Ibernazione (crioconservazione)

Sarà che non è giornata, che C'è il sole ma ho mal di testa per il freddo. Sarà che senza Topino mi riesce difficile pensare ad un donani.

Sia quel che sia ma ho fatto una piccola ricerchina sul web...

ma non ho  trovato che cerchino volontari di tal gevere, né qui e né nel resto del mondo.
E comunque mi è parso che devi essere morta. Che ingiustizia!! I vivi hanno bisogno mica i morti. Mhmm ... Scriverò un racconto in tal senso!!
Poi sembra che ti congelino ma non ti sappiamo ancora scongelare. Quindi fra cinquanta anni se ne riparla alla modica  cifra €18.00 russi. €200.00 americani.

Ma cos'è che una Topina depressa sta cercando?? Cos'è la Crioconservazione??

Su quotidiano.net hanno una risposta!! Vediamo qual'è ...

QuotidianoNet

Ibernazione, cos'è la crioconservazione post mortem
C'è chi ipotizza sia possibile essere 'conservati' alla morte fino alla scoperta di nuove cure, ma è una teoria che presenta limiti tecnici, medici e non ultimi etici.

Pubblicato il 18 novembre 2016

Ultimo aggiornamento: 18 novembre 2016 ore 10:06
Crioconservazione post mortem (da youtube)





Muore di cancro a 14 anni, il giudice ordina: ibernatela

Roma, 18 novembre 2016 - Un'adolescente britannica ha ottenuto dai giudici il via libera per essere ibernata dopo il suo decesso, con la speranza di essere un giorno "risvegliata" e guarita con nuove cure. Il verdetto, riportato dalla Bbc, è stato reso pubblico solo ora, a ibernazione avvenuta. Il corpo della 14enne è stato trasportato negli Usa e congelato tramite "criogenesi".


Ma cos'è la "criogenesi", o meglio la crioconservazione post mortem, come nel caso della ragazzina britannica. Per spiegarlo bisogna partire dall'ibernazione, che è una condizione biologica in cui le funzioni vitali sono ridotte al minimo, il battito cardiaco e la respirazione rallentano, il metabolismo si riduce e la temperatura corporea si abbassa. Negli animali la troviamo in forma di letargo o anche come ipotermia preventiva in medicina. Per non parlare di quanto il tema sia caro alla fantascienza.


In medicina, e specialmente in chirurgia, si parla di ipotermia preventiva per l'abbassamento artificiale della temperatura corporea del paziente per ridurne i processi vitali durante particolari interventi chirurgici, tipo di cardiochirurgia e neurochirurgia e in alcuni pazienti che hanno subito ipossia cerebrale. Ma siamo ancora lontani dal punto di congelamento. Altro caso si ha con la conservazione di spermatozoi ed embrioni umani grazie all'azoto liquido, è detta crioconservazione, che non riesce però con parti più grandi del corpo a causa di motivi tecnici legati alla velocità di congelamento e scongelamento.


Anche se alcune teorie ipotizzano la possibilità di ibernare un intero individuo prima della morte cerebrale in caso di coma irreversibile, oppure per evitare la morte a causa di un male incurabile, in attesa di future cure, restano ancora senza un riscontro scientifico.


Dal punto di vista etico e legale quindi è possibile solo la crioconservazione di corpi morti, che cerca di sfruttare il lasso di tempo che passa dal blocco del battito cardiaco alla morte cerebrale, effettuando così il congelamento in modo da conservare intatte le strutture nervose.


I sostenitori di questa tecnica credono che in futuro dovrebbe essere possibile sviluppare una tecnologia in grado di ripristinare completamente le funzioni vitali dei corpi ibernati. Il corpo, al momento del risveglio, tornerebbe come prima dell'ibernazione senza invecchiamento. Ma è una teoria che presenta molti limiti. Alla base c'è l'idea di'prendere tempo' nella speranza quando si verrà scongelati esistano nuove tecnologie che permettano di rigenerare, sostituire e ristrutturare i tessuti vecchi e il corpo ormai sulla soglia della morte.


Intanto l'ibernazione non è in grado di ringiovanire il corpo e quindi di allungarne la vita, ma ritarda solo l'invecchiamento non lo rallenta. I limiti della teoria si sovrappongono a quelli della tecnica. Intanto non bisogna confondere il congelamento con la vetrificazione. In caso di congelamento si ha il limite delle 24 ore al primo scongelamento, ed è possibile una volta sola, pena la putrefazione al momento dello scongelamento a causa dei batteri dei tessuti che risultano rafforzati e più reattivi una volta scongelati.


Gli stessi embrioni, congelati in azoto liquido a circa -197 °C, le temperature dette criogeniche, non sopravvivono più di 5 anni. Si presume quindi che gli stessi organi dentro il corpo in azoto liquido non possano durare anni o secoli: le cellule probabilmente degenerano per qualche reazione chimica di denaturazione delle proteine e di rottura della catene di DNA portando alla morte di quelle scongelate.


Finora non si è mai tentato di riportare in vita un corpo ibernato. Tutti i corpi ibernati fino ad oggi appartenevano a persone legalmente morte a cui veniva vetrificato il corpo con l'azoto liquido a meno di 200 gradi sotto zero.


