Tutti i sogni della mia mano #racconti #topino

 Stesso luogo, stessa ora, stesso sogno.

Seconda stella a sinistra e poi sempre dritto fino al metrò.
E lì che ti aspetterò. Avrò una gonna lunga e un berretto abbinato.
Nella borsa qualche volantino per il servizio e le gote rosse di chi trattiene il respiro per il freddo e l'ansia. Avrò un leggero trucco e i miei capelli saranno sempre un po' per la loro strada.
E tu arriverai dalla nebbia del duomo con le mani nelle tasche del giaccone e la testa bassa per ripararti pensieri e freddo.
Mi vedrai e tuoi occhi rimarranno come fermi sull'obbiettivo e tutto ad un tratto i tuoi pensieri scompariranno.
Io ferma e immobile e tu davanti che vuoi fare finta di abbracciarmi e io che ti dico: "Guarda che ci si abbraccia così non come fai tu per finta" e tu mi staccheresti con il tuo tipico sguardo da ecco la mia Neutrina.
Io ti farei vedere i volantini e tu diresti: "Ah erano da portare davvero?" Poi rideresti ma di volantino non ne prenderesti nemmeno uno.
Siccome farebbe freddo io proporrei un qualche tipo di colazione anche se in realtà non avrei toccato cibo dal giorno prima. Ma ad un caffè o ad una cioccolata non direi di no. Ti proporrei una caffetteria dove fanno un super marocchino e nel tanto che ci andremmo io ti chiederei di come vanno le cose. Tu mi risponderesti che è cambiato tutto e mi racconteresti le ultime tristi novità.
Ti direi la mia opinione sinceramente e poi tu mi diresti: "Parlami di te. Mi dispiace per tutte le cose che ti sono successe. Deve essere dura per una donna sola." e mi guarderesti con i tuoi occhi attenti. Ed io in quel momento desidererei non aver nulla da raccontare. Desidererei solo essere solo una semplice donna. Ma sospirerei e risponderei: "Ma lo vuoi sapere davvero? Son tutte lagne lo sai? Con tutte le cose che ti posso raccontare... Non so... Sopravvivo come sempre" saremmo giunti al luogo e Tu prenderesti un cornetto e un cappuccio e mi chiederesti se ne voglio uno anche io... Io risponderei di no e prenderei solo il caffè con il cioccolato bianco dentro.
Tu diresti: "Ah sei una golosona allora?"
E io ci penserei un po' su se risponderti in verità o meno ma poi ti direi: "Ho un mio perverso senso del goloso" e lì avrei tutta la tua attenzione e allora continuerei dicendo:" Esistono due modi per considerare i dolci. Prendi a caso il pandoro... C'è chi se lo mangia e chi aspetta che Raoul Bova glielo porti dal nulla"
"Addirittura... sì perché adesso a te ti porta lui il paandoro" rideresti brevemente intanto penseresti a che cavolo sto dicendo fino a quando non vedresti che sto sorridendo e allora capiresti che ti sto prendendo in giro. Abbasseresti gli occhi sul tuo cappuccino e staresti un qualche minuto sulle tue.
Io ti direi a quel punto che sono andata a vedere star wars e te lo spiegherei brevemente ovviamente caricando con la mia opinione. Ma tu ascolteresti attentamente perché la cosa di guerre stellari ci accomuna e poi la mia versione dei fatti sarebbe una versione assolutamente mai sentita prima... Ma tu mi ascolteresti volentieri perché non sarebbe tanto la logica ineccepibile di ciò che direi Ma la fantasia di come lo esporrei. Sarebbe come volare, come guardare le cose da una prospettiva differente. Quindi ci perderemo un po' a parlarne. Ma all'improvviso cambierei sguardo e mi farei più vicina a te e tu mi guarderesti enigmatico e tirerei fuori il cellulare e la macchina fotografica Canon. Tu la guarderesti per un bel po' e io intanto ci immortalerei varie e infinite volte. Ti racconterei delle app della Canon e ti dichiarerei seria che le foto sarebbero servite per uso personale.
