psicopativi fissi

29 nov 2017

Il dandy (tratto da... i racconti di Sharazan vol. 1)

Era mattina, il sole faceva capolino dalla finestra quanto bastava per
darmi il buongiorno.
Lui era seduto in cucina, con le sue gambe lunghe accavallate che
leggeva dall'ipad le notizie del giorno sorseggiando il suo caffè. Con le
sue dita lunghe e magre che invece di suonare un pianoforte sfioravano
pagine digitali. Aveva gli occhi socchiusi di quando era attento in
qualcosa, ma non tanto a leggere ma forse del mio arrivo.

Mi presento in cucina, con i miei capelli arruffati e il viso rilassato, gli
poggio una mano sulla spalla e gli do bacino sul suo delizioso crapino.
Io adoro quel crapino mentre lui lo odia. Lo abbraccio da dietro e lui con una mano ricambia mentre mi fa una battuta ironica.
Una battuta che sa di pizzicotto per vedere se tutto questo è davvero
reale o solo frutto della sua immaginazione. Sa di buono e la sua pelle è
morbida anche se non si è fatto ancora la barba.
Gli chiedo il caffè, mentre mi lamento che se n'è bevuto mezza caffettiera e lui abbozza un sorriso compiaciuto. Allora mi siedo nella sedia accanto alla sua e gli chiedo di dirmi le notizie, le news.
Lui m'ignora e continua a leggere il suo ipad. Io bevo the e poi caffè e lo
fisso.
Allora lui alza gli occhi al cielo e sfodera una battuta. Io gli rispondo con battuta che lui non capisce mai subito, ma lo diverte il poterci pensare dopo, con calma. Ovviamente le mie battute sono sempre stupide.
Poi mentre mi alzo per posare la mia tazza, lui smette di leggere e mi
guarda intenso e con quella voce da doppiatore televisivo mi chiede
cosa farò oggi. Io ne approfitto per allontanargli l'ipad e mettermi sulle
sue gambe ed abbracciarlo.
Gli rispondo: <<Quello che vuoi, divano? La domenica è nostra. La mia copertina sei tu>> Lui ridacchia a quell'espressione. Lui che aveva la voglia di vivere di un
ragazzino. Lui che la vita la prendeva a morsi per intera. Anche il suo
modo di amare era simile al suo modo di vivere. Lui prima faceva sesso, come se dovesse finire il nostro amore di lì a poco, con quell'ansia che rendeva sacro ogni gesto. Poi con più calma ti faceva l'amore, con i suoi gesti lenti come a non voler mai finire. Ed infine di nuovo il sesso quello che ti leva forza, ti rende vivo, quel tipo di sesso che disconosce ogni sentimento e vive sulla punta della lingua ogni respiro e gemito. Lui era così prima ti levava i vestiti dandoti piacere e poi ti levava la pelle per
guardandoti l'anima. Uomo intenso sì lui, fragile però, come sono fragili
le cose belle, le cose preziose. Fragili dentro la tua testa perché nella
realtà delle cose era più coriaceo di un diamante, appunto.
Amava le parole, amava le mie parole, le amava così tanto che se
avesse potuto in qualche maniera risucchiarle da me, risucchiarmi
anima e fantasia, bhe avrebbe gettato in angolo il corpo e si sarebbe
fatto di me ogni santo giorno, senza nulla più chiedere alla vita.
Lui era forte con il mondo ma tenero con me, tornava a casa con quella
bella espressione imbronciata e mi porgeva i palmi, con un bacio sul
capo. Una resa della giornata, seduto nella poltrona, e io lo ascoltavo
togliendogli i guantoni virtuali e cucendogli le ferite reali.
Un consiglio, un abbraccio, una sua battutaccia, la mia rispostaccia, la
doccia e la sera si avviava al suo concludersi. La notte con la sua musica,
che manco ascoltavo perché già dormivo, il suo dolce assopirsi e il suo
frenetico risvegliarsi, destandomi continuamente. Ma la cosa più bella
era quando lo guardavo dormire, e mi sembrava di essere sveglia e