L'ibernazione post mortem, come nel caso della ragazzina britannica, si basa sulla vetrificazione, un processo che crea una situazione in cui i liquidi corporei addizionati a sostanze antigelo si condensano e vetrificano senza cristallizzare e quindi senza danneggiare le pareti cellulari. Le cellule con la vetrificazione restano sospese e una volta scongelate risultano funzionali. In teoria la crioconservazione rallenterebbe l'invecchiamento, senza fermarlo, e, dopo lo scongelamento, non altererebbe i processi biologici dell'individuo.


La crioconservazione post mortem presenta quindi alcuni limiti: la rottura delle membrane cellulari da parte dei cristalli di ghiaccio che dovessero formarsi; la formazione di rotture del corpo ibernato sottoposto alla tensione dei diversi tessuti che hanno coefficienti di dilatazione diversi; la difficoltà allo scongelamento contemporaneo di tutte le parti del corpo.


Il primo punto è già quasi risolto grazie all'utilizzo di una una soluzione vetrificante che sostituita al sangue apporta antiossidanti e sostanze che impediscono la formazione di cristalli di ghiaccio.


Si spera che le tecnologie che possano portare allo scongelamento del corpo e successivamente alla riparazione della parti danneggiate e corrotte siano sufficientemente potenti da poter operare sugli inevitabili danni ai tessuti nervosi e sulle cause della morte.



RIPRODUZIONE RISERVATA


E salute e benessere aggiunge la propria...
L'ibernazione umana ha 50 anni, la prima volta il 12 gennaio 1967
Primo volontario fu James Bedford, il suo corpo e' ancora conservato

Redazione ANSA ROMA


09 gennaio 201717:43


FOTO


La possibilità di congelare il corpo alla morte per poi risvegliarsi può sembrare da fantascienza, e invece sono già 50 anni che i centri nati per assicurare la procedura raccolgono clienti. Il primo, il 12 gennaio 1967, fu James Bedford, un professore di psicologia del'università della California di 73 anni, e da allora sono già 337 le persone che hanno seguito l'esempio, con migliaia in attesa.

Il corpo di Bedford è tutt'ora conservato nelle strutture della Alcor Life Extension Foundation, una delle

tre compagnie che oggi offrono il servizio. La possibilità di congelare il proprio corpo, spiega il sito della Alcor, era in realtà offerta già dal 1965 da Evan Cooper, un imprenditore che definiva se stesso 'il primo crio-attivista' e che aveva fondato la Life Extension, poi divenuta Alcor. I primi candidati però morirono all'improvviso, e fu impossibile criopreservare i corpi in tempo. Il corpo di Bedford, che è morto di tumore, è stato conservato in un contenitore sotto vuoto e in azoto liquido prima a Glendale, in California, poi spostato a Phoenix, in Arizona, per poi essere trasferito, dopo vari passaggi, nelle strutture della Alcor a Scottsdale, sempre in Arizona, dove tutt'ora 'risiede'. Nel 1991 il corpo è stato trasferito dal contenitore originale in uno più avanzato, e con l'occasione il corpo è stato riesaminato. "Un esame esterno - scrivono gli esperti Alcor - rivela un maschio ben nutrito che appare più giovane dei suoi 73 anni. Dall'esame il corpo sembra essere rimasto ad una temperatura molto sotto lo zero per tutta la durata della conservazione".

In cinquant'anni la tecnica di crioconservazione è cambiata molto, a partire dalle sostanze chimiche usate per sostituire il sangue. Nel caso di Bedford è stato usato il dimetilsolfossido, un composto dello zolfo che ora è considerato fortemente tossico. Secondo i registri delle tre compagnie, due statunitensi e una russa, ci sono 337 corpi o teste crioconservati, con oltre duemila persone che hanno già firmato il contratto per subire la procedura alla loro morte. Tra gli italiani che hanno avuto accesso alla tecnica

di cui si conosce la storia ci sono Aldo Fusciardi,

probabilmente il primo nel nostro paese, morto nel 2012.

L'ultima persona crioconservata in Russia e' Cecilia Iubei, un

donna di Viterbo morta ai primi di febbraio del 2016. La persona

piu' giovane che ha avuto accesso alla tecnica e' Matheryn

Naovaratpong, malata di tumore al cervello, che i genitori hanno

fatto ibernare a due anni. In tutti i casi si tratta di un 'atto di fiducia', perchè le tecniche attuali, ammettono le stesse compagnie, non permettono di 'scongelare' i corpi senza danneggiarli irreparabilmente. Nelle previsioni piu' ottimistiche questo sara' possibile in 50 anni, secondo altri non prima di 2-300 anni. Nel contratto le aziende si impegnano comunque a conservare i corpi finche' non sara' possibile, ad un prezzo che varia dai 18mila dollari dei russi di KrioRus ai 200mila richiesti da Alcor.



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Commenti

  1. Chi non beve con me, peste lo colga!
    anonino pescarese.

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  2. -Maestro, cos'è la vita?-

    -La vita è un sogno fuggente, vero e immortale è l'amore-

    da "Baci Perugina"


    Bacio Anna.

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  3. Le citazioni andavano bene all'altro post 🌠🌟⭐ 🌪️😉

    RispondiElimina

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