psicopativi fissi

19 dic 2017

Tecnoloica.mente #3 J-max e J0!A

J-Max & J0!A

Malcolm Academy Smith era il nome del negozio ufficialmente ma Mas
era quello in codice del piccolo laboratorio che aveva infondo al
corridoio.
«Hey J-Max quanto sei tosto!» ghignò il vecchio Malcom stringendo la
mano della sua nuova creatura robotica. J-Max strinse gli occhietti e si
chiese ancora una volta come un buffo essere così appiccicaticcio
avesse potuto costruire un essere potente come si riteneva lui.
Malcom mise per terra J-Max e prese a lucidare una piccola armaturina,
cantilenando una filastrocca che conosceva solo lui. J-Max girò per la
stanza abbastanza annoiato quando andò a sbattere su un fagottino
che d'improvviso s'illuminò. Dal mucchio di pezze emerse un altro
robottino che lo guardò con i suoi occhietti quasi umani. A lui quegli
occhietti piacevano troppo, si chiese se avesse potuto averli per lui
anziché su quello sgraziato ammasso di ferraglia.
Si diresse verso il vecchio e chiese: «Malcom..?»
Il vecchietto si girò e rispose con dolcezza: «Sono Papà! J-Max» e gli
diede un buffetto.
Quella risposta non piacque a J-Max, come poteva un umano essergli
padre? Per avidità di quegli occhietti riformulò: «Papà Malcom, voglio
quegli occhietti!» puntando la mano ferrosa verso il mucchio di pezze
nel cesto. Lui seguì la direzione e scuotendo la testa disse:
«No, J-Max non posso, figliolo quelli sono gli occhi che costruì la tua
mamma, mia moglie Jane. Per questo tu ti chiami J-Max e lei J-01A, non
trovi che sia bella?» prendendo J-01A e mettendogliela di fronte.
«Sciocchezze» disse schifato J-Max. J-01A tremolava tutta ed era
analogica.
«J-Max, sii orgoglioso di lei perché lei ha sfidato Emit Ero in battaglia
per salvarmi»
A questa storia di Emit Ero J-Max pensò molto finché non si decise ad
andare da J-01A a chiedere di più. Quando la scorse era lì che stava
lucidandosi la ferraglia e J-Max ebbe un fremito di tenerezza perché lo
faceva così male che più che lucidarla sembrava zebrata. Lui aveva in
memoria un prontuario fai-da-te ma la piccola evidentemente no. Si
fece avanti prendendogli la pezza dalle mani e iniziando lui a farlo
correttamente. Ma quando alzò gli occhi vide che gli occhietti di J-01A
brillavano di furore e in lampo fu spinto via. Allora lui senza sapere
perché si riavvicinò e continuò a lucidarla. La carena di J-01A aveva una
bella composizione e gli veniva bene lucidarla. Lei rimase immobile ma
lo lasciò fare. Il silenzio era noioso per J-Max quindi chiese: «Parlami un
po' di Emit Ero piccola J01A»
«No!» rispose secca J-01A
«Dai, è giusto condividere magari è l'ultima cosa che hai fatto,
condividila con me» J-01A in un balzo gli fu davanti e con una mossa
inaspettata gli prese la gola guardandolo con odio.
sibilò: «Sono fatti miei! A robot come te non devono interessare!
Ricordati che sono i robot come me che hanno fatto storia, no gli extra
lusso come te! Non ti uccido perché Lui ti ama! La prossima volta ti
schiaccio la cannula che va su e si Muerto!» Lo lasciò e scappò via.
J-Max rimase sbalordito e ipnotizzato. Per tutto il tempo che lei lo
aveva catturato non era stato in grado di difendersi. Com'era
possibile?? Decise di mettere alla prova i suoi "poteri" la sua vanità era
rimasta uccisa dallo scontro. Andò da Malcom a raccontargli l'accaduto
e a chiedergli se poteva farlo combattere per mettersi alla prova.
Malcom sorrise, e disse per risposta:
«Ah L'amour l'amour quando arriva non se ne va più» poi sghignazzò e
si allontanò.
