La donna che partoriva gatti (i racconti di Sharazan vol.1)

Sto correggendo i vecchi racconti alla ricerca di refusi e altri orrori. E ho iniziato dal mio primo racconto horror che horror non è venuto affatto. Diciamo una specie di psico-thriller all'italiana.
Spero vi piaccia lo stesso. Il nome del personaggio era stato dato per via di una blogger che flirtava con uno sposato su twitter. Mi stava antipatica e gli avevo scritto un racconto di protesta anonima.

comunque sia ecco il racconto...

La donna che partoriva gatti
 

"Occhi grandi color cielo e profondi quanto il mare ma bui come la morte "

“Tu che mi guardi e mi lisci le gambe, ti trovai lungo il bordo della strada,
Tu, che nessun'altra voleva, solo io ti accolsi.”

“Mangia povera bestia che sei troppo magro per esser amato come si deve.”

“Fritshhh ... Gatttaccio!! Mi hai graffiato ma io ti perdono e con questo coltello ti battezzo ad essere mio figlio”

Alessandra prese il cartello e con colpo secco gli recise la coda. Il gatto impazzì di dolore. Ma ella prima di ciò gli aveva fatto una puntura e il gatto era semi-drogato mentre lei lo accarezzava dondolandoselo, avvolto in un panno ormai intriso di sangue. In quella stanza nessuno li poteva sentire. Alessandra chiuse la porta con un colpo secco. Con meticolosità lavò via il sangue dal coltello e lo ripose in un’anta nascosta del giardino. Presto sarebbe arrivato Remo suo marito e la cena andava celebrata con ogni devozione. Mise il grembiule di pizzo sangallo, regalo della nonna e canticchiando preparerò l'arrosto. Lo preparò più sorridente del solito, quell'arrosto era il suo piccolo esperimento andato a male.
Non aveva resistito alla notte senza coda. A volte succedeva, altre no, altre resistevano fino alla seconda fase gli artigli e la rasatura. La terza Mai. Morivano tutti. Ma si vede che avevano preso dalla parte della suocera, di costituzione troppo esile. Lei no, era perfetta e presto avrebbe dato alla luce un bel gatto simile al suo Remo. Sì, sarebbe andata proprio così.

