psicopativi fissi

26 dic 2017

Edoardo Garcia #poeta

Questo spazio l'ho dedico ad mio amico poeta:  Edoardo Garcia.
Edoardo è romano, infatti scrive pure versi in dialetto.
Lo potete trovare sia su G+ che su facebook.
spero gradirete.

Bio:
Nato a Roma il 1945, cresciuto tra collegi (in quel tempo si usavano molto sopra tutto fra moglie e marito che non andavano d'accordo e non c'era ancora il divorzio né famiglie che si allungavano, allargavano, forse si restringevano) da giovane ha sempre cercato di farsi guidare dall'arte (intesa come musica, scultura, pittura ecc). Pochi studi ufficiali, ma molti in privato come se la "fame del sapere" si potesse soddisfare tra quattro muri.
Con il proseguire dell'età, sentiva sempre più pressante due bisogni: 1) donare qualcosa di proprio al mondo, che venisse dal proprio interno 2) farsi una famiglia con la quale condividere le proprie gioie (poche) vanità umane (qualcosa di discreto)  sofferenze (molte).
Il mondo non pare fatto per persone che bevono, vivono, assorbono, ogni cosa; Edoardo Garzia fu una delle poche eccezioni, in ogni cosa ha sempre cercato il bene anche se fu abbastanza difficile, ma non si piegò e forse è per questo che non è ricco, ne benestante, ma si sente miliardario in fatti come il matrimonio (ora terminato in quanto la moglie è morta) in quanto ai figli (ben quattro) in quanto a conoscenza delle persone, dei lavori (uno dei pochi che non ha fatto è politico, prete, milionario, bancario ecc.).
Un giorno, la propria direttrice del personale, tale sig.na Sonia Carestiato di Treviso (detto fra noi donna in gamba nel suo lavoro, (difatti veniva definita il generale) forse scherzando gli disse: "Edoardo, tu che sei così espressivo, perché non scrivi poesie?" quel giorno fu l'inizio d'un lungo percorso.....
Ama molto i personaggi di Belli e Trilussa, gli piace moltissimo leggere opere come parti della Divina Commedia, scrittori come Calvino, Manzoni ed altri, si immedesima quando legge La Bibbia nei vari personaggi, definendoli "vita che vive tutt'ora" 
ama la scienza, la tecnologia ma odia l'uso anzi l'abuso che il mondo ne sta facendo a scapito della fantasia (essenziale per la maturità delle persone) e tutt'ora all'età di 72 anni è arrivato alla conclusione che basterebbe un po' di amore fra tutte le persone (quello agape) e più di metà dei guai del mondo si risolverebbero in brevissimo tempo.
Di molto altro, non ama parlarne, perché le ha chiuse in un ripostiglio della propria mente ed ha gettato via la chiave.



Buon giorno a todos.....
Buon giorno donna, qualunque sia,
la mansione ove il cuor poni,
buon giorno a tutti voi, ...
che desiderate scambiarvi dei doni.
Ormai l'estate volge altrove,
ciò che da sempre è il suo cammino,
cedendo il passo all'autunno,
dal colore del sonno più vicino.
Volti e sorrisi, gioventude scambiansi,
arditi ed audaci pensieri,
paion dir nell'incontrarsi:
"ti cercavo, dov'eri ieri?".
Piccole scatole quadrate,
che signora scienza mette a disposizione,
di studenti ed insegnanti,
come dono unico e senza condizione.
Allor, buon giorno a tutto il mondo,
or governato da un re malvagio,
preda e cacciator sono a lui proni,
mai andar veloce ciò che va adagio.
Formiche umane scorrono lungo vie scure,
da lor stesse alfin gestite,
buon giorno anche a voi,
distruttori di cose da voi stessi costruite.

Quando una carezza.....
E Sogno continuò il suo cammino,
gli alberi verdi e frondosi pieni di foglie,
accarezzavan di Sogno le sue voglie,...
sapendo che niuno era a se vicino.
Quante carezze a giovin dilette,
eppur non serviva il divider fra tutti,
basta che assaporava questi frutti,
come se lui potesse fare umane scelte.
E Sogno comprese che a tale tocco,
bastava una carezza di donna,
poiché lo svolazzar d'una gonna,
potea donar all'uomo ciò che non è sporco.
Allor perché lo sporcar di fango a ciò ch'è pulito,
come voler cambiar all'infinito le regole,
al pensiero, al dormire, come pescar di spigole,
e mettere fine a parola del continuar il finito.