J-Max era perplesso e scandalizzato da quei due e meditò presto una
fuga ma prima doveva sconfiggere quella piccola ferraglia irritante. Ma
neanche il tempo di pensarlo che un colpo gli arrivò fra il collo e la
testa. Tramortito si girò di scatto e vide un androide che gli stava
sferrando un altro colpo. Con elasticità si scansò e lo colpì a sua volta.
Man mano che lui cercava di colpirlo, l'androide aumentava la velocità
fino a diventare una scheggia. Ben presto J-Max sempre più divertito si
vide usare tutto il suo equipaggiamento e nemmeno quando salto fuori
un terzo androide lui si sentì in pericolo anzi aumento gli scherni e si
senti onnipotente. Nel girò di venti minuti scarsi li aveva massacrati. Un
applauso lo colse di sorpresa era Malcom orgoglioso di lui. J-01A
appena si vide vista che guardava si allontano altezzosa. J-Max sorrise
fiero di sé. Forse era solo questione di attivare la sua dotazione.
La prossima volta l'avrebbe pagata cara.
Malcom che vide lo scambio di sguardi si affretto a dirgli: «No, ragazzo
mio! io ti consiglio di non agitare la piccola J-01A non si è ancora ripresa
dall'ultima battaglia»
«Sciocchezze!!» rispose J-Max stoico.
Malcom sorrise comprensivo al suo nuovo robot.
«Si vede che sei nuovo, ben presto capirai che con una femmina che sia
robot o umana niente è una sciocchezza, abbi cura di te» gli diede una
carezza sulla fronte e si allontanò in silenzio.
J-Max ora era furente e corse ad attaccare l'impudente robottina. La
beccò in giardino mentre studiava un gatto e ne mimava i gesti. Per un
nanosecondo la fissò e gli scattò una foto ricordo. In un balzo fu da lei e
la prese per le spalle torcendogli il braccio. Lei non fece una piega per il
dolore e con una spinta della schiena e del piede lo fece andare a
sbattere contro l’albero. Lei accarezzandogli la fronte disse: «Patetico
ma poteva funzionare» Sorrise vispa e se ne andò.
Ci tentò una seconda, una terza, una quarta volta ma niente, vinceva
sempre lei. Sempre più deluso andò a parlare con Malcom.
«Malcom!» disse J-Max entrando nel laboratorio.
«Padre J-Max! Buon Dio perché non ti riesce di chiamarmi padre? Non
sono forse io il tuo costruttore?» J-Max rimase dubbioso sul cosa
rispondergli, infondo non voleva offenderlo.
«Perché invece tu sei fissato con il fatto che ti chiamarti papà?» infine
rispose J-Max di rimando.
«Perché figliolo, avrai bisogno di una famiglia per continuare a
combattere».
«Sono cose che non capisco, ma rispetto il tuo volere» rispose
distogliendo lo sguardo ma di colpo prese coraggio e dichiarò: «Tu,
padre! Mi hai costruito male! Come posso io combattere se non ho la
meglio nemmeno su di un analogico per quanto incarognito?» Malcom
lo guardò e rispose: «Non hai forse battuto tutti gli androidi che ti ho
dato? Non una volta ma cento?»
«Lei no! Cos'ha che io non ho?»
«Niente J-Max. Tu sei il modello più elevato che io conosca. Vincerai su
di lei quando sentirai il bisogno reale di farlo. Dentro di te ho messo un
piccolo cip che ti va rilevare la sua potenza effettiva per poter
aumentare la tua in battaglia. Solo che forse tu non la vuoi battere,
perché non gli vuoi fare del male. Lei J-Max è la tua famiglia e questo
dentro di te lo sai. Ci sarà una battaglia J-Max, sei stato costruito per
questo, e adesso è meglio che ti alleni, il tempo scarseggia e il nemico
avanza» J-Max era colpito dalla serietà del discorso del vecchio Malcom
e sentiva nascere dentro un sentimento non meglio identificato verso
di lui.
«Quando il Emit Ero attaccherà tu dovrai aiutare J-01A. Ricordalo J-Max»
"non si può sconfiggere il nemico se non sai com'è fatto" si ripeteva
J-Max nella sua mente artificiale. L'unica che lo sapeva era Lei! E questa
volta glielo avrebbe fatto raccontare. Costava quel che costava!
