Tecnologica.mente #2 karmantica

Karmantica


Un rumore destò i sensi di Nina. Era al buio nella stanza. 
Si chiese dove fosse, quando due occhi grigi circondati da occhiali spessi la frugarono nel buio.
Nina aveva il cervello in fiamme e la vista sfocata. Ogni gesto era una sofferenza. 
«Buongiorno Karmantica» dissero i due occhi  in tono colloquiale. 
«Mi chiamo Nina e studio alla Bocconi. Ho diciannove anni e sono fidanzata con Max» si sentì dire in risposta con la sua voce strozzata. 
A quel punto i due occhi gli furono addosso e trapassandola con lo sguardo le dissero acidi: «Tu sei Karmantica! Un ninja geneticamente modificato. Un Android umano addestrato a uccidere. Questo sei sciocca ragazza».
Gli occhi respirarono pesantemente ad un centimetro dai suoi. Erano occhi cattivi. Per un attimo Nina sentì il dolore alla testa scemare e i suoi occhi presero a vedere nitidamente. Erano grigi, era una donna, la montatura era spessa. Non doveva avere non meno di cinquant'anni. Ed erano in ospedale.  Aveva una flebo, e si sentiva un vociare dei pazienti dietro le leggere pareti.
Era in Italia. Si chiese come sapesse tutto questo da semplici dettagli. 
Nina in quel momento sentì l'emozione della donna entrare prepotentemente in lei. La donna aveva paura. Era una dottoressa. Vide le vene della dottoressa trasportare sangue e ansia. Per un attimo seppe cosa stava pensando e quanti batti cardiaci avesse solo dal muoversi delle sue ciglia.
Ma poi il pensiero gli scivolò via e la paura gli serrò le tempie scacciandola sul lettino senza respiro. L'emicrania era infernale. Gli occhi della dottoressa fissi su di lei.
«Davvero non ricordi?» chiese sorpresa la donna. La cosa parve spiazzarla. Nina si chiese perché. L'odore buono di Chanel gli arrivò alle narici. La dottoressa seguì lo sguardo puntare alla carotide ed ebbe un gesto di paura incondizionata spingendosi via con la sedia e dicendo con stizza:
«Follia, pura follia! Il miglior giocattolo che l'America abbia mai costruito non sa chi è. Sia maledetto il tuo Zapato! Ora dormi perché domani la mia studentessa ricorderà un mucchio di cose poco piacevoli».
Nina serrò le mani a pugno ed ebbe tremore di se stessa. Si chiese se davvero non fosse quello che diceva la dottoressa. Respinse l'ipotesi e un gran sonno le scese facendola piombare nel buio. L'aveva drogata. Fu l'unica cosa di cui fu certa prima di piombare nel buio.

Da quanto tempo non mangiava e non dormiva?
Era davvero una studentessa? Perché non aveva allora ricordi precisi di ciò?
Aveva parlato di un certo Max ma non lo ricordava.  
Sentiva però apprensione per Axel ma era una sagoma bianca in un campo color fumo.
Zapato. Aveva parlato di Zapato e il suo cuore aveva tremato. 

Una lama fredda alla gola la strappò dal buio dei ricordi. Una voce maligna gli sussurrò:
«Indovina indovinello chi abbiamo trovato qua di bello?? La Principessa ninja!!» Lo disse tra i denti premendo la lama e facendole uscire un rivolo di sangue che si sperse giù per le lenzuola.
Nina aveva smesso di respirare. Lui l'aveva presa per i capelli e le aveva detto ancora: 
«Mi piace il tuo sangue un giorno ci farò colazione» L'aveva fatta alzare e Nina aveva ubbidito freddamente.
Ma sul ciglio della porta aveva visto la sua mano afferrare quella di lui fino a farla divenire di pietra. Poi afferrare la lama del coltello e puntare al cuore.
Un No sgorgò da dentro sé, prima che potesse  infilzarlo. Si fermò e lo guardò l'uomo era ormai totalmente terrorizzato.
Flashback gli colpirono gli occhi e la mente e una paura agghiacciante la prese alla sprovvista. Nina spinse il malvivente e iniziò a correre sotto una pioggia di proiettili sparati dalla mano sana dell'uomo che nel frattempo si era ripreso dallo shock.
Ma Nina correva senza guardare dove andava o meglio seguendo un istinto sconosciuto. Picchiava ovunque fra gli spigoli dell'ospedale fino a ritrovarsi sul retro dove sempre di corsa prese una viuzza che dava su di un cantiere. 
Percorse il cantiere e sul suo finire vi trovò una casupola dove mancavano porte e finestre ma vi era un letto ed un tavolo.
Si sedette sul lercio materasso e piena di tagli e polvere si mise a piangere.

«Attenzione la grande Nina che piange» disse la voce da un'altra stanza.
«Potrei farti del male, stai alla larga» disse Nina asciugando le lacrime.
«A me non me ne farai, stai tranquilla» disse lui entrando nella stanza con la sua carrozzella. 
«E tu chi saresti?» chiese Nina in curiosa. 
«Sono Max» disse lui avvicinandosi con uno sguardo strano.
«Allora è vero che ti hanno sistemato ma forse non del tutto» disse lui fissandola perplesso.
Poi le accarezzò la guancia con dolcezza e con un sorriso disse: «Qua sei al sicuro. Te lo prometto»
«Ma io ho paura per voi»
Max rise rotando con la carrozzella e poi fermandosi disse: «Non posso credere che l'arrogante Nina adesso mi dica queste cose e che pianga qui sulla mia mano».
«Ero così pessima?» chiese Nina depressa di se stessa.
«Pessima no. Semplicemente arrogante. Ma dovevi esserlo. Ti sentivi onnipotente e forse lo eri e lo sei ancora. Mi dispiace dirtelo. Il fatto che sei qui la dice lunga» Max era diventato ombroso e sul fondo dei suoi occhi c'era un misto di sentimenti che Nina non riusciva a decifrare ancora.  Lo guardò bene. Aveva una polo e calzoni morbidi ed era tuttora un bellissimo uomo. D'impulso Nina gli chiese: «Perché vado dicendo che sono fidanzata con te?».
Max arrossì e gli diede le spalle. Ma poi ammise a disagio: « Perché lo eravamo ma poi ci lasciammo».
«Ma..» iniziò Nina ma Max la prese in contropiede e disse agitato: 
«Sono un invalido Nina! Che dovevo fare? Non potevo costringerti a me. Non potevo neanche più venire in missione con te. Ti hanno affidato ad Axel ed io sono rimasto alla base» 
Tutte quelle verità gravavano sulle spalle di Nina ma sentiva che c'era dell'altro e chiese dopo poco: «E Axel dov'è ora?».
«In missione! Dove vuoi che sia? Dove sarei dovuto essere io» disse arrabbiato Max. 
Aveva le spalle curvate.  Nina gli mise una mano nella spalla ma lui si allontanò e disse: «No Nina. Ti ho detto così tante volte addio che adesso non ci spero più. Io non posso aiutarti va da Zapato.  Lui puntava molto su di te anche dopo l'incidente» era davanti l'uscita e aveva lo sguardo triste.
«CHI È  ZAPATO? » urlò mentre Max si allontanava nel buio dell'altra stanza.
Poi tornò indietro e consegnando una pistola a Nina disse: «È il nostro creatore virtuale. Egli ci rubò all'organizzazione che ci costruì e addestrò ...  più tu che noi. Loro vogliono te» disse serio.
«E dove sta Zapato» chiese Lei.
«DOVE VUOI CHE SIA?? IN VATICANO!»
Nina rimase basita e domandò: «È il papa? ?»
Max alzando gli occhi al cielo esclamò: 
«Oh mio Dio rivoglio la mia Nina!! Lei non avrebbe fatto queste domande così ridicole! !» ma lo disse in modo così assurdo che fece ridere anche Nina.
«Come lo troverò? ?»
«Sarà lui a trovare te. Non ti preoccupare. Tu va solo in Vaticano al resto ci penserà lui » disse Max serenamente. 
Poi imbarazzato disse: « Solo una cosa Nina. Dì a Zapato di annullare la missione. Lui capirà». 
«Io non dirò niente se tu adesso non mi dici cosa» disse risoluta. 
«Per le mie gambe bioniche. Sono finite in mano al nemico e non voglio che le vai a riprendere!!» rispose severo Max.
«Max.. » disse Nina e si fissarono in silenzio per qualche minuto. 
Poi lui gli diede una torcia a Nina e di nuovo sulla soglia disse: «Ho perso le mie gambe ma perdere Te non avrebbe senso.  Non posso vivere se non.. sei al sicuro ... se ti succedesse qualcosa. Preferisco questa tipo di altra morte» si allontanò di poco e poi disse grave: 
«Riposa mezz'ora ma poi vattene. Con te nella base siamo tutti in pericolo».
«Ma mi hai detto il contrario prima.. »
«Ho mentito. Che cosa vuoi sono un maschio! !» detto ciò si allontanò in fretta lasciando Nina da sola con i suoi pensieri.

