#20miles da me

In treno con degli sconosciuti in una sconosciuta vita





Il treno va, il treno avanza. Inesorabile nel suo proprio destino.
Un percorso obbligatorio il suo come lo è infondo la vita. Egli porta
anime e vite dissimili fra loro eppure unite da una singola identica
destinazione.
Una meta non scelta insieme eppur condivisa con motivazioni
molteplici e diverse fra loro eppure alla lunga sempre le stesse.
Come la signora dinanzi a me, diversa da me per ceto o per età ma che
birichina attaccata al suo smartphone se ne sta. Ella controlla senza
sosta ogni tot minuti il suo telefonino lanciando furtivi sguardi a suo
marito che tracotante se la dorme in panciolle di lato.
Avessero requiem invece le gemelle al mio fianco che tese e
imperterrite s'imbellettano e posano per immortalare ogni singolo
minuto della loro permanenza in treno.
Oppure il giovane uomo che si è seduto per due fermate e poi si è
alzato piantonando con ansia eccessiva la porta d'uscita con il telefono
all'orecchio facendo sentire a tutti noi, quanti miliardi ha in banca e
dove quando e come tradisce la moglie. Deve senza dubbio parlar ad
una segreteria perché non ha sosta quella sua voce nasale e non da il
tempo fisico di rispondere ad un'altra persona.
Invece che carini i due innamorati che non odono o vedono altro che
loro stessi e respirano e imprimono ogni secondo di questo nostro
viaggio in treno. Spero oltre che sordi siano pure senza olfatto perché
accanto a loro siede una signora di costume antico che credo abbia
adottato la canfora come cura di ogni male o macchia di questo mondo.
Si sente fin qui anche senza vedere il ragazzotto della fila parallela che
mima al suo compagno, fazzoletto in mano una morte precoce per
asfissia. Ed io in mezzo a loro che penso solo a lui.
Ora che dai finestrini la luce diminuisce, le chiacchiere si attenuano fino
a divenir sussurri e ad uno ad uno gli occhi si chiudono. I miei son lì
sbarrati dall'ansia di quel che il cuor non sa neppur dir e allo stesso
tempo pensa.
Come sono angelici invece quei volti che nella notte sognano, così
tutt'insieme eppur ognun per cantuccio suo.
Qualche luce gravità ancora qua e là, proveniente da qualche tablet
oppure iphone.
Guardo il mio che tace, ormai anche lui è stanco e la batteria dice che è
tardi, lo spengo in fretta e lo ritiro sperando in qualche miracolo
mattutino.
La seduta è scomoda ma il dover cercar il bagno in mezzo a tutta quella
gente che dorme mi è ancor più difficile, eppure ad un certo punto mi
faccio coraggio ed esploro il resto della vettura fino al raccordo con
l'altra vettura in cerca del wc. E lo trovo. Angusto e stretto come lo è
sempre stata la mia vita, maltrattata eppur utile sempre per qualcuno.
Per qualcuno che non sia io s'intende. Aprendo la porta una bimba
assonata fa capolino assieme ad una mamma scombinata e irritata, le
sorpasso in fretta perché vedo nell'angolo della bocca di lei un
sorrisetto tirato che cerca in qualche disperato modo l'occasione di far
pettegolezzo.
L'ora è tarda e poi vedo sopraggiungere un'altra mamma e di sicuro di
storielle di parti e malattie di bambini ne troveran di belle. Io ho smesso
di far da mamma tempo fa.
Non vedo motivo di ripescar vecchie storie e risvegliar dolori sopiti dal
tempo e dalla ragione.
Scappo da loro, come dalla mia vita, il treno prosegue la sua corsa ed io
non ho fretta di arrivar a destinazione. Mi siedo composta al mio posto
e mi par come di esser già morta.
La sensazione è fugace e vola via al sorgere del sole quando il treno si
ferma per far rifornimento. Ed io ne approfitto per far colazione. Ho
poca fame ma la voglia di caffè mi assale come quella di farmi una
doccia calda e abbandonare tutti quanti e non pensare più a niente.
Ah già questo l'ho fatto, mi dev'esser sfuggito il pensiero ieri ma oggi mi
appare più reale. Più limpido. Più speciale. Sorrido alla vita e alla fuga.
Vedo al mio ritorno, braccia che si stirano, il controllore passa e crea
gran confusione fra gente che non trova il biglietto o che ancora dorme
e qualche ragazzotto che appena lo vede scappa in un'altra direzione.
Mentre dormivo dev'esser sceso qualcuno, non vedo più la stessa gente
di ieri, le gemelle per esempio ne gli innamorati, al loro posto due rasta
e vicino a me un giovane signore che legge in continuazione. Come in
treno nella vita, gente che va e gente che con se non ti tiene.
La mattina porta allegria ed assieme ed assieme alle voci, le varie
suonerie iniziano serpeggiar fra chi deve scendere e chi da poco è
salito. Il mio iphone tace temerario senza stimolo.
Il treno riparte con un gran scossone, la gente si calma e in inizia a farsi
i fatti propri. Chi legge, chi spia il prossimo, chi ammicca e chi fa
conferenze sulle proprie abilita umane.
Tutto il mondo è paese pure in treno è lo stesso, e quel che lasci pure
ritrovi solo con qualche dettaglio nuovo. Tipo il ragazzo davanti a me
che mi fissa e poi finge di leggere, riflette e poi rivolge a me lo sguardo,
di nuovo e di nuovo ed io lo guardo e mi faccio guardare perché in
treno questo tipo di giochi si possono fare. Ed è nato il treno proprio
per questo tipo di giochi, purché le mani non allunghi e continui ad
arrossir ogni volta che il mio sguardo urta.
Il mio posto vicino al finestrino è sacrosanto! Io lo esigo come vero è
