psicopativi fissi

15 nov 2017

Distopica 41A

Il nonno si è addormentato già da un bel pezzo ed io guido assaporando la notte fra i
miei pensieri quando un qualcosa atterra sul tettuccio della macchina. Anche il nonno si sveglia di colpo e io esco dalla macchina per vedere che è successo. Sulla strada vi è un uovo dal quale esce una ragazza magrissima con una strana parrucca e delle sopracciglia arcuate.
"In che anno siamo?" chiede la ragazza con autorità.
“2017” rispondo io più imbarazzato che sorpreso. La ragazza pare avere una consistenza lattiginosa ma sembra umana.
“Vieni dal futuro?” azzarda mio nonno.
“Di che social siete?” chiede di contro lei.
“Nessuno” rispondo io.
“Allora non esistete! Benissimo, sono tra i cavernicoli. Non mi mangerete spero! Sappiate comunque che la mia pelle non è commestibile, per metà è rivestita di Nosun, una lozione che ci protegge dal sole ormai divenuto mortale per noi umani. Io odio il sole e OHMYME qui ce n’è a iosa” Fruga nella sua borsa e poi si spruzza una lozione blu e chiede tutta spaventata: “Sono blu, vero? Ditemi che sono blu!”
Noi annuiamo ormai divertiti dallo show di quella strana ragazza.
Il nonno chiede: “Come ti chiami, ragazza?”
“Il nome è una cosa volgare, non si userà più”
“E come farete a chiamarvi senza nome?”
“Non ci chiamiamo e basta! Ognuno ha il proprio nucleo e il nome ce lo scegliamo noi”
“E tu quale hai scelto? Ma come fa il prete a battezzarvi senza nome?” Il nonno chiede curioso.
“Cecy, perché ho la testa rotonda come un cecio. Prete in che senso, scusa?”
"Non sei battezzata? Di che religione sei?" chiede il nonno, dubbioso. Cecy ci guarda stranita, ma poi si rianima e grida: "Ah, adesso me lo ricordo! Sì sì, l'ho studiato tempo fa. Le religioni cessarono di esistere dopo lo scoppio della terza guerra mondiale. Ognuno ha il diritto di credere ciò che gli pare, ma da allora sono vietate a livello mondiale associazioni a scopo religioso" ripeté la ragazza a pappagallo.
"Ma che classe fai?" mi intromisi io.
"Ah! Anche le scuole cessarono di esistere per un altro editto di chi non so più chi, sempre dopo lo scoppio della terza o la quarta guerra mondiale. Adesso non lo so più!! Ma non fa niente. Ognuno studia da casa o in multi seduta in alcune scuole. Facciamo esami e boom, ci buttano nel mondo del lavoro!"
Ci guardiamo con il nonno e dal suo sguardo capiamo che la strana ragazza venuta dal futuro non deve aver studiato granché quando era andata a scuola. Poi prende una specie di cicca e ce la offre. Il nonno chiede cos'è e lei risponde scocciata: “Il pranzo, cavernicoli! Con questa glum io nutro e disseto il mio corpo nella giusta quantità. Riduco il tempo di seduta, anzi non mi siedo affatto così che posso fare altre cose. Ah, aspettatemi… devo celebrare l’evento di avervi incontrato!” Piglia un anello e scatta una foto che poi viene riprodotta via ologramma e lei cliccandoci sopra cambia gli elementi, abbellendosi. E poi si firma con una clip audio.
La sua voce prende un acuto da gallina strozzata e le sue labbra si accartocciano tipo carta bruciata e in quella fessura di bocca erutta: “Sono tra i cavernicoli, uhh!!!”
Io sono affascinato da tutto ciò, invece il nonno pare un dipinto del Van Gogh e piano piano smette di far domande e tace.
Decidiamo di portarla a casa con noi, sebbene abbiamo qualche dubbio sulla sua sanità mentale. La ragazza quasi subito si dissocia da noi e continua a mandare ologrammi di questo e di quello. Io sto al gioco e mi faccio immortalare più che volentieri, invece il nonno tace cupamente.
A casa la mamma ha preparato il pollo al forno con le patatine fritte e Cecy guarda il suo piatto impaurita. Io le dico che male non le può fare perché mamma cucina abbastanza bio. Alla parola bio si illumina e assaggia il pollo e la luce dei suoi occhi risplende dal nero spento di prima al color miele dell’allegria.