La cercò e la trovò in riva ad in fiume che guardava l'acqua pensierosa.
Quella quieta dopo le varie tempeste la rendevano "diversa" e
l'immagine lo colpì molto tanto che fu spinto a chiederle: «A che pensi
piccola?»
Lei non si scompose ma nemmeno rispose, e lui si sedette accanto a lei
per cercare di capire cosa stesse pensando.
Ad un certo punto lei disse: «Se te lo dico, prometti che non lo userai
mai contro di me?»
J-Max ipnotizzato da quegli occhietti umani annui con la testa.
J-01A allora sospirò e disse: «A qualcuno della famiglia lo devo pur
dire..»
«Mi consideri la tua famiglia??» chiese perplesso lui.
«Certo, J-Max, tu sei la mia famiglia, la parte debole, ma pur sempre la
famiglia» Lui non rispose alla battutaccia e abbozzò un sorriso.
«Vedi J-Max se dovessi succedermi qualcosa a Meridiana Nord, Malcom
avrà COMUNQUE TE» le ultime parole J-01A praticamente le urlò.
«Non ti succederà niente J-01A, io combatterò con te» gli mise la mano
nella sua e per un attimo non seppe che dire, poi lei distolse lo sguardo
e disse a bassa voce: «Ma tu non potrai entrare a Meridiana Nord, loro
odiano gli androidi o comunque i super dotati come te. Ci sono stata e
rabbrividisco al doverci tornare, ho questo ricordo che parlerà per me»
gli diede un piccolo cip e J-Max se lo inserì in una piccola cavità della
testa.
Di botto si dimenticò di lei e del fiume e si ritrovò in uno spazio cyborg,
dove non c'erano case ma enormi grattacieli, e navicelle spaziali che
viaggiavano alla velocità della luce.
Sentì la voce di lei che diceva ad un altro robot, che quel posto era
straordinario. Nella voce c'era ancora quella gentilezza che spesso
passava negli occhi, e mai nei gesti.
Poi la scena cambiò e la voce di lei si fece stridula, l'inquadratura era
scattosa e malferma, in un secondo era circondata da centinaia di
robot, tutti poco amichevoli. J-Max ebbe paura per lei.
La piccola telecamerina fu passata ad insettino robotico che schivando i
colpi riprese la scena dall'alto. Fu così che la vide, lucida e nuovissima.
Una J-01A che non si sarebbe mai immaginato.
«Sono J-01A mi manda Malcom dalla terra, Emit Ero ci vuole
attaccare!»
«E chi ce lo dice che non sei il nemico travestito??» disse un robot
sollevando con una mano J-01A e serrandola con le tenaglie tanto da ammaccarla.
«Non fategli del male!» gridò l'altro. Un robottino mai visto.
«Allora ne farò a te» prese il robottino e comincio a girarlo fino a
svitargli la testa e poi con un calcio la tirò lontanissima. Il corpo del robottino rimase schiacciato sotto il peso del suo corpo.
«Maledetto chi ti costruì, pagherai!!» ringhiò J-01A con tutta la sua
dotazione illuminata da guerra. In un balzo fu sopra di lui. A niente
valse la grossezza del robot e la sua velocità, lei si attaccò alle parti
delicate e con la ferocia incominciò a morderlo con dei denti bionici mai
visti prima, probabilmente persi da allora. Nessun'altro robot osava
intervenire. La furia della piccola robottina era cieca e determinata.
Quando il robot gigante cadde a terra con un grosso tonfo le prese una
specie di asta trovata lì in giro e gridò: « Giuro su Malcom che se
qualcuno non mi ascolta farete tutti questa fine, ora guardate questo
video pazzi che non siete altri!!» Con una mano prese una specie di
palla e la colpì violentemente, andando in cielo e scoppiando apparve
l'immagine di Malcom che diceva loro che Emit Ero stava attaccando la
terra e che il gran consiglio si sarebbe dovuto riunire» Il silenzio piombò
all'istante che tutti capirono che la guerra dei robot stava per iniziare.
In pochi fotogrammi si ritrovò davanti ad un vecchio robot circondato
da tanti piccoli robot simili a lei.