Quello sguardo, quel suo sguardo… 

Max! Il mal di testa copriva una moltitudine di ricordi, se lo sentiva. Andò alla finestra e fissò l’oscurità, dove almeno una trentina di occhi la stavano scrutando nascosti. L’aria era tersa, pulita eppure il nemico era vicino. Nessuno sarebbe venuto a salutarla. C’era una legge per gente come loro. Una legge che proteggeva gente come loro. Gente speciale come loro.
Chiuse gli occhi e dalla punta della lingua respirò gli odori, i sapori, respirò via tutto di quel posto che un giorno era stata la sua casa. Prima del matrimonio. Prima di tutto quello che ora non ricordava ma sapeva essere successo. I dettagli erano lì pronti per essere letti da occhi che ne conoscevano il valore.

Il gioco della verità felice..  Quante volte Nina lo aveva fatto.. Trova una verità e rendila perfetta ed avrai la tua breve ma intensa felicità.

Un suono gli venne all’udito, era un suono di un corno, suonato dalla cornamusa del vecchio pastore scozzese. Egli suonava il suo corno per augurare il buongiorno.

Svolazzi di velo bianco in trine rosa antico. Fiori d’arancio e roselline di rosa tenue. Margot che le reggeva lo strascico e infondo la navata lui che la aspettava e poi ancora il pastore Robert con sua figlia Clarabella cyborg per meta.

Comprendeva che quel tempo non sarebbe potuto tornare in dietro anche se se lo fosse ricordato ancora.
Si voltò in quella triste stanza, distrutta dalla pazzia degli esseri umani.
Scrisse sul muro quello che sentiva essere la sua verità felice e poi uscì nel chiarore dell’alba. Aveva questioni in sospeso con la vita e con la morte. Il vaticano la aspettava.

Max gli aveva lasciato anche dei soldi e dei documenti falsi. Nina corse con lo sguardo lo scompartimento del treno ma al momento a parte qualche occhiata assonata non aveva rivelato niente.
Si sedette vicino alle porte d’uscita. Seduta sul treno aveva ripreso coscienza di se, anche se la memoria latitava ancora, capiva che c’erano verità che nessuno aveva voglia di svelarle, forse per la pericolosità di quello che rappresentavano. Almeno non sentiva più quella paura di se stessa che in ospedale aveva avuto. Forse l’aveva nascosta meglio e ora preferiva usare quella parte sconosciuta a se stessa per affrontare la situazione. Aveva capito che volente o nolente era Karmantica e comunque e nonostante quello era stata felice. Guardò i documenti falsi e gli scappò un sorriso. L’aveva chiamata Chiara Antica.
Fuori dalla stazione cambiò la solfa, sentì nettamente di essere seguita. Il suo sangue si fece denso e appena voltata in un angolo prese per la gola chi le stava dietro.
Era tedesco, ed era un android come lei.
<<Che vuoi da me?>> gli disse fissandolo negli occhi.
Lui tranquillamente prese il suo mini revolver dalla tasca e glielo puntò alle tempie.
Premendo il grilletto disse: <<Il capo ti vuole Karmantica>> Nina svenne ma l’incoscienza durò poco e quando si riprese si ritrovò seduta su di un tavolino di un bar. Erano vicino piazza San Pietro e davanti a se c’era Zapato.
Zapato aveva barba lunga e capelli folti. Gli occhi erano rotondi e cattivi. Zapato non gli piacque.

