Tutti i sogni della mia mano #racconti #max #topino

Una volta era questo un racconto che poteva rappresentare il mio cuore e l'amore (ormai perduti) era la mia seconda vita.


#20milioni di cose da fare e disfare

Mi siedo stanca davanti al pc, mi cala un po' la palpebra, e già penso a come sistemarmi meglio nel divano quando con dolore apro il mio Home Banking.
Prima il dovere mi dico, devo controllare la carta di credito che il giorno dopo deve essere grattata come il fondo di un barile. Già immagino la manina che spunta fuori dal bancomat e mi dice: ''Buongiorno, oggi ha due opzioni: ridarci i soldi vendendo il rene o averli donando rene, milza e fegato e magari parte del cervello.'' Come si dice via il pensiero via il dolore.
Bevo una birra al limone e respiro.
Accedo e metto i codici e mi appare la mia schermata con numeri che io non riconosco.
20.000.000 ... mizzica! Sgrano gli occhi e rivedo la schermata, anzi per sicurezza riavvio la pagina e rimetto i codici.
No, no ancora saldo contabile 20.000.000, saldo disponibile 20.000.000
''Troppa birra, troppa birra!'' Mi dico eppure ne ho bevuto solo un sorso.. è impossibile!
Oh Dio, mi è venuto l'Alzheimer come mia madre! Ora vivo una realtà solo mia! Mhmm, wow però... da nababbi!
Sorrido ma poi passa mia figlia e mi guarda. No, nella mia realtà lei non c'è! Oppure sì, le voglio bene, è la mia dolce pargola.
Dalla boccuccia di rose erutta: «Ma che vuoi? Perché mi stai fissando??» No, no! Sicuramente se fossi nella mia realtà lei sarebbe la mia tenera Pagno, non una adolescente isterica. Riguardo la schermata ma non cambia.
«Giugiù vieni qua. Guarda la schermata, conta gli zeri..»
«Eh ... perché??» dice lei grattandosi la panza piatta. Guarda e sta per dire qualcosa, poi si blocca e riguarda e poi guarda me ed esclama:«20 milioni??»
«Conta gli zeri, conta gli zeri..» gli dico io ormai presa dalla novità ma non ancora del tutto convinta.
«Son proprio sei!! Mamma, cosa hai fatto per aver tutti quei soldi??» mi guarda con sospetto.
«Io niente!!» grido a mia volta saltando giù dalla sedia.
Piglio il cellulare ma poi guardo l'ora. Non posso chiamare nessuno in banca. Oppure sì? Son milionaria, tutto può essere!! Poso il cellulare.
''Sarà sicuramente uno scherzo'' mi dico ''domani mattina accedo e rivedrò di nuovo il meno del passivo a cui mi ero tanto affezionata. Bhe, amore non era, matrimonio combinato fu! Da chi non si sa, forse dalla mala sorte''
La sera dormo come un sasso sognando di sposare il bell'uomo della banca, che chissà perché nel sogno era celibe e disponibile. Assieme a noi c'era la mia Giulietta che dipingeva a cavallo e né faceva di ogni perché poteva, eravamo ricche!!
Il mattino dopo c'incontriamo in cucina e ci guardiamo e dico: «Controlliamo??» lei tutta entusiasmata annuisce ma poi dice: «Magari era un bug del sistema e io devo dire addio al mio cavallo per dipingere..» ci guardiamo, abbiamo fatto lo stesso sogno.
Magari proprio lo stesso no, non credo. Sorridendo divento rossa e immetto i codici nel Banking.
20.000.000 .. venti milioni di euro!!
''Oggi non vado a lavorare!!!'' penso. Poi la mano di mia figlia afferra la mia sedia e si butta con lo sguardo nel display. Con il suo grazioso dito conta gli zeri e poi esclama: «Io non vado a scuola!!»
«No cara, tu ci vai!» ci guardiamo con intensità, poi erutta qualche commento sarcastico e piglia e se né va a prepararsi.
Nella mia mente c'è solo una parola al momento: Prada!!
Prendo il cellulare e chiamo l'ufficio del mio consigliere di fiducia in banca.
Lui mi risponde con la sua parlata settentrionale «Pronto chi parla?»
«Sono Anna, conta gli zeri...» dico io eccitata.
«Prego?» risponde lui confuso.