Tu a quel punto avresti riso e mi avresti detto: "Vieni un po' qua e mi avresti fatto un paio di foto e qualcuna insieme.
Ovviamente io avrei visto bene di appoggiarmi a te in modo rilassato perché ormai il mio corpo ti aveva già accettato da tempo. Se no mica mi sarei fotografata con te. A quel punto ti alzeresti e mi chiederesti cosa voglio fare e io proporrei un museo o il fantastico castello Sforzesco. Tu diresti che se saremmo riusciti potevamo farli tutti e due.
All'uscita della caffetteria italiana mi verrebbe in mente di chiederti quella cosa del signore degli anelli e tu mi diresti che non mi scordo mai niente.
E inizieresti la tua lunga risposta. Poi sarebbe il turno Delle piramidi prediluviane o no e anche lì ti lascerei parlare interropendoti per qualche vetrina o cosa buffa in giro.
Poi ad una vetrina tirerei fuori il Cell e mettendo il video in via della spiga farei la sciura ricca e stupida e tu il bauscia che l'accompagna. Sarebbe una cosa molto divertente. Dopo la commedia mi prenderesti in giro che non ho dato nemmeno uno dei miei fantastici volantini e io allora ti direi tutta fintamente convinta: " ma questi non sono semplici volantini ma volantini speciali. Sono per le i Brothers and sisters ... A me anche solo toccandoli mi stanno incoraggiando" e aggiungerei: "toccali" e tu scrolleresti la testa sorridendo.
Al museo di punto in bianco diresti che so tante cose e che è un vero peccato che mi nascondo in quel buco di cittadina.
Io ti risponderei seria: "Ascolta guarda che io ho avuto e ho un sacco di problemi. Sono stanca e prima molto più di adesso... "
"Non è giusto che ti sprechi cosi. Rimarrai zitella. Questa cosa di oggi non possiamo farla sempre. Lo capisci?" Mi risponderesti
"Lo capisco e a tempo debito farò. Ma tu mi devi rimanere vicino"
Allora tu dici spazientito: "Ma io non posso. È difficilissimo spiegare. Che futuro ti darei?"
"Tutto quello che Dio vorrà. Tu ne fai una questione fisica e basta" ti direi.
E tu faresti una smorfia e replicheresti: "Già perché è facile per te ma per noi maschietti non lo è"
"Non lo è neanche per me ma tu sei più importante..."
"Se io mi affeziono a te e poi tu ti vuoi sposare ... Capisci che per me sarebbe brutto... Tu non pensi a lungo termine..."
Poi ti metteresti a fissare un quadro chiudendoti in te e io dopo un po' ti direi: "Fosse anche questa l'ultima volta che io e te usciamo... Io me la sono vissuta. Ma io non mi sposerò e comunque sarò attaccata a te. A prescindere da te. Punto e basta. Poi fai come vuoi."
Da lì ci sarebbe un po' uno stacco e ognuno penserebbe in solitaria alla questione. Poi tu mi faresti vedere una cosa e poi io un'altra e al momento dei bookshop impazzirei e tu sorrideresti chiamandomi Alice in the bookmarkland. Comprati i segnalibri te ne regalerei uno e tu saresti tentato di rifiutarlo ma poi mi compreresti una cosa tu. E l'armonia tornerebbe.
Al castello ti racconterei di Budapest e ti divertiresti seduti sulla panchina. Mi chiederesti per l'ennesima volta se voglio qualcosa da mangiare o bere ma io ti direi no e no. Ti spiegherei in breve qualcosa sulla nostra amica e sull'ultima volta che ci siamo visto.
Ti chiederei sei volevi fare aperitivo e poi accompagnarmi al treno ma tu ti offriresti dopo l'apericena di accompagnarmi direttamente tu.