<<Buongiorno Karmantica>> esordì Zapato tronfiò della sorpresa che lesse negli occhi della ragazza. Lui viveva di queste scene madri, pensò Nina rancorosa.
<<Nina, chiamami Nina>> rispose gelida lei.
Zapato incrociò le braccia e scosse la testa. Nina non era mai cambiata. Geniale robot, assassina di eccellenti qualità ma con un'unica pecca quello di voler essere ciò che non era: umana.
<<Quando ti rubai all’organizzazione, non eri che una trovatella con non indifferenti qualità, ti feci divenire Karmantica eppur questo non ti bastò. Tu volevo di più, volevi tutte quelle stupide cose, che vogliono tutto il resto delle sciocche donne umane. Solo che tu sei Karmantica e quelle cose non puoi averle>>.
Ordinò il suo caffè incurante dello sguardo pieno d’odio con cui Nina lo guardava.
Zapato era umano eppur non aveva paura di lei. Le sarebbe bastato così poco eppure sapeva di non poterlo fare. Zapato ero uno scienziato che un giorno aveva creduto di veder un era diversa, rubando e modificando robot e android al suo volere. Non sempre il suo volere era stato inteso con il proprio interesse.
<<Quindi ci hai salvato da un’organizzazione, non meglio identificata, per sfruttarci come o meglio della precedente>> chiarì Nina il cui odore del caffè ricordava qualcosa che gli dava sensazioni diverse.
<<Mi annoi ragazza, cosa vuoi?>> disse Zapato.
<<Axel dov’è?>> chiese a bruciapelo Nina, senza sapere neanche perché lo aveva chiesto.
<<Al servizio di sua Maestà, la regina Elisabetta. Per sua protezione, diciamo>>.
<<L’hai ricatta vuoi dire...>>
<<Attenta Karmantica. Attenta a ciò che dici..>> disse serio Zapato. Nina respirò abbastanza da calmarsi. Sentiva che far adirare Zapato voleva dire morte e per ora non aveva tempo di morire felice.
<<Rivoglio la mia memoria Zapato>> concluse Nina..
<<Non sono io che te lo tolta. So solo che saltasti in aria. Ma in quel periodo molti potenti della terra ti odiavano. Compreso io. Tu non immagini quanto il tuo folle piano di essere ciò che non eri complicasse la vita ad altri. Tu sei Karmantica non una semplice ragazzetta. Tu avevi il mondo su di un palmo della mano. Mi deludesti molto ma non fui io a farti quello scherzo>>.
<<Allora chi?>>
<<Non lo so. Ma so che mi fece un favore. Mi sorprese sapere che avevi perso la memoria. Tu hai un complicato software interno capace di rigenerarsi. Il tuo cervello è chimicamente capace di rigenerarsi, ricordi inclusi. Infatti adesso sei qui. Penso piuttosto che ti fu tolta la memoria deliberatamente da qualcuno. Chi, sto ancora cercando di capirlo>>.
Era arrivato il momento di tacere. L'istinto le impose di cambiar discorso.
Si ricordò di Max, lui credeva ancora che costui fosse un benefattore. Almeno così sembrava.
<<Max, vuole annullare la missione per le sue gambe>> disse Nina non sicura di quello che stava facendo.
<<Max, il tuo caro ex fidanzatino non può annullare niente. Non è mio volere annullare la missione. Digli se lo vedi che manderò qualcuno di speciale>>.
Zapato la fissò attentamente e dai suoi piccoli occhi capì che stava valutando cose poco piacevoli.
Poi si alzò e disse: << Bene Karmantica, è stato un piacere. Quando ti sarai ripresa voglio che tu riprenda l'attività per cui sei nata>>
<<No>> rispose secca Nina. Si fissarono in silenzio.
<<Vedremo Karmantica, vedremo>> disse tranquillo lui.
<<Forse non sarò mai umana. Questo non lo potrò mai cambiare ma sono io che deciso cosa essere, con chi esserlo e come esserlo. Non tu. Io Nina>> rispose Nina sfidandolo con lo sguardo.
Lui per niente intimorito le passò oltre e disse: << E questo tuo carattere che ti ha reso grande e sarà questo tuo carattere che segnerà la tua fine>>.
Dopo poco ci fu un silenzio irreale e a distanza sentì le pale di un elicottero che si librava in aria. Era Zapato che andava via.
Nina seduta a quel bar pensò a quello che aveva detto Zapato e a quello che doveva fare.
Un cameriere le portò un biglietto con un invito firmato da Axel.
L'invito era dunque per una festa. Nina comprò un vestito e qualche cosmetico. Aveva deciso di non prendere stanze in hotel o pensioni.  Non di certo in Vaticano o Roma. Si cambiò nel bagno di un Mac Donald. Dove il via vai garantiva l'anonimato. 
Il lungo vestito di pizzo nero copriva le lunghe cicatrici ma non quella alla tempia sinistra.  Ma infondo che importanza poteva avere se alla festa probabilmente metà degli invitati l'avrebbe desiderato molto felicemente farla fuori?
Era dunque questa la vita che faceva Karmantica? Sempre in fuga o a sospettare del prossimo? 
Entrò a passo sicuro nel locale e vide tutta quella gente che rideva e scherzava. Ed ebbe una visione di se stessa mentre rideva e scherzava anche lei ma non in mezzo a loro, a casa sua, in mezzo alla sua gente. 
Due occhi color caramello la videro da lontano e immediatamente gli vennero incontro come se fosse l'ultima volta che la vedevano. 
A pochi passi da lei, lo riconobbe subito, non poteva essere che lui Axel, in tutto il suo splendore. Ma non ebbe molto tempo per ammirarlo,  perché Axel l'abbracciò immediatamente.  Era un abbraccio pieno, rotondo, di quelli che sai di essere a casa. In quell'abbraccio Nina stette benissimo quasi fino alle lacrime.
Dio, quanto gli era mancato Axel.
Axel era umano, con mille emozioni sempre in contrasto fra loro. 
«Oh Nina tesoro. Ero disperato all'idea di non sapere dove fossi finita.  Mi dicevo che eri tu cioè Karmantica ma il mio cuore mi rispondeva che non eri che una ragazza. Ho avuto paura per te.»
Era sempre stato così Axel, schietto, sincero, certe volte ingenuo.
E questo le spie non potevano permetterselo. .
Questo pensiero irrigidì Nina che sciolse l'abbraccio ma non le mani.
Axel era bellissimo.  Alto e magro, dai biondi riccioli tagliati corti. 

«Ma non eri in missione da sua maestà?» chiese Nina curiosa.
«Lo sono infatti! Tu sei una piccola deviazione ma appena ho saputo che Zapato ti ha incontrato, ti ho mandato il biglietto»
«Axel, non so più chi sono. Ho perso la memoria.  Mi hanno sabotato, forse pensando di neutralizzarmi » disse Nina ad occhi tristi. 
Axel sorrise e disse: «Tesoro ce lo dicevamo sempre alla fine di ogni missione.  Siamo ciò che crediamo di essere».
Poi la abbracciò ancora. Talmente stretta che poteva sentire i battiti del suo cuore.
Com'era diverso da Max, Axel. Eppure aveva scelto Max quel giorno. Voleva avere con Max una vita "umana".
E poi lo sentì chiaramente. L'amore che lui provava. Le arrivò violento, inatteso. 
Le mise paura, tanto da voler scappare da quell'abbraccio tanto desiderato. 
Ma lui la strinse ancora più a sé, dimenticando situazioni e luogo. Mormorò sulla sua pelle con un sospiro: 
«Ancora un po' Nina. Dammi un attimo» la strinse tanto da fare sentire dolore su quel suo corpo martoriato. 
«Mi stai facendo male» riuscì a dire Nina.
Poi lui si riscosse e la guardò e chiese: «Ma da quando non mangi?»
«Non mi ricordo nemmeno di aver mai mangiato» ammise Nina sinceramente. 
Axel fece una smorfia e con uno sguardo furtivo in giro calcolò il livello di pericolo e lo fece lo stesso.  
Tipico di Axel. Prese la mano di Nina e disse: «Qua non puoi mangiare decentemente».
«Ma sei in missione» disse Nina recalcitrante.
«Zitta donna, non ricordarmelo continuamente» Nina sospirò e si lasciò condurre. 
Arrivarono alle cucine dove una marea di gente faceva avanti e indietro non badando  minimamente a loro. Axel la lasciò un attimo in disparte e andò da un cuoco con cui parlò brevemente.  Il cuoco diede a Nina una rapida occhiata perplessa e poi preparò un panino avvolgendolo con un tovagliolo con un gran sorriso.  
Axel la portò sul terrazzo, dove nonostante il lussuoso abito si mise a sedere per terra e fece un gesto a Nina di fare altrettanto. 
Nina respirò con ansia ma non poté tirarsi indietro per amore dell'amico. 
Lo assaggiò ed era buonissimo. Mozzarella e prosciutto, niente di che ma era squisito. Lo divorò e si sentì meravigliosamente bene finché un flashback non le arrivò improvviso.
Erano lei e Max sul tetto della maestosa scuola Robotica. Erano giovanissimi ed emozionati. Avevano trafugato due panini dalle cucine. Mozzarella e prosciutto, niente di che ma a loro era proibito mangiare cibo vero. Non dovevano umanizzarsi. Erano Android. Macchine da guerra.
Il ricordo le bloccò il respiro. 
«Tutto bene?» chiese Axel enigmatico
«Ricordi del passato» rispose Nina.
«Bene» rispose Axel distante e imperscrutabile. 
Si alzò e porse la mano a Nina senza questa volta neanche l'ombra del sorriso di prima. Ma prendendo la mano di lei la tenne brevemente nella sua. Nina capì che era geloso ma la sua era una gelosia senza via d'uscita. Lei amava Max senza altre alternative. Non era un software, un bug, era chimica e vita insieme, la loro. Vita che Axel non poteva neanche immaginare. Crudele e spietata. In quella scuola facevano esperimenti di ogni sorta sugli android. Quante volte Max era stato punito per difendere lei. Troppe al punto di divenire più debole di lei. I castighi erano davvero inimmaginabili. Erano macchine non umani. Poi la fuga dalla scuola. Il rifugio in un'altra scuola. Ma qualcuno poi aveva fatto la spia quindi li avevo ripresi. Separati crudelmente. Disciplinati. Fin quando Zapato non li aveva rubati e per loro si era aperta un'altra vita. Uguale ma diversa ma almeno erano insieme. 
Una coppia di ubriachi entrò nel terrazzo ponendo fine alla cena improvvisata. Una chiamata fece allontanare Axel da lei un momento. Quando tornò tremava di rabbia. Le disse che era Zapato e che voleva che lui andasse a riprendere le gambe bioniche di Max e gli aveva ordinato anche di chiederle gentilmente aiuto. Era una trappola di Zapato per averla di nuovo in gioco. A quanto pare per Zapato uccidere, ingannare e rubare erano forme di godimento che dopo un po’ davano l'astinenza.
Axel mise una mano nell'interno della giacca e tirò fuori una fiaschetta e poi disse: «IO NON SONO COME VOI! » e bevve una lunga sorsata. Con voi intendeva android pronti a uccidere. 
Il suo odio, la sua gelosia erano palpabili, intesi, solidi quasi quanto l'amore per lei. A Nina arrivavano diretti, senza filtri. Insopportabili.
Alla fine non resse e disse: «Tu non lo conosci Max» 
«Ma conosco te e il male che ti ha fatto! Anche adesso cavolo. Vai da Zapato. Annulla la missione. E secondo te uno così annulla le missioni?? Dopo che ti ha vista sana e salva? Nina ti usato per riavere le due gambe » gli gridò di rimando. 
«NON FARTI ODIARE AXEL» gridò disperata. E fu allora che Axel la baciò. E poi disse guardandola ad un millimetro dai suoi occhi: «Non farti usare Nina. Io ti amo non scordarlo» e poi scappò giù per le scale di sicurezza. La Regina era arrivata ed era suo compito sorvegliarla. Al suo ritorno in Inghilterra sarebbe partito per la Russia alla ricerca della gambe bioniche, con Nina possibilmente al suo fianco. 
Axel come soldato era il migliore. Tanto da poter prendere il posto di un android in gamba come Max, ma era umano ed entrare in covo di android lasciava remote possibilità di vittoria o di vita. Dall'altra parte dire di no a Zapato era come fare un altro tipo di altra morte. Axel la lasciò così totalmente confusa e consapevole allo stesso tempo.