dormire allo stesso tempo. Questo era lui ma di più.
Lui era molto di più, più di quanto io riuscissi a scrivere. Lui viveva in
molte cose, ormai diventate mie per usucapione. In tutti i suoi libri, in
tutta la sua musica eccellente, nel suo modo dandy di vestirsi. Non
aveva il solito stile compassato, lui aveva un suo gusto e guai a
criticarlo! in realtà a lui sarebbe stato bene pure un costume da giraffa.
Se glielo avessi detto mi avrebbe guardato fisso e avrebbe esclamato:
<<Aaaaaaaah donne! pensate solo a quello!>> e mi avrebbe canzonato
con un sorriso beffardo ma compiaciuto. Malefico. A lui piaceva anche
vestire me! Sì, indubbiamente gli sarebbe piaciuto gestirmi
completamente, ma si sa come sono gli uomini e gli lasciavo una piccola
speranza di potermi assoggettare, piccola quanto farmi vestire per poi
farmi svestire sempre da lui. Una piccola bambola sexy. Non glielo mai
detto che ci godevo un sacco, se no avrebbe perso di fascino tutta la
cosa. Lui era in apparenza rigido ma dopo era un cioccolatino di cacao
purissimo, io al contrario ero tenera fuori e rigida dentro. Ci
appartenevamo ma entrare in quella che erano le mie stanze interne
non era una passeggiata tranquilla. Fortuna che a lui le tempeste
piacevano e sapeva tenermi al guinzaglio quanto bastava per dominare
i miei elementi. Ma tutti, proprio tutti, non glieli feci mai conoscere.
Avevo sempre il timore che si stufasse di tanta complicanza e poi
vedergli lo sguardo stupito di quando entrava in una di esse e con
quanta forza io lo respingessi indietro, era una cosa tutta da vivere. Un
gatto offeso che si lisciava il pelo e studiava la sua prossima mossa.
Dopo vari tentativi gli lasciavo intendere che ci avesse preso. In realtà
no ma questo Shhhh rimane un nostro segreto. L'amore tracotante
d'orgoglio era una gratifica più che giustificata che mi andavo a
meritare. Dopotutto l'amore è una cosa semplice se la te lo sai
meritare.
Io sono una maestrina! A me è sempre piaciuto l'ordine, il preordine, il
gestire e lo spiegare qualsiasi cosa. Io che ho un’anima zingara e
confusionaria. A lui è sempre piaciuto buttarmi all'aria il mio ordine. Lui
che l’essenza dell’ordine e della puntualità.
Senza pensare però che trasformando l'ordine in caos gli elementi si
sarebbero mischiati lasciando intravedere nuovi dettagli che avrebbero
reso l'ordine ancora più perfetto. A lui questa dote di cadere sempre in
piede lo aveva sempre fatto morire. Penso che l'input
dell'innamoramento gli sia arrivato proprio per la sua ansia di
predominio e di rendermi la vita difficile. Lui ha sempre avuto ciò che
voleva, certo ansie e dolori tutti ce li abbiamo, anche lui. Ma un
abbraccio come si deve non lo aveva mai ricevuto. Di quelli che ti ritrovi
a casa e sai che è lì la consolazione di tutte le pene in quel minuscolo
spazio vitale. Lui che nel suo lavoro cane mangia cane e l'estetica è la
virtù di ogni potere non sapeva che l'amore si poteva anche ricevere
senza un perché apparente. Iniziò così con un mio gesto gentile e
affettuoso e proseguì con litigi fuori dai denti. Era distratto e
apparentemente ingrato. Io ero invece per lui inopportuna maleducata
e oscenamente sexy. Questo non potermi mettere al mio posto
scatenava desiderio e curiosità ma anche un filo d'odio. Quel suo
piacermi dal di dentro mi metteva terrore e scappare o litigare era la
cosa migliore che riuscissi a fare. Mi rendeva nervosa e il mio
nervosismo partoriva le idee più idiote che mi fossero venute in mente.
Lo stuzzicavo ma poi lo rimettevo al suo posto. Lui si offendeva ma
subiva un po' il fascino e questo lo irritava ancora di più. Volevo le cose