Il nonno le versa un bicchiere di vino e lei lo assaggia ghiottamente ed esclama: “Ma è di vera uva!”
Scoppia una risata generale e la cena prosegue lietamente fin quando lei non corre in bagno e non torna più. Io vado a vedere che è successo e la vedo in un mare di lacrime che grida che è grassa e che la colpa è mia. Evidentemente è ubriaca ma le lacrime son vere. Mi dice di abbandonarla come ha fatto la madre suprema. Non so di cosa stia parlando, ma la porto in camera mia e dico ai miei che Cecy ha sonno. Le dico di dormire nel mio letto, ma lei si rintana sotto la finestra, accucciata e terrorizzata da qualcosa che io non consapevolizzo.
Nonno suona la fisarmonica sul patio e Cecy guarda meravigliata le stelle brillare. Poi guarda la splendente luna sotto il ricco castagneto di fronte casa. Il cielo è una trapunta di stelle. Cecy mi dice che nel futuro non avremo tutto questo. Niente di questo. Solo cupe cose create dall'uomo. Mi dice che non sa cosa sia quel suono dolce che viene dal basso. Le dico che è mio nonno che suona la fisarmonica. Lei mi risponde che non ha genitori, è nata in un lotto di embrioni umani e il suo nome è 41A. Mi guarda con i suoi occhi nero pece e mi chiede se voglio venire con lei nel suo mondo “solo per un poco”, e io non so se accettare, ma il suo viso è vicino al mio ed è illuminato dalla luna. La bacio con delicatezza e lei si lascia baciare da me, prima con rigidità ma poi si apre come un fiore alla primavera e ricambia il bacio come se fosse la prima volta che viene baciata. Mi prende la mano e aprendo la finestra tira fuori una tollettina di plastica che accesa diviene un drone. Guida con destrezza il drone e io, dietro, non posso che annusare il suo buon odore. Aver mangiato lo ha migliorato di molto. Ritorniamo nell'uovo e lei mi porge un sottile casco e chiudendo l’uovo mi porta nel futuro.
Lo scenario, in effetti, è affascinante e mostruoso insieme. Grattacieli enormi si stagliano in cielo fino a coprirlo. La luce sul fondo di quei colossi non arriva neanche più. Non vi sono negozi di alimentari se non di pasticcherie, come le chiama lei. Niente chiese né parchi giochi. Si fa tutto a casa, spiega lei, o nei centri apposta. Dove artificialmente puoi rivivere l’ebbrezza di una scalata in montagna oppure semplicemente di un’altra vita. Alcuni ne sono talmente assuefatti che vivono direttamente in quei centri, che sono assolutamente free finché non provi a disintossicartene.
Casa sua è un loculo sferico con tanti monitor, un cesso, un letto. L’armadio non esiste perché una macchina è in grado di tatuarti i vestiti addosso dandoti l’effetto 4D. In effetti, per tutto questo tempo, non mi sono accorto che è oggettivamente nuda. Arrossisco con pudore ma lo nascondo sotto un sorriso beffardo. Cecy cambia parrucca, adesso ha un caschetto anni ’20. In quella società una cosa che mi pare subito chiara è che si va per stereotipi, tramandati di generazione in generazione. Mi dice che nascono senza capelli per non complicarsi la vita, ma hanno un’altra macchina che costruisce capelli artificiali. Per la seconda volta mi accorgo che non ho visto nemmeno che non ha capelli. Di lei, di vero, rimane solo il profumo di quando ha mangiato da noi. La nostalgia di casa è un pugno nello stomaco. Sebbene io non abbia detto niente, lei si gira caustica e dice: “Qui da noi le emozioni sono out! Qui è la city, non sono ammesse questo tipo di leggerezze. Se vuoi fare l’animale devi andare a sud” Con sud intende un altro continente che volgarmente veniva chiamato Anatolia. Lì è tutto l’inverso della city. Gente come animali che si accoppiano lungo i sentieri lasciati alla natura. Gente grassa e nuda che vagabondava senza far nulla. Cecy mi dice che alcuni ci