Anna Freud #storia #citazioni


Stasera vi faccio conoscere, o riscoprire un personaggio che per molti versi mi ricorda mia madre, nel bisogno di affetto e nel suo vissuto. Ovviamente sono diverse come donne ma certi vicissitudini avvicinano anche mondi lontani fra loro.

Anna Freud Data di nascita: 3. Dicembre 1895 Data di morte: 8. Ottobre 1982 
Altri nomi: Anna Freudová 
Anna Freud è stata una psicoanalista austriaca. 
Ebbe come compagna per circa quarant'anni la psicoanalista americana Dorothy Burlingham con la quale scrisse importanti lavori pubblicati nella sua opera omnia.

Chi era Anna Freud? Anna Freud era la figlia di Sigmund Freud, era una psicanalista che ha portato avanti l’eredità del padre. Tuttavia, nel suo caso, l’enfasi è rivolta quasi esclusivamente al mondo dei bambini. Non potrebbe essere altrimenti, visto che la stessa Anna aveva vissuto un’infanzia paradossale.
Quando nacque, sua madre era stanca della sua genitorialità. Aveva avuto già cinque figli e non era in grado di dedicarsi alla neonata. Per questo assunse una governante che diventò per Anna quello che lei stessa chiamò “madre psicologica”
Deve essere stato molto difficile per lei portare avanti l’eredità di uno degli uomini più importanti di tutta la storia. Anche se si è sempre mossa all'interno della psicoanalisi classica, le migliori frasi di Anna Freud rivelano un lato più sensibile di questa corrente. Vi presentiamo alcune delle sue frasi più ricordate.

“A volte la cosa più bella è proprio quella che arriva inaspettatamente e immeritata, quindi qualcosa di veramente regalato.”

Deve essere stato molto difficile per lei portare avanti l’eredità di uno degli uomini più importanti di tutta la storia. Anche se si è sempre mossa all’interno della psicoanalisiclassica, le migliori frasi di Anna Freud rivelano un lato più sensibile di questa corrente. Vi presentiamo alcune delle sue frasi più ricordate.

“A volte la cosa più bella è proprio quella che arriva inaspettatamente e immeritata, quindi qualcosa di veramente regalato.”
Si potrebbe dire che si tratta di una delle conclusioni della sua stessa psicoanalisi. Anche se all’inizio la applicò alla sua situazione individuale, la dichiarazione ha validità universale. Un bambino che non trova posto nel cuore dei suoi genitori, non trova nemmeno un posto per sé nel mondo.
Tra le migliori frasi di Anna Freud troviamo anche questa, che rivela la sua confusione, la sua mancanza essenziale di affetto materno. Dice quanto segue: “Quello che ho sempre voluto per me stessa è molto più primitivo. Probabilmente non è niente di più dell’affetto delle persone con cui sono in contatto, e la loro buona opinione su di me”.
È normale che chi è cresciuto con carenze affettive porti nel cuore un vuoto profondo. Quindi le manifestazioni di affetto e l’approvazione degli altri sono di importanza decisiva. Questo è ciò che sembrano rivelare molte frasi di Anna Freud: il desiderio di un amore mai ricevuto.
La vita, non solo di Anna Freud, ma di tutti gli esseri umani, è segnata da una eterna insoddisfazione. La psicoanalisi propone l’esistenza di un malessere che non ha modo di essere risolto completamente. La vita ci richiede di sacrificare molti desideri impossibili, di conseguenza l’insoddisfazione abita in noi.
Questo è ciò che sembra riflettersi in una delle frasi più celebri di Anna Freud: 

“Se qualche desiderio non viene esaudito, non stupirti. Si chiama Vita”. 

