psicopativi fissi

4 ott 2017

Il cantico dei Cantici (i racconti di Sharazan vol.2)

A lui e solo di lui, oggi scrivo.
Scrivo sperando che l'amore divenga
parola e si stacchi da me.
Quando le parole saranno divenute libro, io sarò libera, momentaneamente libera e lui rimarrà là imprigionato fra le
pagine di quel suo libro finché non venga il giorno le cui pagine torneranno vivere.
Questo suo libro è il mio libro: Il cantico dei cantici.
Oh mio Diletto, nella valle dei barbari e degli sciacalli, volgi lo sguardo a me oggi e ponimi come sigillo sul braccio perché forte come la morte è l'amore. Siedi e riposa sul far di questa notte, mio diletto, poni di fianco a te tutte le tue guerre, fai uscire da te i demoni e digli di tacere, placa per un attimo le tue voglie perché questa notte ho da dirti molto...
Ora, pongo a giudizio la luna e tutte le stelle affinché ti facciano da recinto e giaciglio e lì in mezzo a loro tu possa ascoltarmi.
Possa ascoltare il canto del mare e della terra.
Si faccia buio e poi luce.
Sono sulla riva del mio fiume che attendo che ogni cosa si compia. Tu, anche tu, attendimi, mio amato.
Voci nella notte che come stelle brillano di luce propria. Voci celestiali in versi che come vino filtrato profumano di vita vera.
Anime colorate che applaudono e rendono gaudio al tuo bel nome, affinché tutti conoscano il mio diletto amore.
E tu, diletto gioiello fra tutti i gioielli, che fosti messo in teca per esser protetto. Ti mettesti in teca tu stesso, in posa perfetta, affinché ammirassero ciò che eri divenuto dalla semplice terra da cui eri stato tratto.
Diletto, dalla voce profonda quanto una grotta e melodiosa più di un usignolo felice. Diletto, mio diletto, fra la moltitudine scelsi te, un numero primo fra numeri primi che non sapevano di esserlo e vivevano errando una vita diversa. Sia benedetto il tuo nome, di generazione in generazione, mio diletto, del tuo ricordo sia fatta leggenda e delle tue gesta, semplici gesta umane, sia concessa la grazia.
S'inchinino a te gli elementi che ti crearono e ti regalarono un po' della loro magnificenza.
Terra per la potenza... Aria per l'anima... Fuoco per la passione... Acqua per la vita.
Diletto, seppur la mente rinnega, il cuore tace, l'anima lo sa di che struggimento è fatto il tormento. Ed io con dolore e sollievo, sì io, un giorno ti leverò ogni paletto posto fra noi con mano sicura; sorriderò malefica a ogni gesto. Ti confonderò la mente assaltando i sensi che ormai desti parlerebbero solo di me. Ti spoglierò l'anima prima ancora dei vestiti e ti lascerò lì al freddo caldo dell'attesa che piomberebbe su di te come un ladro di notte. Ti scompiglierò i capelli e stropiccerò la faccia, a mani piene e larghe fino ad assorbire la tua fisionomia. Fino a saperti toccare senza averti. Ti userò sì, ma solo se fossi sicura che vorresti essere usato per quell'attimo che potrebbe durare un minuto o un'eternità. Ti userò entrando dentro te. Mi disseterò con le tue emozioni, mi sazierò con il tuo intimo incidere da valoroso soldato. La mia pelle memorizzerà ogni tuo esistere, del tuo respirarmi addosso e del tuo prendere da me con il possesso di chi sa che è tutto suo. Non con forza, non con delicatezza ma con amore, solo con amore. Ti ruberò a te stesso e ti riconsegnerò modificato quel tanto che basta che gli altri non capiscano, ma quel tanto in più affinché tu sappia che il tuo laccio al cuore sarà mio e che tu sei mio.
E nonostante la tua vita non preveda la mia e tu vada in giro senza di me e lontano da me.
Nonostante questo, nemmeno le malie più sofisticate ti ruberanno a me e al mio ricordo. Nemmeno la noia sfiorerà la tua mente; nemmeno l'invecchiare ti farà paura perché non mi perderesti là dove io ti nasconderò. Non ci sarà tempo o spazio solo io che incontro ti vado.
Cantico dei cantici ora è nelle mie vene dove tu scorri vittorioso. Cantico dei cantici ora nelle mie profonde stanze interne, come luce ardente, il tuo essere accoglie, cura, governa. Cantico dei cantici è anche una preghiera per i tuoi giorni assenti, pieni di nebbia e guerre violente.
Vi è una speranza in mezzo al mio petto e quando la notte fredda ghiaccerà i tuoi piedi così che da impedirti il passo verso il tuo divenire... ecco, accogli me e prendi me, la mia essenza affinché la mia vita divenga anche la tua.
Ponimi sì a sgabello dei tuoi piedi affinché i lacci dei miei capelli medichino i tuoi stanchi piedi.
Ora, mio diletto, metti l'elmo di salvezza e rinforza i tuoi lombi. Prendi lo scudo e fai divenire la tua spada in penna e incidi nel tuo destino quello che è anche il mio volere; così che anche il mio nome compaia in questo libro di cantici e di speranza, che contiene ora il tuo nome, ora la tua anima e tutta quanta l'essenza della tua momentanea condanna. Divieni prigioniero libero di tutto questo incanto e combatti anche per l'anima mia, mio diletto amore.
Vienimi dunque incontro, anima mia, mio diletto scelto, mio unico, vieni via con me fra le albe di un giorno migliore. Fra l'albeggiare e il risveglio dell'aurora vienimi in sogno. Lasceremo lì, su quelle terre infette di realtà, le ultime nostre spoglie che ci videro lontani. Lontani come due rette parallele che un giorno ruppero i sigilli e si abbracciarono in un groviglio di vita, caos e amore. Scendi piano la riva del mio fiume, vieni scalzo, e attendimi perché non tarderò il mio esserci.
Se ci pensi bene, ci sono sempre stata, anche in una vita che non era mia. Ero lì in un angolo mentre tu costruivi il tuo domani. Quando poi ti stancasti del tuo affanno, io comparvi e ti presi la mano. Ora lascia che la città fumi via il suo vivere, e il campanile ne stabilisca il ritmo e il tempo. Tu seguimi e non ti curar di loro, dove andremo un giorno ci sarà pace e il tuo non sarà solo un ringiovanir d'anima ma anche di spirito e corpo. Sì, mia anima fragile, tutte le tue rughe verranno levigate dalle mie mani, e dove ora c'è ansia soffierà il vento lieve della libertà. Lì sarai il mio libero sposo. Sfiorerò quel sorriso sdilungo di rara bellezza e tacerò le tue insicurezze con i baci della consapevolezza. Lo stormire di uccelli, la bianca scia della mia schiena, la bruna ombra del corpo e la luna che rischiara ogni cosa e suggella ogni gesto. Le parole perderanno senso, perché saranno i tuoi occhi a parlare. Mi sussurreranno tutto quello che hai sempre taciuto e per una volta le tue labbra diranno: sì, ti voglio.
Laudato sempre tu sia a tempo indefinito.
E così sia. Amen ed amen.

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“Vorrei avere avuto più fiori che cicatrici nel cuore.
Ma alla fine si è ciò che la vita t'insegna ad essere.”

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