Remo rientrò stanco e umido di pioggia. Giornata pesante a lavoro e al suo rientro aveva aiutato la piccola Beth a trovare il suo gatto di famiglia Marx ma senza speranza. Quante lacrime quel bellissimo faccino tondo incorniciato da riccioli nerissimi.
Appena si levò le scarpe per mettersi le ciabatte, sua moglie Alessandra gli si materializzò davanti. Con un gran sorriso e un abbraccio tutto per lui. Lui la strinse e nel stringerla sentì un odore acre di morte o qualcosa del genere. Non vi fece attenzione, l'igiene di Alessandra ogni tanto andava per i fatti suoi, lui era troppo delicato per farglielo notare.
Lei gli chiese come mai era in ritardo e lui rispose che aveva aiutato la piccola Beth a cercare il suo gatto. Lo sguardo della moglie non cambiò espressione ma dalle labbra sorridenti uscì un - schifosa - triturato tra i denti gialli ma ancora ben udibile. Lui si discostò dalla moglie e chiese: «Cosa Alessandra??» lei sorrise e risposte subito: «Stavo parlando di me, non ti stavo ascoltando!» poi si sciolse dall'abbraccio e corse in cucina. Ma quella sua voce cattiva s'incastro nella mente di Remo senza un vero motivo apparente. Alessandra in cucina invece pensava a Beth la bambina impicciona. Gli era sempre stata antipatica, il suo gatto no, quello meritava di essere partorito. Ma la bambina doveva sparire perché lo sentiva che avrebbe portato solo guai. Mentre chiamò suo marito per la cena, un miagolio attraversò la cucina assieme ad una scia di sangue e lei ad occhi sbarrati vide Marx correre verso il soggiorno dove c'era Remo. Alessandra smise di respirare ma quando sentì che Remo era salito in camera, riprese fiato e corse per far uscir il gatto, più velocemente possibile. Poi prese il coltello e si amputò un dito per coprire la scia che aveva lasciato il gatto.
L'urlo arrivò fin in camera da letto, Remo scese di colpo e vide che Alessandra correva avanti e indietro con un dito pieno di sangue. Lei gli disse di essersi tagliata con il coltello per la cena. Le dinamiche gli parvero ambigue ma al momento corsero al pronto soccorso che glielo medicarono. Al ritorno a casa davanti casa c'era Beth con il gatto anche lui medicato. Stava facendo le fusa. Remo fu felice della visita, Alessandra un po' meno anche perché alla vista di quella bambina Remo si dimenticò del dito tagliato di Alessandra e le corse incontro. Il gatto appena la vide schizzò via impaurito. Tutti e due la guardarono confusi e in quell'attimo l'odio per la bimba divenne talmente palpabile che corse in casa prima di gesti inconsulti. Appena Remo rientrò Alessandra non fece una piega, era già seduta a tavola con un sorriso soave nel volto, il più soave che gli avesse mai rivolto. Remo appena vide di nuovo l'arrosto gli chiese se si potesse avere qualcos'altro e la moglie ubbidì sempre in silenzio. Poi vista l'ora si prepararono per la notte. Remo si addormentò subito mentre Alessandra meditò parecchio su quello che fra qualche ora avrebbe fatto. Nella tisana di Remo aveva messo del sonnifero. Dopo che ebbe fatto effetto, silenziosamente uscì nella notte e guardò la casa di Beth, sapeva dove tenevano le chiavi di casa, erano vicini da parecchi anni. Anche troppi. Dall'anta segreta aveva preso il coltellaccio e silenziosamente aprì la porta di casa e salì le scale. La casa era avvolta nel buio, tutti dormivano, lei lo sapeva. Aprì la cameretta della bimba, anche lei dormiva, il gatto si destò ansioso ma non riuscì a vederla. Invece Alessandra vedevano bene entrambi. Arrivò a un palmo dalla bambina, quando ella sbarrò li occhi e si guardarono nella penombra.
Si guardarono in silenzio per un minuto buono, poi Alessandra rapida gli fece una puntura ed egli crollò subito e la trascinò via nella sua altra cantina. Quella che Remo non sapeva neanche di avere. La buttò lì perché si era fatto tardi e doveva riprendere il ruolo di moglie perfetta appena in tempo che lui si svegliasse. Ma qualcosa andò storto e lo trovò già sveglio che sorseggiava caffè.
Lui la guardò incuriosito di vederla entrare dalla porta della cucina che dava sul retro.
«Dove sei stata?» chiese perplesso.
“Cosa diavolo ci faceva già in piedi??” Pensò Alessandra. Poi si ricordò la trasferta che doveva fare fuori città e si maledisse per essersene scordata. A suo pro però c'era che avrebbe avuto tutto il giorno per farla pagare alla bambina.
«Ti aspettavo! Per darti il buongiorno!» e prese e lo baciò con tenerezza. Remo parve crederle e poi chiese: «Cosa hai fatto al braccio??» Alessandra si guardò il braccio doveva esserselo tagliato nel portare fuori la mocciosa. Poi lei gli diede il fazzoletto come le piaceva fare ogni giorno, e le cadde di mano un bottoncino. Remo lo raccolse ma per la fretta mise tutto in tasca e uscì da casa. Mentre accendeva, la macchina vide che in casa dei vicini c'era confusione ed urla. Che la moglie avesse scoperto che lui la tradiva con la segretaria?? Pensò Remo distrattamente mentre uscì dal vialetto e imboccò la via principale.
Alessandra fece colazione e poi legando i lunghi capelli neri si preparò a scendere in cantina per la resa dei conti. Dopo la bambina avrebbe pensato al gatto. Avrebbe abortito lei e concepito un gatto. Sì, sarebbe andata proprio così.

Remo d'improvviso si ricordò che aveva dimenticato i documenti a casa e fece ritornò a casa, parcheggiando nel marciapiede vide una volante a casa dei vicini e la madre che piangeva disperata. Si avvicinò e la madre stava dicendo all'agente che la bimba aveva un pigiama con dei bottoni rossi e gli stava porgendo una foto con quel pigiama. Un flash lo trafisse e prese il bottone dalla tasca e lo guardò, era identico a quello del pigiama di Beth. Cosa significava? Perché lo aveva in tasca Alessandra? Troppe domande gli vorticavano in testa. Entrò in casa e la chiamò ma non rispose nessuno. Allora iniziò a cercarla in giardino quando vide il gatto della bambina che miagolava vicino ad un cespuglio e da quel cespuglio filtrava una luce. Si avvicinò e vide una porta chiusa da dentro. L'ansia divenne paura e cercò di forzare la porta senza riuscirci.
Era tardissimo ma al diavolo tutto, quella porta andava aperta.

