psicopativi fissi

15 feb 2018

Il Capitan Maggiore


«Cerco una svolta nella vita, dottore, nella mia carriera di combattente. Mi può aiutare?»
Il dottore strofinandosi la barbetta mi rispose: «Mi parli di sé…»
«Io, Capitan Maggiore dell'esercito intimo di sua altezza reale. Trovo quartiere nella parte bassa della Regione di Em. Un piccolo stato ma di dimensioni moderate… bhe modestamente molto più che moderate certe volte. Al secolo fui giovane recluta, anche se fui mai addestrato da sua altezza reale con l'ausilio del dipartimento di Man. Ma dopo la notte del 2014 dove combattei con coraggio ed eroismo penetrando la foresta vichinga nemica per cercare il signor G. (Spia in incognita sotto mentite spoglie) e mi dovettero promuovere a Generale unico di tutti i distretti. Ma sempre quell'anno persi la battaglia è la regione vichinga passò al nemico. Chi era il nemico?? Un po' tutti e nessuno. Tutto ciò che si contrapponevano alla guerra e al salvataggio del signor G.
Persi per cause sconosciute a me, ma sua altezza reale mi retrocesse lo stesso a Capitan Maggiore è da quella volta non si batte chiodo.​ Ebbi periodi di depressione intervallati da veloci giri di valzer provenienti dal web senza però nulla di fatto. Ma ciò che mi fece perdere definitivamente la voglia di rialzarmi non fu la guerra con la vichinga ma un'altra guerra con una gatta, rognosa e insopportabile»
«Mi parli di questa gatta» disse il dottore con gli occhi fissi sempre su di me.
«Dunque, correva l'anno 2015 stavo bene quando d'improvviso l'avvistammo o meglio ella ci si parò davanti nel corridoio e il Re fu gentile con lei, mentre io gli gridavo - fai qualcosa scrisse e io gridai subito al Re - non lasciarla andare via - ma niente il Re se la fece scappare ed io ci rimai male e mi ripromisi più severità nei miei interventi.
Il mio Re era troppo impegnato e si dimenticò di lei e smise pure di occuparsi di me, se non a livello empirico. Ma io dottore sono un soldato valoroso! Che me ne faccio dell'empirico?? Io ho bisogno di coccole, di sapore, odore, di essere considerato. Ecco il punto!»
«Non si sentiva considerato dal suo Re?»
«No, nemmeno un po'! Ma sa come è la vita, dopo un po' mi rassegnai al solito tram tram da pensionato anche se pensionato non ero. Ero ben peggio. Poi il mio Re era un tipo difficile da soddisfare, e se lo era lui, pensi come lo ero io... sono un tipo romantico. Io voglio l'atmosfera, voglio essere celebrato, amato, desiderato»
«Oggi giorno? Auguri!» ridacchiò il dottore.
«Certo! Ma torniamo alla guerra. Perché una guerra ci fu ma fredda. Sì, perché la gattaccia rognosa aveva conquistato il cuore e la mente del mio Re ma non voleva concedere udienza a Me Valoroso Caporal Maggiore. O meglio ancora peggio il mio Re non voleva chiedere a lei udienza per me. Capisce lo sconforto?? Perché ora mi deve dire perché??? Allora sa cosa feci? Mi intromisi sottilmente ma costantemente! Non lo feci dormire, né mangiare. Chiesi aiuto anche ad altri membri del dipartimento affinché mi aiutassero. Gli feci venire dei gran mal di testa. Perché a quel punto mi fu chiara una cosa: io l'amavo.»
«Lei si era innamorato della gattaccia?» mi chiese il dottore perplesso.
«Certo! Io la dovevo avere. Nonostante i suoi diversi difetti»
«Quali difetti?»
«Che non mi chiedeva udienza…»
«E poi?»
«Che non mi concedeva udienza supplicandomi...»
«Non le sembra di esagerare??» Mi chiese il dottore, che a quel punto mi prese il dubbio che non avesse capito il problema.
«Io volevo ritornare ad essere Generale o perfino Imperatore ma senza lei ero un semplice guardiano del farò!»
«Forse del faro…»
«No! Dottore, proprio del FARO'!! Perché lui mi prometteva sempre ma non faceva mai niente!»
«Capisco! Solo quindi per far carriera?» disse il dottore pensieroso.
«Noooo! Io volevo una vita con lei, volevo divertirmi, lavorare insieme, avere figli… ehm… No magari avere figli no! Anche se vederli correre fuori ed arrivare alla base era una cosa che valeva una vita. La gattaccia non si rendeva conto della sua bellezza. Del suo sorriso, della sua splendida chioma nera. Stava sprecando la sua vita e il suo senso di vita».
«E come si evolse il vostro rapporto?» domando il dottore prendendo appunti.
