psicopativi fissi

19 gen 2018

La stanza dei sentimenti (i racconti di Sharazan vol 1)

Sei sicuro che vuoi cancellare tutti i tuoi sentimenti? Allora Entra..

Esiste, io lo so, l’ho veduta, una stanza, quella stanza oscura, dove i tuoi
sentimenti spariscono e rimane solo il buio, il freddo.
.....

Era giugno, un bellissimo giugno quando conobbi lui, o forse luglio uno
stramaledettissimo luglio.
Non so più adesso..
So che lo conobbi per caso, tramite amici. Così
iniziò, con la fine della scuola e l'inizio delle vacanze. Il periodo più bello
per i giovani alluni ma non per una giovane madre.
Mi presentai ... ed adesso son qui, qui, nella stanza buia, ed aspetto la
sentenza ma so già che ovunque andassi e se per caso lo rivedessi
crescerebbe ancora quello strano essere che cresce in petto e che
comunemente è chiamato amore.
"Un sentimento così forte che spesso passa il limite non vuoi lasciarlo
andare ma sai.."
in realtà non so .. non so più niente da quando per la prima volta
m'incisero per farlo uscire si presumeva per sempre.

Vi narrerò la storia, ve la narrerò tutta d'un fiato, senza ripeterla;
mentre chiudo gli occhi e aspetto che vengano a riprendersi la mia vita.

Sento i suoi passi .. ora lontani.. ora vicini... Silenzio tutto intorno.
Era un uomo con una voce affascinante e un nonsoché che mi portava a
guardarlo intensamente fino a metterlo a disagio, non riuscivo a
staccargli gli occhi di dosso.
Aveva una camicia bianca, Dio come gli stava bene, risaltava la sua
carnagione color miele, i suoi occhi mi sembravano un qualcosa di
misterioso. Neri erano gli occhi, ma un nero che sa di notte.
“Ciao, non mi conosci. Sono amica di..."
"Ah ciaoo! Piacere..."
Poi la sua voce dal vivo e la consulente mia voce.
Respirai tagliando la mia anima a metà, mentre mi usciva una voce da
pulcino sparuto.
Questo me lo fece odiare, odiavo ciò che rappresentava e il fascino che
emanava.
Lo ricordo! Mi spaventava tutto di lui eppur mi attraeva.
Fu allora che sentii che l'anima gli gridava .. la sentii allora e certe notti
mi pare di sentirla ancora.
Lo trattai male come si trattano male le persone che ameremo per
tutta la vita. Con una grinta che non sapevo che di lì a poco sarebbe
finita.
E lui si lasciò trattar male, perché come diceva sempre ero come un
morsico in amore: dovevo far male per poi far bene.
Io così nella sua vita. Così sempre.

Sento bussare.. ora no, non posso ... devo ricordare quella notte ...

Se dell'amore ho ricordi sbiaditi del suo amarmi ricordo ogni cosa. Ogni
carezza, ogni bacio ogni dannata voglia di scappargli per poi finirgli
addosso.
C'era un muro... ed era di casa mia, c'era un collo che spingendolo
mostrava il suo lato chiaro dove due labbra dimoravano, le sue. C'era
una mano che mi alzava la gonna e con l'altra mi sollevava.
E non c'era più niente se non il sole che girava e lui all'interno che ci
moriva.
Il sole era il mio e la luna lui ed era un’eclissi di vita e di morte.
C'era un letto che faceva da trincea e metteva fine alla guerra, come se
il domani non dovesse mai venire e l'amore dovesse bastare davvero.