«Vai nel mio conto e conta gli zeri..»
Lui lo fa, ma mentre mi sta dicendo che non ha tempo, si blocca e tace.
Solo quel momento vale 20.000.000 milioni!
«Fra due giorni, io e te nel tuo ufficio» riattaccò ormai la vanagloria si è impossessata di me! E anche di mia figlia che mi prende la mano e dice: «Io e te adesso andiamo a Milano»
Io camuffo la voce e dico che non sto bene e non posso andare a lavorare quel giorno... (e forse mai più) trattengo la risata satanica e per un pelo non rido in faccia alla segretaria dell'amministratore.
Per comune accordo almeno per oggi nessuno deve sapere!! Ovviamente il mio Max non è “nessuno”! Ma questo non lo dico a mia figlia.
Mentre Giulia pare già la sosia di Grace Kelly in versione mora, io ci vado in tutta da lavoro. Lei mi guarda male. Io ostento sicurezza. Arrivate al Duomo respiriamo e come due sciocche ridiamo per niente. Si aprono le grandi porte di Prada in galleria Vittorio Emanuele II, tutti ci sorridono e io come la regina del vapore ordino e valuto ciò che voglio con tutti gli stangoni profumati e bellissimi dei commessi, sia maschi che femmine. Sono tutti per me! Mia figlia si “selfa” tutto il negozio. Nonostante io sia vestita da operaia, mi trattano da regina e al momento di pagare mi trema la mano. Totale 10.000 mila euro! Per l'ansia mi dimentico il pin e mia figlia mi spinge in là e con fare sicuro di sé, lo digita lei e quando la macchinetta stampa lo scontrino quasi sveniamo per il sollievo. Riprendo in mano la situazione, Cavoli e il mio giorno! e la macchinetta funziona!
Con aria grave chiedo di andare nei camerini e ritorno con indosso parte dei nuovi acquisti depongo nelle mani della commessa i resti della mia vecchia vita e dico seriamente: «Li bruci!!» lei annuisce altrettanto gravemente. Intanto i commessi si fanno più affettuosi ma io non li guardo più. Alzo il mento e sculettando nei tacchetti esco all'aria aperta e quasi non ci credo che siamo lì e siamo ricche. Da ogni specchio mi guardo ma manca qualcosa, che cosa? I capelli!! Ci infiliamo da Aldo Coppola e ci facciamo capelli e poi anche se la pargola e stanca andiamo in libreria.
La guardo e penso: la potrei comprare! Poi chiudo gli occhi e immagino il mio sogno di sempre nel cassetto: Il Neutrina's una catena di librerie con Wine bar e nicchie provenienti da tutto il mondo. Con segnalibri e oggetti sempre inerenti al mondo del lettore e qualche offerta di viaggio vantaggiosa.
All'entrata troviamo sulla destra una cioccolateria raffinata, sulla sinistra la vineria al minuto.
Infondo al locale vari scaffali con cancelleria costosa e non, un market del lettore. Dalle sofisticate macchine da scrivere, ai portatili, i programmi, le penne e i vari gadget.
Nella stanza antiqua attraversiamo un arco di pietra e ci ritroviamo nella stanza di lettura, dove leggere e ordinare. In questa stanza ci sono divanetti in pelle nera con tavolini in rovere, rotondi, con sopra un paralume piccolo in stile liberty. Grandi lampadari di vetro di murano e separé orientali che danno un senso di privacy al lettore, che potrà anche-sì leggere dentro la libreria alcuni libri nuovi ( a cui mancherà tutta la parte finale) e libri vecchi in regalo. Ci sarà una grande vetrina lavorata in bronzo con dentro esemplari di bibbie e libri rari o penne ricercatissime. Ogni tavolino avrà la sua presa e il Wi-Fi sarà free. Infondo alla stanza un piccolo podio dove in alcune serate si esibiscono artisti in tutto il mondo oppure poeti o scrittori emergenti.
«Mamma, stai fissando quella colonna da 45 minuti» mi richiama imbarazzata mia figlia.
«Forse domani tutto questo non ci sarà più» le dico io agitata.
«Forse sì, se dormi vestita» mi risponde lei.
«Non parlo dei vestiti ma di tutto quanto...» dico io includendo la libreria e Max.
«Comunque andrà, Topina, io e te ci siamo divertite!!» disse lei sorridente prendendomi le mani.