che esisto! Invece no, un corpulento ragazzo sgranocchiando patatine
se n’è impossessato il tempo di un altro round in bagno. Con la mia
voce sottilissima lo richiamo all'ordine ma lui manco una piega nella sua
matassa enorme di roba trangugiata a meta e di altri oggetti misti.
Allora gli tocco il braccio e lo guardo gentile ma due buchi neri mi
frugano e non lasciano spazio ad alcuna risposta. M’imbufalisco come si
può imbufalire solo una persona buona, gli levo perentoria la rivista di
musica dalle grassocce mani e gli scandisco a chiare lettere che quel
posto è mio e solo mio!! Lui mi risponde: «Ormai non più».
Manco il finestrino guarda per veder il quadro che di attimo in attimo si
trasforma cambiando colore e dimensione. Non viene rapito dalla
bellezza della natura. Niente! Mi vien da piangere da un lato e da
trapassarlo da parte a parte con la chiave di casa dall'altra lato.
Un signore brontola per il trambusto ma non interviene, una vecchietta
dice la sua in dialetto e un'altra le risponde. L'aria si fa tesa ed io mi
vergogno a morte della mia debolezza nel mancare di farmi forte
davanti a lui. Un signore distinto si alza e lo rimette in riga e lui
controvoglia mi cede il mio posto e torna al suo. Il brav'uomo ha occhi
bellissimi e io gli mormorò un grazie mentre i miei occhi si inumidiscono
per la fragilità del mio essere. Vorrei essere migliore, ma non sono che
una stupida bambola di pezza che aspetta che qualcuno per essere
difesa. Il brav'uomo sorride e torna al suo posto dalla moglie e i suoi
due figli. Inforco grandi occhi da sole e le cuffie per la musica, punto lo
sguardo sul mio sospirato finestrino e nella mia solitudine ricreata
verso un po' di lacrime asciutte mentre la mia anima esplode in mille
pezzi.
Non vorrei nutrire tante aspettative, come la donna forte che non
sono non nutrirebbe, ma infondo siamo ciò che la vita c'insegna ed
essere quindi ho preso l'iphone e guardato quello che la mia fuga aveva
scatenato. Volevo far la superiore ma non ci son riuscita e schiacciata
nel mio sedile ora volevo vedere e sentire, ora volevo capire cosa
provavano quelli che ho abbandonato. Abbandonato è una parola
grossa è pone un accento negativo sulla mia fuga. Sembra quasi che
mene debba vergognare ma davvero non è così. Mi sono
semplicemente salvata la vita. Ho lavorato operosamente fin dalla mia
primissima età matura. Ho cercato di far tutto per bene, nella disgrazia
e nella serenità.
Ho preparato commini altrui, tenendo mani e costruito pezzo per pezzo
futuri più sicuri possibili. Tutto e ancora più di tutto affinché fossero
felici.
La mia felicità l'ho lasciata lungo il commino del mio essere sempre
proiettata verso l'infinito, verso il futuro. Adesso è la, la si può vedere
abbandonata, sdrucita e stanca, ormai del tutto inutilizzabile. Nessuno
se ne prenderà cura, nemmeno io per questo ora son qui e lei e loro
son la.. lontani ma ormai del tutto pronti a poter stare senza di me.
Il mio iphone tace, troppo orgoglioso per potermi regalare tenerezze
dopo l'affronto della mia rinascita. Mi mancano solo due anni a quella
vera dei quaranta, l'anno prossimo dovrò morire per bene, solo così
potrò rinascere a nuova vita. Questo mio lungo viaggio in treno infondo
è una preparazione a tal evento. Non c’è vita che meriti di essere
buttata via, provengo dalla generazione dove invece che buttare si
riparavano le cose. Io uguale ma lontano da loro, riparo me stessa,
rigenero la mia vita affinché sia ancora degna di essere vissuta.
Ancora una fermata è scenderò, vedo il respiro della gente diventare
irregolare e l'ansia di abbandonare questo nostro breve ma intenso
rifugio peccatorium trasformarsi in realtà.
Infondo il treno è un anche una pausa che ci vogliamo regalare. In treno
non puoi vivere totalmente la tua vita, devi aspettare l'arrivo, il
ridiscendere dalle carrozze e questo può regalarti un po' di tempo per
pensare, un po' di tempo da regalare a te.
Forse non tutti la pensano così ma dovrebbero farlo almeno una volta
nella vita. Fare questa breve vacanza da se stessi in treno. La nostra
famigliola inizia ad armeggiare con gli addii e con i “ci rivediamo” i più
tecnologici si proiettano con i “ci becchiamo sui social” piuttosto che in
un futuristico “ alla prossima volta”. A me nessuno dice niente, perché
io non li voglio rivedere da nessuna parte. Se li rivedessi il viaggio
perderebbe valore e significato e loro malgrado diverrebbero come
quelli che ho lasciato a casa. Voglio invece che essi siano come quelle
rette che t'incrociano, t'intersecano ma non formano con te nessun
triangolo, nessun angolo di nessun genere. Ti lasciano semplicemente il
ricordo del loro passaggio. Dei loro profumi, usi consumi e pezzi di
discorso che ho qua e la segnato nella mente chiudendo gli occhi ed
ascoltandoli con l'anima. Non sapranno mai, questa signori quanto
dentro me ho ragionato con loro senza aver mai neppur parlato una
sola volta con loro. Il treno si ferma com'anche il respiro si ferma. Tutto
è regolare eppur non lo è, qualcosa manca, forse quel qualcosa che alla
fine di ogni viaggio ti aspetti ci sia, che ci attende fuori con gli occhi di
chi ti ha sempre aspettato. Suona il mio telefono ma non rispondo e nel
momento esatto in cui scendo lo vedo. Ed eccolo che mi guarda
disperato, eccomi qua che guardo la mia fine assieme al il mio nuovo
inizio.