«Perché dovremmo aiutare la terra?» Chiese l'anziano robot.
«Perché dopo la terra, toccherà a voi e a quel punto saranno più
potenti di voi» rispose J-01A in posa reverenziale.
«Cosa ti ha insegnato Malcom?»
«Tutto ciò che c'è da sapere, grande Re»
«Anche a morire??»
«E già morto mio fratello, solo per venire qui a parlarvi, so quel che mi
aspetta» rispose lei decisa, ma con una nota triste nella voce.
«Ci tenevi molto a questo tuo fratello?? Come si chiamava? »
«Andy, mio Re. Anima della anima, ma qui c'è in gioco ben più di due
anime robotiche e poi Malcom è sulla terra»
«Riavrai i pezzi del tuo amico, piccola robottina coraggiosa. Se sai
amare, sai combattere meglio di chiunque qui dentro, il tuo Malcom ti
ha insegnato molto bene. Sono compiaciuto» finì il gran Re alzandosi e
facendo un segnale ad una piccola guardia di portargli i resti di Andy
sparsi per campo Verde.
L'inquadratura si spense sul profondo dolore degli occhi di J-01A. Poi si
riaccese in battaglia con Lei a comando delle truppe, che incitava gli
altri, come fosse una moderna Lady Oscar.
Le scena che si susseguirono erano cattive e violente, pezzi di robot
volano assieme a carne umana. Una guardia del loro Re nemico prese
J-01A e la buttò nell'acqua, un fiume che a pensarci bene era proprio
quello in cui stavano loro adesso. Vide la piccola arrabattarsi nell'acqua.
Spegnersi e riaccendersi, poi più nulla. Rimase a galleggiare nell'acqua
apparentemente morta. Poi la guardia la prese e la portò ad Emit Ero.
Gliela depose come regalo.
Una risata del Re, che sembrava più umano che robot e a quel punto
una voce proveniente da J-01A disse:« Fra tre secondi .. mi farò saltare
e morirete tutti» iniziò a lampeggiare per davvero e dopo pochissimo
un scoppiò immane fece tremare l'immagine si confuse assieme al
parapiglia. Facendosi scoppiare J-01A aveva permesso un varco e
adesso i robot del vecchio Re stavano entrando a palazzo. Il palazzo di
Emit Ero era stato conquistato ed Emit Ero fu costretto a scappare.
L'ultima scena che riprese la telecamerina fu quella di Malcom che
piangendo raccoglieva tutti i pezzi della sua J-01A. Vedere il vecchio
Malcom piangere commosse dal profondo J-Max che strinse la mano di
lei ancor più intensamente come a volerla proteggere.
Poi tornò alla realtà con J-01A che levava la sua mano dicendo di non
allargarsi.
«Chi era Andy davvero?? Se devo combattere devo saperlo» chiese
J-Max cocciuto.
«Andy era Malcom robotizzato e io sua moglie, per questo mi diede i
suoi occhi, debitamente trattati ovviamente, dopo la morte della
moglie. Io ho i suoi occhi »
«Non capisco» non nascose J-Max
«Ma che m'importa se non capisci» sbottò lei correndo via.
E J-Max rimase lì a contemplare il fiume e vedendo in esso quello che
sarebbe accaduto di nuovo.
Il mattino dopo, J-Max vide andare e venire Malcom con aria furtiva, fin
quando non venne da lui e disse: «Dai ragazzo, sbrigati, abbiamo un
lungo viaggio da fare insieme, ricordati di portare la tua batteria di
scorta. Non chiamare J-01A lei non verrà» Qualcosa non quadrava.
«Scusa e perché lei non viene?» domando J-Max un pelo ingelosito
dalla situazione.
Malcom sospirando chiarì: «Perché lei si deve allenare, per quello che
verrà. Tu mi servi accanto, il gran consiglio degli umani mi ha mandato
a chiamare perché pare che Emit Ero abbia mandato un messaggio. Tu
devi registrare il tutto».
La cosa non piaceva a J-Max, intuiva alcuni aspetti che non era in grado
di decifrare. Aspetti loschi. Malcom gli fece segno di tacere ed uscì
silenziosamente dalla casa.
