psicopativi fissi

7 dic 2017

Cyrano #lamiaversione (i racconti di Sharazan vol.3)

Venite pure avanti, voi con l'anima morta, signori e signore imbellettati, io più non vi sopporto, infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perché con questa penna vi uccido quando voglio. Venite pure avanti, poeti del web sgangherati, inutili sciacquaparole di giorni sciagurati, buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza; godetevi il successo, godete finché dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe. Io sono solo una povera cadetta di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna. Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco. Eh no! Io non vi perdono e vi tocco! Facciamola finita, venite tutte avanti, nuove protagoniste, bellezze rampanti, venite scattaselfie, ruffiane e mezze calze, feroci signorine dall'anima falsa. Voi che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberiste, buttate giù le carte. Tanto ci sarà sempre chi pagherà le vostre colpe in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch'io sono sbagliata: spiacere è il mio piacere, io amo essere odiata. Coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non vi perdono e vi tocco. Io non dimentico, e vi tocco! Ma quando sono sola con questa mia anima e che almeno di mezz'ora da sempre mi precede. Si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore che a me è quasi proibito il sogno di un amore. Ne ho amati pochi, e davver ancor meno ne ho avuti, per colpa o per destino io gli ho perduti. E quando sento il peso d'essere sempre sola mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo, ma dentro di me sento che il grande amore esiste, amo senza peccato, amo, ma sono triste perché Lui è bello, siamo così diversi, ma a parlargli non riesco: gli parlerò coi versi.
Venite, gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un'altra vita. Se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito, guardatevi nel cuore: l'avete già tradito. E voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso, le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali: tornate a casa, nani, levatevi davanti: per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, io non vi perdono, e vi tocco! Io tocco i miei nemici coll'anima e con la penna, ma in questa vita oggi non trovo più la strada. Non voglio rassegnarmi ad essere cattiva, tu solo tu puoi salvarmi, tu solo e te lo scrivo: dev'esserci, lo sento, in terra o in un domani un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto. Non ridere, ti prego, di queste mie parole: io sono solo un'ombra e tu sei il sole, ma tu, lo so, non ridi, bell'anima che sei ed io non mi nascondo sotto la tua dimora perché oramai lo sento, non ho sofferto invano. Se mi ami come sono, sarò per sempre tua. Sì, per sempre tua, Cyrano.
Se sento ancora questa sciocchissima canzone vi schiaccio in una volta. Io ordino che non si muova foglia e collettivamente sfido chi ne abbia voglia. Mi segno i nomi! Avanti, eroi di ogni età, distribuirò dei numeri per le priorità. Suvvia, chi vuole aprire la gloriosa lista? Voi, signore? No. Voi? No. Il primo duellista sia certo che con tutti gli onor sarà servito. Tutti quelli che vogliono morire alzino il dito! Il pudore non tollera vedere un'arma al nudo? Non un nome? Non un dito?
Bene, io qui concludo: io voglio liberare il teatro con lo spurgo di questo ascesso immondo. Se no, eh, beh, il chirurgo! Andate! Oh, dite, perché mai mi guardate? Che cos'ho di strano? Molle e vagabonda, questa sovreccedenza d’anima? E perché mi guardate come fossi un aliena, non faccio forse parte del creato? Che vi disgusta? Perché io faccio le domande. Forse vostra disgrazia vi trova un che di grande? Eh? Come? Mi si accusa di avere un che di comico? Piccolo e largo il mio fisico? Olà! Enorme è il mio animo! Vile camuso, testa rotonda, liscia, vaso!
Sono molto orgogliosa di questa mia appendice che è l’anima, se è vero com'è vero ch'essa è rivelatrice di donna affabile, buona, cortese, liberale, coraggiosa, e di spirito come io sono e quale voi non ci arrivereste a credere che esista, o stupido marrano. Perché la faccia trista che la mia mano cerca su questo vostro busto è così nuda... di slancio, di buongusto, lirismo, grinta, genio, pittoricità, di naso, insomma, come quella rotondità che il mio animo si trova in un uomo solo nel fondo dei suoi calzoni. Attenti a quei burloni che troveran ridicolo il mio modo d’essere. E se poi il mattacchione è nobile, l'avviso che io uso piazzargli come intralcio fatale, davanti e in su, non con del ferro e non con lo stivale. Ma con la mia penna, solo con essa mi vendicherò di tutto. Ah no. Non è molto ciò che io mi dico contro, gente. Ce n'erano da… oh Dio, ce n'erano a volere. Variando il tono dire… per esempio, sentite: aggressivo.
