psicopativi fissi

14 ott 2017

Voci

Con la partecipazione di Roberto Serri

LUCA - Un ronzio che muove incerto sul da farsi verso l'interno dell'orecchio, e da lì decresce prima, per poi frantumarsi cupo come uno spiegare di ali ghiacciate una volta arrivato al cranio.
Ecco il risveglio. Dallo specchio sbuccio la mia immagine un paio di volte. Frettolosamente. Non sto lì a fissarmi. Ne ho timore. Forse conservo ancora l'alterigia guasta degli esteti.
Ora sono lì e li osservo come tanti film al rallentatore.

LAUREN - Youry mi guarda con quell'aria compiaciuto seviziando gauloises blu, buttandosi il fumo addosso. Il trucco è la parte meno appariscente. La sua chioma biondo platino lo rende visibile a decine di metri di distanza. Come fosse arrivato sulla terra cavalcando un meteorite. Mi osserva, fino al punto in cui la vista si sovrappone e mesce le immagini, cancellando ogni riferimento tangibile con la realtà. Non dice nulla mentre mi fissa, accavalla solo le gambe di quando in quando ... Come avesse qualcosa di nervoso che lo trascina a farlo, quasi che lo conduca un ventriloquo; perché è raro sentirgli dire qualcosa, se non per spedire messaggi vocali con il suo iPhone.

SOFIA - È stata una giornata strana, con la sveglia che non voleva finirla di emettere quel sibilo. Un odioso, terrificante sibilo. Acutissimo. Una sorta di esca per cani da riporto, che un idiota di nome Paul aveva pensato bene di regalarmi.
Avevo scelto questo ristorante, ordinato penne al basilico e un calice di Pinot bianco, quando rivedo lui. Debbo essere sincera, lì per lì fatico a respirare. Cerco di celare l'imbarazzo, le mie intenzioni. Cerco di ostentare per quanto possibile uno straccio di indifferenza. Con lui di fronte, a qualche tavolo più in là, è davvero complicato. Tanto che mi dura il tempo di due calici. Decido quindi di passare all'attacco. Mi alzo, trascino con me una sedia, e lentamente mi porto verso di lui.
Dice di chiamarsi Luca; scrive opere teatrali, ha poco più di trent'anni. Assieme abbiamo passato una bella serata. Dovremmo rivederci in settimana. Così mi ha detto scambiandoci i numeri di cellulare. Emozionante.

YOURY - Ho fatto New-York Milano praticamente in anestesia. Marijuana a go go; triple di Martini dalla bella hostess. Giapponese di adozione, trapiantata a Manhattan sulla Quinta all'angolo con Main Street. Prima. Mattino presto fino a metà pomeriggio a svangare quell'orgiastica della Marty; che dice di amarmi. Anch'io, maledicendomi, perché quel figlio di buona donna di Lothar, questa volta mi ha fottuto vero con questa sua bamba per bambini.
Ho fatto così praticamente al volo i bagagli, scavallando sedie ergonomiche e parquet a lisca di pesce. Poi, in discesa da pista nera mi ingoio le otto rampe di scala perché l'ascensore è guasto. Mentre i Korn escono fuori al tritolo dall'appartamento accanto. Ancora un paio di borse, liberandomi a spallate delle labbra della Marty; che grida di amarmi... ancora... dal pianerottolo, mentre fischio a un taxi. Mentre inizia a piovere, e fa un freddo che ti si attacca sotto pelle, facendo davvero male.
...e non so perché ci sto ancora pensando!!

SIMONE - Ho finito le sigarette, mi tocca allora arrangiarmi con le gauloises blu del biondo accanto  me; mentre Mtv senza audio trasmette un video di Billy Idol. Lo trovo sexy Billy Idol, come storce il labbro, come ammicca con lo sguardo alla telecamera. Mi stendo contro la sedia per vederlo meglio. Indosso un paio di boxer DKNY, una t-shirt rosso vermiglio dei Sonic Youth. Mentre Billy Idol ha lasciato spazio agli Inxs nei miei auricolari.

MARY - Entro nella stanza con una sicurezza strana per me. Ho sguardi addosso mentre fisso la mia ombra come a cercare protezione da essa. Ho caldo e sudo copiosamente ma forse è l'emozione per questa audizione tanto sperata. Incontro varie facce abbassando continuamente gli occhi fino a quando non trovo due altri occhi con cui teneramente approcciare. Lui si chiama Luca; gioca con il telefono ma non smette di fissarmi. Ma io a quello sguardo non faccio paura ma compagnia alla sua anima solitaria; purché certo non chieda di parlare. Quello no, non potrei avere il coraggio di farlo.
Una voglia d'alcool mi assale da dentro, ma ho già esagerato; ora è il momento di far vedere chi sono. Chiusa in bagno con una lametta mi ferisco la mano sinistra e il bruciore e la vodka della fiaschetta mi danno coraggio.
Uscita dal bagno ancora una volta tutti mi osservano; ma adesso sono un'altra; non sono più la piccola Mary; ma la sofisticata Lady M. Non incrocio lo sguardo di Luca. Non ne ho più bisogno. Apro la porta e mi presento sotto una cascata di luci.

