psicopativi fissi

17 gen 2018

Il ritratto di Dorian Gray (i racconti di Sharazan vol 1)



Il dialogo mancante finale

Dorian fissava il suo ritratto con sguardo spirato, esso gli aveva rovinato
la vita e la consapevolezza gli pesava dentro fino a schiacciarlo a terra.
Impugnò il coltello e si avvicinò senza però avere nessuna forza
interiore per incidere la tela, quando una voce da vecchio crudele e
cattiva l'avviluppò e gridò: «Vigliacco che intendi fare? La vita t'ha dato
tutto e tu cosa fai tenti uccidere me a cui tu hai tolto lo splendore?»
Dorian gli tremò il braccio e posò per un attimo il coltello e cadde sulle
sue ginocchia iniziando a piangere le lacrime che fin da bambino s'era
tenuto dentro proprio in quella stanza.
«La bellezza non è che un vuoto inganno, non è che un rincorrere il
vento senza arrivare mai, tu m'illudesti e io giacqui nell'illusione che mi
desti. La colpa fu dunque tua della mia vita non feci niente, tua e di chi
mi fidai allora, ora lo so che son solo e che la mia bellezza è vanità» Ci
fu un attimo di silenzio, dove l'aria si fermò e rese immobile la scena.
Ad un tratto dal quadro provenne di nuovo la voce, questa volta
sommessa e molto solenne, fino a far voltar lo sguardo di Dorian al
quadro con aria attenta e grave. Dorian aveva le mani giunte ed era
ancora in ginocchio.
«Non è l'uomo forse responsabile delle sue azioni? E se non lui chi? Io
trattenni da te le brutture della vita, ti posi d'innanzi a d'un paradiso di
cui di certo la maggior parte non si sarebbero lamentati. Se la tua
anima fosse stata innocente, il mio viso stanco non sarebbe certo così
abbruttito, tu devi la vita a me ma ancora una volta ti mostri ingrato e
m'insulti pure, io che ti ho sempre dato la felicità che pensavi di volere,
tu e solo tu facesti arcani giuramenti nella tua blanda anima».
Dorian iniziò seriamente ad odiare il quadro, ed odiando il quadro odiò
seriamente anche se stesso.
Tutto questo era ingiusto si disse fra le lacrime, mentre flash del pittore
sembravano attraversarlo come tanti aghi conficcati a caso.
Il quadro riprese a parlare con tono astioso ma piatto: «Tu hai visto il
mondo Dorian, e io ne porto le cicatrici, brutte o belle che siano. Tu hai
letto tanto, ma sul tuo bel viso non vi si trovano né gli affanni nei
lamenti dei tanti personaggi che son vissuti in te. I tanti ragionamenti
che per noia hai fatto si son sciolti come neve al sole. Le chiacchiere
futili assieme a quelle interessanti dei tuoi amici non si sono depositate
in te. Sono evaporate come il vigore della loro pelle, assieme alla loro
vita. Essi in te non esistono più. Una cicatrice non è che una cicatrice
per te ma per essi e in essi è un viaggio, è un ricordo, è qualcosa che ai
loro nipoti racconteranno ridendo o sognando comunque vivendo.»
«Adesso basta, bestia che non sei altro!! Perché farmi del male? Perché
angustiare la mia anima fino a farmela odiare? Quale spirito malvagio
tu sei??» Gridò Dorian con gli occhi rossi di pianto e odio.
Si alzò in piedi e guardò la finestra appoggiandocisi contro come per
essere sorretto da essa.
Dorian guardò la vita che scorreva giù per strada, un vecchio che teneva
la mano al nipote. La servitù nel vialetto di casa, l'abbaiare dei cani, lo
stormire degli uccelli. Poi altro ancora, tutto quello che la sua mente
aveva immagazzinato e rinchiuso pensando di non doverlo desiderare.
Vide tutte le gioie che avrebbe potuto avere se non si fosse incantato
come un giocattolo rotto, si di un piccolo dettaglio che è il piacere»
«Sono stato stolto, ed adesso non ho più niente, a parte la ricchezza e