«Topina!!» dice mia figlia alzando le mani al cielo e poi aggiunge mettendomele sulle spalle: «Pensa! Finalmente la Mondadori saprà che esisti!!! Ti pubblicherà! Finirai in tv!!» Io annuisco dubbiosa sul suo complimento come scrittrice. Insomma mica mi devo comprare il successo! No? Ma anche sì. Deciso di sì e sorriso annuendo.
Stanche prendiamo il treno tracotanti di sacchetti d'acquisto. Sature di vestiti e accessori costosi. Come due regine varchiamo la soglia di casa e ci sembra di tornar servette.
Non va! Dobbiamo fare qualcosa per casa nostra. Sì bruciarla! Ridiamo del pensiero comune.
La sera facciamo una scappata dai nostri migliori amici.
Sulle prime non mi volevano credere poi gli faccio vedere gli acquisti per lei e ci siamo messe a saltare come due bambine. Il Francy sulle prime pigliava in giro poi per contare gli zeri è andato a cambiar gli occhiali. Come regalo ha ordinato un mega vecchio e ricercato libro. Senza batter ciglio l'ho pagato con la carta di credito. Da lì in poi è stato zitto e calcolava gli interessi di deposito dei soldi e i vari investimenti differenziati. Dal due e tre aveva strane idee e le proponeva e io gli ripetevo: tempo al tempo.
La mattina dopo, io e la mia best, andiamo alla spa sempre a Milano. Ci andiamo in taxi e siamo vestite come due nobildonne. Questa mattina abbiamo la sobrietà delle madame inglesi.
Ci facciamo fare di tutto e poi pranziamo fuori. Ridiamo come matte e gli compro tutto quello che vuole. Ma a lei basta il pensiero. E' felice fino alle lacrime.
Da povera ero sicura di me ma con la protezione del potere d'acquisto sembro Hilary Clinton. Entro nell'ufficio di Max con calma e dignità e gli sorrido. Lui mi sorride e mi chiede: «Cosa posso fare per te?».
Evito di dirgli quello che penso davvero, del tipo che avrebbe anche potuto sposarmi.
Ma ero lì per affari. Dobbiamo prenderci cura del bottino. Destino sei milioncini alla mia best e per mia figlia stabilisco un fondo fiduciario a nome suo. Compro quote azionarie di Mediolanum e poche altre società italiane. E dispongo altre azioni verso altre persone a cui voglio bene. Rimangono al tondo 10 milioni.
Allora gli dico: «Ho bisogno di te per andare a depositare alcuni fondi a Panama»
Lui mi guarda e accavalla le gambe e valuta la situazione...
«Ci devo pensare» mi dice.
Io con lentezza gli porgo un piccolo regalino per lui, sono dei gemelli di opale ( come i suoi occhi) lui guarda il pacchettino e lo respinge indietro. Io mi alzo e metto il pacchettino nella buca del golf da ufficio e mi congedo. Uscita dalla banca, torno a casa e incontro il cioccolatino che abita sopra di me. Gli do il mio cellulare in regalo e gli dico che dovrà mandare a defecare ogni utente sulla lista. La lista è molto lunga. Lui sorride contento e gli metto in mano cento euro e chiudo per sempre casa mia per una villona.
Mi dirigo in agenzia di viaggio per fare i biglietti d'aereo per me e Max se vorrà venire. Poi entro in immobiliare e valuto varie e eventuali casette. La mia casa dei sogni si trova a Firenze, un piccolo loft moderno ma antico allo stesso tempo dove ho soggiornato per il periodo di una vacanzina. Anche se Roma mi chiama da lontano e Milano è comunque la mia città. Decido al momento di restare nella mia città e quando Giulia finirà la scuola si vedrà il da farsi. Nella stessa mattina mi compro Mac air e Iphone 6 plus. Il numero nuovo è blindatissimo. Max decide di accompagnarmi, sotto la spinta del direttore. Io sono ancora più contenta di quando ero da Prada e di quando immaginavo il Neutrina's Libreria.
