il fascino di atomi, elettroni e un impensabile Big Bang nascosto nelle vostre borsette. E gli uomini? Ci sono anche loro, soprattutto nel reparto di elettronica…

Monica Marelli nasce a Milano nel 1968. Si laurea in Fisica all’Università Statale di Pavia con una tesi sulla cura dei tumori con le radiazioni pesanti. Attualmente lavora come giornalista freelance per diverse testate nazionali, fra cui “D La Repubblica delle Donne”, “Elle”, “Flair”, “Wired Italia”. Il suo primo libro è stato La Fisica del Miao, a cui è seguito La Fisica del Bau (entrambi per Editoriale Scienza). Nella foto si nasconde dietro a uno dei suoi libri preferiti; i fisici sono un po’ timidi, ma se volete potete scriverle: monica.marelli@gmail.com

(La mia recensione con i commenti breve ;)

L'introdizione che mi ha convinta...

Introduzione Prendete questo libro. Pesa qualche etto. In realtà questa sensazione non è data dal libro ma dalla forza di gravità che si fa “sentire” tra le vostre mani, attirando verso il centro della Terra ciò che state reggendo. Quando salirete su una bilancia, prima di prendervela con l’ennesima dieta fallita, consolatevi pensando che lo stesso gesto ripetuto sulla Luna darebbe molta più soddisfazione: la ciccia ci sarebbe ancora ma l’ago sarebbe meno impertinente perché sul nostro satellite la gravità tira con più gentilezza, cioè è minore rispetto a quella terrestre. E non è tutto. Diamo un’occhiata a quello che sta accadendo sotto i vostri polpastrelli, mentre toccate la carta: la sentite solida, non c’è pericolo che da un momento all’altro le vostre dita si fondano con la cellulosa e con l’inchiostro. Il merito è dello strato di elettroni che circonda ogni atomo, della carta e delle dita: cariche elettriche che si respingono fra loro, assicurando così l’impenetrabilità dei corpi. Pensate che questo non valga più quando vi immergete in acqua? Non è vero, le molecole vi accolgono docilmente aumentando la distanza fra loro, come una folla che si apre al passaggio di un vip, rimanendo però ben appiccicate alla pelle, e il loro guscio elettronico, respingente come un paraurti, funzionerà sempre. Sì, anche quando abbracciate appassionatamente il vostro partner, in realtà è tutto uno sfioramento di elettroni (spero di non aver intaccato la vostra visione romantica dell’amore…). E il vostro rossetto? Senza attrito sarebbe stato impossibile stenderlo! Questi sono soltanto piccoli esempi di Fisica quotidiana. Ecco perché mi piace immaginare le varie discipline scientifiche come se fossero una grande famiglia: la Fisica sarebbe la madre di tutte. Dal DNA che si studia in biologia passando per l’ingegneria dei pannelli solari, all’efficienza dei motori delle automobili, alle lampadine a risparmio energetico, alla risonanza magnetica nucleare che si esegue negli ospedali, alla tinta che si fa dal parrucchiere: tutto è Fisica! In questo libro ho citato la legge di Archimede come metodo semplice ed efficace per pesare il seno, le leggi di Newton per raccontare come si cammina sui tacchi, ho disturbato l’inattaccabile Prima Legge della Termodinamica per parlare della mia eterna lotta contro la bilancia e l’onnipresente Seconda Legge della Termodinamica per giustificare il mio disordine in borsa e tante altre cose. Sono perfino andata a ficcare il naso nel mondo dei gadget elettronici, regno al silicio dei maschi. Alle esplorazioni che conduco in tutto il libro partecipano una serie di personaggi. Diego in primo luogo. Il mio compagno non fa lo scienziato ma il graphic designer ed è il mio “Lettore Ideale”. Essendo io affetta da insicurezza cronica, Diego legge tutti i miei testi in anteprima (con un occhio alla partita o con il pollice già pronto sul telecomando della Wii). Dopo aver scorso velocemente i miei scritti, mi dice senza tanti problemi: “Non ho capito niente… Sì, ok, va bene ma qui dovresti esser meno noiosa…” E soprattutto mi sopporta, quando gli chiedo se ha mai pensato che la realtà è fatta di atomi, che noi tocchiamo con mano “cose” che non abbiamo mai visto, che non si sa ancora