la bellezza» disse Dorian amaramente. Guardò il coltello come il più
fidato dei suoi amici e sulla sua liscia superficie si vide riflesso parte del
suo splendido viso, dove non giocavano più i colori nella sua giusta
natura bensì fantasmi di ciò che la vita aveva consumato senza
dargliene il senso.
«Potrei sposare, quella fanciulla e darmi vita attraverso essa. Potrei
scegliere di rinchiuderti qui assieme al maledetto incantesimo e vivere
e rivivere la mia vita come se nulla fosse. Riviverla al meglio. Di nuovo,
da capo» poi d'improvviso si mise a ridere di tutto quello che aveva
appena detto e alzando le braccia al cielo gridò: «Ma io ho goduto di
tutto ciò! E della serietà della gente ho riso e riderò ancora ed ancora!!» Le parole di Lord Enrico Wotton cadevano come
pioggia dalla sua mente, ma lui non sapeva raccoglierle più, non
trovava in esse solidità o sostegno. Si sentì vuoto e soprattutto solo.
Il silenzio divenne assoluto, l'aria divenne pesante e acre come la pece.
Dentro sentiva gli organi perdere vitalità e i nervi divenire fuoco.
Come se la natura lottasse per saltar fuori contro se stessa. Come le
verità profonde che sono nascoste dentro profonde menzogne ma che
poggiano sempre su frammenti di verità assoluta.
«La vita non è fatta di piacere, oh stupida anima, ma di mille cose fatte
che assieme formano il piacere di vivere. Mille cose che di per sé non
danno piacere ma che alla lunga son molto meglio, del veloce bruciare
dei sensi. I ricordi, gli affetti, la famiglia, i viaggi. Queste cose consumano la vita, graffiano l'anima, solcano le carni e molte volte la piegano ma la riempiono fino a traboccarla e al divenire vecchio tu saprai di aver visto molte cose e di aver vissuto molte cose e di queste cose sarai sazio. Sarai felice. Felice e vecchio. La bellezza è vanità e un rincorrer dietro al vento, lo ripeto e tu del vento non sai nulla ma della vanità ne hai fatto vita.»
«Maledetto, ora taci e brucia all'inferno!!» gridò Dorian ad un
millimetro dalla sua crosta. Ad un millimetro da se stesso e dalla sua
anima. Sudava freddo e il suo respiro era irregolare, a Dorian sembrava
che gli tremasse l'anima.
« Amen ed amen! Che tu sia castigato e che io ritorni alla mia purezza
liberando tutta l'arroganza, tutta la vanità, tutta la cattiveria, tutto il
disprezzo che hai accumulato per te stesso»
«Che tu sia maledetto» sussurrò Dorian e poi preso da un raptus
conficcò il coltello nelle sue carni, in mezzo al petto, dove doveva
esserci il cuore. Un rivolo di sangue cadde dal petto, mentre lui scivolò
per terra sorridendo e sussurrando: « Amen ed amen che io sia
maledetto amen ed amen»
Il Quadro tacque per sempre, ridistendendo le forme e ridiventando il
capolavoro di Basil Hallward. Il ritratto del giovane Dorian Gray di
nuovo. Ai suoi piedi un vecchio avvizzito a cui solo la morte aveva dato
sollievo.

2 commenti:

  1. La storia di Dorian Gray è geniale davvero, bellissima, mi è sempre piaciuta quindi non posso che adorare anche questo tuo post :)

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  2. Per quanto mi stia sulle ovaie molte volte Wilde qui insegna fondamentali verità.
    Tipo che il piacere potratto è pura vanità, è un correre dietro al vento.
    Anche la sapienza quando è fine a se stessa diventa pura ed effimera vanità.

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“Vorrei avere avuto più fiori che cicatrici nel cuore.
Ma alla fine si è ciò che la vita t'insegna ad essere.”

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