andavano perfino in vacanza nonostante in Anatolia tutto fosse permesso dall'assassinio allo stupro. Nessuno faceva domande e ognuno pensava a soddisfare le proprie esigenze. Alcuni specialisti sostenevano che in un certo periodo l’Anatolia serviva per la crescita come persone e veniva vivamente sostenuta. Poi d’improvviso Cecy si fa seria e mi dice: “Mi sto per riinserire il cip e da questo momento in poi sarò di nuovo on line per il governo che ascolterà e controllerà tutto quello che faccio. Ricorda, non sono cattiva” Io non ho il tempo di replicare, perché inserito il cip, si ridisegna vestita da politico e cambia persino la voce. Dalla stanza arrivano due guardie e mi afferrano e mi conducono al senato, dove una commissione mi guarda attraverso un display. Una sedia è predisposta al centro della stanza. Vengo fatto sedere e legato. Cecy quindi mi aveva rapito sotto mentite spoglie? Noto che la mia delusione arriva a loro come un qualcosa di repellente. Non sono più capaci di sentire qualcosa. Eppure Cecy no, lei quella sera aveva sentito qualcosa. Io ne ero convinto.
Mi mettono un casco pieno di elettrodi e una serie di informazioni su di me appaiono nello schermo grande. Ma loro non vogliono sapere queste cose, loro vogliono sapere della mia vita passata. Vogliono le mie sensazioni vere per poterle meglio controllare. Conoscere la vera vita passata potrebbe ridefinire quella futura. Sensazioni si accavallano finché da una porticina non viene fuori un vecchio che man mano che si avvicina riconosco essere mio nonno.
Lo shock è enorme! Non riesco a concepire una cosa simile. Eppure si muove e parla come lui. Ma lo sguardo no, non è il suo. Lo sguardo di quel vecchio è nero pece come lo era quello di Cecy quando la vidi per la prima volta. Pensano che ridisegnare i miei ricordi possa migliorare in qualche modo il loro futuro. Hanno uno strano modo di interpretare ciò che hanno letto dentro i miei ricordi.
La commissione si scioglie ed io vengo messo in una cella, sempre sferica e di plastica trasparente. Cecy entra nella gabbia e si volta senza dire una parola e io d’improvviso le afferro il collo e le strappo il cip. Il mio sguardo dice tutto e il suo è una risposta ad una mia domanda silenziosa sul perché, ma lei non risponde e mi passa il drone e le chiavi dell’uovo. Se ne va lasciando la porta della gabbia aperta, rimettendosi il cip, ed io scappo verso il mio passato. Nell'uovo c’è solo un messaggio in display: Avevo bisogno di non conoscere la vera vita infondo ad una eterna finzione. Grazie.
Stordito da tutto ciò, guardo l'uovo ma è molto intuitivo e quindi in poco tempo mi ritrovo nel mio presente così disfunzionale ma vero. Il nonno suona la fisarmonica sul patio e io nascondendo con un telo l'uovo di Cecy mi siedo sul dondolo con lui. Lui smette, mi sorride e chiede: “Era orribile come quella Cecy il futuro?"
"Di più, nonno. Ma su Cecy ti sbagli. Forse lei era l'eccezione alla regola, era la speranza che anche nel futuro qualcuno possa cambiare le cose. Nonno, un giorno un uomo saggio mi disse
quand'ero piccolo, su questo stesso dondolo che chi è capace di sognare è anche capace di cambiare il mondo. Forse aver ascoltato la tua fisarmonica almeno una volta le servirà"
Il nonno mi dà una carezza sulla testa comprensivo e si mette a suonare di nuovo la fisarmonica tranquillamente senza più parlarmi. Ed io chiudo gli occhi e penso a quello che del suo passato ci manca di più in quest'era moderna. Ma sorrido anche perché finché ci sarà mio nonno che suona la fisarmonica o anche solo il ricordo della sua fisarmonica io sarò in grado di sognare ancora futuri migliori.

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Ma alla fine si è ciò che la vita t'insegna ad essere.”

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