In Aeroporto prendo accordi per pubblicare con la Mondadori tutte le mie cose. Ovviamente pagando. Rifiuto di apparire in tv e cose del genere. Preferisco l'anonimato. In Aereo lui mi parla d'investimenti, gli brillano gli occhi di entusiasmo e assorbo le informazioni base. Ha fatto i compiti e io glielo faccio notare. Lui arrossisce e io quasi svengo dal piacere. Siccome ricevo troppe chiamate per i miei traffici da vita nuova, spengo il cellulare e mi dedico a lui. Conversiamo. Si rivela molto divertente e acuto. Mi sento a mio agio nella parte della riccona. Gli racconto del progetto Neutrina's e gli dico dove l'edificherò nella nostra città. Lui sembrava interessato al progetto. Sembrava vederlo pure lui. Fa qualche battuta ironica. Arrivati a Panama, faccio fare tutto a lui, anche perché lui sa le lingue e io no. dipendo mio malgrado ma la cosa non mi disturba. Anche se lo chiamo per ogni segnalibro che vedo e gli voglio regalare qualcosa ad ogni piè sospinto. Poi ad un certo punto lui si è stufato e guardandomi negli occhi mi ha detto: «Ora basta acquisti!» io metto il broncio e di nascosto compro le cose che dopo gli nasconderò nella sua borsa di viaggio. La mia era Bulgari. L'abbiamo comprata insieme, sotto mio volere quasi implorante. Lui ha alzato gli occhi al cielo dicendo: «Ma così non ci rimane più un euro!!»
Allora io ho risposto: «Ma sono con te, questo viaggio non ha prezzo» lui non mi ha risposto e mi ha spinta con delicatezza dentro il negozio. La sua pazienza sulla mia indecisione è stata epocale. Alla fine ho scelto e a tutti costi gli ho regalato un portafoglio. Quel portafoglio aveva un odore talmente buono, che quasi quasi me lo volevo tenere per me.
In Hotel ho insistito per la suite ma lui ha preso due singole. Era deciso a farmi risparmiare. Ero troppo felice per pensare. Mi addormento subito. Ma dalla sua porta a notte fonda quando apro la mia porta filtra luce. E' sveglio. L'unica condizione in quel viaggio era non usare internet o social. lo volevo solo per me. Decido di andarlo a trovare con la scusa che non potevo dormire. Sta leggendo e scrivendo cose, ma non mi dice cosa. Appoggiò la testa nel cuscino, vicino alla sua spalla e tempo due minuti crollò. Ditemi voi se non sono imbranata!!
Il giorno dopo sembra un lord inglese, io spero di non sfigurare. Controllo la voglia di chiedergli come sto. Ma i sorrisi che mi circondano dicono che sto benone. Lui pare indispettito dalla cosa ma non dice niente. Anche lì gli faccio fare tutto a lui, non interferisco o chiedo. Lo ammiro, questo sì. Scatto fatto, faccio video di nascosto. Rimango impassibile alle eloquenti sguardi viscidi dei bancari del posto. Finita la transazione torniamo in hotel e pranziamo. Lui mi racconta di lui e della sua vita anche con molta lentezza. Il disgregarsi del tempo che poi mi separerà da lui mi uccide. Mi sento triste ma lo nascondo. Per L'ennesima volta lui mi chiede: «Cos'hai?» e io sospirando rispondo sincera ma senza guardarlo negli occhi: «La vacanza sta finendo...»
Ok, non lo nascondo molto bene.
«Non è una vacanza Nina. Sono affari» dice lui forse giustamente e forse no. A me vien da piangere, quindi corro in bagno e lì decido che prima di partire devo fare una cosa con lui.
Torno da lui e Max è tutto dispiaciuto di avermi offeso e non sa come scusarsi. Io non dico niente ma appena torniamo in camera lo spingo nella sua porta e gli do un bacio come Dio comanda e poi torno in camera mia a prendere i bagagli.
Io taccio e lui tace, se non nelle frasi di circostanza. Poi lui in aereo si piega davanti a me e dice: «Non lo dovevi fare!»
«Cosa?» dico io sulla difensiva.
«Baciarmi e poi tornarcene a casa. La nostra città con gli insulsi paesanotti»
«Io ti amo» sussurro pianissimo.
Lui abbassa la testa come se lo sapesse già. Poi dice: «Ti ringrazio di tutto quanto, mi hai regalato un sogno che non dimenticherò» e io mi metto a piangere.