L'omo..... ergo sum!
E ce lo so ch'er monno s'arivorta,
nun vonno capì che la coperta è corta,
allora credenno d'esse intelligente,...
s'aricopre la capoccia ma nun serve a gnente.
Ora ce so' li piedi a soffrì le scerte umane,
sia che cianno li pantaloni o le sottane,
aò e so' mijaia d'anni e nun vole sentì raggione,
er core suo je dice de fa questo e lui se prone.
Certo che a vedè 'sto pianeta da lontano,
dice: "ammazza che bello" complimento vano,
più t'avvicini a vedè 'ste formiche più sei deluso,
perché nun so' le zappe ne le pale a fanne d'uso.
Le urla, le grida, daje a chi n'ammazza de più,
te viè un magone e dichi che nun sei tu,
magari! nun po' fallo 'sta specie unica der creato,
er casino si, ma er progetto originale nun l'ha sarvato.
Vedi cosa vordì mettese d'accordo co' chi fa er male,
quanno te va bene te resta solo er funerale,
meno male ch'er rimedio c'è e nun è 'na pezza,
sarà er Regno de Dio a fallo co' naturalezza.

Cara Maria...,.,,
E che te devo dì, me mancheno le parole,
anzi pensannoce bene so' assenti pure li pensieri,
me preoccupa 'sta cosa che nun è da ieri,...
quarcuno po' anche dì che so' tutte sole.
Vedi Marì, vedenno 'sto monno indove cammina,
guardanno le persone che s'ammazzeno in nome dell'amore,
me viè da pensà che te sei sarvata cor core,
mentre tanti soffreno co' la schiena china.
Te li ricordi li tempi, in cui la gioventù,
nun ce faceva pensà ar domani,
se non pe' incontrasse e toccasse co' le mani,
ora, te nun ce sei e neanche lei nun c'è più.
M'aspetto 'sta promessa fattace dar Creatore,
ce sarà vita a sazietà e bene senza malattie,
niente morte ed amore e gioie e poesie,
perché la vera vita è così a tutte l'ore.
Non sarai più la moje mia perché con la morte,
tutto se cancella, ma non quello passato insieme,
nun so quello che sarà dopo, come Dio ce sostiene,
'na cosa è vera, nun saranno cose d'ora che so' distorte.

A Elena, n'amica mia...
M'aricordo 'na canzone romana,
"er barcarolo va contro corente",
me chiedevo er perché de 'sta fatica...
e tutto senza l'aiuto della gente.
Li geni, li sapienti e l'amanti der creato,
nun s'aritroveno solo nella filosofia,
a vorte ce so' pure ner popolo,
ch'è sempre pieno de malinconia.
E' 'sta vita, che fatta d'inganni,
farse illusioni e mancate verità,
ce spigne come annà contro corente,
solo ch'er futuro nun ce sta.
Perché proseguì come tutti l'antri,
quarcuno se po' sarvà, forse un paro,
ma se lassamo fa all'antro è avaro,
e se nun remamo semo come tutti quanti.
La pubblicità dice che l'omo intelligente,
è quello della tivvù che nun capisce gnente,
le leggi so' fatte da chi nun capisce la gente,
famo ch'è mejo continuà a remà contro corente...




Vicino ai ludi d'autunno.....
A rinverdire prati mai fioriti,
che sol in amore si nutrono,
non bastano lacrime dal cuore,...
né sospiri o ricordi senza onore.
Ciò che da terra viene come respiro,
oppur quand'essa apre proprie ferite,
e s'odono grida ad offese uscite,
mentre natura chiudensi in ritiro.
Allora, quando tutto intorno a noi appare,
come un deserto da non abitare,
il ricordo di musiche dolci, divine, audaci,
fan crescere fiori e verde a cuor veraci.
Ecco, adesso tutto appare più bello,
dal giovine al vecchio più gioviale,
scorgon che il vero a vita vale,
ed anche se piove non prender l'ombrello.