Un android civile sta sveglio in stato di stress per 48 ore senza esaurirsi. Un android recluta 106 ore. Un android da missioni anche il doppio 212 ore. Un android come Max o Karmantica 300 ore. Ma oltrepassate quelle iniziava il declino fino alla vera e propria morte del quale pochi se non nessuno si era salvato. Gli android superstiti avevano linee lungo i polsi. Karmantica ne aveva tre come anche Max ne aveva tre. Le prime due linee erano ricordi della scuola Robotica. Non c'era recluta che non fosse finito in laboratorio almeno un paio di volte durate tutto l'addestramento. Le ore senza sonno erano una medaglia al valore virtuale fra tutti gli android. Non era una novità vedere reclute farsi baldanzosi su ore ininterrotte di veglia mai fatte. la terza linea per entrambi proveniva da quell'infausto giorno durante il quale Karmantica perse la memoria e Max le sue gambe. 
Erano passate ben 100 ore dall'ultima volta che aveva dormito. 
Nina desiderava fare reset così da poter riformulare meglio il problema con le eventuali soluzioni. Non avere un posto dove farlo era un guaio. Trovarlo avrebbe significato doversi registrare e quindi farsi trovare magari anche impreparata.  
Il reset era un’azione delicata e meritava privacy. Ma era obbligatoria prima di ogni missione. Le restavano 200 ore ma sapeva per esperienza che solo le prime 50 le garantivano un controllo su di sé perfetto. 
L'istinto le diceva che anche se si fosse ricordata di amici e conoscenti il rischio di metterli in pericolo era alto e che quindi andavano evitati.  Nessun contatto per la loro salvaguardia. 
Il reset di per sé era semplice. Si dovevano auto spegnere da un minimo di 5 minuti ad un massimo di 60. Il reset completo durava un’oretta. 
A quel punto non gli rimaneva che tornare al campo da Max. Lì per un’ora sarebbe stata protetta. E nonostante le parole di Axel era lì che voleva tornare. Perché in fondo morire accanto a chi amava o per mezzo suo sarebbe stato molto meglio che morire in missione. Cosa che sarebbe successo se non si resettava. C'era pure in pericolo la vita di Axel. 
Mano a mano che il corpo diminuiva i livelli chimici aumentavano i disturbi di ogni genere. Il delirio e il tremore erano alcuni di questi.
Nina in treno si misurò la temperatura ed era alta. Più alta di quello che avrebbe dovuto essere. Inoltre il mal di testa aumentava con l'avvicinarsi della sua città. Probabilmente era correlato. Sperava che il reset avrebbe eliminato il problema.  
Non era mai stata brava né a trovare un posto adatto per resettarsi né a gestire i sintomi forse perché accanto a lei c'era sempre stato Max. Il resto non lo ricordava. 
Già in treno gli input negativi cominciavano ad arrivare.  Uno sguardo sbagliato ed era la fine. La paranoia di sentir voci nemiche. 
Cominciava a mancargli l'aria è la mano continuava ad aprirsi e chiudersi. 
Era una crisi epilettica foriera di crisi ben peggiori. 
A occhi bassi e con gli auricolari per distorcere i suoni e le voci, scese dal treno in fretta e si avviò dalla stazione al campo. 
Nel silenzio della campagna si sentì meglio. Meno in ansia per il prossimo. 
Era di nuovo buio quando arrivò nella casetta, ma non c'era nessuno e il silenzio non dava segnali. E seppur c'erano al momento comunque non avrebbe saputo interpretarli. 
Sapeva che avrebbe dovuto fischiare in un certo modo affinché Max la sentisse ma non si ricordava come. 
Mise le mani in cento modi differenti. Ma nulla. Per la prima volta si sentì sola al mondo e pianse. 
<<Sono qua>> la sua voce la sorpresa alle spalle. Ma accecata dalle lacrime non lo vedeva e con le braccia si muoveva in modo spastico.  Cadde per terra finché non sentì un rumore accanto a sé e le braccia di lui che l'avvolgevano. Era sceso dalla carrozzella per abbracciarla.
<<Andrà tutto bene. Ci sono io accanto a te>> disse Max appoggiando la testa vicino a quella di lei. Nina annuì con la testa senza parlare mentre continuava a piangere.
Gli sussurrò una canzoncina che gli cantava nei momenti bui della scuola e dell'addestramento. Si calmò leggermente. 
Max si rese conto che Nina non era in grado di seguirlo né a casa né di farsi portare. La resettò lì seduta stante. L'avrebbe protetta lui con o senza gambe come aveva sempre fatto. 
Ed era una situazione strana quella di averla lì tutta su di una mano, di nuovo dopo l'inferno che li aveva devastati. 
Gli era mancata come l'aria. 
Resettarle la memoria per dargli una vita migliore che lui non era più in grado di dargli non era stata una gran bella idea.
Nessuna delle cose che aveva fatto senza di lei erano state grandi idee. Ora lo sapeva. Tenne Nina nelle braccia e con uno sforzo intenso fece qualche passo verso la carrozzella per sedersi. Quei pochi passi lo avevano sfinito ma poi guardò Nina e nonostante tutto la situazione non gli sembrò più così inquietante. Al buio la portò nella sua casetta. Quel che rimaneva della loro casa.
Se c'era una cosa che gli umani non avrebbero mai potuto provare era quello di aprire gli occhi dopo il reset e vedere il viso di chi ami. Indimenticabile. Come l'auto spegnersi a vicenda e risvegliarsi in simultanea che equivaleva come a svegliarsi dopo aver fatto l'amore. 