I navigli sarebbero sempre belli, così illuminati. Scelto un locale io prenderei un aperitivo alcolico e tu una birra. Sotto quel cielo inizieremmo a fare gli stupidi e a ridere per niente. Poi ad una colonna ti chiederei se ti sei divertito e tu diresti si è chiederesti se mi sono divertita e io ti risponderei che è stato il giorno più bello della mia vita. Allora tu diresti: "Addirittura" e io mi appoggerei a te fingendomi brilla e tu mi abbracceresti guardando il naviglio grande. Poi fissandomi intensamente mi diresti che ora di andare ma la mia mano prenderebbe la tua e ti darei un bacio sulle labbra. Un bacio leggero, non malizioso. Un bacio che immortalerebbe un grazie dentro sé.
Tu filantropo come sempre ti prenderesti il mio bacio e mi prenderesti la testa con le mani e ci appoggeresti la tua. Questo sarebbe: il tuo prego non c'è di che.
In macchina canteresti la tua mitica canzone e io ti farei il video.
Scherzeremmo e parleremmo seri fino quando vedrei la mia via e un sospiro prenderebbe il posto del respiro.
Prima di scendere ti farei promettere di rimanere così e tu diresti sì, poi ti chiederei se posso tenerti compagnia mentre guidi fino a casa e a quel punto sospirerei tu e mi daresti un bacio sulla guancia.
E tutti e due per quel tratto penseremmo alla bella serata e al tuo arrivo a casa mi manderesti un messaggio con scritto: arrivato (non sapevo quanto mi eri mancata. Ma di volantino non ne hai dato neanche uno ;) che pessima)p
E io cercherei di contenermi mentre ti darei la buona notte.​


Nella mia città

Nella mia città si respira aria di paese e tutti sanno tutto di tutti tranne che quando si parla di sé stessi. 
La mia città come una matrona seduta da tempo immemore che giace su antiche gioie e mette in evidenza ciò che di più bello ha di sé. 
Se tu, metti un caso, un bel giorno venissi qua, tu, solo tu, senza amici o parenti, io allora ti mostrerei quello che molti miei compaesani non sanno della nostra città. 
Scenderei giù con il vestito più bello.
Elegante ma semplice. E aprendo il portone e vedendo il tuo bel viso ad attendermi lievemente ansioso, io allora farei un balzo verso di te e tu accogliendomi mi prenderesti delicato la mano e mi faresti fare una piroletta, e il mio vestito girerebbe come un fiore in cerca del sole. Il tuo sole. 
Già da quel primo musicale saluto, mi daresti un lieve bacio sulle mie guance tutte rosse di piacere. 
I baci più belli si danno nel privato delle nostre menti, mi diresti, mentre il cinese in sartoria direbbe a sua moglie che finalmente ho trovato il fidanzato. La moglie chiamerebbe la parrucchiera e tutti insieme direbbero che sei proprio un bell’uomo. 
Se fossimo in un musical, quel nostro tragitto da casa mia in piazza sarebbe un sol passo di danza e le nostre parole musica da camera. 
Come ospite d’onore ti toccherebbe fare un primo giro del perimetro della piazza. Così da prendere confidenza con il luogo e mano nella mano ti presenterei, senza farlo davvero, in silenzio, a tutti quanti. 
Mettendo che fosse l’ora giusta, ti porterei in chocoteca, dove, come fra amici, ti troveresti come a casa. 
Io prenderei la cioccolata bianca perché squadra che vince non si cambia oppure un caffè con il croissant al gianduia. Tu la prenderesti amara per problemi di stomaco. Accavallando le lunghe gambe mi vedresti mangiare e a braccia conserte sorrideresti intenerito da qualcosa che vedresti sul mio viso. 
Io tirerei fuori dal piccolo borsello il mio mitico cellulare e tu facendo una buffa faccia sorrideresti felice. Credo poi che, presa dall’impeto, te ne scatterei una mentre ti bacio sulla guancia e tu, tutto imbarazzato, cercheresti di placare la mia avanzata passionaria. Fuori dalla chocoteca ti farei salire i tanti gradini che portano nel mio luogo segreto, di speciale affezione. 
In quel luogo riposano i miei ricordi più belli, e la felicità di quei momenti. A quel punto mancheresti tu a rendere quel luogo sacro. 