Allora lui impacciato mi abbraccia e mi tiene stretta a sé. Mi da un bacio sulla testa e poi di punto in bianco dice: «Forse anch'io»
e io: «Cosa anche tu??» ma lui non risponde più. Si chiude nel silenzio per tutto la fine del viaggio. Arrivati a casa aggiunge però: «Mi mancherai» e io lo ringrazio per tutto e gli do un bacio sulla guancia morbida.
«Grazie dei regali che mi hai imboscato nella borsa»
«Come fai a saperlo?» chiedo sorpresa, pensavo di esser stata furba.
«Pesa un quintale, adesso» e poi ridacchia e parte via verso la sua vecchia vita.
Io sospirando apro la porta della mia mega villa e poi cado giù dal letto di casa mia, con mia figlia che mi guarda e mi dice: «Buongiorno mamma! Hai dormito tanto!»
«Ah sì? » chiedo io e poi aggiungo: «Lo sai perché? Ho sognato di essere felice con 20 milioni di cose da fare e disfare ed un unico compagno con cui farle, oltre te!» Lei scuote la testa e mi porge il caffè con un sorriso. Ha già capito ma se lo terrà per sé.


Ma poi ci furono anche questi...Max non c'era più ... Ora c'era Topino con un altro tipo di sogni da fare... Ero ormai nella terza vita.



Stesso luogo, stessa ora, stesso sogno.

Seconda stella a sinistra e poi sempre dritto fino al metrò.
E lì che ti aspetterò. Avrò una gonna lunga e un berretto abbinato.
Nella borsa qualche volantino per il servizio e le gote rosse di chi trattiene il respiro per il freddo e l'ansia. Avrò un leggero trucco e i miei capelli saranno sempre un po' per la loro strada.
E tu arriverai dalla nebbia del duomo con le mani nelle tasche del giaccone e la testa bassa per ripararti pensieri e freddo.
Mi vedrai e tuoi occhi rimarranno come fermi sull'obbiettivo e tutto ad un tratto i tuoi pensieri scompariranno.
Io ferma e immobile e tu davanti che vuoi fare finta di abbracciarmi e io che ti dico: "Guarda che ci si abbraccia così non come fai tu per finta" e tu mi staccheresti con il tuo tipico sguardo da ecco la mia Neutrina.
Io ti farei vedere i volantini e tu diresti: "Ah erano da portare davvero?" Poi rideresti ma di volantino non ne prenderesti nemmeno uno.
Siccome farebbe freddo io proporrei un qualche tipo di colazione anche se in realtà non avrei toccato cibo dal giorno prima. Ma ad un caffè o ad una cioccolata non direi di no. Ti proporrei una caffetteria dove fanno un super marocchino e nel tanto che ci andremmo io ti chiederei di come vanno le cose. Tu mi risponderesti che è cambiato tutto e mi racconteresti le ultime tristi novità.
Ti direi la mia opinione sinceramente e poi tu mi diresti: "Parlami di te. Mi dispiace per tutte le cose che ti sono successe. Deve essere dura per una donna sola." e mi guarderesti con i tuoi occhi attenti. Ed io in quel momento desidererei non aver nulla da raccontare. Desidererei solo essere solo una semplice donna. Ma sospirerei e risponderei: "Ma lo vuoi sapere davvero? Son tutte lagne lo sai? Con tutte le cose che ti posso raccontare... Non so... Sopravvivo come sempre" saremmo giunti al luogo e Tu prenderesti un cornetto e un cappuccio e mi chiederesti se ne voglio uno anche io... Io risponderei di no e prenderei solo il caffè con il cioccolato bianco dentro.
Tu diresti: "Ah sei una golosona allora?"
E io ci penserei un po' su se risponderti in verità o meno ma poi ti direi: "Ho un mio perverso senso del goloso" e lì avrei tutta la tua attenzione e allora continuerei dicendo:" Esistono due modi per considerare i dolci. Prendi a caso il pandoro... C'è chi se lo mangia e chi aspetta che Raoul Bova glielo porti dal nulla"
"Addirittura... sì perché adesso a te ti porta lui il paandoro" rideresti brevemente intanto penseresti a che cavolo sto dicendo fino a quando non vedresti che sto sorridendo e allora capiresti che ti sto prendendo in giro. Abbasseresti gli occhi sul tuo cappuccino e staresti un qualche minuto sulle tue.