«Dottore eccomi, son pronta!» ..
Il Dottore entrò con le sue algide e bellissime infermiere e a un tratto la
stanza s'illuminò di luce e colore e vidi per la prima volta i molti specchi
che la adornavano. Il dottore mi fece spogliare e specchiandomi passo
un dito nella ferita poco visibile che andava dallo sterno fino
all'ombelico.
«Ecco» mi disse «Tu sei qui» indicandomi il punto in mezzo fra il cuore
e il baricentro.
«Dottore, io non vorrei ma credo di amarlo ancora».
Lui mi guardò a lungo senza parlare.
«La strada è lunga» infine disse e si voltò presso le infermiere parlando
loro in una lingua che non conoscevo. Poi mi chiese inespressivo: «Ma
quando lo guardi in che punto si muove il tuo sole?» Ed io lo ripensai
intensamente e con una mano sfiorai gli occhi poi scesi sfiorando i seni
e poggiando le dita costeggiai la ferita e scesi giù nelle mie stanze
interne.
«Lungo il perimetro della mia anima, dunque dappertutto» risposi
mesta.
«Cosa ricordi ancora di Lui?» chiese il Dottore sedendosi su di una
seggiola e fissando la mia sagoma allo specchio.
«Ricordo la sua anima triste» risposi distogliendo lo sguardo dal mio
riflesso allo specchio.
Quando il dottore mi parlava mi sentivo sempre una scolaretta eppure
fu lui che mi salvò la vita pochi anni fa. Lui taceva guardando gli appunti
poi guardando la mia immagine allo specchio disse: «Io di te
Quando parlo con te
Quando sono con te
Quando mi addormento con te
Quando con te mi sveglio
Quando non ti vedo per giorni ma so che ci sei
Non ho mai paura »
Il dottore aveva una voce baritonale, che riecheggiava in tutta la stanza.
Mi scrutava ed io sapevo che voleva una mia reazione. Ma quelle parole
mi bruciavano troppo dentro.
«Vuoi davvero guarire Nina?» mi chiese rompendo il mio stupido
silenzio. «Lo vorrei» sussurrai.
Lui freddo dichiarò: «Lo voglio Nina! Non lo vorrei! Lo voglio! La
determinazione sta nell'imperativo presente, capisci la differenza??» e
poi dopo poco chiamò un'infermiera e mi fece portare un accappatoio
per comprimi.
Poi andò alla porta lentamente ma deciso. Io a ogni suo passo morivo
perché moriva la speranza di poter guarire.
«Non guarirò Dottore vero? Non mi può più salvare?»
«No, se hai bisogno di lui per vivere, il tuo male ricrescerà assieme alla
voglia di sopravvivenza che hai»
«NON E' VERO DOTTORE!! NON VOGLIO VIVERE VOGLIO MORIRE!»
gridai disperata.
Si spensero le luci e si chiuse la porta ma un attimo prima il Dottore mi
disse: «Ti aiuterò! » e il silenzio scese nella stanza, ma non in me, non
in quelle parole che sapevano di morte.

Lì sola nella penombra, sola con tutte le sue parole addosso, vagai nei
ricordi come in landa desolata. L'ultima scena intrappolata tra i ricordi e
il loro disgregarsi. Quella notte disperata, il mio vagare fra i colli alla
ricerca della clinica, l'incontro con Juny, la vecchia portinaia di casa.
«Nina, tesoro che ci fai qui?» il mio sguardo stralunato, la scintilla dopo
il suo abbraccio.
La mia verità detta tutto d'un soffio. Il suo sguardo volò oltre a clinica
alla cima del colle.
«Non puoi scordarti chi sei, non si può invecchiare bene senza» la sua
mano nella mia si fece pressante di parola in parola. Sentivo nascere
nuovi ricordi e con essi il bisogno di fuggir via.
«Ti scorderai di me» mi rimprovererò laconica, ma non risposi alla mia
cara Juny, il cuor non trovava risposte decenti da dargli. Un rumore ci
fece voltare e io fuggi dalla sua presa, allontanandomi di corsa. Ella mi
chiamava fin quando sparii nella nebbia.

«Perché non accendi mai la luce? » La voce di lui spaccò il silenzio ma io
non ebbi paura.
«Ormai è troppo tardi, uomo testardo, vattene via» mi sembrò che lo
stessi aspettando.
«Se ti ricordi della mia voce, non è ancora tutto defunto, neppure tu»
Mi prese in braccio e dalla finestra ruzzolammo giù in cortile.
«Mi lascerai ancora» dissi stizzita. Allora lui mi baciò con un gesto lieve.
«Sei stata tu a scappare, io non ti ho semplicemente seguito ma non lo
farò più! Se pur scapperai io t'inseguirò» Mi prese la mano. Era vero!
Tutto si fece chiaro. Tutti i miei sentimenti si trasformavano di nuovo in
ricordo. Tutti tranne uno, quello che mi fece fuggire da lui la prima
volta: la paura. Ma ora sapevo che non dovevo averne. Il Dottore mi
guardava soddisfatto dalla finestra. Il caso era chiuso, io ero guarita. Si
spera per sempre.

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“Vorrei avere avuto più fiori che cicatrici nel cuore.
Ma alla fine si è ciò che la vita t'insegna ad essere.”

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