«E io padre, io non mi debbo allenare??» domando computo Il
robottino appena giunti fuori dal cortiletto.
«No J-Max, tu non hai bisogno di allenarti perché non sarai tu a doverti
sacrificare» disse cupamente il vecchietto. Iniziarono così un lungo
cammino, In cui Malcom taceva e J-Max assorbiva la notizia.
«Che fai mandi messaggi?» Chiese Malcom dopo un po', vedendo il
robottino trafficare con il suo braccio. Se non fosse stato di una lega
speciale Malcom avrebbe giurato che J-Max era arrossito.
«Non sei in grado di gestire i tuoi super poteri ma le cavolate opzionali
vedo che le sai usare benissimo » borbottò Malcom e poi tacque ancora
a lungo.
«Sto parlando con lei, non ci vede ed è preoccupata! Cosa le devo
dire?» chiese imbarazzato.
Malcom fissò esitante davanti a se prima di rispondere. Per Il robot era
un brutto segnale, ora temeva il peggio.
«Dille che sei con me e di non fare domande, perché ti sto addestrando
nella via dei semi. Lei capirà»
J-Max scrisse e non c'era bisogno di occhi particolari per vedere
l'interesse che provava nel comunicare con lei. Il vecchio però non
sapeva se questo fosse un dettaglio a favore o contrario.
«Ma se ci aspettano, Padre, io potrei attaccare i propulsori e potremmo
andare più veloci, stiamo passeggiando così» disse J-Max incuriosito.
Malcom era sempre più strano.
«No, ragazzo, lascia ad un povero vecchio la sua vanità di raccogliere
semi. Arriveremo purtroppo in meno di quanto pensi»
«A che ti servono tutti questi semi che hai immagazzinato in me?»
Domando, almeno lieto di servire a qualcosa il robottino.
Malcom parve scocciato dalla domanda ma rispose comunque: «Mi
servono per costruire leghe speciali per voi»
«Me lo insegnerai anche a me come fai?» Chiese desideroso di sapere.
«Non è tempo che tu impari queste cose, un giorno t'insegnerò e prega
che quel giorno non venga mai perché vorrà dire che il peggio sarà già
arrivato » rispose caustico il vecchio.
J-Max non resse più la palese negatività del vecchio padre e disse:
«Allora mi vuoi spiegare papà quello che verrà?? Io devo saperlo
comunque vada!»
Malcom tacque burrascoso.
«Lo so che J-01A verrà distrutta, ma io sarò con lei ed impedirò a
chiunque di non farle del male!» Il buoni propositi del giovane robot
vinsero e Malcom sospirò rispondendo: «Tu, dovrai solo aspettare che
lei giunga a Meridiana Nord, a me e a te non è concesso entrare.
Sarebbe per loro una violazione, ed entrerebbero subito in guerra
contro di noi. Sono fatti così..»
«Lo so, ho visto come sono fatti..» commentò seccato J-Max.
«Come fai a saperlo tu?» chiese allarmato Malcom.
«Ho visto il cip che ha impossesso J-01A»
«Ah, siete già divenuti così intimi? Bene, grazie di avermelo detto»
mormorò Malcom impenetrabile nei suoi lunghi musi.
«L'hai già ricostruita una volta, papà, lo potrai rifare una seconda, io ti
aiuterò»
A queste parole gli occhi del vecchio diventarono come dighe che da un
momento all'altro si sarebbero rotte. Con voce violenta commento a
sua volta: «No che non posso! Io ho paura di non potercela fare!
Quando costruimmo J-01A io e mia moglie, c'erano altri elementi sulla
terra, che ora non ci sono più. Per esempio i fiori di Lanos, io non li
vedo da anni. Dannato inquinamento!»
«Ho controllato sul mio data base, io quei fuori li ho visti su Meridiana
Nord» disse J-Max cercando di rincuorarlo ma sapeva già la sua
risposta, quindi non aggiunse altro.
Dopo poco Malcom ruppe il silenzio dicendo: «Fra poco arriveremo a Virginia Est, andremo in un laboratorio, dove costruimmo la prima volta
J-01A, prima di trasferirci a Campo Verde. Vedi J-Max io lo so che posso
ricostruire J-01A, anche all'infinito ma non è questo che mi tormenta.