Vivere, infine, implica sempre vuoti e contraddizioni. L’insoddisfazione è connaturata nella vita stessa.
Anche se molte delle migliori frasi di Anna Freud ci mostrano un’anima più o meno tormentata, rivelano anche una speranza enorme. Ciò si riflette nel suo lavoro quando dice: “Le menti creative riescono a sopravvivere anche ai peggiori sistemi educativi“.
Questa frase allontana Anna Freud dal pessimismo razionale di suo padre. L’autore di “L’avvenire di un’illusione” non vedeva come molto probabile un cambiamento nel mondo. Al contrario Anna riflette una grande speranza nell’essere umano e nei cambiamenti costruttivi che può raggiungere.
Molte delle frasi di Anna Freud hanno un tono filosofico. Si riferiscono a temi universali e consentono di vedere un altro aspetto del suo pensiero. Questa frase, per esempio, si allontana dall’analisi dell’individuo e si riferisce al collettivo. Dice: “Quando l’errore diventa collettivo, acquisisce la forza di una verità“.
Si riferisce alla potenza del gruppo rispetto a quella dell’individuo. Al meccanismo attraverso cui la società attribuisce il grado di verità a qualcosa. Se molti condividono un errore, si crea l’illusione che esso non sia tale. Così non è la forza della ragione a prevalere, ma la forza del collettivo.
Anna Freud ha contribuito con elementi importanti per poter comprendere meglio alcuni aspetti della psicoanalisi. Anche se non è riuscita ad avere la stessa influenza di suo padre, i suoi contributi sono stati di fondamentale importanza. Si tratta di una pensatrice che vale la pena leggere e conoscere.

Queste due esperienze – la psicoanalitica e la creativa – sembrano richiedere analoghe condizioni di sicurezza, sia ambientale, sia interiore.

Si è sempre constatato che una mente creativa sopravvive a qualunque tipo di educazione.
In generale, mi pare che nel lavoro con i bambini si abbia talvolta l'impressione che in certi casi l'analisi sia un sistema troppo difficile, costoso c complicato da impiegare, e che la si usi anche troppo, mentre, in altri casi, ancora più frequenti, sembra che con l'analisi pura e semplice si ottenga troppo poco.

L'analisi, quando si tratta di bambini, necessita di certe modifiche e di certi adattamenti o quanto meno deve essere impiegata con particolari precauzioni. Quando non sussista la possibilità tecnica di attenersi a tali precauzioni è forse consigliabile non intraprendere l'analisi.

Compito dell'analisi è acquisire una conoscenza quanto più completa possibile di tutte e tre le istanze delle quali noi pensiamo che si componga la personalità psichica, e la conoscenza dei rapporti esistenti fra di loro e con il mondo esterno. Per quanto si riferisce all'Io, ciò significa esplorarne i contenuti, i confini e le funzioni, e rintracciare la storia della sua dipendenza dal mondo esterno, dall'Es e dal Super-io. In riferimento all'Es vuoi dire: descrivere le pulsioni, cioè i contenuti dell'Es, e seguire le trasformazioni che essi subiscono.

Gli impulsi dell'Es non sono affatto inclini a rimanere inconsci. Hanno una loro spinta, una tendenza costantemente presente a farsi strada nella coscienza e a raggiungere così il soddisfacimento, o almeno a spingere i loro derivati v'erso la superficie della coscienza. Il lavoro dell'analista segue questa spinta nello stesso senso e ne rafforza l'efficacia. In tal modo l'analista appare agli elementi rimossi dell'Es come soccorritore c liberatore.

In quanto le istanze dell'Io si sono sforzate di soggiogare gli impulsi dell'Es con i metodi loro propri, l'analista appare come un perturbatore della pace.

Il lavoro dell'analista per rendere cosciente l'inconscio e il lavoro delle istanze dell'Io per dominare la vita pulsionale sono in contrapposizione.

Finché la comprensione della malattia da parte dell'individuo non decida diversamente, l'intento dell'analista è un minaccioso pericolo per le istanze dell'Io.

La rimozione non è solo il meccanismo di difesa più efficace; è anche il meccanismo più pericoloso. La scissione dell'Io, che si produce con la sottrazione dalla coscienza di intere zone della vita affettiva e pulsionale, può distruggere una volta per tutte l'integrità della personalità.

L'esistenza di sintomi nevrotici è già di per sé un segno che l'Io è stato sopraffatto. Ogni ritorno del rimosso, che introduce una formazione di compromesso, significa un colpo mancato della progettata prestazione difensiva, una sconfitta, dunque, dell'Io.