Nina aprì gli occhi e vide Max che la guardava attento. Ed un brivido la percorse. Un brivido di benessere.  
<<Come va principessa? >>
<<Bene, ho sognato Max>> lui fece una smorfia incredula, gli android non sognano mai.
<<E cosa?>> chiese ironico.
<<Che facevamo l'amore. Credo la nostra prima volta. >> rispose Nina guardandosi occhi ad occhi nel letto con Max. Il fatto che Nina fosse del tutto innocente lo faceva impazzire.
<<E dove eravamo? >> chiese divertito lui.
<<Sulla fiaccola della statua della libertà, può essere?>> 
<<Può essere. In realtà quella è stata l'ultima. E ti è piaciuto? >> chiese Max sempre più divertito.
<<Bhe sì molto. E nella realtà com’è stato?>> 
<<Come svegliarsi e trovare te a guardarmi dopo un reset. Forse di più. Appagante >>
Nina era esterrefatta dalla rivelazione. 
<<Allora sarà questo il premio alla speranza. Di tornare con le tue gambe e farlo come fosse la prima volta>>.
<<Torna e basta. Che tutto il resto non conta. Anzi non partire. Ce la caveremo lo stesso>> disse Max ad occhi languidi e voce bassa.
<<No, c'è in mezzo Axel. Non posso >> Nina non poteva rifiutare perché oltre la vita di Axel c’era in gioco qualcosa che adesso lei non ricordava. Sentiva che doveva andare a riprendersi quelle gambe.
<<Almeno evita certe cose >> disse Max ingelosito all’idea della loro intimità di colleghi.
Allora fu lì che gli venne in mente il bacio di Axel e il suo ti amo sussurrato fra le labbra.  Rimuginò un po’ sul da farsi ma poi si avvicinò ancor di più a Max e gli pose sulle labbra un bacio. Poi si toccò le labbra e ci riprovò nuovamente. Max la attirò sopra di sé e lei a quel punto disse: <<Io ti amo>> e lo baciò questa volta con la passione giusta di un così grande amore. Lui la strinse a sé e disse: <<Torna ti prego. Il mio premio alla speranza è che tu percorra di nuovo quella navata. Torna ti prego>> ormai era una litania il suo torna ti prego, e siccome si stava facendo tardi Nina dovette scivolare via dalle sue braccia. 
Uscì dalla loro casa senza voltarsi perché lo sapeva che se si sarebbe voltata non sarebbe più partita.

Si erano ritrovati davanti all’aeroporto. Axel ci sperava non poco di vederla apparire in aeroporto. Non era uno sprovveduto, sapeva che con lei le possibilità di rimanere in vita e di riuscita erano una percentuale molto alta. Non parlò del bacio e si comportò come un degno compagno di missione.
Infondo lo aveva sempre saputo di aver avuto ben poche speranze di conquistarla.
Seduti sull'aereo Nina aveva detto soprappensiero: <<Chissà chi mi ha costruito veramente. Chissà chi era questo genio del male>>
Axel allora aveva risposto: <<Come speranza pongo in premio che riusciamo a trovare il tuo vero costruttore>>. 
Nina si era illuminata a quelle parole. Era un gioco quello che facevano prima di ogni cruenta missione. Porre una speranza, non importa quale  essa fosse o che poi si realizzasse, l'importante era sperare perché la speranza gli avrebbe dato la forza di superare la missione. Più di una volta Nina si era ritrovata ad uccidere i loro stessi compagni di scuola. Erano in guerra non c'era pietà per nessuno.  
Si erano sorrisi e lei aveva appoggiato la testa nel finestrino dell'aereo volendo immaginare “la sua promessa” ma ne aveva immaginata un'altra.
Di lei e Max in missione in Iraq. Vestiti da mussulmani sul traghetto lui aveva detto ad una Nina preoccupata: <<Se portiamo a casa i microchip integri come speranza pongo in palio che ti porto sulla testa della statua della libertà a mangiare un wurstel!>>
Nina era al settimo cielo e aveva detto: <<Sì e patatine fritte>> Si erano messi a ridere e  poco dopo era iniziato il massacro. 
Ed erano andati davvero sulla statua della libertà, anzi di più sulla torcia della statua, dove Max in piedi contro il cielo aveva scimmiottato wurstel in mano i loro vecchi professori. 
Poi stremati dalle risate, si erano appoggiati e Max girandosi verso Nina aveva detto: 
<<Secondo te cose l'amore di cui gli uomini parlano continuamente? >>
<<Che ne so io. Se non lo sai tu che sai tutto, lo devo saper io? >>
<<Sai io penso di amarti. Perché quando penso a me, penso anche a te. Simultaneamente >>
Allora Nina aveva risposto:<<Interessante. .>>
<<Cosa?>>
<<Che le ore con il prof Banf abbiamo dato i frutti sperati.. >>
Si erano messi a ridere entrambi. Poi si erano guardati e lui aveva tirato fuori una delle sue lunghe storielle che non finivano mai continuamente interrotte dalle battute di lei. E la sera era divenuta notte e poi di nuovo mattina. Il professor Banf era il psichiatra che ogni recluta ma anche ogni soldato di notevole capacità affidavano. Così da esser sicuri che fossero proiettati nella “loro” giusta prospettiva.
Nina ridacchiò ed Axel la guardò ma lei non disse niente. 
Era un umano non avrebbe capito.
Tutte le cose belle o brutte capitate nella vita di Nina erano legate a Max e viceversa e questa era una verità indissolubile.