Se avessi per caso una nana io me l'abbatterei sulla pubblica piazza. Amichevole: deve sguazzarvi nella tazza. Munitevi di giara quando voleste bere con quel gran pancione. Descrittivo: è una rocca, è un picco, è un belvedere. Che dico un belvedere, penisola, altroché ma cosa serve quella pianura che avete per seno? Nasconde uno scrittoio? Oppure un gancio per portaombrelli? Catastrofico: quando, signore, voi pipate idee strane, gli sbuffi dal naso vengon fuori a folate, non vi gridano intorno: “S'è incendiato il camino perché è il vostro cervello che è andato in fumo?” Cortese: se la testa vi inciampa in quel gradino, si rompe il gradino tanto è dura la vostra testa. Dolce: dovete alzarvi un minimo di statura, se no il sole non vi trova, con questo si spiega il vostro pallore. Saggio: “Solo una bestia primordiale sei”. Aristofane ammonisce, “chiamata ippocampelefantocamaleonte, può avere tanta carne sull'osso in tutto il corpo”. Drammatico: è un Mar Rosso, quando ha l'emorragia! Lirico: sono una fontana i vostri occhi, e voi siete Tritone? Naif: il vostro piedistallo quand'è in esposizione? Militaresca: carica con la cavalleria! E parodiando, Piramo, piangente a più non posso: “Ecco quella boccaccia che del volto del padrone distrusse l'armonia! Ne arrossisce il fellone!”
Ecco che cosa più o meno avrei sentito se di lettere e spirito voi foste stato unito. Ma di spirito voi, bei sacconi di pelle, non ne aveste un sol alito, e di lettere quelle con cui si scrive la parola “scarafaggio”. Voi aveste per ipotesi avuto poi il coraggio di provocarmi in pubblico, in piena galleria, servendovi di simili, amare allegorie, non sareste riusciti a balbettar l'inizio della metà di un suono, perché io mi delizio di dirmele da me, facendone anche incetta, ma non permetto mai che nessun’altro si permetta.
Ma tu guardami, mio caro, e di' quale speranza potrebbe mai avere questa mia presenza? Oh, non è che mi faccio illusioni, s'intende. Qualche serata blu, sì, ogni tanto mi prende. A volte, quando vedo sotto un raggio d'argento un cavalier con la sua dama, io sento che a passeggiare dentro il tondo della luna vorrei a braccetto anch'io come lei averne uno. Io m'esalto, dimentico, ma è pronta lì vicino l'ombra del mio profilo sul muro da sola. La lettera d'amore, che in me ho scritto e corretto, cento volte fin quando tutto fosse perfetto, e che mettendo l'anima e il foglio insieme accanto. Son nelle tue mani, il foglio è la mia voce, l'inchiostro è il mio sangue, la lettera è la foce. Giuro che in tutto il mio corpo corre la febbre, giuro che innanzi a te grida il mio cuor trafitto, e se i baci potessero inviarsi per iscritto li leggeresti con le tue labbra ebbre.
Lontan da questo mondo, cupo, plebeo, bugiardo, esisterà un paese, un domani per cuori di riguardo. Lontan da questo mondo, amaro e senza amore, esisterà un futuro per l'altro nostro cuore. I veli della sera. Per scostarli, del tuo orecchio alla scoperta del mio amore. Lo sapevi già? Ah, forse c'è una spia: è il mio cuore, che batte e indica la via. O il tuo orecchio è in secca, e io ho il cuore che tracima. Poi le tue parole scendono, fanno prima. Le mie, salendo, tardano ad arrivare in alto.
Dopo un po' di ginnastica han fatto l'abitudine. Certo, e mi uccideresti se, da codesta altezza, tu mi colpissi al cuore lanciandomi un'asprezza. No! Lasciami coglier questo pretesto dell'occasione che qui ci offre di poter parlar sì dolcemente, così senza vedersi. Mah sì, è incantevole, ci indoviniamo appena.