Io ti direi a quel punto che sono andata a vedere star wars e te lo spiegherei brevemente ovviamente caricando con la mia opinione. Ma tu ascolteresti attentamente perché la cosa di guerre stellari ci accomuna e poi la mia versione dei fatti sarebbe una versione assolutamente mai sentita prima... Ma tu mi ascolteresti volentieri perché non sarebbe tanto la logica ineccepibile di ciò che direi Ma la fantasia di come lo esporrei. Sarebbe come volare, come guardare le cose da una prospettiva differente. Quindi ci perderemo un po' a parlarne. Ma all'improvviso cambierei sguardo e mi farei più vicina a te e tu mi guarderesti enigmatico e tirerei fuori il cellulare e la macchina fotografica Canon. Tu la guarderesti per un bel po' e io intanto ci immortalerei varie e infinite volte. Ti racconterei delle app della Canon e ti dichiarerei seria che le foto sarebbero servite per uso personale.
Tu a quel punto avresti riso e mi avresti detto: "Vieni un po' qua e mi avresti fatto un paio di foto e qualcuna insieme.
Ovviamente io avrei visto bene di appoggiarmi a te in modo rilassato perché ormai il mio corpo ti aveva già accettato da tempo. Se no mica mi sarei fotografata con te. A quel punto ti alzeresti e mi chiederesti cosa voglio fare e io proporrei un museo o il fantastico castello Sforzesco. Tu diresti che se saremmo riusciti potevamo farli tutti e due.
All'uscita della caffetteria italiana mi verrebbe in mente di chiederti quella cosa del signore degli anelli e tu mi diresti che non mi scordo mai niente.
E inizieresti la tua lunga risposta. Poi sarebbe il turno Delle piramidi prediluviane o no e anche lì ti lascerei parlare interropendoti per qualche vetrina o cosa buffa in giro.
Poi ad una vetrina tirerei fuori il Cell e mettendo il video in via della spiga farei la sciura ricca e stupida e tu il bauscia che l'accompagna. Sarebbe una cosa molto divertente. Dopo la commedia mi prenderesti in giro che non ho dato nemmeno uno dei miei fantastici volantini e io allora ti direi tutta fintamente convinta: " ma questi non sono semplici volantini ma volantini speciali. Sono per le i Brothers and sisters ... A me anche solo toccandoli mi stanno incoraggiando" e aggiungerei: "toccali" e tu scrolleresti la testa sorridendo.
Al museo di punto in bianco diresti che so tante cose e che è un vero peccato che mi nascondo in quel buco di cittadina.
Io ti risponderei seria: "Ascolta guarda che io ho avuto e ho un sacco di problemi. Sono stanca e prima molto più di adesso... "
"Non è giusto che ti sprechi cosi. Rimarrai zitella. Questa cosa di oggi non possiamo farla sempre. Lo capisci?" Mi risponderesti
"Lo capisco e a tempo debito farò. Ma tu mi devi rimanere vicino"
Allora tu dici spazientito: "Ma io non posso. È difficilissimo spiegare. Che futuro ti darei?"
"Tutto quello che Dio vorrà. Tu ne fai una questione fisica e basta" ti direi.
E tu faresti una smorfia e replicheresti: "Già perché è facile per te ma per noi maschietti non lo è"
"Non lo è neanche per me ma tu sei più importante..."
"Se io mi affeziono a te e poi tu ti vuoi sposare ... Capisci che per me sarebbe brutto... Tu non pensi a lungo termine..."
Poi ti metteresti a fissare un quadro chiudendoti in te e io dopo un po' ti direi: "Fosse anche questa l'ultima volta che io e te usciamo... Io me la sono vissuta. Ma io non mi sposerò e comunque sarò attaccata a te. A prescindere da te. Punto e basta. Poi fai come vuoi."
Da lì ci sarebbe un po' uno stacco e ognuno penserebbe in solitaria alla questione. Poi tu mi faresti vedere una cosa e poi io un'altra e al momento dei bookshop impazzirei e tu sorrideresti chiamandomi Alice in the bookmarkland. Comprati i segnalibri te ne regalerei uno e tu saresti tentato di rifiutarlo ma poi mi compreresti una cosa tu. E l'armonia tornerebbe.