Il piano di Axel meritava un Pulitzer per la precisione dei dettagli.
Secondo uno scambio d'informazioni fra spie c'erano due tipi di gambe. Un paio depositate in un magazzino e l'altro paio quello non originale nel cavou sotterraneo. Così da confondere le idee del nemico.
Non erano i soli interessati al furto di quelle gambe bioniche pure le altre due organizzazioni, le stesse che avevano tentato di far fuori Nina all'ospedale. 
<<Quindi Robotica manderà Manganelli e Spike e la Yang manderà Yu e chi? Pastore? >> chiese Nina sottovoce studiando gli appunti. 
<<Pastore è morto. L’ha ucciso Spike. So che hanno uno nuovo. Un cinese dal nome improbabile, il kimono>> un sorrisetto tirato di circostanza non alleggeriva la situazione. 
Erano in volo da mezz'ora quando Axel sgranchendo le braccia ne mise uno nelle spalle di Nina e gli diede un bacino sussurrando: <<Ore 10 fila di sinistra un pelato ti fissa da venti minuti>>.
Allora senza voltarsi Nina prese uno specchietto e mettendosi il rossetto meticolosamente lo studio dallo specchio. 
Poi scrisse nel block notes di Alex.. occhi da delinquente di basso costo. Non è uno di noi.
Nello stesso momento passò una ragazzina minuta che s’incontrò con lo sguardo di Nina. Erano occhi meravigliosamente scintillanti e magnetici. Erano color mare. Nina finse timidezza e abbassò gli occhi e poi guardò Axel. Appena fu passata, disse:<<È un’ipnotizzatrice.  Mettiamo gli occhiali da sole per schermarla comunque non fissarla a lungo lo stesso. Non possiamo sapere quanto potente finché non si rivela>>.
<<Anche per voi?>>
<<Soprattutto per noi!>> disse Nina tirando fuori una scatolina con delle lenti a contatto colorate e posizionandosele. 
Da ritorno dal bagno le passò accanto ma Nina finse indifferenza.
Le studiò l'ossatura, non poteva avere che sedici anni.   
Axel al suo passaggio disse:<<Carina la ragazzina >> con un sorriso allegro. 
Lei in risposta disse: <<Va eleminata>> 
Allora lui non rispose e abbassò lo sguardo. Era proprio un bravo ragazzo Axel.
Negli ultimi venti minuti di volo Nina puntò lo sguardo sulla ragazzina che era seduta qualche fila più avanti. Cercando un qualche alibi che l'avrebbe potuta scagionare ma niente la sciocca ragazzina tirò fuori un gioiellino della produzione cinese. Era della Yang la corporazione mafiosa che studiava tecnologia avanzatissime sul loro settore. 
Nel blocco degli appunti scrisse: La Yang è entrata un scena. 
Poi a quel punto distolse lo sguardo schifata. Adesso usavano giovani reclute così da distogliere l'attenzione o per fare da specchietto delle allodole. In ogni caso la recluta era spacciata.
Scesi dall'aereo senza dirselo Axel andò a prendere i trolley e Nina iniziò a seguire la ragazzina che accortasi di essere seguita fece un'altra clamoroso errore rifugiandosi in bagno. In secondo ebbe Nina faccia a faccia. Lei tentò di ipotizzarla ma era troppo spaventata per riuscirci.
Nina la teneva la gola e le chiedeva chi era lei e chi il suo compagno. La ragazza balbettò qualche parola in cinese arcaico. Proveniva dalle remote campagne della Cina occidentale. Ripete la domanda nel suo dialetto e la ragazza tremante rispose: <<kimono>> era dunque lei Kimono. L'odio in Nina aumentò. 
Chiese di nuovo chi era il suo compagno aumentando la stretta al collo e puntando lo sguardo fin dentro la ragazzina. Lei balbettò un Bryan. 
<<Bryan chi?>> chiese concitata ma la ragazza era troppo spaventata per parlare oltre, era inutilizzabile. Con un colpo secco al collo glielo spezzò e la ragazzina si accasciò a terra. Nina si cambiò velocissimamente gli abiti e si mise una parrucca con un neo e con naturalezza uscì dal bagno. Appena vide Axel, gli afferrò la mano e lo spinse via mormorando: <<Abbiamo meno di dieci minuti che la Yang ci stia addosso>>.
Camminarono sicuri e veloci per un paio di chilometri poi presero un taxi che li portò nella loro destinazione sicura.
Nina conosceva almeno tre Bryan nel ramo dei killer ma nessuno proveniente dalla famiglia Yang. In pratica un nome, un destino. Non poteva essere comunque giovanissimo. 
Doveva essere per forza uno di loro. 
Togliendosi gli occhialini da lettura Axel alzò gli occhi dagli appunti e disse: <<Non capisco perché due stupide gambe interessino a così tanta gente>> guardò Nina che si stava spazzolando i capelli in bagno. 
Senza smettere di spazzolarsi lei rispose <<Le gambe in sé servono solo per curiosare nella tecnologia americana. Per il resto è tutta politica. La Russia le ha rubate all'America che le rivuole tramite Robotica. Noi le vogliamo per ovvi motivi. La Cina le vuole per attirarci e poterci uccidere come meglio credono. Più possibilmente sotto tortura. Il 90% delle nostre missioni in Cina sono fallite. L'ultima volta che mi hanno catturato mi hanno tolto un bulbo oculare per estorcermi informazioni su Zapato. Si sono fermati hanno aspettato che mi riprendessi dallo svenimento e mi hanno cavato l'altro. E mi ha andata ancora bene perché perdendo tempo Max ha fatto in tempo a venire a salvarmi. Ho subito 78 ore di operazione. Perfino Zapato in persona è venuto a vedere come stavo. La cosa grottesca che non ricordo più perché ero lì>>. Axel a quelle parole era rimasto impressionato ed era andato in bagno a guardarla. 
<<Quanto coraggio in quel minuscolo corpo>> lui era alto due spanne più di lei.
<<Mi ci hanno costruito così non lo sono di mio>> disse lei fissandolo seria.
Poi le era andato vicino e l'aveva abbracciata. Il calore di Axel era confortante quasi quanto il suo buon odore.
Ma lui si era mosso e la stringeva insistentemente a sé. Nina percepì il desiderio di Axel ma non provava altrettanto. Siccome non lo voleva offendere rimase inerte finché lui si staccò e se ne tornò a letto deluso.
Nina si mise nello stesso letto di Axel come aveva sempre fatto. Ma questa volta era consapevole della presenza di Axel. Consapevole fisicamente. Non avrebbe fatto neppure il reset se il giorno dopo non avessero avuto una giornata pesante e pericolosa.
Si resettò dandogli la buonanotte ma Axel non rispose. Sembrava offeso.

Axel si svegliò poco prima dell'alba e trovò Nina che faceva esercizi aerodinamici. 
<<Buongiorno la tua colazione è lì sul comodino >> disse.
Poi aggiunse fissandolo: <<Tu mi servi qui. Ho fatto preparare tutto>>
Axel aprì la bocca scioccato poi la richiude senza capire. Gli occhi di Nina erano duri e impenetrabili. Allora lei gli lanciò uno dopo l'altro due shurikan giapponesi che gli saettarono entrambi ad un millimetro dalle tempie. 
Poi disse:<<Saresti morto amico. Mi sei troppo caro per non farti sanguinare l'orgoglio, dove andrò ci saranno solo gente assassina.  Gente come me non come te >> Axel irrigidì la mascella e non disse niente.
<<Da quando uscirò, non dovrai per nessun motivo aprire quella porta. Nemmeno se sentirai la mia voce>>.