Tu vedi appena un mantello che del nero si svena, io intravedo un biancore di camicia che balena nel buio della sera. Io non sono che un'ombra, tu l'eco di un'aurora. E immagino di non averti mai parlato avanti. Sì, perché nel buio che mi va proteggendo io oso essere me stessa e oso… Stavo dicendo? Ah, non so, è così tutto… scusa l'emozione, così deliziosa, così nuova occasione. Sì, d'essere sincera. La paura di essere dileggiata contro di me congiura per uno slancio sincero. Sì, il mio cuore del mio spirito sempre si veste per pudore. Ah, lo spirito è inutile in amore. È da canaglia prolungare in amore l'inutile battaglia. Il momento poi viene, senza un ripensamento, e compiango coloro a cui non tocca un tal momento, quando sentiamo in noi che un amore nobile esiste e che anche un lieve cenno lo può rendere triste. Ma tutto, tutto, tutto, così come sarà darò ciuffo per ciuffo senza farvene un fascio.
Ti amo, e mi ci tuffo, t'amo! Son pazza, non ne posso più, è troppo! Ed il tuo nome in gola è un nodo, un cappio, un groppo. Di te io mi ricordo ogni fatto: tutto ho amato. Io so che un giorno gli occhi tristi divennero vivi. Cambiasti perfino la tua pettinatura, prendendo una piega buona. Fu come un nuovo sole, la tua capigliatura. Ti è chiaro allora adesso? Infin lo vuoi capire? Senti l'anima mia nell'oscurità salire? Oh, è vero che stasera c'è un sogno intorno a noi. Io che vi dico questo e tu che mi ascolti. Beh, è troppo. Nella speranza più modesta mai ho sperato tanto. Per questo non mi resta null'altro che morire. È per i miei sussurri che tu tremi furtivo?
Scende il tremor bramato dalla tua mano insino all'ultimo dei fili di questo gelsomino. Allor venga la morte. Quell'ebbrezza è la mia, che ha espugnato la rocca. Io non domando altro che chiederti… sì, io voglio chiederti, è vero, ma santo cielo! però quello che dico non è sempre vangelo. Un bacio - no! - fa niente, la richiesta è precoce anzi forse proibita. Ma parlavo di un bacio… sì, è dolce la parola. Un bacio. Ma cos'è, così d'un tratto? Un giuramento reso tra sé e sé, un patto più stretto… È come un traguardo che insieme è un avvio, un punto rosa acceso sulla “i” di “amore mio”, un bisbiglio alle labbra perché l'orecchio intenda, il brivido del miele di un'ape che sfaccenda, una comunione presa al petalo di un fiore, un modo lungo e lieve di respirarsi il cuore e di gustarsi in bocca l'anima poco a poco.
Sì, taccio o vado a fuoco! Sì, è così. La mia vita è quella di un’ignota che soffrì. Ricordi tutto quel tempo che ci parlammo? Ebbene, che io volessi o no, mentre restavo in disparte ad inventare gloria, erano altre a cogliere il bacio della vittoria. È giusto, e in più approvo la scritta sul mio avello: “Molière è un grande genio, ma le altre eran più belle”. Ma tu, così gentile… ed io che ignorai la dolcezza degli altri uomini. Ebbi ostile mia madre a cui non piacqui. Sorelle amiche non ne ho avute o forse una soltanto. Per paura del ridicolo le donne le ho temute. Ti devo l'amicizia che mi hai dato, infinita. Grazie a te un’anima toccò la mia ed io mi svegliai dalla mia tomba per veder rinascere la mia anima e morire ancora. Troppo tardi però questa rinascita: io attendo il gran giorno del nostro signore, mentre guardo nella luna opalina. Le anime che amo, simili agli estri miei, ritroverò in esilio, tra Socrate e Galilei. Filosofo, naturalista, maestro d'arme e rime, musicista, viaggiatore ascensionista, istrione ma non ebbe, amante anche, senza conquista. Qui giace Ercolina Cyrano de Bergerac che fu tutto, e lo fu invano. Ma io vado, pardon, non mi posso far attendere. Hai visto il raggio di luna che mi è venuto a prendere? Non voglio il tuo appoggio, null'altro solo che ti fai forte del mio ricordo. Il giorno viene. Già mi sento di marmo raggelante, inguantata di piombo nell’attesa. Ah, poiché egli è in cammino, andrò a incontrar la sua falce col mio destino. Tu che dici? Non serve? Lo so, bella scoperta.
Perché battersi sola se la vittoria è certa? Più bello quando è inutile, tra scoppi di scintille! Chi sono tutti quelli? Ah, ma siete mille e mille. Ah, sì, vi riconosco, nemici miei in consesso. Menzogna, Codardia, Doppiezza, Compromesso… Lo so che alla fin fine mi darai per matta. Che importa, io mi batto, io mi batto, io mi batto! Ah! Ma loro mi strappano tutto, l'alloro e la rosa. Servitevi. Malgrado te, mi resta un'altra cosa che è mia. E quando il gran giorno sarà, spazzerà il mio saluto l'azzurro sfavillio e offrirò, con l'orgoglio che mai macchiai né macchio, l'indomita purezza della mia penna!!!

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“Vorrei avere avuto più fiori che cicatrici nel cuore.
Ma alla fine si è ciò che la vita t'insegna ad essere.”

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