Commenti

  1. Teologicamente il Destino è il ritorno al Padre.
    E' veramente un treno che ha una stazione finale, la morte e si ferma spesso per accogliere chi vuol fare quel tipo di viaggio.
    Capita che il treno percorre una vallata e vedendo il giallo dei limoni di una collina decide di andare ad ammirare da vicino quel paesaggio bellissimo. Purtroppo uscire dai binari comporta un rischio grosso: il deragliamento e la morte prematura. Eppure la stazione era vicina, ma nella vita la tentazione si può presentare anche quando meno te la aspetti.
    Finalmente un blog normale senza scritta stramba e colori fastidiosi.

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    1. Siamo noi che decidiamo il destino come siamo noi il nostro treno.

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  2. Un tempo prendevo il treno tutti i giorni. Alla fine non ne potevo più, ero satura di tutto. Dei suoi odori, delle chiacchiere, dei posti in piedi e di quelli a sedere. Dei cattivi incontri, del tragitto, del fermarsi all'improvviso, dei ritardi.

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    1. Invece per me (in questo mkmmome) è un prendere il mio spazio nella vita, la mia

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  3. Un meraviglioso affresco lucido ed emotivo allo stesso tempo delle esistenze che si possono trovare in treno durante un viaggio. Ironia, dolcezza, sensualità, gioco, insomma sembri un'altra Anna. Post bellissimo.

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    1. La mia mano cambia in base a quello che lamia anima vuol raccontare😊
      Grazie, mi fa piacere che apprezzi 😆

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  4. Bellissimo viaggiare in Treno! Poeticamente anche!

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  5. Anna sei un artista riesci a fare con le parole quello che i pittori fanno coni colori...

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