Nina guardò la biglietteria. Axel le aveva detto che all'evidenza sembrava semplice ma in realtà era dotata di una telecamera che avrebbe immortalato ogni Android spia che le compagnie avrebbero spedito. 
Doveva entrare sul retro. Si mise a posto il berretto da cameriera e suonò la porta laterale degli addetti ai lavori. Conosceva chi vi lavorava. Axel aveva fatto il lavoro sporco di pedinare e rapire la cameriera. Poi sarebbe stata liberata dopo la missione. Appena entrata abbandonò i panni di René la cameriera e cambiò i suoi connotati in una Nord Africana. Dove c'era il personale non vi erano telecamere.  Tutto era stato pre-visionato da Axel. Tutto corrispondeva ai suoi video. 
Entrò nel locale dove momentaneamente esibivano le gambe che tutti sapevano false ma che erano le originali.
Era la prima. Molto bene. Chiuse gli occhi e respirò e mentalmente ripassò la lista dei suoi antagonisti. Tramite le pubbliche relazioni fra spie di Axel aveva capito che non avrebbero mandato le novità ma bensì i soliti sospetti perché "le gambe" erano importanti ma non troppo e nessuna compagnia si voleva esporre.
In pratica se vincevano o se perdevano non ci sarebbero state grosse perdite. 
Per Robotica c'era la Manganelli una mezza android bionda, esteta e californiana. Politicante dentro e fuori dai letti ma all’occorrenza lesta di mani e di piedi. Aveva lo sguardo laser che usava poco ma era letale.  Il suo compagno incredibile a dirsi  era Pastore della Yang. Quindi doppi giochi a go go. 
Il suo compagno di missione non era Spike che ovviamente odiava ma un'altra che adesso era a Mosca per intrighi di stato.

Spike era un umano in gamba che ormai era già fuori dai giochi prima ancora di iniziare. La Manganelli avrebbe usato la missione per eliminarlo. A quest'ora era già un paio di  metri sottoterra o disciolto nell'acido. Che Spike non sapesse della loro relazione alla Manganelli non importava. 
Era fatta così.

Poi c'era Yu della Yang. Yu era giapponese puro sangue. Era un Android ninja come lei.  Di micidiale aveva la velocità nelle gambe e nei pugni ma di difetto aveva che non aveva novità. Nina sapeva già cosa aspettarsi. 
Ed infine per i russi, per la Uric , c'erano molti nomi poiché giocavano in casa, di sicuri c'erano Mich fastidiosissimo cyborg che aveva la capacità di divenire liquido per  avvolgerti e poi scioglierti nel suo acido. Per Mich questa volta aveva un regalino in servo. L'ultima volta le aveva disintegrazione i capelli e metà gambe.
Dopo Mich le più probabili erano Genny una bimba che sapeva muovere gli oggetti o comunque ti dava l’impressione di farlo e nel mentre ti accoltellava ed infine Roccia, un nome una qualità. Ma Roccia aveva un difetto caratteriale che lo portava a credere in ciò che dicevi se lo dicevi in un certo modo.
Per questo non aveva voluto Axel, perché lo avrebbero usato contro di lei. Era ingiusto ma Nina nei loro confronti avrebbe fatto altrettanto. Quello che Axel non voleva capire che Nina e quelli come lei erano solo carne da macello invece il vero potere lo avevano loro, le spie, che si passavano le informazioni. Infondo finiva sempre che le spie furbe si arricchivano e loro finivano ammazzati da altri killer e la loro fama finiva lì passando ai loro assassini. 
Si avvicinò alla teca con dentro le scintillanti lucide gambe. La teca era di un materiale indistruttibile da almeno il 90% dei prodotti in commercio. Guardò la Descrizione posta sul vetro.
Costruita dall'equipe del dottor Scott Rich. Lo stesso che aveva progettato la liquidità dei tessuti di Mich. La Robotica per rubarlo alla Uric aveva fatto carte false al punto di rapirgli la figlia di sei anni. A quanto pare alla lunga c’erano riusciti.

Materiale usato: lega speciale di silicio e diamante. 
Peso supportato: 457 tonnellate. 
Velocità minima e massima: dai 690 km orari ai 250 km con portata massimo di peso. 
Si chiese alla fine cosa servissero quel gioiellino di gambe a Max se era la pace e l'amore che volevano entrambi. Ma poi ci ripensò, lui un paio di gambe simili se le meritava.
Sentiva la presenza di Mich. Lui l’aspettava al varco, aspettava solo che lei si rivelasse per poter attaccare. Sentiva il suo leggero respiro.