LUCA - Al passare di quella barbona di verde vestita mi sono scansato perché mi stava per travolgere. Quella ragazza sapeva di vodka e anima. Che profumo indimenticabile.
Lauren, la segretaria del regista l'aveva chiamata Lady M. nome insolito per una che corre in bagno per rovinarsi la mano con la lametta. Anche tu Kia lo facevi ma poi sei morta d'altro.
Se penso forte a te Kia, mi sembra che sia passato un secolo da quando non ci sei più.
Kia non sei morta davvero, tecnicamente Kia sei lì in un ospedale psichiatrico.
Un maniconio per chi ha scelto di morire dentro. Non ti perdenerò mai per avermi abbandonato. Tu eri la mia gemella buona, omizigota, questo è il termine medico. E adesso, che alla mia parte buona la tramortiscono di coctail chimici, non mi resta che me stesso. Infondo ci sono vari tipi di altre morti. Ma questa è pessima. La mamma ti pensa ancora, lo sai Kia? Il babbo no, ha già un'altra figlia meno complessa di te. Un'altra figlia con un'altra donna, il vecchio ruminante.
Kia ...
È passata ancora la barbona, veloce come un gatto. Aveva le lacrime.
Perché una ragazza barbona così bella deve piangere?
Il suo profumo è mutato. Chimicamente mutato. Ma sa sempre di buono. Quel buono che le ragazze come mia sorella hanno tra la pelle e l'anima.

MELANIA - Sono ancora intorpidita dal Xanas. Quando la radiosveglia mi ha sputato fuori New Moon On Monday. Sono le dieci.
Prendo tra le mani l'iphone, e noto le chat inviatemi da Simone. Dai svariati selfie in cui mi saluta e manda baci in boxer addentando poi una mela; ai video in cui si mostra rockstar efebo e adulterato da alcool e droga. Scimmiottando in un altro la figura di Billy Idol; enfatizzando la smorfia del labbro.
C'è quindi un mare di messaggi vocali, di cui l'ultimo, in cui mi diceva di volermi accompagnare al provino di domani. Fissamente ingoio l'assieme. La penombra di dove sono seduta. Tutto il disordine che strabocca in me. Questo mentre bevo un cola light; allungo un braccio e tendo la mano, aprendo bene il palmo. Controllando se tremo. Sì; tremo.

LAUREN - Oggi mi sono presentata alle audizioni con un cardigan di cotone su un abito di raso devoré e tulle ricamato con paillettes, tutto Trend Les Copains. Al collo una collana Great Frog, calze Emma Cook. Stivali neri a punta mozza di Roberto Cavalli. Speriamo che mi noti Luca o quel Youry. Tipo strano però.
Noto una ragazza, sì è lei, è Sofia. La ragazza di cui mi aveva parlato Luca. Si è avvicnata a lui sorridente. 
"Ciao" le ha detto lui, mentre annotavo il prossimo nome sulla lista.
Lei ha ricambiato il saluto, sfiorando con enfasi i capelli biondo cenere. Poi ha quasi esclamato:"In arte Holly!" con quella sua voce nasale tipica dei settentrionali.
Lui la osservata per un secondo, poi ho messo mano anche lui alla scaletta, la prossima era una certa Lady M. io stessa avevo appuntato sulla scheda il punto rosso. Codice che il regista usava con Luca per le persone da osservare con più attenzione. Sofia era sicura che l'avesse notata. Perché tutti la notano. Però il dovere di Luca era fare una scelta; e sapeva bene, che in funzione di quella, lo spettacolo sarebbe stato un successo o un totale fiasco. Sofia era li, bella e accomodante, quasi sexy. Eppure la sua presenza gli creava disagio, era forse la maniera con cui mi aveva raccontato del ristorante. Ricordava uno scambio di numeri a fine serata, forse una stretta di mano; era alticcio quella sera; e rivederla da sobrio non doveva essere piacevole. Sofia gli ha messo una mano sulla spalla e lui si è ritratto istintivamente. Sofia ha storto le sue belle labbra. Poi Luca la presa in disparte, spiegandole in maniera franca, che per il ruolo della protagonista cercava altro genere di donna.
Sofia guardava Luca nel suo discorso, prestandoci la stessa attenzione di una scimmia a teatro; come se stesse calibrando le giuste contromisure; senza però averle. Giocando sul fatto, che se fosse arrivata alla fine avrebbe forse ricevuto lo zuccherino. Lo guardava molestandosi i capelli, scorrendo tra le dita la collana di Great Frog, poi, quasi sottovoce, potevo azzardare come in tono ironico abbia detto "Se vuoi la scarico io per te" indicando la ragazza appena entrata. Ho visto allora Luca girarsi di scatto e capire dai suoi occhi che avesse visto un fantasma; ma fu una parentesi; come dentro a un fermo immagine, perché la sua mano era ancora su Sofia cercando di confortarla con una carezza. Al contrario di lei, che con il pensiero era già oltre l'exit dell'auditorium, e la punta mozza dei suoi Roberto Cavalli dentro un altro film da inventare.