Non vi è nulla di speciale, se non il castello in sé, gli alberi e le panchine di pietra. Ma, seduti su quelle panchine, io chiudendo gli occhi tornerei ad essere quella che per molto tempo non ho voluto più essere. 
Chiederei a un passante di scattarci una foto e poi di nuovo soli, con il vociare di vita che diviene silenzio, mi lascerei prendere la mano e tu, ad occhi bassi, forse emozionato o forse semplicemente terrorizzato, mi diresti che bella persona io sia. Mi diresti che sei felice di essere lì con me e che non avresti mai pensato di provare felicità maggiore di quello di avermi conosciuto dopo il Vietnam della vita tua precedente. Mi chiederesti scusa per tutte le volte in cui non avevi potuto esser presente o hai dovuto negarti. Ma a quel punto ti farei tacere e ti direi che il passato non conta e che il fatto che tu fossi lì ora fosse già la cosa più importante. Era giusto così per entrambi. Allora lì ti aprirei di nuovo la porta del mio cuore dove ci sono tutte le parole che non so più dire e te le direi tutte, senza balbettare o arrossire o almeno facendolo poco. 
Ti direi che non mi piacevi neppure all’inizio ma sentivo che potevo imparare e mi sono aperta un pochino a te, a te che mi hai destabilizzato aprendo il tuo cuore ferito. Due solitudini possono fare una gioia. Dovevo rappezzarti l’anima e per farlo mi ci immersi completamente, per suturare quelle emorragie di vita che nessuna vedeva tranne me. E così mi fregasti perché della tua anima mi innamorai e per forza di cose anche la tua vita ad un certo punto le sentii mia, da difendere. 
Di nuovo in piedi mi guarderesti intensamente e in un momento mi baceresti e poi mi abbracceresti tutta. Respirandomi e sentendomi tutta tua. Come se quell’abbraccio fosse l’ultimo. Poi ti farei fare il giro delle scuderie costruite da Leonardo e vedere la grata dove mia figlia credeva uscisse davvero il drago. Sarei tutta seria mentre te lo racconterei e tu per un nanosecondo crederesti che la storia sia vera. Poi ti farei vedere le nuove parti da poco rimesse al pubblico e mano nella mano ridiscenderemmo quella scalinata e di nuovo in piazza ti farei vedere la torre del Bramante che spacca il cielo di bellezza. Un posto a me caro per la cena, sarebbe a venti minuti dalla piazza. Ti chiederei se vuoi andarci a piedi o in macchina. 
In quel posto un po’ fuori, di fronte la mia ex casa degli orrori, ti stringerei più forte la mano e tu ricambieresti per farmi coraggio. In quel momento mi fiderei ciecamente di te. 
Dopo la cena di pesce, ti accompagnerei alla macchina in quella lunga passeggiata fino vicino a casa mia con la luna emozionata più di noi. 
Con dispiacere ti vedrei aprire la macchina, ma poi senza entrarvi mi appoggeresti fra il muretto e la macchina e mi baceresti, questa volta con tutta la forza della tua anima. Mi ridiresti che sei stato bene e che con me sei felice e io ti crederei e accetterei tutte le parole più intime. Le accetterei senza dire una parola, perché nelle cose importanti c’è poco da aggiungere. Il tuo ti amo me lo farei versare come olio sulla testa e sarebbe il balsamo più profumato che io abbia mai odorato. Siccome me ne starei zitta per una volta, tu me lo ripeteresti di nuovo ancora più convinto, allora io sorriderei e abbracciandoti ti direi che ti credo e che ti amo anche io. Certo neppure allora, ne son certa, mi uscirebbe a cuor leggero ma piuttosto come un parto. Non lo griderei, lo sussurrerei e basta, una volta sola. Ma son certa che tu mi ascolteresti e tenendomi abbracciata ricorderai per sempre quella specie di vittoria su me medesima. Pure io lo ricorderò, per sempre, come il giorno in cui la mia città fu visitata dall’uomo della mia vita. 




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