Ed allora?.....
E' forse tale sognar d'azioni,
che porta gli umani ad esser buoni,
salvo poi ad includere nel proprio cuore,...
perverse sensazioni che chiamano amore.
Allor vedi tal essere com'è veramente,
non riesci a nasconderti tra la gente,
justitia non sempre si evidenzia,
dato che uomo non pote aver sentenzia.
Così avanza il cammin di costui,
proseguendo il correr di tempi bui,
qualcuno esercitar vole diritto a domanda,
quanto è lontano da cuore questa istanza.


Le quattro stagioni.....
Amore entrò nei cuori umani,
in loro vide egoismi e meschinità,
pensando che qualcosa di buono si troverà,
notò che proni non erano al domani.
Tra passate promesse ed attuali violenze,
mancati ardori e affetti ad altri concessi,
vanità, superbie, ribelli a vincitori repressi,
come un seguir di vendette e sentenze,
Amore soffriva costoro che accettavano,
l'angolo nascosto ad ogni sorta di luce,
ove favola che a cammino conduce,
fiore atteso che cuori aspettavano.
Li avvolse, madre con figlio, appena nato,
piccola fiamma, fonte di calore a scaldare,
di pensiero ed azione, fu l'inizio d'amare,
dono dal creator a tutto il creato.


A te che non riesco a lasciarti...........

Quanto mi manchi,
come l'aria che respiro,
come l'acqua che bevo,
mi manchi come la luce.


E cerco ad ogni passo,
la tua voce e il tuo sguardo,
ti odio perché mi manchi,
mi manchi, mi manchi!

Cosa sarebbe stata la mia vita,
senza le tue parole, le carezze,
non ho mai accettato la tua mancanza,
mi manchi, mi manchi, mi manchi.

E ti sogno ma non voglio,
e ti voglio ma non ti sogno,
continuo ad ascoltare la musica,
che ti piaceva e dicevi "conservala".

Sapevi che anche lei sarebbe stata,
la fonte che non ti avrei dimenticata,
piangere ora che non serve più,
mi manchi amore mio!!





Devi continuà a vive.....

E nun esse crudele co' li ricordi,
entreno nella capoccia come aria viva,
nutreno er sanguinaccio tuo, nave nelli porti,
donando nutrimento alla merce della stiva.


Ce lo so che devi fa 'na scerta,
quello che te piace e che te da fastidio,
nun aspettà troppo, er tempo cià fretta,
quanno nun sei sicuro, daje un po' de sussidio.

Falli vive giusto er tempo de controllà,
se te fanno male e ce proveno gusto,
ma se t'aggredischeno quanno stai a riposà,
ammazzeli perché è solo giusto.

E nun esse cattivo co' la musica che lega er core,
te fa soffrì a vorte, o sempre, dije ch'è vita mia,
ce lo sai ch'è un bisogno d'amore,
come 'sto continuà a scrive, poesia dopo poesia.





Ascoltando "A comme amour".....

E penso, al fiorir di quell'unico fiore,
che passando alla sua via, ogni volta,
manda il suo profumo come svolta,
a far notare quant'è forte il suo ardore.


E noto, che musiche poste a colpire il cuore,
t'inebriano, t'amano, ti appassionano i sensi,
e non hai difesa contro loro e non dissenti,
perchè sono come fiume che invade, come l'amore.

E comprendo che ad ogni giorno posto a dono,
ove sentir li rumori dell'alba fino al giorno,
è vita anche questa, che mi vive intorno,
perché a volte, in tale capir, il cuor non è domo.

Ah l'amore, fonte di vita perenne,
un bacio, una carezza, un sorriso,
a volte anche un parlar silente,
fanno della vita un parlar che sempre avvolge.





Scuoter gli ideali.....

E ritorno, da viaggi fatti della vita.
ove il conoscere, pagina mai aperta,
c'invita a coprirci su tale coperta,
perché storia d'uomo non sia mai finita.


E come tale, avvolgi e stringi e copri,
al sortir d'ogni giorno a nuovo messaggio,
da non leggere di fretta, bensì andar adagio,
magari propri errori non divengono propri.

Perché uomo non dissente da queste regole,
che altri, fratelli suoi, pongono al mondo,
finchè, io malvagio, in ogni luogo mi nascondo,
non posso coprirmi, ne pur in misere tegole.

Dato che il nascondere di ciò ch'è fallace,
atteggiamento di chi dice d'esser potente,
barriera posta a chi non serve a niente,
continua a mostrar il falso a chi è audace.





Anche oggi.....