cos’è un “pensiero” e che la Fisica quantistica ha rivoluzionato il pensiero filosofico del Novecento. Nella mia “Fisica prêt-à-porter”, le mie amiche sono fondamentali: Pia, critico d’arte, è informata su qualsiasi cosa succeda sulla Terra; chiedetele le date della prossima, imperdibile mostra al Moma di New York (di cui conosce artista, quotazioni, gallerista, curatore, ufficio stampa, aiuto ufficio stampa, custodi, elettricisti ecc.) o del primo vernissage di uno sconosciuto pittore di Timbuctu, il numero di figli della coppia Pitt-Jolie, l’ennesima adozione di Madonna, l’ultimo trend in fatto di moda e accessori. Mi addita come prima causa di usura della sua carta di credito perché le “ispiro” lo shopping, soprattutto quello seriale, a base di camicie di raso. Antonella invece fa traduzioni tecniche, è una freelance e odia lo shopping. E i parrucchieri. E le gonne. E gli accessori. E tutto ciò che di femminile può appartenere a questo mondo. D’altra parte a cosa le servono i tacchi? Meglio gli stivaloni di gomma, gli unici veramente utili a chi, come lei, vive in campagna in mezzo ad animali (cavalli, cani, gatti) e natura incontaminata. Ci siamo conosciute vent’anni fa in un negozio che vendeva gadget e riviste americane da collezione dedicate a Star Trek (eravamo entrambe innamorate del signor Spock). I viaggi dell’Enterprise fanno parte dei nostri ricordi ormai, ma l’amicizia è rimasta intatta. Infine c’è Annalisa, è anche lei un fisico e fa l’animatrice. Non che si esibisca ballando la lap-dance in perizoma alle feste di laurea: insegna la scienza nelle scuole attraverso esperimenti e collabora con i migliori musei d’Italia. Ha la passione per la musica, l’epoca vittoriana, la tv satellitare, i vestiti di Ralph Lauren e di Burberry, i libri, le riviste femminili, il découpage, la chitarra, il punto croce, le tube (intese come cappelli), i fumetti, la fantascienza, le case in miniatura, i gadget di qualunque tipo e la prossima passione che scaturirà da un momento all’altro. E infine c’è mia nonna, la prima vera ispiratrice delle mie giornate all’insegna della Fisica prêt-à-porter. Nata prima dello scoppio della Grande Guerra, amava i tacchi alti (una passione portata avanti fino alla fine) e soprattutto aveva un’eleganza innata: qualunque “straccetto” indossasse, qualunque abitino comprato al mercato, su di lei sembrava un capo acquistato in un negozio chic. Aveva completato solo le scuole elementari ma era curiosa di tutto, proprio come una scienziata. Quando mi vide per la prima volta lavorare al computer e “montare” il cavetto del modem, mi chiese che cos’era internet e perché la posta aveva la “chiocciola”. Da mia nonna ho ereditato la tenacia, il senso dell’umorismo e l’amore per gli animali, ma soprattutto una grande curiosità per la vita. Fin da bambina sognavo di diventare una scienziata, un’astronoma per la precisione, come Margherita Hack. Quando però mi sono iscritta alla facoltà di Fisica sono iniziati i guai e le perplessità. Ero circondata da cervelloni: leggevano una sola volta una pagina del libro di Analisi matematica o Struttura della materia e avevano subito chiaro l’argomento. Io, invece, prima di cominciare a farmi una vaga idea, stavo un’intera settimana su un’equazione facendomi venire le rughe precoci sulla fronte (puntualmente comparse). Tornavo a casa psicologicamente distrutta per non aver capito un tubo o quasi delle lezioni e mia nonna mi consolava dicendo che avrei dovuto forse studiare più degli altri, ma in compenso alla fine avrei compreso la lezione più in profondità e con sfumature “diverse”, che gli altri non avrebbero visto. Forse aveva ragione lei, perché la Fisica del tacco 12 è la mia Fisica, quella che sonda ciò che c’è di invisibile nella realtà di tutti i giorni: per me è la scienza più “quotidiana” che c’è. Intendeva questo mia nonna per “sfumature diverse”?

2 commenti:

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Ma alla fine si è ciò che la vita t'insegna ad essere.”

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