Dal dentro invece Alessandra era scesa, dentro la cantina i rumori della porta e le grida di Remo arrivavano appena.
La bimba stava tutta raggomitolata in un angolo, piangendo, appena Alessandra si avvicinò iniziò a piangere forte ed a urlare. Allora lei la acchiappò e le diede uno schiaffo e poi un altro e un altro. Finché la bimba non tacque terrorizzata. Ad Alessandra quello sguardo ricordò quello del suo gattino che continuava a miagolare e lei gli dovette tagliare la gola per farlo tacere. Troppo piccolo per poter essere usato.
Anche lei non andava bene, lei era troppo maliziosa e cattiva. Le avrebbe rubato l'amore di Remo. Non provava pena per loro, erano esseri imperfetti che il mondo non avrebbe desiderato veder crescere. Colpirono più volte la porta pesantemente, stava per essere butta giù, appena Alessandra si voltò, la bambina gli diede un calcio nella pancia così che la dovette lasciare e la bimba scappò in direzione della porta, da dove venivano i rumori. Ad Alessandra Il coltello le cadde dalle mani e per prenderlo si tagliò.
Beth cercava di salire le scale ma Alessandra le aveva acchiappato la gambina e la stava trascinando giù, gradino per gradino. La bambina urlava e Alessandra sorrideva felice.

Quando la porta fu buttata giù definitivamente dagli agenti e Alessandra vide che qualcuno stava scendendo prese Beth per il collo per usarla come scudo. Beth iniziò di nuovo ad urlare e a picchiarla in faccia ma lei la tenne fermò e con l'altra le puntò il coltello sul collo. Fu questa la scena che vide Remo e gli agenti che erano entrati con lui. Ad Alessandra gli crollò il mondo e mentre stava per tagliar la gola alla bambina il gatto Marx le saltò in faccia e iniziò a morderle occhi e naso ed artigliargli il viso. Alessandra cadde all'indietro e battendo la testa nel lavello svenne. La bambina corse da Remo piangendo. Remo vide nella stanza resti di gatti morti e altro. Uscì da quella stanza disgustato. Era questo il mostro che aveva sposato? La polizia la portò via lasciando un uomo distrutto, che solo qualche ora prima pensava di dover diventar padre, e ora in brevissimo tempo scopriva che la donna che amava non solo non era incinta ma seviziava gatti per qualche oscuro motivo. In Ospedale psichiatrico la dovettero mettere in isolamento. Così la rivide Remo dallo spioncino, lei che si dondolava un gatto di peluche a cui mancava pelo occhi e coda. Ogni tanto si sdraiava mimava il parto e poi lo picchiava e ricominciava il dondolamento. Così per ore e per giorni. Finché non si rompeva del tutto e allora ne cercava uno nuovo. Remo ebbe tanta pena per lei e la collera diminuì fino a diventar pietà, sia per sé stesso sia per lei. Chiese il divorzio e si trasferì altrove per dimenticare. Sennonché quando giunse assieme ai pacchi, non trovò un gattino nero che miagolava. Lo prese con sé portandolo dentro, forse non tutto era davvero finito o forse semplicemente era solo un nuovo inizio.

Commenti

  1. E' un horror, oppure solo un thriller?
    Bacio Anna.

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  2. Quello che vuoi tu. Ma come horror non è riuscito a mio avviso. Sentivi l'ansia ?? Se non la sentivi manco un thriller 😂 ma è lo stesso una bella covata 🤣

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  3. A me l'ansia m'è venuta invece... già quel "nel stringerla sentì un odore acre di morte" m'ha scombussolato abbastanza... ;)

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    1. Quello si chiama disgusto (+_+) fantastico!!! È pur sempre una reazione (^^) grazie i tuoi commenti sono sempre apprezzati. Ci tengo a voi due^^

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