«Si evolse che appena me ne facevo una ragione, la incontravamo per caso, all'inizio sembrava lo faceva apposta per me ma via via gli incontro si diradarono e rimasero quelli per “sfiga” dove ogni volta rimanevo vittima del suo splendore. E questo mi faceva arrabbiare! Poi non solo era bella ma pure di spessore, rispondeva al Re e il Re si arrabbiava e arrabbiandosi lui io mi inebriavo sempre di più. Sognavo giorno e notte di perforare ogni sua difesa e deforestando la zona conquistarla. Il pensiero che potessero farlo altri era un altro problema che mi assaliva. Mi diedi all'alcool ma non esisteva una sbornia perenne che mi permettesse le normali manovre di vita. Né a me né al Re. Il re doveva dichiararsi punto e basta!»
«E lo fece?»
«Chiesi l'aiuto del cuore di battere più forte in sua presenza. Ma niente. Allora cercai di annebbiargli la mente sempre davanti a lei ma con questi due era tutto perduto. Allora cercai di buttarmi fra le fresche frasche di altre giovani beltà»
«E il Re lo fece? Tradì la sua gattaccia??»
«Che cos'è il tradimento se non stai nemmeno insieme? Se non ci si prende cura a vicenda! Sì, il Re si convinse che per dimenticarla o non dargli sazio doveva agire in tal senso…»
«Ah…» commentò il dottore che mi parve abbastanza deluso dall'avvenimento. Mi fece arrabbiare la cosa e gli dissi: «Non è lei che deve rimanere deluso! Ma bensì io che dovetti incontrare gente dall'intimità promiscua e tendenzialmente malata. Loro non mi amavano come mi avrebbe amato la gattaccia. Con loro non avevo nessun conto da regolare. Il Re non mi usava e non mi promuoveva perché non c'era trasporto, non c'era passione. Non conquistavo niente. Tuttalpiù venivamo conquistati, saccheggiati e indeboliti e soprattutto ci allontanavamo di molto dal sogno della mia vita.»
«Che sarebbe stato?»
«Divenire Imperatore. glielo già detto. Volevo avere la certezza che nei lunghi inverni avrei avuto un posticino caldo e un po' umido dove potermi muovere in libertà».
«Ma mi scusi Caporal maggiore ma il suo Re l'amava questa gattaccia o no?»
«Penso di sì ma la guerra era una cosa complicata e c'erano molti avvenimenti e cose che non facilitavano o permettevano la conquista. Negavano l'espansione e di conseguenza anche a me»
«E lei vi amava?»
«Certo! Chi non ci avrebbe amato? Ma sa come son le donne o le nazioni? Dicono una cosa ne fanno un'altra. Pensano ad una cosa ma ne vogliono un'altra. Lei ci vedeva come Hitler guardava la sua Polonia e sarebbe stato pure divertente farsi conquistare, lo devo ammettere, ma aveva una idea tutta contorta di conquista che al mio Re non piaceva! Lei voleva che lui la conquistasse così da poter invadere la sua Polonia… sotto mentite spoglie… furba eh!! Mica gattaccia per niente!!»
«Credo che sia giunta la diagnosi…»
«E quale?» ero quasi emozionato alla soluzione che mi prospettava il dottore.
«Deve star tranquillo e far fare alla natura il suo corso. Comunque andranno le cose lei non ne avrà il controllo e quindi tanto vale rilassarsi e ammirare il panorama attuale»
«Fare Il caporal maggiore a riposo?» chiesi sbigottito.
«No il Caporal Maggiore che ama la vita e il suo susseguirsi senza carriere o battaglie a tutti i costi. L'amore è una cosa semplice se lo vivi con semplicità e soprattutto con ironia. Lei si immischia troppo negli affari del suo Re. Lo deve lasciare stare affinché egli sappia ciò che fa. Vedrà che se starà tranquillo il Re prenderà una decisione ufficiale accontentando tutti e pure lei»
A quelle parole ben dette, mi chiusi in me stesso, pagai la parcella e me ne andai non deluso ma bensì ben propenso a fare ben altri piani, tipo conquistar il mondo! Perché infondo è fare viaggi che ci rende saggi e soprattutto immortali. Ed io lo fui in passato! Ma questa è tutta un'altra storia!

2 commenti:

  1. Bel post! Aggiungo che mi piace moltissimo questo nuovo look del tuo blog!

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  2. Ci voleva!! Il mio blog rispecchia la mia anima 💕💞❤️ Mi fa sempre piacere quando passi 😊

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“Vorrei avere avuto più fiori che cicatrici nel cuore.
Ma alla fine si è ciò che la vita t'insegna ad essere.”

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