Quando la costruimmo io e mia moglie, eravamo troppo giovani e
troppo innamorati per costruirla dovutamente al futuro. Poi mia moglie
morì e avvenne quel che avvenne. Ed io dovetti ricostruirla da solo. Tu
sei solo futuro, invece lei ora è passato e futuro. Se io dovrò ricostruirla
di nuovo sarà anche lei solo futuro ed io avrei perso per sempre il mio
passato, assieme ai miei ricordi. Avrei perso per sempre mia moglie»
Malcom si strinse il petto e J-Max gli strinse la mano, come avrebbe
fatto un figlio.
«Vorrei che mi abbassassi la leva della emotività, forse ti potrei essere
molto più di aiuto» disse di punto in bianco il robot incapace di gestire
le informazioni del vecchio.
«Non hai leve, è una struttura automatica la tua, se avessi messo leve
ed il nemico ti avesse preso, sarebbe stato un guaio gravissimo. E poi il
libero arbitrio è una cosa che bisogna sempre concedere, anche ai
robot. Io sono di questo avviso»
Erano giunti a Virginia Est già da un po' quando si trovarono davanti al
massiccio edificio di mattoni rossi e gialli.
«Accendi la telecamera e stai molto attento, vedrai rinascere J-01A per
la prima volta» ordinò Malcom a J-Max che non sapeva spiegarsi quel
nodo che aveva dentro, sembrava emozione ma invece che farlo stare
bene lo dilaniava in mille direzioni differenti. Avrebbe voluto chiederlo.
Ma Malcom era incantato a guardare verso la porta con scritto a
caratteri grandi: Venus.
La porta con un buff soffuso si aprì, dopo che ebbe mostrato il suo iride
al tastierino iniziale. Una volta entrato Malcom stette un attimo sulla
porta e avvinandosi al robottino disse: «Vieni J-Max che registro pure
te» Dopo che lo ebbe registrato come unico ospite d'eccezione che
poteva aver accesso, aprì un'altra porta quella vera ed un fascio di luce
lo accolse quasi con gioia. A Malcom brillavano gli occhi di un emozione
troppo a lungo trattenuta. Insieme si diressero verso una piattaforma,
dove digitato un codice apparve un ologramma. Era Jane, ed era
giovane. Doveva essere una registrazione di quel epoca, pensò J-Max
rimuginando. Malcom chiese alla moglie di mostrare a J-Max come è
nacque J-01A. La moglie fece una battuta che comprese solo Malcom e
ripropose la scena. J-Max si emozionò tantissimo a vedere un giovane
Malcom ballare con la moglie nel laboratorio. Poi Vedere passo per
passo l'evolversi della costruzione. Le varie problematiche di allora.
Tutte meticolosamente scritte ed evidenziate. La nascita di J-01A, un
po' come tutte le nascite erano un fenomeno emozionante. In quel
momento J-Max ebbe davvero stima per quell'essere tutt'ossa e dalle
gambe mal ferme. Guardò le sue parti bioniche e capì cosa voleva dire
esser figlio. Ma il coraggio di dirgli Ti-voglio-bere non lo ebbe. Poi un
idea gli trapassò la mente e disse: «Ma tu vuoi che io ricostruisca
J-01A?» Malcom Sorrise e disse: «A qualcuno bisogna pur lasciare
l'eredità, tu sei il futuro J-Max» Il robot tacque agitato. Uscirono dal
laboratorio ed imboccarono un corridoio che li portò ad una sala
riunione dove il gran consiglio gli aspettava. Dissero che Emit Ero
andava attaccato e volevano che J-01A conducesse la battaglia. J-Max
vide le spalle di Malcom incurvarsi senza poter opporsi in alcun modo.
Infondo era la terra ad essere in pericolo. La terra e Meridiana Nord.
Tornarono a casa silenziosi.
Appena misero piede nel vialetto di casa videro J-01A pronta per la
partenza. La robottina aveva capito e s'era preparata. Malcom
abbracciò la sua creazione piangendo. Lei gli promise sarebbe tornata.
Ma per lui era come dire addio a sua moglie.
