psicopativi fissi

5 gen 2018

Come fossi una bambola di pezza (i racconti di Sharazan vol 2)

Io che umana ero il mio animo di notte spezzavo...
Era un massacro d'anima e corpo di sangue e ossa rotte. Ero in un angolo, cercando di sparire, di ripararmi con le mani. Mi piegavo su me stessa, mi tenevo la testa, ma non riuscivo perché l’urto era troppo violento e mi rimbombava dentro, facendomi lanciare un urlo di salvezza. Ma nessuno lo ascoltava, nessuno veniva, perché́ non c’era mai nessuno per me. Non c’è mai niente per me.
Cadeva pioggia, silenzio, gelo. Il buio mi avvolgeva e mi dava forza, sussurrando verità solo sue. Ma la notte passava e io ero ancora in piedi sebbene non ci fossero speranze, verità o credi.
Io ero ancora là a guardare il mio riflesso dell’alba di ieri.
Un giorno nuovo, mi dicevo, era un giorno diverso dal precedente. Forse era un’utopia, forse un’altra stupida bugia, ma io ci dovevo credere, dovevo scappare più̀ che potevo da me stessa. Perché́ la notte si avvicinava e sapevo che sarebbe stato un altro massacro.
Oggi non sono io, son divenuta bambola. Mi sono scompattata, io che a lungo mi sono trattenuta. Io che fingevo di esser morta affinché la vita non mi trovasse. Rigida e composta nel mio stare retta. Ho trattenuto il respiro finché esso non si è fermato divenendo lucida seta che cuce i miei anfratti. Lucida seta che taglia le mie carni. Ho smesso di parlare, affinché il silenzio giungesse al cuore, quel tempo esatto prima che il suono giungesse ai miei lobi e la parola irrompesse dentro di me. Quelle parole a lungo taciute, che nascondevano mondi che non volevo conoscere.
Ho nascosto le mie paure fra i miei capelli incolti, le ho nascoste così bene che ora che esse mi spiano, io non posso che non odiare i miei capelli e li taglierò come fossero vene, disperdendo al vento le mie pene.
Le bambole di pezza non vengono trovate dalla vita, per questo che si son fatte di pezza. Non si diventa di pezza con niente... è la vita che ci trasforma di momento in momento, di delusione in delusione, di fa niente in fa niente... centimetro per centimetro. Ci vuole un lavorio continuo, c'è un passaggio da fare, un percorso fatto di delusioni problemi e dolori.
Ero umana e non di pezza, il cuore batteva, accelerava e si arrendeva e poi ricominciava. Ma alla fine hanno finito per spezzarmi. Non ce l'ho fatta e mi sono arresa a me stessa.
La pezza non ha ricordo oltre ciò che le occorre ricordare, anche se conosce il suo passato. Ella disconosce certi ricordi, li ha rimossi. Ella non ha memoria delle sbarre di ferro in cui ero rinchiusa prima di lei. Sbarre non letterali ma non di meno letali. Sbarre di ferro, non di diamante, oro o argento ma di ferro. Che col sole ti bruciavano, che col freddo ti ghiacciavano, che con l’acqua si arrugginivano. Di rubino, smeraldo, zaffiro le sbarre potevano sembrare belle ma pur sempre sbarre erano, ma pur sempre una gabbia era. Ma quelle di ferro no, erano ancor più brutte e portavano tutta scritta dentro la mia sorte. E non erano da regina o da principessa delle fiabe, il principe non sarebbe arrivato, questa volta, no! Perché ad aspettarlo c'era solo una piccola servetta di città. Che in prigione stava, senza più soldi, tempo o libertà. Tra le sbarre vedevo il bosco, vedevo il sole, vedevo l’aria. Ma guardando il bosco, il cielo, l’aria vedevo le mie sbarre di ferro che non potevo spostare. Allora capivo quanto tutto questo non avesse senso. Spostavo il mio sguardo verso le cose più vicine a me, cose che vedevo per intero senza bisogno di sognare. Che potevo avere senza bisogno di dover per forza fuggire. Ma forse ero io che volevo scappare, forse le sbarre di ferro non le volevo più vedere.
Ed infatti poi fuggii, io e il mio cuore ancora umano fuggimmo verso la salvezza, e il giorno dell'addio mi salvai divenendo pezza.
Ora si capisce che spezzandosi l'animo fece fuoriuscire tutto il suo calore, rischiando così la morte. Ed ecco che iniziai l'elaborata trasformazione da umana a pezza. La natura ha il dono della mutazione, come istinto di sopravvivenza, ella diviene tutto ciò che deve divenire pur di andare avanti. Si evolve la natura, certe volte china la testa e pare morta, invece è in vita e aspetta il momento per rinascere più rigogliosa che mai. Io no, questa volta non lo so, se ritornerò umana o resterò di pezza.
Star di pezza ha i suoi vantaggi, sei come un cembalo rimbombante ma sordo, che riecheggia nel silenzio spegnandosi nel suono ansioso della vita. Non hai paura della morte o di qualsivoglia afflizione, perché le bambole non provano emozioni. Non sanno che vuol dire mettersi sulle punte pur di apparire davanti a chi da una parte ti sembra ti voglia bene ma dall'altra invece t'ignora. Le bambole non provano vergogna, al massimo subiscono ma nessuno ha voglia di accanirsi contro chi non combatte o non risponde. Le bambole di pezza non hanno fibre nervose, ormoni, neuroni o pressioni di alcun genere. Non sanno quanto fa paura il desiderio di un bacio, di una carezza, che sai non arriverà mai da chi tu vuoi davvero. Non sa, ella non sa, cosa vuol dire la lama fredda sulla gola quando pensi che forse il compromesso non sarebbe il male maggiore. La pezza non si fa scegliere, la pezza è eterna nel suo vivere, si deteriora solo con l'età non con l'uso che altri fanno di lei. La pezza, anche se conosce il suo passato, non piangerà mai per esso, non guarderà mai la sua mamma che non sa più chi ella sia. Non piangerà poi al suo funerale. A lei non importerà se deciderà che non le deve importare. Non avrà più dentro sogni che sa che non potrà realizzare, non guarderà in ginocchio la vita, sarà sempre e per sempre assisa sul suo bel piedistallo, e lì rimarrà come una santa idealizzata, come una martire il cui esempio da seguire sempre rimarrà impresso ai posteri.
Io sono divenuta di pezza, ma la mia discesa all'inferno è cominciata già da molto tempo. Già da quando si è scelta la via, il destino da inseguire, la chimera da cercare, il proprio cuore da ascoltare.
Quando guardando la finestra ho visto le sbarre e non vi ho visto più speranze. La strada è silenziosa per una bambola di pezza ed è in discesa, sono sola, sempre più sola. L’Ade spalanca le porte, Agrippina mi attende con la sua mano gelida, mi sorride perfida, compiaciuta della mia sorte. Ora, se mi voltassi, potrei tornare indietro ad avere un cuore umano e non di pezza, ma il passato è alle mie spalle e non ho lasciato niente che mi attende. La mia anima è qui, Il mio amore è qui, tutto qui, nell'inferno della mia vita, tutto nel mio esser divenuta una bambola di pezza.

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“Vorrei avere avuto più fiori che cicatrici nel cuore.
Ma alla fine si è ciò che la vita t'insegna ad essere.”

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