<<karmantica la piccola trovatella che nessun vuole neanche il suo amato. Fa un favore al prossimo torna in mezzo ai tuoi simili. Le scimmie>> disse la voce più odiosa che avesse mai udito. Era la Manganelli con suoi tacchi e il suo naso ad uncino. Il suo piano era semplice, farla rivelare così che tutti i killer le sarebbero stati addosso.  
"Povera sciocca, mai attaccare con una mossa così prevedibile" Pensò Nina.
<<Manganelli! Ho avvertito la tua presenza dalla puzza del tuo profumo. Che marca è cacarel n.6 1 0? Ho saputo che ti hanno ucciso il compagno di tradimenti. Chissà se Spike era davvero innocente o era stato assoldato da qualche altra prugnetta come te, amante del tuo amatissimo. Che cosa sono doppie punte??>> disse Nina con tutta la sua arroganza. 
Alla Manganelli brillarono gli occhi di odio. Gli divennero gli occhi rossi laser. Fra poco Nina si sarebbe trovata qualche lembo di pelle bruciata.  "Bene" pensò era sulla buona strada.
Non darle il tempo di replicare  era indispensabile. Ma la lingua velenosa della Manganelli batteva ogni record di velocità e disse scioccando la lingua: <<Ho saputo che Max abbia perso le gambe alla vista della tua fossa comune. Povero voleva scappare da te e tu gliele hai amputate>> sorrise masticando una cicca.
Lei aveva una cotta per Max fin dalla scuola, solo che era insopportabile come pochi. 
<<Verrà il giorno che quella lingua te la staccherò centimetro per centimetro>> gli rispose Nina livida.  
Lei non fece una piega e si mise a ridere. Anche la risata metteva voglia di massacrarla. 
<<Le spie mi hanno detto che l'ultimo saluto di Pastore sia stato per la moglie non per te>> Era vero e Nina sapeva quanto le bruciava essere passata solo per quella che si faceva nelle lunghe assenze della moglie.  
Nina rincarò la dose dicendo: <<Sei solo una scopaiola>> Nina  sorrise mentre la Manganelli la spingeva contro il vetro e le bruciava la fronte con il laser.
<<E  così che le prendi le persone? Con la violenza? Scopaiola>> continuò mentre le arrivava alle narici il puzzo della sua pelle che bruciava.
Fuori di se la Manganelli iniziò a sbatterle la testa contro il vetro della teca che iniziò a suonare. Nina stava per svenire con il vetro coperto dal suo sangue quando due forti mani fermarono la Manganelli. Erano le guardie che la afferrarono per portarla agli arresti. Dietro le guardie vide ricomporsi Mich. Ci avrebbe pensato lui a silenziarla per sempre. 
"Bene, due in meno.. " pensò Nina mentre la medicavano con profuse scuse. 
Era ancora in infermeria quando le luci si spensero e si accesero e Nina sospirò.  Sapeva chi era: Yu  e ora le avrebbe prese di santa ragione. Ma anche no. Si posizionò al centro della stanza e chiuse gli occhi mentre lui girava a vortice su di lei e nel mentre la colpiva. Finché non le arrivò vocino e a quel punto lo afferrò e lo sbatte per terra. Si guardarono. Lui era sereno malgrado sapesse la fine che avrebbe fatto. Ormai da un po' non era più lo stesso. Dopo la morte della moglie e della figlioletta. Nella sua lingua disse: <<È stato un piacere combattere con te per tutti questi anni>>  chiuse gli occhi e attese. 
<<È stato un piacere anche per me essere massacrata di botte da te>> Yu sorrise e Nina gli trafisse il cuore con un pugnale. Una pozza di  sangue dichiarò il decesso. Un signore nella vita e nella morte. Un vero samurai.  Si sedette vicino a Yu morto e respirò, era solo a meno 3 ed era già piena di tagli ematomi e lividi. Ma era ancora in vita. Si alzò per tornare nella stanza delle gambe. Quando con la coda degli occhi si vide arrivare un coltello e si buttò per terra. Oggetti si alzarono in aria.  Gli oggetti in aria erano immaginari ma il coltello che di conficcò nella parete no.
<<Basta Genny. Se mi uccidi non ti posso più far incontrare Robert. Non verrai più a casa mia con Max e me>> Robert era un piccolo Android come Genny.
Sapeva che Genny, come lo era stata lei a suoi tempi, era molto sola. Le giocò questa carta contro. 
<<Non ti credo più >> gridò la piccola dubbiosa ma vogliosa di crederci.
<<Genny hanno rubato le gambe di Max. Non ho potuto. Io e Axel ti porteremo da Max e poi tutti insieme andremo da Robert>> una pioggia di oggetti le stavano cadendo addosso. 
<<Davvero?>> chiese Genny uscendo fuori dal nascondiglio. 
Nina la abbracciò e disse: <<Sì. Ora nasconditi qua, rubo le gambe e torno da te>> Genny annui felice. 
Un rumore fece tremare le pareti. Era Roccia e stava lottando con qualcuno. Ma chi? La Robotica e la Yang erano state neutralizzate. A Nina il pensiero fece tremare il sangue: Axel!
Corse nel corridoio e li vide. 
Roccia andava assecondato non istigato. E ora che era sconnesso dalla rabbia sarebbe stato un suicidio anche solo parlarci. Genny dalla mente acuta con un gesto fece arrivare una siringa con dentro del cloroformio davanti agli occhi di Nina e poi vide la siringa puntare verso la schiena di Roccia.  Solo che una non bastava e mentre stava usando Axel come pezza per la polvere gliene arrivarono altre cinque. 
Cadde con un tonfo per terra, assieme ad un Axel shoccato. 
Nina abbracciò con affetto Genny e poi corse da Axel. Lo trascinò in infermeria con Genny che lo accudiva. Roccia non si poteva spostare neanche volendo allora si mise la grossa testa di Roccia sulle gambe con dolore e poi aspettò che si riprendesse. Sei punture caricate al massimo dosaggio duravano più o meno un quarto d'ora nella sua massiccia massa muscolare. Roccia aveva bisogno d'affetto. Nina sarebbe stata la sua mamma. Da quella posizione avrebbe potuto spaccargli il cranio lanciandosi sopra di lui con il bisturi.  Ma Roccia non meritava la morte solo un po' di amore. Egli aprì i suoi occhioni maxi e disse:
<<Roccia non è cattivo>> allora Nina lo accarezzò e disse con dolcezza:<<Nina ti vuole bene. Sono io la tua famiglia adesso>>  
Roccia nonostante tutto quando tornava in se non era stupido. Comprese che lei non mentiva e con delicatezza le accarezzò il viso.
<<Mi serve il tuo aiuto>> gli mormorò Nina. Lui si fece attento e l'ascoltò. 
Erano nella stanza delle gambe quando Roccia sradicò per intero la piattaforma e se la mise sottobraccio come se nulla fosse. 
<<Ora tocca a voi>> gridò Miche ricomponendosi davanti alla porta. Da dietro la sua schiena cadde il cadavere della Manganelli corroso dall'acido. 
Roccia gli gettò la teca addosso e lui per liberarsene cercò di scioglierla nel suo acido. Le gambe però rimasero sotto. Mich divenne melma e si attaccò a Roccia che gridava per il dolore.  Allora Nina prese la sua soluzione di sale grosso e glielo buttò addosso al tronco di Mich che si ricompose e cadde per terra. A quel punto Nina fu su di lui e con un coltello di sale gli trapassò il cuore. Prima che si sciogliesse lo misero sulla teca che iniziò a fumare fin quando non cedette allora Roccia prese le gambe di Max e Nina in braccio e corse fuori dalla pinacoteca sotto una pioggia di proiettili che su di lui rimbalzavano. 
Dentro erano rimasti Axel e Genny. Ma dopo poco li videro correre pure loro con Genny che  respingeva i proiettili e glieli spediva indietro.
Mai corsa fu più lunga di quella che fecero fino al nascondiglio di Nina ed Axel. 
Ce l'avevano fatta. Erano ancora vivi ed avevano pure ritrovato Genny e Roccia. 
Ripuliti e riordinati presero l'aereo per il ritorno. A Nina batteva forte il cuore all'idea di rivedere Max ma un idea gli svolazzava nella mente. 
Basta  Zapato o compagnie militari simili. Basta guerre e missioni. Avrebbero creato una casa per i rifugiati di guerra. Dove creature come Genny o Roccia non si sarebbero più potuti sentire soli o incompresi. 
Un rifugio e una scuola insieme per rieducare alla vita e all'amore gli oppressi. 

Davanti alla strada che portava al campo ad aspettarli non c'era solo Max, c'erano tutti. C'era la sua gente che appena li videro scoppiarono  in un applauso e in urla di gioia.

Nina appoggiò le gambe davanti a Max che emozionato non sapeva che dire. Si asciugò una lacrima e abbracciò Nina felice.


Axel si avvicinò a Nina e disse:<<Mi dispiace. Ho rischiato per niente la vita. Ti dovevo ascoltare>> 
Nina lo abbracciò e disse: <<Ti voglio bene>>  
<<ANCHE IO>> disse Axel rosso.
Max gridò:<<Hey>> ma Roccia gli mise una mano sopra per fermarlo e disse: <<Calmo. NINA ESSERE BRAVA RAGAZZA>> Max brontolò ingelosito. 
<<Se vuoi qua c'è posto per te>> disse Nina.
<<Non posso ma grazie>> rispose Axel
<<Che farai ora??>> chiese preoccupata.
<<UNA BELLA VACANZA>> 
<<Buona fortuna con tutto.>> disse lei mentre lui si allontanava. 
<<Anche voi con la casa-scuola>>. 


<<Secondo me se salto da qui con le mie nuove gambe atterrò in piedi>> disse Max finendo il suo Wurstel e guardando New York dalla torcia della statua della libertà.
<<Per me rimbalzi se non la smetti con quei wurstel >> commentò Nina seduta accanto a lui.
Risero insieme.
<<Te lo mai raccontata la storia del vecchio e della gallina??>>
<<Non era il bambino e la gallina? >>
<<Sì, ma questo è il nipote perché nel frattempo è cresciuto ed ha avuto pure i nipoti ..>> 
<<E la gallina?>>
<<La gallina era sempre la stessa..>>
<<Perché aveva le zampette bioniche?>>
<<Come fai saperlo?>>
<<Diciamo che era una gallina famosa ..>>
<<E ancora non sai niente… senti qua..>> 

E la mattina divenne sera e poi ancora mattina di un giorno migliore.

















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