fatte bene ma lui aveva paura non era educato al corteggiamento.
Andava insegnato. Un genio ribelle era. Solo che i continui dissidi ci allontanarono.
Lui aveva una presenza di spirito che neanche un presidente riusciva a tenere. Da tempo non eravamo né amici né altro.
Ci fu un anno in cui vivemmo persi nel proprio dolori.
Andammo avanti sospesi in un soffio di niente finché un giorno un amico non s'interesso a me e a lui gli venne una crisi di gelosia da megalomane.
Quel giorno cambiò tutto fra noi. Anche se lui si teneva ancora lontano e io non mi aavvinavo più  In lui qualcosa cambiò. Questo ignorarlo gli diede fastidio. Gli
incominciai a mancare molto. Tipo quando avete moltissima fame e da
lontano vedete un panino imbottito. Sì proprio così, quel tipo di fame.
Quel tipo di fame d'anima che ti fa rivedere tutti i tuoi concetti di vita.
Ovviamente il sesso non c'entrava, perché ora aveva un
altro tipo di fame da soddisfare.
Prese a farmi le imboscate, giusto per farmi capire io esisto. Io portavo
avanti il mio orgoglio con resistenza. Mi controllava seppur  da lontano, ma io tentavo di ignorarlo Comunque non poteva passarla
liscia. Finché una sera lo trovai davanti al portone di casa. Aveva un
completo pantalone e quell’adorabile camicia bianca. Mi spiazzò tanto
coraggio tutto insieme. Nel lampo di un fotogramma pensai a come
uscirne illesa da quell'incontro tanto insperato. Aveva in mano una rosa
rossa gambo lungo e non disse una parola fin quando aprii il portone.
Dopodiché mi attirò a se, molto velocemente e mi baciò da prima
tenero per poi diventare ardito e profondo. Quel tipo di bacio che solo
Kandinskij saprebbe scomporre in mille forme diverse tra loro. A regimi
simili la mente si arrese e diventai cera nelle sue mani. Ma lo fermai e
gli diedi la buonanotte scappando in casa, tutta rossa ed emozionata.
Poi il nulla per una settimana, finché mi arrivò un invito nel telefono
per la sera dopo. Ci andai convinta a fermare quella follia, finché non
Fosse stato convinto. Lui mise a posto Me. La cena fu
divertente ma dopo lo fu di più. Andai da lui anche per una sorta di
curiosità e mi trovai a mio agio, lì fra le sue braccia, dove tutto era al
proprio posto. Iniziò dal collo mettendo le mani fra i miei capelli e poi
Mi guardò attento e io ricambiai lo sguardo e mi sorprese il suo sguardo emozionato più del mio. Fu allora che presi coraggio e lo attirai a me.
Il domani poteva aspettare. Quella sera c'eravamo solo io e lui fu come se i giorni seguenti non esistessero. Gli addii e i ritorni. Terminammo con un "a domani" che
sapevamo non sarebbe arrivato ma finimmo tempo dopo con un "ti
amo" detto con tutta la fame di chi da allora non ha più toccato altra
anima ed ha fame solo di essa.

6 commenti:

  1. E' un racconto, oppure una storia vera?
    Bacio Anna.

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  2. Un mix di cose come tutto quello che scrivo 😇

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  3. Ma che racconto interessante.
    sinforosa

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    1. Grazie^^
      Avrei modo di leggere altre fantastici racconti, nati dai colori della mia anima. Dalle mie molte Me.

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  4. Siamo in Italia!! Popolo di poeti, tuttologi, blogger e scrittori^^

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“Vorrei avere avuto più fiori che cicatrici nel cuore.
Ma alla fine si è ciò che la vita t'insegna ad essere.”

Italiani, popolo di commentatori, tuttologi, blogger e sognatori^^

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