Io, non so se il cuore batte,
quando lo stesso cuore soffre,
in un mondo tutto suo grida,
urlando al creato la sua sfida.


Oh silente soffrir che reca all'universo,
come odi, questo dolor mai uguale,
ove il soffrir non è reale,
quanto il viver ormai diverso.

Forse son le luci che dita da mano,
s'allungano nello spazio come aiuto,
a fermar come atto dovuto,
quel dolore ch'è sicuro, vero, non vano.





Il ritorno dei gabbiani...

Penso alle albe che ho avvicinato,
credendo fossero come amiche,
poste su abiti per me e lì cucite,
ma poi, a combattermi nemico assoldato.


Ricordo giornate dai colori delicati,
dirmi di crescere dato che vita è amore,
ricredermi ogni giorno, schiaffi e disonore,
finchè tutti i bei momenti erano andati.

M'affretto a considerar li tramonti,
ove li colori s'infiammano di poesia,
ognuno dire: questa è tua o pur mia,
cercando il perché in siti profondi.

Allor, m'avvolgo nel buio della notte,
cercando il calor di me, unico rimasto,
proprio come goder di quest'ultimo pasto,
affinché anche il mio cuor ami cose distorte.



Io e Solitude.....

Oh qual ferma opposizione,
a carezza di donna,
barriera per chi non dorma,
fra te e l'aria come condizione.


E qual coraggio al mondo mostrare,
porre a ribalta del tempo,
sorgere tal desiderio soltanto,
mostrare l'avvolgere del tuo cuore.




Perché?.....

Scelgo a viatico del mio ascolto,
sentire, parlare, e percorrer vie,
come foreste d'alberi in armonie,
di tale vita che dona poco o molto.


E come uomo, nel suo vano girovagare,
ove felicità e dolori a continua mescola,
combatte, ma quasi sempre cede o adesca,
come cieco che continua a sognare.

Veggo polvere su oggetti d'umana nostalgia,
come posti un dì da gelida mano,
vane cose di vanità che sol essere umano,
correda tutto a pensieri e poesia.

Parlare, sorridere, d'avventure mai finite,
gioventù, posta a futuri da non pensare,
non pote esistere su chi vole amare,
parola fine su chi vita cessate.





Veggo.....

Quanto par duro e tenace,
il cammin di chi andar non pote,
perché il volgersi indietro non è dote,
da portar a sposa come amore verace.


Segue, come passo ad uomo di condanna,
viaggio in avanti, di sola andata,
ove non è permessa niuna fermata,
sapore amaro di chi non si vergogna.

Così è vita, amante straordinaria,
come saziarci dei suoi baci e sue carezze,
conduce a tutti il vivere senza certezze,
sopratutto a gioventù, cosa straordinaria.




Li Sentimenti.....

Te s'arintorcineno come li serpenti,
nun sai indov'è la capoccia,
e trovalla, ar core je scoccia,
cositte sei pieno de tormenti.


A vorte t'accarezzano delicati,
pareno soni de violino,
te l'accetti e li voi vicino,
parete un quadro de innamorati.

Antre so' tempeste, anche tornadi,
se scateneno indove so' diretti,
nun poi fermà li danni, nun so' stretti,
te tocca subbilli finchè se ne so' annati.




A Spelacchio, n'arbero che nun cià corpa...

Spelacchio! poraccio! eppure parevi,
n'artista pieno de classe,
sei partito da Fiemme senza tasse,
co' tutto lo splennore che mostravi.


Arrivato a Roma, ar capo der monno,
indove e perché nun so' pochi ma tanti,
che magneno a quattro parmenti,
t'hanno messo indove fanno er girotonno.

Sarà stato er cambio d'aria, er clima fluente,
indove alli romani, portati a fregassene,
come 'na medicina pe' abbituassene,
cositte delle disgrazzie nun je frega gnente.

Eppure, a 'sto monno ipocrita ed incurante,
fatto de feste, 'mbroji a panza piena,
c'è voluto poco, manco er canto de 'na sirena,
a fatte diventà un morto, sedutastante.

Quanto poco ce vò, co' 'sto monno p'ogni vita,
a distruggela in cambio de valori ormai vani,
hai fatto la fine de tanti epperò tutti nostrani,
t'hanno tajato la gioventù ed è tutta finita.