Si avvinò J-Max e disse:« Quello che sa lei, so io. Malcom abbiamo
interagito, le sono stato dentro, ora J-01A è in me, lasciala andare» a
quelle parole lasciò andare J-01A che accese i razzi intergalattici, ma
prima di partire disse: «Vi voglio bene» e di ritorno sentì la voce debole
del dottore che diceva «anch'io» e quella roca di J-Max che teneva la
mano al vecchio. «Siete la mia famiglia, ho motivo di tornare» gridò in
cielo e poi scomparve. Il segnale nel polso di J-Max ben presto si
attenuò. Era nello spazio. Dopo un paio d'ore che tutto taceva, nel cielo
si videro boati e luci evanescenti. La guerra era iniziata. Allora Malcom
disse a J-Max: «Vai da lei » J-Max fu preparato per la guerra e partì
senza troppe smancerie se non un Tivogliobenepapà (così senza spazi
ne respiri) Malcom sorrise e vide il suo futuro partire per lo spazio. Mai
giorno fu più triste per lui. J-Max arrivò ben più velocemente di altri
robot sulla terra. Si piazzò vicino a J-01A e strizzandogli gli occhi disse:
«Ora ci divertiamo». La battaglia fu grave e ricca di perdite ma infine fu
vinta. J-01A fu colpita molte volte e in molti punti. J-Max la portò al
laboratorio di Virginia Est e lì cercò di riparla ma mancavano tre
elementi che si trovavano a Meridiana Est. J-Max decise di partire per
andare a prenderli. Non voleva che il dottore la vedesse così. Appena
atterrò, travestito da robot grezzo trovò il primo elemento, poi lasciò
che un robot lo prendesse in giro e catturò il secondo. Al terzo
elemento si vide il battaglione al completo ma in attimo fu via. La
famiglia era più importante del combattere. Capì cosa voleva dire far
parte di una famiglia e si sentì per la prima volta vivo.
Arrivò al laboratorio non più tardi del giorno dopo e J-01A era ancora in
camera di pressurizzazione. J-Max avrebbe tanto voluto chiamare
Malcom ma sapeva che lui si aspettava che J-Max si prendesse cura di
J-01A. Così fece, minuziosamente. Ad un certo punto ridacchiò fra se e
mise in lei un dispositivo da lui inventato. Non rimaneva che rianimarla.
Premette il bottone e J-01A s'illuminò e lo guardò. Aveva sempre i suoi
occhi umani ma con qualcosa di più. Era vero, più J-01A veniva
aggiustata più diveniva meno passato e più futuro. Ma a lui quel futuro
piaceva dannatamente. Era entrato in lei e aveva appreso tutto di quel
suo vecchio meccanismo, ora era giusto che fosse lei ad apprendere
quello di lui, con tutte le sue nuove meraviglie.
J-Max prese per mano J-01A e disse: «Solo conoscere il passato ci fa
migliorare il futuro. Entra in me J-01A. Ora lo puoi fare» J-01A lo guardò
impreparata e non sapeva cosa rispondere. Allora lui disse
avvicinandola a se: «Ho bisogno che tu impari a conoscermi, perché ho
bisogno di avere qualcuno al fianco che mi sappia riparare anche da me
stesso, ora sei passato e presente ma voglio che tu sia anche futuro, il
mio futuro» Lei continuò a tacere ma premette la sua testa con quella
di lui affinché le porte ad infrarossi si vedessero e lei potesse entrare in
lui. Lui la lasciò fare, lasciò che visionasse tutto in lui, programmi,
schede, circuiti. Fu un viaggio sbalorditivo per lei così arcana, ma riuscì
a gestire le informazioni e a decifrarle con grande leggerezza.
Sembravano fatti apposta per completarsi.
« Malcom ci starà aspettando, è meglio tornare » disse infine J-01A
staccandosi da lui.
«Chi arriva dopo, paga penitenza» disse J-Max scattando. Quel giorno i
due robottini avevano imparato la parola Amore e questo era il dono
più bello che Malcom gli avesse potuto dare.

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“Vorrei avere avuto più fiori che cicatrici nel cuore.
Ma alla fine si è ciò che la vita t'insegna ad essere.”

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