Al castello ti racconterei di Budapest e ti divertiresti seduti sulla panchina. Mi chiederesti per l'ennesima volta se voglio qualcosa da mangiare o bere ma io ti direi no e no. Ti spiegherei in breve qualcosa sulla nostra amica e sull'ultima volta che ci siamo visto.
Ti chiederei sei volevi fare aperitivo e poi accompagnarmi al treno ma tu ti offriresti dopo l'apericena di accompagnarmi direttamente tu.
I navigli sarebbero sempre belli, così illuminati. Scelto un locale io prenderei un aperitivo alcolico e tu una birra. Sotto quel cielo inizieremmo a fare gli stupidi e a ridere per niente. Poi ad una colonna ti chiederei se ti sei divertito e tu diresti si è chiederesti se mi sono divertita e io ti risponderei che è stato il giorno più bello della mia vita. Allora tu diresti: "Addirittura" e io mi appoggerei a te fingendomi brilla e tu mi abbracceresti guardando il naviglio grande. Poi fissandomi intensamente mi diresti che ora di andare ma la mia mano prenderebbe la tua e ti darei un bacio sulle labbra. Un bacio leggero, non malizioso. Un bacio che immortalerebbe un grazie dentro sé.
Tu filantropo come sempre ti prenderesti il mio bacio e mi prenderesti la testa con le mani e ci appoggeresti la tua. Questo sarebbe: il tuo prego non c'è di che.
In macchina canteresti la tua mitica canzone e io ti farei il video.
Scherzeremmo e parleremmo seri fino quando vedrei la mia via e un sospiro prenderebbe il posto del respiro.
Prima di scendere ti farei promettere di rimanere così e tu diresti sì, poi ti chiederei se posso tenerti compagnia mentre guidi fino a casa e a quel punto sospirerei tu e mi daresti un bacio sulla guancia.
E tutti e due per quel tratto penseremmo alla bella serata e al tuo arrivo a casa mi manderesti un messaggio con scritto: arrivato (non sapevo quanto mi eri mancata. Ma di volantino non ne hai dato neanche uno ;) che pessima)p
E io cercherei di contenermi mentre ti darei la buona notte.​


Nella mia città

Nella mia città si respira aria di paese e tutti sanno tutto di tutti tranne che quando si parla di sé stessi. 
La mia città come una matrona seduta da tempo immemore che giace su antiche gioie e mette in evidenza ciò che di più bello ha di sé. 
Se tu, metti un caso, un bel giorno venissi qua, tu, solo tu, senza amici o parenti, io allora ti mostrerei quello che molti miei compaesani non sanno della nostra città. 
Scenderei giù con il vestito più bello.
Elegante ma semplice. E aprendo il portone e vedendo il tuo bel viso ad attendermi lievemente ansioso, io allora farei un balzo verso di te e tu accogliendomi mi prenderesti delicato la mano e mi faresti fare una piroletta, e il mio vestito girerebbe come un fiore in cerca del sole. Il tuo sole. 
Già da quel primo musicale saluto, mi daresti un lieve bacio sulle mie guance tutte rosse di piacere. 
I baci più belli si danno nel privato delle nostre menti, mi diresti, mentre il cinese in sartoria direbbe a sua moglie che finalmente ho trovato il fidanzato. La moglie chiamerebbe la parrucchiera e tutti insieme direbbero che sei proprio un bell’uomo. 
Se fossimo in un musical, quel nostro tragitto da casa mia in piazza sarebbe un sol passo di danza e le nostre parole musica da camera. 
Come ospite d’onore ti toccherebbe fare un primo giro del perimetro della piazza. Così da prendere confidenza con il luogo e mano nella mano ti presenterei, senza farlo davvero, in silenzio, a tutti quanti. 
Mettendo che fosse l’ora giusta, ti porterei in chocoteca, dove, come fra amici, ti troveresti come a casa. 
Io prenderei la cioccolata bianca perché squadra che vince non si cambia oppure un caffè con il croissant al gianduia. Tu la prenderesti amara per problemi di stomaco. Accavallando le lunghe gambe mi vedresti mangiare e a braccia conserte sorrideresti intenerito da qualcosa che vedresti sul mio viso. 
Io tirerei fuori dal piccolo borsello il mio mitico cellulare e tu facendo una buffa faccia sorrideresti felice. Credo poi che, presa dall’impeto, te ne scatterei una mentre ti bacio sulla guancia e tu, tutto imbarazzato, cercheresti di placare la mia avanzata passionaria. Fuori dalla chocoteca ti farei salire i tanti gradini che portano nel mio luogo segreto, di speciale affezione. 