C'era 'na vorta...

'Na vorta er Creatore, ma tanto tempo fa,
quanno l'umani se ribbellareno alla sua volontà,
a seguito der giudizzio da Lui portato,
volle fa capì alla prole, 'na parte der suo creato.


Donò a certi umani come fossero stati presenti,
'na certa capacità de descrive li passati assenti,
siccome pe' rende l'idea un po' fugace ma sincera,
questi, s'inventareno le favole come storia vera.

'Ncominciareno co' c'era 'na vorta er monno,
illuminannelo tutto, da capo a tonno,
poi vedettero che mica tutto risurtò normale,
allora scrivettero storie, così, in modo naturale.

Li doni der Creatore li misero all'umani,
li difetti invece li donarono all'animali,
cositte, se la corpa era sangue e cattiva,
bastava guardà la storia e la saliva.

Cositte, nacquero le storielle e le favole,
come trovasse a magnà su tante tavole,
se er servizzio era bono, nun era la servitù,
'sto monno, alle favole, nun ce credette più.




E' come uno sbatter d'ali...

Al sorgere d'ogni sole che al dì appare,
ogni umano cerca di vedere a novità,
tutto, anche i ricordi che ha lasciato,
come nulla successo in passato.


Allora, nel ritornar scene sofferte e godute,
come passaggi decisi e già dimenticati,
cercando musiche e sogni nuovi e passati,
si vive un altro dì, come il precedente.

Qual'è allora la differenza tra noi e le formiche,
a volte la fatica è la stessa e la libertà vana,
anche se ad alleviar tutto basta una sottana,
e giorno dopo altro dì nulla coincide.

E perchè l'amore che coinvolge ogni essere,
e carezza tutta la pelle d'ogni umano,
balsamo perchè capiscan che non è strano,
torni a chi l'ha donato, com'è giusto che sia.





C'era una volta.......

Quando Sogno conobbe Fantasia,
volle farla per se come propria amante,
ed alla sua corte ormai pressante,
ella, volse il biondo capo e fuggì via.


Allora Sogno, percorse monti e valli,
pianure assolate, deserti e boschi frondosi,
cercando anche nei posti più tenebrosi,
pure a menti e cuori umani con i loro falli.

Sospiro, lamento, carezza per l'uno o l'altra,
facevan di Sogno il nutrire speranza,
ma Fantasia non si trovò in niuna stanza,
perché si divise in ogni umano a scelta scaltra.

Così, Sogno, pur di rivedere la sua amata,
entrò nelle menti e nei cuori umani,
gli bastò esser con Fantasia, fino al domani,
tornando a lei ogni notte ora che l'avea trovata.




Nun me pare bello 'sto tramonto.....

E' 'sto tempo che a vorte pare brutto,
quanno ce porta dalli ricordi lontano,
alla fine, la compagna sua ce tiè la mano,
e quello costruito insieme, pare distrutto.


Ce so' li ricordi, quanto tempo insieme,
e conto l'anni, li mesi, li giorni, a vorte l'ore,
nun riesci a lassà chi t'ha fregato er core,
pare un volo de rondini e un canto de sirene.

E nun basta la musica e le parole a sazziatte,
'na cosa che te manca e nun la poi riempì,
cerchi de convincete ma sai che deve finì,
nun te riempie pe' niente, anzi t'abbatte.

Me dico, ma qual'è la cosa più giusta della vita,
tanto, tutto quello che se costruisce ar presente,
pare tutto farso, 'na cosa che nun vale gnente,
allora, quanno se nasce o quanno è finita.



Ascoltando Merci cheri.....

E ci raccoglie al cader dell'anni,
foglie d'albero che scender non vonno,
inverno che donar vole ultimo sonno,
a mondo vecchio ma giovane d'affanni.


Viene, rastrello a cui radunar nulla sfugge,
gioie, vendette, guerre, ch'escono dal cuore,
sovviene allora, veder del tempo le ore,
lungi non par sia ciò che distrugge.

Perché mente, a pensieri, il tuo compagno,
non ponesti un dì, fonte d'azioni e di guai,
tutto fece in gioventù ed ora dice: "ormai",
trovandosi ora, senza alcun guadagno.



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“Vorrei avere avuto più fiori che cicatrici nel cuore.
Ma alla fine si è ciò che la vita t'insegna ad essere.”

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