psicopativi fissi

31 mar 2018

Carlos #spoiler #incipit #cover

Concettualmente ho creato Carlos nel 2012 ma la Booksprint me lo ha pubblicato nel 2014. Caso vuole che nel 2015 ho incontrato il Carlo reale; che era piu politicamente corretto, sessualmente stabile, ma non meno complesso a livello di anima.
Per questo l'ho sempre visto come una splendida e solitaria farfalla non come un dog Orwelliano. Ora che Carlos è in riediting per la conclusione della serie con gli ultimi due capitoli, rileggendolo (e correggendolo) ho potuto dare altre stunsfumature al personaggio prendendole da quello reale.
La cosa che mi fa più specie (e forse che mi ha convinto di piu di lui) resta il fatto che il concetti base del mio personaggio erano in lui gia da prima che io li concepissi.
Come se le nostre anime si stessero cercando o per meglio dire come se io avessi mandato un input nello spazio e dopo un po' avessi incontrato lui richiamato da quell'input. Ora, prendetela come ve la dico, magari, se non sicuramente è pura fantasia di un cuore innamorato ma io su questa cosa ci ho sempre creduto.
Senza fare spoiler nel penultimo capitolo do una svolta alla storia come fosse un presagio e gli ultimi avvenimenti ne danno la triste conferma.
Come quando ho inciso la parola 'fine' sul braccio con il bisturi, perché lo sapevo che me lo stavano portando via e io non avrei potuto evitarlo.
Fine in inglese è bene, in italiano è una cosa conclusa.
Volevo scrivere Hope sull'altro ma non l'ho fatto piu.
In parte perché ho promesso (a lui) che mi sarei ricomposta (riassemblata) e in parte non ho visto più speranze da ricordare oltre le mie.
Ad ogni modo, questo fa anche parte della storia dei personaggi, nel senso delle loro caratteristiche. Sono stata un po' Carlos, un po' Charlotte (Carl- lotta) e come finirà la storia non lo so perché la devo ancora vivere in me, il dolore  ha annebbiato tutto, ma ora che tutto si ridisegna per come è davvero aprirò di nuovo quel libro dentro me e ne scriverò le ultime vicisittudini.

QUESTA SERA È IMPORTANTE PER ME. CREDO ANCHE PER LUI. È IMPORTANTE PER ENTRAMBI IN MODO INDIVIDUALE.
È IMPORTANTE ANCHE PER LA STESURA FINALE.
ANCHE SE CARLOS NON HA UNA RELIGIONE, UN CREDO.
RESTA IMPORTANTE COME CONCETTO UMANO: LA SPERANZA.

ORA VI INCOLLO LA PRIMA È L'ULTIMA SCENA DI CARLOS. MA VI RICORDO I FONDAMENTALI PARADIGMI DI QUESTO RACCONTO IN SERIE:

NON SEI PERDUTO FINCHÉ NON CREDI DI ESSERLO.
TUTTO PUÒ ESSERE FINCHÉ NON SMETTI DI CREDERCI.

Primo capitolo:
Aveva i capelli fini come la paglia, di un biondo chiaro, che trafiggeva lo sguardo. E labbra con un colore così vivo da far impallidire una rosa rossa. Troppo rosse per quel volto pallido di bambina. E i suoi occhi teneri, occhi da strega che ti mangiavano il cuore, sì a morsi, senza neanche dirti grazie.
E una voce riecheggiò nella stanza riempiendola tutta, nociva e maligna ripeteva senza tregua le stesse parole di condanna:
«Carlos, smetti di pettinar le bambole. Sei un maschio!»
E poi ancora:
«Come ti permetti?! È tua madre, santo Dio.»
E poi il dolore, quelle frustate, che bruciavano l’anima ancor prima della schiena.
Buttato lì come un sacco di patate, a chiedersi il perché di tanto odio.
«Basta!»
Carlos urlò il suo dolore gettando al vento le foto di Miriam, la sua piccola Miriam, che il mondo, la gente, aveva provato a negargli.
Le foto si sparpagliarono per la stanza tappezzata di fogli di giornale, un’immagine tetra fatta di notizie che nessuno leggerà mai.
E Miriam era lì, distesa nel letto, come un angelo.
Carlos con un dito sfiorò le gote perlate di lacrime ormai seccate.
Oh mio Dio, com’era bella Miriam; ora era sua. Nessuno gliela avrebbe portata via. Sarebbe stato felice a farle da mamma, l’avrebbe pettinata, vestita e per le cene di Natale pure truccata.
E poi… e poi… e poi…
Una ruga solcò il volto e un pensiero dispettoso, troppo ebbro di realtà, gli disse che doveva fuggire lontano da quel luogo, dove la polizia non poteva trovarli.
Ma con un pugno in testa interruppe quel pensiero.
Era quasi Natale, doveva presentare la sua bambina a sua madre.
Oh, come sarebbe stata felice di sapere che era diventata nonna. Lei che l’aveva sempre difeso, davanti a tutti, lei che piangeva a notte fonda stringendoselo al petto.
Sua madre sì che sarebbe stata felice. Se non fosse stato strano per tutta quella gente cattiva, sua mamma l’avrebbe pure sposata, portata via, via davvero, da quelle mani incestuose di suo padre, via lontano, verso il mare.
Con quella voce melodiosa da bambina avrebbe detto:
«Adesso, Carlos, pettinami ancora!»
E avrebbero riso, lui e la sua mamma adorata, lei con quella voce di bambina grande, senza più le rughe né pensieri. E la notte l’avrebbe abbracciato di nuovo, stringendoselo a sé, come quando era piccolo, senza quell’orribile uomo che lo spingeva via da lei in malo modo gridando cose blasfeme e usando una violenza che un padre non dovrebbe mai e poi mai usare con un figlio.
Era da anni che non lo vedeva. Sempre in caserma, ex caporale maggiore dell’esercito italiano, ora in semi pensione al distretto della polizia locale; doveva sempre fare qualcosa quel maledetto.
Sputò al solo pensiero del padre, si girò e rigirò nel letto e guardò la sua piccola accanto. Quanto le voleva bene e quanto bello sarebbe stato domani con le sue donne! Spense la lampadina solitaria e chiuse gli occhi, sognando di essere un ragno che prima mangia le farfalle e poi si trasforma in esse.

....

Penultimo capitolo ultima scena... ATTENZIONE SPOIlER!!!

... Abbracciò la sua bambin e si mise a piangere stringendola forte e cercando di tamponarle la ferita. I tre amici di Filippo rimasero intimoriti e commossi dal vedere piangere il grande e vecchio Gian. Ma lui stringeva la sua bambina e non poteva trattenere le lacrime di un padre.
Vicino a lui si accostò Carlos che alla vista di Charlotte, non trattenne le lacrime e mormorò: “Dove ci sono io, c’è morte” poi guardò Gian e disse: “Prenditi cura di lei” Gian annui con la testa e dondolò la sua bambina e senza altro aggiungere Carlos zoppicando prese la via della porta mentre i paramedici e i barellieri caricavano i corpi e la stanza di Carlos per un ultima volta brulicò di anime, poi il silenzio.

LA PRIMA COPERTINA DISEGNATA DA GIULIA E L'ULTIMA SEMPRE SUA.

 2012.
2016.







































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“Vorrei avere avuto più fiori che cicatrici nel cuore.
Ma alla fine si è ciò che la vita t'insegna ad essere.”

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