In quel luogo riposano i miei ricordi più belli, e la felicità di quei momenti. A quel punto mancheresti tu a rendere quel luogo sacro. 
Non vi è nulla di speciale, se non il castello in sé, gli alberi e le panchine di pietra. Ma, seduti su quelle panchine, io chiudendo gli occhi tornerei ad essere quella che per molto tempo non ho voluto più essere. 
Chiederei a un passante di scattarci una foto e poi di nuovo soli, con il vociare di vita che diviene silenzio, mi lascerei prendere la mano e tu, ad occhi bassi, forse emozionato o forse semplicemente terrorizzato, mi diresti che bella persona io sia. Mi diresti che sei felice di essere lì con me e che non avresti mai pensato di provare felicità maggiore di quello di avermi conosciuto dopo il Vietnam della vita tua precedente. Mi chiederesti scusa per tutte le volte in cui non avevi potuto esser presente o hai dovuto negarti. Ma a quel punto ti farei tacere e ti direi che il passato non conta e che il fatto che tu fossi lì ora fosse già la cosa più importante. Era giusto così per entrambi. Allora lì ti aprirei di nuovo la porta del mio cuore dove ci sono tutte le parole che non so più dire e te le direi tutte, senza balbettare o arrossire o almeno facendolo poco. 
Ti direi che non mi piacevi neppure all’inizio ma sentivo che potevo imparare e mi sono aperta un pochino a te, a te che mi hai destabilizzato aprendo il tuo cuore ferito. Due solitudini possono fare una gioia. Dovevo rappezzarti l’anima e per farlo mi ci immersi completamente, per suturare quelle emorragie di vita che nessuna vedeva tranne me. E così mi fregasti perché della tua anima mi innamorai e per forza di cose anche la tua vita ad un certo punto le sentii mia, da difendere. 
Di nuovo in piedi mi guarderesti intensamente e in un momento mi baceresti e poi mi abbracceresti tutta. Respirandomi e sentendomi tutta tua. Come se quell’abbraccio fosse l’ultimo. Poi ti farei fare il giro delle scuderie costruite da Leonardo e vedere la grata dove mia figlia credeva uscisse davvero il drago. Sarei tutta seria mentre te lo racconterei e tu per un nanosecondo crederesti che la storia sia vera. Poi ti farei vedere le nuove parti da poco rimesse al pubblico e mano nella mano ridiscenderemmo quella scalinata e di nuovo in piazza ti farei vedere la torre del Bramante che spacca il cielo di bellezza. Un posto a me caro per la cena, sarebbe a venti minuti dalla piazza. Ti chiederei se vuoi andarci a piedi o in macchina. 
In quel posto un po’ fuori, di fronte la mia ex casa degli orrori, ti stringerei più forte la mano e tu ricambieresti per farmi coraggio. In quel momento mi fiderei ciecamente di te. 
Dopo la cena di pesce, ti accompagnerei alla macchina in quella lunga passeggiata fino vicino a casa mia con la luna emozionata più di noi. 
Con dispiacere ti vedrei aprire la macchina, ma poi senza entrarvi mi appoggeresti fra il muretto e la macchina e mi baceresti, questa volta con tutta la forza della tua anima. Mi ridiresti che sei stato bene e che con me sei felice e io ti crederei e accetterei tutte le parole più intime. Le accetterei senza dire una parola, perché nelle cose importanti c’è poco da aggiungere. Il tuo ti amo me lo farei versare come olio sulla testa e sarebbe il balsamo più profumato che io abbia mai odorato. Siccome me ne starei zitta per una volta, tu me lo ripeteresti di nuovo ancora più convinto, allora io sorriderei e abbracciandoti ti direi che ti credo e che ti amo anche io. Certo neppure allora, ne son certa, mi uscirebbe a cuor leggero ma piuttosto come un parto. Non lo griderei, lo sussurrerei e basta, una volta sola. Ma son certa che tu mi ascolteresti e tenendomi abbracciata ricorderai per sempre quella specie di vittoria su me medesima. Pure io lo ricorderò, per sempre, come il giorno in cui la mia città fu visitata dall’uomo della mia vita. 




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