L'Io è vittorioso quando le sue prestazioni difensive hanno successo, cioè quando riesce a limitare con il loro aiuto lo sviluppo di angoscia e dì dispiacere, ad assicurare all'individuo anche in circostanze difficili un godimento pulsionale, mediante le necessarie trasformazioni pulsionali, e a instaurare insieme, per quanto è possibile, un'armonia fra Es, Super-io e forze del mondo esterno.

Le nostre indagini psicoanalitiche degli individui ci hanno convinto che la linea di demarcazione tra salute e malattia mentale non può essere tracciata così nettamente come si pensava in passato. Specialmente per quanto riguarda le nevrosi, nuclei nevrotici si trovano nella psiche degli individui normali tanto regolarmente quanto fanno parte della struttura di ogni nevrotico aree ampie di funzionamento normale. Inoltre, gli individui nel corso della vita valicano più volte, in un senso e nell'altro, il confine tra salute e malattia mentale.

La salute mentale si produce soltanto quando tutte le istanze nella nostra psiche, le pulsioni, l'Io razionale e gli ideali coincidono sensibilmente e adattandosi al mondo esterno risolvono i conflitti inerenti alla situazione totale.

Il concetto di salute come è stato sviluppato in campo fisico non può essere assunto sul piano psichico senza alterazioni. Fisicamente, noi siamo sani finché i vari organi del corpo funzionano normalmente e, attraverso il loro funzionamento specifico, contribuiscono a uno stato generale di benessere. Psichicamente, occorre più di questo. Qui non è sufficiente che ogni parte della psiche in quanto tale sia intatta poiché le varie parti della nostra personalità perseguono mete diverse, e poiché tali mete molto spesso sono in contrasto le une con le altre.

La salute psichica dipende dai compromessi realizzabili e dal risultante equilibrio di forze tra le diverse istanze e le diverse esigenze.

Poiché le manifestazioni nevrotiche hanno origine nel profondo, la psicoanalisi si pose a studiare l'inconscio. Poiché esse sono dovute a conflitti tra forze interne, essa divenne una psicologia dinamica. Poiché i conflitti si risolvono a seconda del potere relativo di queste forze, si sviluppò il punto di vista economico. Poiché le radici di ogni nevrosi affondano nei primi anni della vita di un individuo, gli aspetti genetici della teoria ebbero una parte preminente.

All'inizio della vita l’essere accarezzato, abbracciato e coccolato, rende sensibili le varie parti del corpo del bambino. Lo aiuta a costruire un’immagine corporea sana e promuove lo sviluppo dell’amore attraverso il rafforzamento del legame tra il piccolo e sua madre

A volte la cosa più bella è proprio quella che arriva inaspettatamente e immeritata, quindi qualcosa di veramente regalato.

Siamo imprigionati nel regno della vita, come un marinaio sulla sua piccola barca, su un oceano infinito.


Commenti

  1. Dev'esser proprio brutto non essere amati da chi ci ha messo al mondo. Credo sia uno di quegli eventi davvero traumatici che ci si porta appresso per tutta la vita e che condiziona l'intero vissuto di una persona.

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  2. Condiziona lei ma anche chi le sta vicino. Soprattutto le figlie femmine direi, perché viene a mancare quello che dovrebbe essere un equilibrato rapporto madre-figlia. Ma d'altra parte se non le è stato insegnato, lei fa quel che può senza rendersi conto che non può bastare.
    Io sono una madre differente, con tutti i miei sbagli, ovviamente perché a differenza di mia madre ho mio padre che mi ama bene e forte. Io ho preso molto da mio padre.

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  3. "Mi ama bene e forte". Che meraviglia. Bravo papà di Anna.

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  4. A modo suo e per come gli riesce. Ma è questo il punto, non c'è un modello perfetto, c'è uomo che ama. Punto.

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  5. Ti consiglio i libri scritti da lei, molto istruttivi.
    sinforosa

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  6. Eh già. Qualcosa ho già letto qua e là. Ma suoi libri no. Poi la cerco nel Kindle.

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