SOFIA - La segretaria ha capelli arancio vivo; e mentre sfilo; entrando, mi osserva. Storce il naso, e scarabocchia qualcosa sulla sua personalissima playlist delle audizioni. Luca è vestito con quel misto elegante casual che a me piace. Mi vede e mi saluta. Poi riprende a fare quello che stava facendo prima che entrassi. Luca ha l'aria di essere a suo agio. Lo capisco da come mi osserva. Da come inclini le spalle. Come muova tra le mani la penna. Tutto questo mi conforta. Mi porto sensuale verso lui e lui mi sorride. Oggi sono vestita Les Copains, con la mia collana porta fortuna di Great Frog.
Luca al ristorante è stato così disponibile; concorde nello scambiarci il numero di cellulare. È partita da lui la faccenda del provino. Insomma, non che a me non facesse piacere essere adulata; ero abituata a questo rituale; ma Luca sentivo che fosse differente dagli altri. Rassicurante e deciso. Attraente e non stupido. Poi, invece, quando tirandomi in disparte ha cominciato il sermone del "mi hai frainteso"; beh, ho capito che fosse come tutti gli altri uomini.
Mentre parlava infarcendomi di idiozie, lo guardavo con compatimento. Ancor più, quando ha voluto accarezzarmi la faccia, mentre sconvolto in volto, ha sospirato per questa reietta uscita dal bagno che si reggeva la mano sporca di sangue.

YOURY - Che avrà quel cespuglio arancione da fissarmi così. Mi piacerebbe una canna per viaggiare. Ma questa erbaccia fa veramente schifo! E comunque qui non si può o sì?
Ripenso alla signora che era vicino a me in hotel e vuole che la ascolti. Suo figlio, dopo una puntatina a Los Angeles; è riuscito per coincidenze fortunate a procurarsi questa benzedrina che mette le ali ai piedi. Questo martedì. La fine, e il principio di settimana, il pargolo lo ha svaporato a Las Vegas. La donna quasi mi commuove con la sua storia. Facendomi un prezzo di favore sulla benze, e qualcosa di più audace nel bagno della hall.

MELANIA - Sono pezzi. Non sto sentendo nulla. Snervata. Abbandonata ai miei pensieri e ai Guns N'Roses, che non fa che acuire questa lacerata sensazione.
Ho bisogno di lui? Ancora! Adesso? Seviziata da Cuba Libre e Xtc a basso costo. Ho forse bisogno del suo odore? Di quello sguardo disincantato e sexy. Dei suoi disarmanti silenzi. Le sue evanescenze. Incomprensioni. Patemi. L'imperante narcolessia che accompagna il suo post-sbornia. I suoi gesti. La volubilità. Le sue passioni. I suoi contrasti. Il suo modo di accettare il tradimento. Di barare con gli affetti. Condurre il gioco. Forzarlo. Correre a vuoto. Correre a mille. Mai fermo. No, mai più. Addio Luca.

SIMONE - Nelle cuffie Suck My Kiss dei RHCP. Adoro questo pezzo! Tanto che non mi controllo e comincio a ballare come un deficiente in mezzo alla fila di questo provino. Alla fine ci sono andato lo stesso, anche se Melania ha mollato il colpo. Una donna: capelli color carota, armata di cartelletta mi fa segno di finirla facendosi passare in maniera eloquente due dita all'altezza della gola. Luca; l'ex di Melania mi lancia un'occhiataccia; penso allora a lei, al suo devasto per questa testa di cazzo che non serve. Continuo a ballare fino a che la canzone non ha termine. Ho bevuto forse troppe redbull prima di uscire; adesso mi scappa; così, mentre inforco la via dei cessi, incrocio questa profuga vestita di verde, capelli scuri. Ha la mano tagliata; almeno così pare, perché nessuno se ne cura, tranne Luca, che mentre parla a questo figone, perde il controllo; si distrae; come avesse visto un'aliena o Veronica Ciccone. Ecco ora tocca a me!

KIA - Sono sola in questa stanza. Sento delle voci. Voci amiche e voci distanti di cose o fatti a me poco vicine. Esse crescono in me. Escono in me e divengono anime.

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“Vorrei avere avuto più fiori che cicatrici nel cuore.
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